
Andrea Giannini
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@fdragoni @VittorioBanti Scusate se mi intrometto: il tema dell'IA pone dilemmi etico-morali, dal concetto di persona a quello di intelligenza, che coinvolgono anche tematiche religiose. La Chiesa ha il dovere di prendere posizione: non è occuparsi del mondo, ma riflettere sul trascendente.
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Con la stessa logica consunta, trita e ritrita della supposta "mancanza della politica" (che poi andrebbe capito in che modo questa dovrebbe palesarsi) si è occupata di cambiamento climatico, di immigrazione etc etc. È proprio il metodo ad essere errato. Prima ancora dei contenuti. Sono i fedeli a trarre insegnamento dai precetti della Chiesa e quindi comportarsi di conseguenza declinando i principi nella pratica. Nell'utilizzo degli strumenti. Questo fa la Chiesa
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La politica latita, è debole e in genere ideologicamente corrotta; e allora ci pensa la Chiesa (a porre dei confini morali alla AI).
Bene nel metodo, poi valuteremo nel merito.
x.com/i/status/20569…
Fabio Dragoni@fdragoni
Oggi su @Libero_official. Ma permettetemi di segnalarvi soprattutto questa essenziale riflessione di @AntonioSocci1 sulla perplessità di molti fedeli. @Pontifex Leone XIV sceglie di occuparsi di IA nella sua prima enciclica. Una manifestazione di "bergoglismo" di cui non sei ne sentiva la necessità. La Chiesa che vuol costruire un nuovo mondo mentre invece dovrebbe occuparsi dell'altro...di mondo
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@andrgianni @CarloCalenda Qui mi sembra che sia lei ad avere una posizione ideologica, accampando un preteso interesse nazionale del quale non sa dire.
Tantomeno degli argomenti pratici che le ho offerto.
Ho l'impressione che a lei serva tenere il punto, glielo cedo volentieri. Grazie x la conversazione
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ABOLIAMO IL DIRITTO DI VETO IN EUROPA
Oggi abbiamo deciso di celebrare l’Europa lanciando, da questa bellissima piazza, una petizione per chiedere al Parlamento e al Governo una posizione netta: abolire il diritto di veto in seno al Consiglio Europeo.
Non è l’ultimo passo. È il primo. Ma è quello che conta adesso.
👉 Firma, fai firmare e condividi la petizione: azione.it/abolire-il-dir…


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@marinispido @CarloCalenda Ma qui non si sta discutendo il percorso di integrazione, ma verso dove vada portato: se sia meglio con o senza diritto di veto. Non è questione ideologica, ma pratica, che richiederebbe quegli argomenti pratici, cui faceva riferimento il mio messaggio originale.
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@andrgianni @CarloCalenda 1. Se l'Italia fosse stata da sola sarebbe fallita
2. Unione garantisce la pace in un continente dilaniato da guerre continue
3. Al di là delle differenze che sono una ricchezza, o popolo europei condividono valori, cultura, ideali
Ci sono molti motivi x UE nessuno x stare soli
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@marinispido @CarloCalenda In linea teorica, se si è fatta l'Italia si può fare anche l'Europa: e gli interessi diventano comuni una volta che si sta insieme di fatto. Ma ciò non significa che non si potesse stare meglio da soli... È una questione che ormai per l'Italia non ha senso, ma per l'Europa sì...
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@andrgianni @CarloCalenda Non ha risposto: quali interessi hanno in comune Sondrio e Trapani? Tropea e Urbino? Eppure abbiamo salutato con gioia l'Unità d'Italia. Ce n'era bisogno.
Ora abbiamo bisogno di una nuova aggregazione e l'Europa è la risposta.
Partecipare diffidenti è risultato inconcludente
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@marinispido @CarloCalenda Insomma, secondo lei non esiste un interesse nazionale, mi pare di capire... Esiste almeno il problema di come, da Sondrio a Trapani, questa riforma possa impattare sulla vita delle persone, o non esiste nemmeno questo?
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@andrgianni @CarloCalenda Mi impressiona la sua incapacità di valutare una comunità più estesa di quella nazionale. Come d'altronde ne esistono di più piccole. Lei è sicuro, ad esempio, che la "comunità italiana" abbia obiettivi condivisi da Sondrio a Trapani? Eppure fu fatta l'Unità. Un caro saluto
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@marinispido @CarloCalenda Sembra confermare, con le sue parole, che l'interesse della comunità europea non sia l compatibile con gli interessi della comunità italiana. Questo perché senza veto non possiamo opporci, né lei mi sa dire quali opposizioni altrui riusciremmo a scavalcare a vantaggio nostro.
