Andrea Giannini

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Andrea Giannini

Andrea Giannini

@andrgianni

Insegnante Katılım Ocak 2015
122 Takip Edilen103 Takipçiler
Andrea Giannini
Andrea Giannini@andrgianni·
@fdragoni @VittorioBanti Scusate se mi intrometto: il tema dell'IA pone dilemmi etico-morali, dal concetto di persona a quello di intelligenza, che coinvolgono anche tematiche religiose. La Chiesa ha il dovere di prendere posizione: non è occuparsi del mondo, ma riflettere sul trascendente.
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Fabio Dragoni
Fabio Dragoni@fdragoni·
Con la stessa logica consunta, trita e ritrita della supposta "mancanza della politica" (che poi andrebbe capito in che modo questa dovrebbe palesarsi) si è occupata di cambiamento climatico, di immigrazione etc etc. È proprio il metodo ad essere errato. Prima ancora dei contenuti. Sono i fedeli a trarre insegnamento dai precetti della Chiesa e quindi comportarsi di conseguenza declinando i principi nella pratica. Nell'utilizzo degli strumenti. Questo fa la Chiesa
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Vittorio Banti
Vittorio Banti@VittorioBanti·
La politica latita, è debole e in genere ideologicamente corrotta; e allora ci pensa la Chiesa (a porre dei confini morali alla AI). Bene nel metodo, poi valuteremo nel merito. x.com/i/status/20569…
Fabio Dragoni@fdragoni

Oggi su @Libero_official. Ma permettetemi di segnalarvi soprattutto questa essenziale riflessione di @AntonioSocci1 sulla perplessità di molti fedeli. @Pontifex Leone XIV sceglie di occuparsi di IA nella sua prima enciclica. Una manifestazione di "bergoglismo" di cui non sei ne sentiva la necessità. La Chiesa che vuol costruire un nuovo mondo mentre invece dovrebbe occuparsi dell'altro...di mondo

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marinaio ispido
marinaio ispido@marinispido·
@andrgianni @CarloCalenda Qui mi sembra che sia lei ad avere una posizione ideologica, accampando un preteso interesse nazionale del quale non sa dire. Tantomeno degli argomenti pratici che le ho offerto. Ho l'impressione che a lei serva tenere il punto, glielo cedo volentieri. Grazie x la conversazione
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Carlo Calenda
Carlo Calenda@CarloCalenda·
ABOLIAMO IL DIRITTO DI VETO IN EUROPA Oggi abbiamo deciso di celebrare l’Europa lanciando, da questa bellissima piazza, una petizione per chiedere al Parlamento e al Governo una posizione netta: abolire il diritto di veto in seno al Consiglio Europeo. Non è l’ultimo passo. È il primo. Ma è quello che conta adesso. 👉 Firma, fai firmare e condividi la petizione: azione.it/abolire-il-dir…
Carlo Calenda tweet mediaCarlo Calenda tweet media
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Andrea Giannini
Andrea Giannini@andrgianni·
@marinispido @CarloCalenda Ma qui non si sta discutendo il percorso di integrazione, ma verso dove vada portato: se sia meglio con o senza diritto di veto. Non è questione ideologica, ma pratica, che richiederebbe quegli argomenti pratici, cui faceva riferimento il mio messaggio originale.
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marinaio ispido
marinaio ispido@marinispido·
@andrgianni @CarloCalenda 1. Se l'Italia fosse stata da sola sarebbe fallita 2. Unione garantisce la pace in un continente dilaniato da guerre continue 3. Al di là delle differenze che sono una ricchezza, o popolo europei condividono valori, cultura, ideali Ci sono molti motivi x UE nessuno x stare soli
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Andrea Giannini
Andrea Giannini@andrgianni·
@marinispido @CarloCalenda In linea teorica, se si è fatta l'Italia si può fare anche l'Europa: e gli interessi diventano comuni una volta che si sta insieme di fatto. Ma ciò non significa che non si potesse stare meglio da soli... È una questione che ormai per l'Italia non ha senso, ma per l'Europa sì...
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marinaio ispido
marinaio ispido@marinispido·
@andrgianni @CarloCalenda Non ha risposto: quali interessi hanno in comune Sondrio e Trapani? Tropea e Urbino? Eppure abbiamo salutato con gioia l'Unità d'Italia. Ce n'era bisogno. Ora abbiamo bisogno di una nuova aggregazione e l'Europa è la risposta. Partecipare diffidenti è risultato inconcludente
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Andrea Giannini
Andrea Giannini@andrgianni·
@marinispido @CarloCalenda Insomma, secondo lei non esiste un interesse nazionale, mi pare di capire... Esiste almeno il problema di come, da Sondrio a Trapani, questa riforma possa impattare sulla vita delle persone, o non esiste nemmeno questo?
