Iuri Maria Prado@iurimariaprado
Egregio signor ministro, è, sia pur nella sbrigatività consentita dal mezzo, un giudizio politico.
La sistematica noncuranza con cui il suo governo e il suo ministero hanno osservato le azioni intraprese senza sosta da Hezbollah contro i civili israeliani; la altrettanto sistematica vigilanza in cui il suo governo, con lei, si è esercitato per la denuncia di “ crimini di guerra” israeliani in Libano, sino a vederli commessi con l’abbattimento di un cancello Unifil o con il danneggiamento di due telecamere di una torretta; la anche più sistematica copertura delle inefficienze e compromissioni di Unifil, una forza di presunta interposizione più somigliante allo sfaccendato che assiste ai progressi del cantiere, con la differenza che erano tunnel per attaccare Israele e per uccidere gli ebrei; le braccia allargate (tutt’al più) del suo governo e sue davanti a mesi, anni di bombardamenti (sempre partiti da sotto il naso di Unifil) che hanno incenerito la Galilea e lasciato senza casa, senza lavoro, senza più nulla decine di migliaia di persone; la solerzia sua e del suo governo neppure nel non appoggiare, ma direttamente nell’avversare le iniziative israeliane in Libano, iniziative rese necessarie dall’inerzia altrui, della cosiddetta comunità internazionale della quale il suo governo è parte, e presso la quale il suo governo non ha fatto nulla se non condividerne le inerzie, anzi le complicità con quella propaggine iraniana, lasciata libera di agire perché dopotutto aveva nel mirino israeliani, non altri; le sue dichiarazioni su Israele “che semina odio“ (in effetti in quel caso si trattava di Hamas, non di Hezbollah), parole che starebbero bene in bocca a Ismail Haniyeh che bercia sulle colpe del piccolo Satana, non in bocca al ministro della difesa che si riferisce a un paese di cui si dice amico, il paese che, senza essere aiutato da quello di cui lei è ministro, combatte - con tutti gli errori che possono essere commessi in combattimento - per difendersi da una minaccia esistenziale; questa complessiva condotta, signor ministro, qualifica lei e il suo governo come “proxy”.
E non da oggi, appunto.
Perché non è davvero la prima volta che il governo italiano si pone contro quell’azione di difesa israeliana e a favore delle forze che l’azione israeliana combatte.
Lo ha fatto accusando Israele di uccidere deliberatamente i civili.
Lo ha fatto, appunto, accusando Israele di seminare odio.
Lo ha fatto, appunto, accusando Israele di crimini di guerra per un cancello abbattuto in una struttura dell’Unifil.
Lo ha fatto accusando Israele di sparare deliberatamente sui luoghi di culto cristiani.
Lo ha fatto accusando Israele di affamare deliberatamente la popolazione palestinese. Lo ha fatto accusando Israele di conculcare la libertà religiosa quando ha chiuso i luoghi santi bombardati dall’Iran.
Non è dunque di oggi la scelta di campo del governo italiano. E sua. È una scelta risalente. Il governo italiano ha fatto dell’Italia un proxy di Hamas prima, e un proxy di Hezbollah oggi.
È un giudizio politico, signor ministro. È l’accusa che il segretario di Stato degli Stati Uniti Antony Blinken rivolgeva alla comunità internazionale impegnata a far pressione meno su Hamas che su Israele, e rispetto a Hezbollah le responsabilità della comunità internazionale, e del governo di cui lei è ministro, sono anche più evidenti e gravi.
Il suo ministero, impegnato in Libano, non ha assunto nessuna iniziativa di sostegno al paese presunto amico, Israele, e nessuna iniziativa di contrasto effettivo rispetto rispetto all’organizzazione, Hezbollah, fruitrice dell’amorevole silenzio italiano pur quando bombarda neppure soltanto Israele, ma proprio “i nostri militari“. È lei, signor ministro, è lei il ministro della Difesa italiano secondo cui bisognerebbe cambiare le regole di ingaggio di Unifil per “impedire che Israele entri nuovamente in Libano” (non per neutralizzare Hezbollah: per impedire a Israele di neutralizzarlo). È lei, signor ministro, a precipitarsi alla ricerca del suo collega israeliano, per protestare con lui, colpevole a priori se dei razzi di Hezbollah, non di Israele, colpiscono una base Unifil.
Non so se ho risposto, signor ministro.
Ma, visto che perde tempo per annunciare iniziative in altra sede, le dico, se ha la compiacenza di ascoltare, quanto segue.
Se lei non considera diffamatorie queste righe, e lo dice, sono molto volentieri disponibile a ritirare - scusandomi per averla usata senza le dovute spiegazioni - la dicitura che le riassume, e di cui lei si duole.
Attendo cortese riscontro.