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@andrgianni @CarloCalenda Temo di nn capire a quale ammissione si riferisca. C'è l'interesse della collettività europea, in questa ottica vanno valutati i problemi. È un salto culturale e politico indispensabile x lo sviluppo dell' Europa, altrimenti ostaggio delle logiche di potere statali
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@marinispido @CarloCalenda Sì, però, detto così, non è incoraggiante... A chi sostenesse che questa riforma penalizzerebbe i nostri interessi particolari di italiani, rispondere che non bisogna più ragionare in termini di interessi particolari suona come un'ammissione...
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@andrgianni @CarloCalenda Mi sembra che prospettare l'abolizione del diritto di veto vada esattamente contro i calcoli dei particolarismi nazionali
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Cette vidéo confirme que les Alliés avaient débarqué sur les plages de Normandie après que l'Armée rouge avait détruit la colonne vertébrale de la Whermacht qui, en juin 1944, n'était plus que l'ombre d'elle-même.
Après l'échec de la tentative de la prise de Moscou, les Allemands n'avaient enregistré que des défaites militaires : Stalingrad et Koursk avaient creusé la tombe de la puissance militaire du IIIème Reich.
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Who are responsible for the destruction of Knossos in 1370 BC?
SCENARIO ONE:
A despotic Mycenaean palatial elite based in Knossos oppresses the local Minoan population, who eventually revolt.
#Mycenaeans #Minoans

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@maxdantoni Non mi pare un discorso: la leadership negli USA cambierà tra massimo due anni.
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Tutto il thread. E a scrivere non è uno qualunque
👇🏽
Robert A. Pape@ProfessorPape
Many are asking what Trump might say about NATO tonight. The real issue isn’t whether the U.S. formally leaves NATO. It’s this: NATO is already dead We are now just writing its obituary
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@michele_geraci @Master916_21 @ClaudioBorghi Scusi, non per contraddirla sempre: ma Draghi e Monti (governi nazionali di emergenza aperti a tutti) non risulta che abbiano passato leggi discutibili? A me risulta invece di sì...
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Allora andiamo sul pratico
Un governi Kyo sostenuto da un parlamento con una maggioranza risicata si può anche fare, ma sarebbe un parlamento che non passerebbe nessuna legge importante quelle di cui ci preoccupiamo
Quindi, alla fine, si starebbero al governo per un anno, ma non farebbero nessun danno, anche perché i parlamentari di questo nuovo governo sono identici a quelli di questo governo
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Mi spiegate bene la preoccupazione di chi sostiene che “la Lega fa bene a stare al governo, altrimenti arriva il PD? “
Vi aiuto
Oggi il CDX ha il 59%, quindi tutti gli altri 41%
Senza Lega (16%), quindi il PD può andare al governo solo se #Meloni accetta di andare con #Schlein #Conte #Renzi #Fratoianni e tutti gli altri…cioè col PD-Draghi
Quindi quelli che temono che “senza Lega arrivi il PD”, sono ben consci che la Lega sta già sostenendo potenziali alleati del PD
Mi son perso qualcosa ?
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@michele_geraci @ClaudioBorghi Ma non è solo una questione di numeri, che comunque si trovano (il colle su questo si è sempre mosso abilmente): il problema è andarsene per fare che? Per stare da soli? Al prossimo giro con chi fai l'alleanza: di nuovo con gli stessi, sperando che ti riprendano? Con il M5S?
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@ClaudioBorghi Sì ma senza Matteo e Giorgia i numeri non ci sono. Dimmi se ho fatto male i conti
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When archaeologists found hundreds of Roman weapons scattered across a German hillside, they realized history had it wrong...
The site at Harzhorn Hills – Lower Saxony, Germany 🇩🇪 known as the Battle at Harzhorn, dates to 3rd Century AD more than 200 years after the Romans were believed to have abandoned campaigns deep in Germania.
Instead, evidence shows Roman soldiers marched far beyond the Rhine, clashing with Germanic warriors in a brutal fight no ancient writer ever recorded.
Excavations revealed arrowheads, coins, armor fragments, and even catapult bolts, proving Rome’s reach extended farther and later than anyone imagined.