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marinaio ispido
marinaio ispido@marinispido·
@andrgianni @CarloCalenda Mi impressiona la sua incapacità di valutare una comunità più estesa di quella nazionale. Come d'altronde ne esistono di più piccole. Lei è sicuro, ad esempio, che la "comunità italiana" abbia obiettivi condivisi da Sondrio a Trapani? Eppure fu fatta l'Unità. Un caro saluto
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Andrea Giannini
Andrea Giannini@andrgianni·
@marinispido @CarloCalenda Sembra confermare, con le sue parole, che l'interesse della comunità europea non sia l compatibile con gli interessi della comunità italiana. Questo perché senza veto non possiamo opporci, né lei mi sa dire quali opposizioni altrui riusciremmo a scavalcare a vantaggio nostro.
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marinaio ispido
marinaio ispido@marinispido·
@andrgianni @CarloCalenda Temo di nn capire a quale ammissione si riferisca. C'è l'interesse della collettività europea, in questa ottica vanno valutati i problemi. È un salto culturale e politico indispensabile x lo sviluppo dell' Europa, altrimenti ostaggio delle logiche di potere statali
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Andrea Giannini
Andrea Giannini@andrgianni·
@marinispido @CarloCalenda Sì, però, detto così, non è incoraggiante... A chi sostenesse che questa riforma penalizzerebbe i nostri interessi particolari di italiani, rispondere che non bisogna più ragionare in termini di interessi particolari suona come un'ammissione...
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marinaio ispido
marinaio ispido@marinispido·
@andrgianni @CarloCalenda Mi sembra che prospettare l'abolizione del diritto di veto vada esattamente contro i calcoli dei particolarismi nazionali
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Rémi Philiponet 🇨🇵
Rémi Philiponet 🇨🇵@remi_philiponet·
Cette vidéo confirme que les Alliés avaient débarqué sur les plages de Normandie après que l'Armée rouge avait détruit la colonne vertébrale de la Whermacht qui, en juin 1944, n'était plus que l'ombre d'elle-même. Après l'échec de la tentative de la prise de Moscou, les Allemands n'avaient enregistré que des défaites militaires : Stalingrad et Koursk avaient creusé la tombe de la puissance militaire du IIIème Reich.
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Andrea Giannini
Andrea Giannini@andrgianni·
Morale: per unire la sinistra occorre un leader di destra.
Timostene@SandroRossi_x

La sinistra ungherese non ha perso. Ha scelto.   Girano già le interpretazioni di comodo. La sinistra in Ungheria è stata sconfitta, dicono. Ha giocato e ha perso. Orbán è stato battuto dalla destra, quindi nulla cambia per la sinistra europea.   Falso. Falso in modo quasi imbarazzante per chi lo sostiene.   La sinistra ungherese non si è candidata. Non ha perso un solo seggio perché non ne ha conteso nemmeno uno. Il Partito Socialista, quello che ha governato l’Ungheria dal ’94 al ’98 e dal 2002 al 2010, si è ritirato il 20 febbraio. Prima di lui i Verdi, il Dialogo, LMP, il Movimento Soluzione. Tutti fuori. Volontariamente.   I socialisti lo hanno detto con una chiarezza che in Italia sembrerebbe un’allucinazione collettiva: il sistema elettorale di Orbán equivale a “imbrogli legalizzati” e l’unico modo per batterlo è unirsi dietro il candidato più forte. Anche se quel candidato non è dei tuoi. Anche se è un conservatore uscito dalle viscere di Fidesz.   Questo non è un atto di resa. È il contrario. È la scelta politica più matura che un’opposizione frammentata potesse fare davanti a un regime che aveva riscritto le regole del gioco per non perderlo mai. Orbán aveva tagliato due collegi a Budapest, ne aveva aggiunti due nelle campagne fedeli, controllava i media, usava le risorse dello Stato come arma elettorale. Freedom House classificava l’Ungheria solo “parzialmente libera”. Per vincere in quel sistema serviva almeno cinque punti di vantaggio. Non c’era spazio per il lusso delle candidature di bandiera.   La sinistra ungherese ha guardato in faccia la realtà e ha fatto una cosa che richiede più coraggio della candidatura: ha rinunciato a se stessa per uno scopo più grande. Ha detto ai propri elettori: votate Magyar. Votate Tisza. Non importa se è di centro-destra, se viene dal PPE, se è un ex uomo del sistema. L’unica cosa che importa è mandare a casa Orbán.   Il risultato? 79% di affluenza, record assoluto. Magyar al 53,6%. Supermaggioranza dei due terzi. Orbán al telefono che si congratula. Budapest in festa lungo il Danubio.   Chi racconta questa storia come una sconfitta della sinistra sta ribaltando i fatti. La sinistra non era assente perché irrilevante. Era assente perché ha deciso di esserlo. Ha sacrificato la visibilità, le candidature, i seggi, la presenza parlamentare a favore di un obiettivo che considerava più urgente di qualsiasi interesse di partito: abbattere un regime illiberale.   È un concetto che in certi ambienti politici risulta incomprensibile. L’idea che un partito possa scegliere di non esserci per permettere a qualcun altro di vincere. Che la generosità strategica non sia debolezza ma intelligenza politica. Che il risultato conti più della sigla sul manifesto.   Poi certo, si può discutere se la sinistra ungherese riuscirà a ricostruirsi, se questo sacrificio la rafforzerà o la marginalizzerà. Sono domande legittime, per un altro giorno. Quello che non si può fare oggi è raccontare una scelta deliberata come una sconfitta subita. Perché la differenza tra le due cose è la differenza tra chi fa politica e chi la subisce.

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Hermahai
Hermahai@hermahai·
Who are responsible for the destruction of Knossos in 1370 BC? SCENARIO ONE: A despotic Mycenaean palatial elite based in Knossos oppresses the local Minoan population, who eventually revolt. #Mycenaeans #Minoans
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Andrea Giannini
Andrea Giannini@andrgianni·
@maxdantoni Non mi pare un discorso: la leadership negli USA cambierà tra massimo due anni.
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Prof Michele Geraci, fmr Undersecretary of State
Allora andiamo sul pratico Un governi Kyo sostenuto da un parlamento con una maggioranza risicata si può anche fare, ma sarebbe un parlamento che non passerebbe nessuna legge importante quelle di cui ci preoccupiamo Quindi, alla fine, si starebbero al governo per un anno, ma non farebbero nessun danno, anche perché i parlamentari di questo nuovo governo sono identici a quelli di questo governo
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Prof Michele Geraci, fmr Undersecretary of State
Mi spiegate bene la preoccupazione di chi sostiene che “la Lega fa bene a stare al governo, altrimenti arriva il PD? “ Vi aiuto Oggi il CDX ha il 59%, quindi tutti gli altri 41% Senza Lega (16%), quindi il PD può andare al governo solo se #Meloni accetta di andare con #Schlein #Conte #Renzi #Fratoianni e tutti gli altri…cioè col PD-Draghi Quindi quelli che temono che “senza Lega arrivi il PD”, sono ben consci che la Lega sta già sostenendo potenziali alleati del PD Mi son perso qualcosa ?
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Andrea Giannini
Andrea Giannini@andrgianni·
@michele_geraci @ClaudioBorghi Ma non è solo una questione di numeri, che comunque si trovano (il colle su questo si è sempre mosso abilmente): il problema è andarsene per fare che? Per stare da soli? Al prossimo giro con chi fai l'alleanza: di nuovo con gli stessi, sperando che ti riprendano? Con il M5S?
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ΜΟΡΦΕΑΣ.Ⓡ
ΜΟΡΦΕΑΣ.Ⓡ@JORRIT369·
🌐⚠️IL TUO TEMPO NON TI APPARTIENE PIÙ TE LO HANNO PRESO CON METODO, SENZA FRETTA, UN FRAMMENTO ALLA VOLTA È cominciata con la raccolta differenziata porta a porta, il "paziente zero" del sequestro. Prima passava il camion, raccoglieva tutto, e la selezione — quando ⤵️⤵️
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ArchaeoHistories
ArchaeoHistories@histories_arch·
When archaeologists found hundreds of Roman weapons scattered across a German hillside, they realized history had it wrong... The site at Harzhorn Hills – Lower Saxony, Germany 🇩🇪 known as the Battle at Harzhorn, dates to 3rd Century AD more than 200 years after the Romans were believed to have abandoned campaigns deep in Germania. Instead, evidence shows Roman soldiers marched far beyond the Rhine, clashing with Germanic warriors in a brutal fight no ancient writer ever recorded. Excavations revealed arrowheads, coins, armor fragments, and even catapult bolts, proving Rome’s reach extended farther and later than anyone imagined. A forgotten battle, a missing chapter of empire — and a reminder that history still keeps its secrets buried in the soil. #archaeohistories
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Glenn Diesen
Glenn Diesen@Glenn_Diesen·
There are no penguins in Greenland, they are in the southern hemisphere. I do not think the White House know what they are conquering.