A forgotten battle, a missing chapter of empire — and a reminder that history still keeps its secrets buried in the soil.
#archaeohistories

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@Glenn_Diesen 😂 surely they're not interested in penguins...
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DEFICIENZE
di @AndreaZhok
La principale tara della destra italiana non è la brutalità, non è il pregiudizio, non è il razzismo, non è il liberismo, non è l'atlantismo. Ciascuno di questi attributi gli si può applicare, spesso a ragione, ma non sono tratti universali e dunque non caratterizzano sempre i governi di destra.
La principale tara è culturale, ed è l'ANTICOMUNISMO.
Essere cresciuti a pane e anticomunismo ha creato nella destra italiana un blocco mentale, uno sbarramento culturale, una porta che non poteva essere oltrepassata. E al di là di quella porta, dai limiti confusi e indefiniti, dove stavano "gli altri", stava in effetti una tale massa di eventi, di movimenti storici, di prospettive culturali, cinema e letteratura, da far sì che la cultura di destra si autoinfliggesse una mutilazione duratura.
Questo "anticomunismo" a lungo e ancora oggi non è stato generalmente in grado di distinguere tra Gramsci e Di Maio, tra Pol Pot e Fassino, tra Fidel Castro e Keynes, tra Pasolini e Stalin, tra Visconti e Veltroni, producendo una marmellata mentale, una nebbia tossica in cui nel nome del "comune anticomunismo" si poteva accogliere ogni feccia.
E di feccia raccolta nel nome dell'anticomunismo ce n'è sempre stata a sfascio (absit iniuria verbis), perché l'anticomunismo è stata la parola d'ordine sotto cui si sono ritrovati lungo tutto il '900 tutti i tutori del privilegio ereditario, tutti i nicciani da salotto che si pensavano superuomini, tutti i degenerati prodotti endogamici di antichi genomi nobiliari, tutti i prepotenti e prevaricatori che volevano rimanere impuniti, ma soprattutto tutti i difensori a libro paga del grande capitale.
Se la storia della politica italiana fosse ben rappresentata da questa sola evoluzione, sarebbe facile e bello poter puntare il dito su una parte politica intrinsecamente inadeguata.
Purtroppo nel secondo dopoguerra, e più intensamente nell'ultimo mezzo secolo, la sinistra è riuscita nel non facile compito di emulare alla perfezione questa deprimente postura mentale della destra.
Essa lo ha fatto, naturalmente, nel nome dell'ANTIFASCISMO.
Paradossalmente nel primo dopoguerra - quando le ragioni di un risentimento antifascista potevano essere più giustificate - la "sinistra" (comunisti e socialisti) alimentava un antifascismo abbastanza qualificato, che le permetteva di leggere e addirittura apprezzare autori "di destra" (lo testimoniano i cataloghi degli editori di sinistra di quegli anni).
Ma quanto più le ragioni storiche reali dell'antifascismo sfumavano in mere posture retoriche, e quanto più i residui del fascismo storico (ad esempio nella magistratura) venivano meno, tanto più prendeva piede l'antifascismo performativo, l'antifascismo recitato come baluardo identitario per coprire il vuoto.
La crescente confusione ideologica, lo svuotamento della tradizione socialista e comunista richiedeva un feticcio intorno a cui potersi comunque riunire e questo divenne l'antifascismo formale che emerge dagli anni 80 e dura fino ad oggi.
Per la new left e per i suoi eredi "fascista" è diventato da concetto politico, a rigurgito psicoaffettivo, a semplice insulto, da applicare a chiunque non era "dei nostri".
E sotto la bandiera di questo antifascismo psicologico e strumentale si potevano radunare di volta in volta eroi del popolo che andavano da Giuliano Ferrara alle BR, da Calenda a Giuliano Amato, dai paninari a Pannella, da Adriano Sofri a Elly Schlein, ecc.
Queste forme di stereotipizzazione del "nemico", con la primaria funzione di inventarsi un'identità anche quando non se ne possedeva più alcuna, non sono stati dei crimini senza vittime.
Accompagnando decenni di decadimento culturale collettivo e di oblio storico generalizzato, l'antifascismo in assenza di fascismo e l'anticomunismo in assenza di comunismo sono stati dei surrogati del pensiero politico: di un qualsiasi pensiero politico. Hanno definito una forma di minorazione culturale, un'abissale deficienza (in senso etimologico) politica.