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Gilberto Trombetta
Gilberto Trombetta@Gitro77·
DEFICIENZE di @AndreaZhok La principale tara della destra italiana non è la brutalità, non è il pregiudizio, non è il razzismo, non è il liberismo, non è l'atlantismo. Ciascuno di questi attributi gli si può applicare, spesso a ragione, ma non sono tratti universali e dunque non caratterizzano sempre i governi di destra. La principale tara è culturale, ed è l'ANTICOMUNISMO. Essere cresciuti a pane e anticomunismo ha creato nella destra italiana un blocco mentale, uno sbarramento culturale, una porta che non poteva essere oltrepassata. E al di là di quella porta, dai limiti confusi e indefiniti, dove stavano "gli altri", stava in effetti una tale massa di eventi, di movimenti storici, di prospettive culturali, cinema e letteratura, da far sì che la cultura di destra si autoinfliggesse una mutilazione duratura. Questo "anticomunismo" a lungo e ancora oggi non è stato generalmente in grado di distinguere tra Gramsci e Di Maio, tra Pol Pot e Fassino, tra Fidel Castro e Keynes, tra Pasolini e Stalin, tra Visconti e Veltroni, producendo una marmellata mentale, una nebbia tossica in cui nel nome del "comune anticomunismo" si poteva accogliere ogni feccia. E di feccia raccolta nel nome dell'anticomunismo ce n'è sempre stata a sfascio (absit iniuria verbis), perché l'anticomunismo è stata la parola d'ordine sotto cui si sono ritrovati lungo tutto il '900 tutti i tutori del privilegio ereditario, tutti i nicciani da salotto che si pensavano superuomini, tutti i degenerati prodotti endogamici di antichi genomi nobiliari, tutti i prepotenti e prevaricatori che volevano rimanere impuniti, ma soprattutto tutti i difensori a libro paga del grande capitale. Se la storia della politica italiana fosse ben rappresentata da questa sola evoluzione, sarebbe facile e bello poter puntare il dito su una parte politica intrinsecamente inadeguata. Purtroppo nel secondo dopoguerra, e più intensamente nell'ultimo mezzo secolo, la sinistra è riuscita nel non facile compito di emulare alla perfezione questa deprimente postura mentale della destra. Essa lo ha fatto, naturalmente, nel nome dell'ANTIFASCISMO. Paradossalmente nel primo dopoguerra - quando le ragioni di un risentimento antifascista potevano essere più giustificate - la "sinistra" (comunisti e socialisti) alimentava un antifascismo abbastanza qualificato, che le permetteva di leggere e addirittura apprezzare autori "di destra" (lo testimoniano i cataloghi degli editori di sinistra di quegli anni). Ma quanto più le ragioni storiche reali dell'antifascismo sfumavano in mere posture retoriche, e quanto più i residui del fascismo storico (ad esempio nella magistratura) venivano meno, tanto più prendeva piede l'antifascismo performativo, l'antifascismo recitato come baluardo identitario per coprire il vuoto. La crescente confusione ideologica, lo svuotamento della tradizione socialista e comunista richiedeva un feticcio intorno a cui potersi comunque riunire e questo divenne l'antifascismo formale che emerge dagli anni 80 e dura fino ad oggi. Per la new left e per i suoi eredi "fascista" è diventato da concetto politico, a rigurgito psicoaffettivo, a semplice insulto, da applicare a chiunque non era "dei nostri". E sotto la bandiera di questo antifascismo psicologico e strumentale si potevano radunare di volta in volta eroi del popolo che andavano da Giuliano Ferrara alle BR, da Calenda a Giuliano Amato, dai paninari a Pannella, da Adriano Sofri a Elly Schlein, ecc. Queste forme di stereotipizzazione del "nemico", con la primaria funzione di inventarsi un'identità anche quando non se ne possedeva più alcuna, non sono stati dei crimini senza vittime. Accompagnando decenni di decadimento culturale collettivo e di oblio storico generalizzato, l'antifascismo in assenza di fascismo e l'anticomunismo in assenza di comunismo sono stati dei surrogati del pensiero politico: di un qualsiasi pensiero politico. Hanno definito una forma di minorazione culturale, un'abissale deficienza (in senso etimologico) politica. Perciò, senza più un'idea che vada al di là della gestione dei portafogli dei propri mandanti, la nostra politica attuale, fatta di liberali di destra contro liberali di sinistra, in lotta per le stesse commesse, continua a vivere di questa contrapposizione tra deficienze: antifascisti senza fascismo che odiano e sono odiati da anticomunisti senza comunismo. Deficienti che dopo anni di recitazione da metodo Stanislavskij finiscono addirittura per credere a questa recita, a solo beneficio del pubblico votante.
Gilberto Trombetta tweet media
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giorgio bianchi
giorgio bianchi@Giorgioaki·
Di Andrea Zhok Chiedo venia, ma continua a venire fuori questo demenziale parallelismo tra Palestina e Iran, come se chi ha protestato per il genocidio di Gaza dovesse per coerenza protestare contro la repressione della rivolta armata nelle città iraniane. Inizialmente pensavo fosse qualche episodico minus habens a sostenere questa tesi, ma non bisogna mai eccedere in fiducia nella specie umana: questo "ragionamento" continua ad essere ripetuto e ripreso. Bene, siccome si chiama in causa la necessità di coerenza e il parallelismo tra le due situazioni, segnalo quattro cose. 1) Chi chiede la sovranità dei palestinesi sulla Palestina, deve chiedere coerentemente la sovranità degli iraniani sull'Iran, senza interventi militari esterni, questo è coerente con il principio di autodeterminazione dei popoli. Chi lo respinge aderisce ad una forma di suprematismo coloniale, per cui la civiltà deve essere importata dall'esterno con le armi. 2) L'attacco di Hamas del 7 ottobre non era un attacco a uno stato straniero, ma un attacco a una forza coloniale insediata su territori occupati militarmente e che Israele non ha alcun diritto a rivendicare come propria. E questo non per mia opinione, ma a termini di legge e sulla base delle risoluzioni dell'ONU, 3) La risposta israeliana già il 9 ottobre, 2 giorni dopo, aveva cacciato ogni residuo elemento di Hamas coinvolto nell'attacco. Da quel momento in poi l'IDF ha proseguito nel massacro in aree civili, radendo al suolo la striscia di Gaza, uccidendo, secondo le stime più restrittive, almeno 56.000 palestinesi, di cui circa 20.000 minorenni. Questo massacro è durato con cadenza quotidiana per 24 mesi (e in tono minore anche dopo). - La risposta del governo iraniano alla rivolta armata sul proprio territorio è durata il tempo della rivolta stessa. Secondo il Dipartimento della Difesa americano 800 rivoltosi catturati, che si riteneva fossero passati per le armi, sono ancora nelle carceri iraniane in attesa di processo. 4) La risposta pubblica ai massacri israeliani ha cominciato ad albeggiare timidamente in Europa non prima di 6 mesi dal 7 ottobre, quando sono comparse le prime manifestazioni significative. Per avere una risposta massiva, in cui prendessero la parola anche testate giornalistiche importanti e qualche carica istituzionale si è dovuto attendere un anno e mezzo di massacri in mondovisione. - La risposta pubblica a quanto succedeva in Iran è arrivata istantaneamente - ben prima di capire cosa esattamente stesse succedendo - con immediate vibranti denunce di massacri inenarrabili di manifestanti pacifici. Si è negato per giorni che i "manifestanti pacifici" fossero armati di tutto punto, sparassero sulle forze di sicurezza, bruciassero moschee, biblioteche, automobili, caseggiati. Tuttavia, in quasi totale assenza di informazioni, dopo poche ore la rete era inondata di numeri lunari delle "vittime del regime" (ha girato subito e continua ancora a girare la sparata, destituita di ogni fondamento, dei 12.000 manifestanti uccisi, laddove ora si parla di 3.000 vittime complessive, tra manifestanti, infiltrati, forze dell'ordine e civili accidentalmente colpiti.) Ecco, se ancora non capite: a) che le due circostanze sono incomparabili; b) che l'opinione pubblica nei due casi è stata manipolata e strumentalizzata in direzioni opposte, fornendogli dati falsi e chiavi di lettura faziose (in comune c'è solo una cosa: sono state letture gradite a Israele); c) che, eventualmente, coerenza vorrebbe di sostenere l'autodeterminazione dei palestinesi come degli iraniani; se ancora non lo avete capito, allora NON VOLETE capirlo, e si tratta non più di ignoranza ma di malafede.
giorgio bianchi tweet media
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