Perciò, senza più un'idea che vada al di là della gestione dei portafogli dei propri mandanti, la nostra politica attuale, fatta di liberali di destra contro liberali di sinistra, in lotta per le stesse commesse, continua a vivere di questa contrapposizione tra deficienze: antifascisti senza fascismo che odiano e sono odiati da anticomunisti senza comunismo.
Deficienti che dopo anni di recitazione da metodo Stanislavskij finiscono addirittura per credere a questa recita, a solo beneficio del pubblico votante.

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Di Andrea Zhok
Chiedo venia, ma continua a venire fuori questo demenziale parallelismo tra Palestina e Iran, come se chi ha protestato per il genocidio di Gaza dovesse per coerenza protestare contro la repressione della rivolta armata nelle città iraniane.
Inizialmente pensavo fosse qualche episodico minus habens a sostenere questa tesi, ma non bisogna mai eccedere in fiducia nella specie umana: questo "ragionamento" continua ad essere ripetuto e ripreso.
Bene, siccome si chiama in causa la necessità di coerenza e il parallelismo tra le due situazioni, segnalo quattro cose.
1) Chi chiede la sovranità dei palestinesi sulla Palestina, deve chiedere coerentemente la sovranità degli iraniani sull'Iran, senza interventi militari esterni, questo è coerente con il principio di autodeterminazione dei popoli. Chi lo respinge aderisce ad una forma di suprematismo coloniale, per cui la civiltà deve essere importata dall'esterno con le armi.
2) L'attacco di Hamas del 7 ottobre non era un attacco a uno stato straniero, ma un attacco a una forza coloniale insediata su territori occupati militarmente e che Israele non ha alcun diritto a rivendicare come propria. E questo non per mia opinione, ma a termini di legge e sulla base delle risoluzioni dell'ONU,
3) La risposta israeliana già il 9 ottobre, 2 giorni dopo, aveva cacciato ogni residuo elemento di Hamas coinvolto nell'attacco. Da quel momento in poi l'IDF ha proseguito nel massacro in aree civili, radendo al suolo la striscia di Gaza, uccidendo, secondo le stime più restrittive, almeno 56.000 palestinesi, di cui circa 20.000 minorenni. Questo massacro è durato con cadenza quotidiana per 24 mesi (e in tono minore anche dopo).
- La risposta del governo iraniano alla rivolta armata sul proprio territorio è durata il tempo della rivolta stessa. Secondo il Dipartimento della Difesa americano 800 rivoltosi catturati, che si riteneva fossero passati per le armi, sono ancora nelle carceri iraniane in attesa di processo.
4) La risposta pubblica ai massacri israeliani ha cominciato ad albeggiare timidamente in Europa non prima di 6 mesi dal 7 ottobre, quando sono comparse le prime manifestazioni significative. Per avere una risposta massiva, in cui prendessero la parola anche testate giornalistiche importanti e qualche carica istituzionale si è dovuto attendere un anno e mezzo di massacri in mondovisione.
- La risposta pubblica a quanto succedeva in Iran è arrivata istantaneamente - ben prima di capire cosa esattamente stesse succedendo - con immediate vibranti denunce di massacri inenarrabili di manifestanti pacifici. Si è negato per giorni che i "manifestanti pacifici" fossero armati di tutto punto, sparassero sulle forze di sicurezza, bruciassero moschee, biblioteche, automobili, caseggiati. Tuttavia, in quasi totale assenza di informazioni, dopo poche ore la rete era inondata di numeri lunari delle "vittime del regime" (ha girato subito e continua ancora a girare la sparata, destituita di ogni fondamento, dei 12.000 manifestanti uccisi, laddove ora si parla di 3.000 vittime complessive, tra manifestanti, infiltrati, forze dell'ordine e civili accidentalmente colpiti.)
Ecco, se ancora non capite:
a) che le due circostanze sono incomparabili;
b) che l'opinione pubblica nei due casi è stata manipolata e strumentalizzata in direzioni opposte, fornendogli dati falsi e chiavi di lettura faziose (in comune c'è solo una cosa: sono state letture gradite a Israele);
c) che, eventualmente, coerenza vorrebbe di sostenere l'autodeterminazione dei palestinesi come degli iraniani;
se ancora non lo avete capito, allora NON VOLETE capirlo, e si tratta non più di ignoranza ma di malafede.

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