Giovanni Bassi

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@joebassi

Those who work the hardest, are the last to surrender

Pistoia Katılım Mart 2012
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Bastien Fachan
Bastien Fachan@BastienFachan·
10 years ago in Barcelona... Nicolas Almagro, a ball boy, and a moment of perfect comedic timing.
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EuroLeague
EuroLeague@EuroLeague·
🤍 UNBELIEVABLE SCENES IN BELGRADE Timeless Duško Vujošević | @PartizanBC
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Giovanni Bassi
Giovanni Bassi@joebassi·
@EuroLeague Hai fatto credere di insegnare pallacanestro, invece insegnavi cosa fosse la vita! Sarò per sempre in debito. Grazie Maestro! Buon riposo, te lo meriti.
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EuroLeague
EuroLeague@EuroLeague·
Euroleague Basketball joins the Serbian and global basketball community in mourning the passing of coaching legend Dusko Vujosevic, who died at the age of 67. Vujosevic devoted most of his illustrious coaching career — spanning more than five decades — to Partizan Mozzart Bet Belgrade. He first joined the club as an assistant coach in the mid-1980s before leading Partizan to the 1988 European Cup Final Four as head coach. Over four separate stints in charge, he guided the club to numerous successes, including a return to the EuroLeague Final Four in 2010. Under Vujosevic's leadership, Partizan won 12 domestic league championships, the 1989 Korac Cup title, and six Adriatic League championships. “European and Serbian basketball has lost one of its most passionate minds and devoted teachers. Dusko Vujosevic was a man of basketball, a mentor, and a symbol of integrity and dedication to the game. His influence shaped generations of players and coaches, leaving an indelible mark on our sport. On behalf of Euroleague Basketball, I extend my deepest condolences to his family, friends, and all who had the privilege to learn from him. His legacy will live on in every court, every team, and every young player who carries forward his love for basketball,” stated Euroleague Basketball President, Dejan Bodiroga. Beyond Partizan, Vujosevic coached an extensive list of clubs across Europe, including OKK Belgrade, Crvena Zvezda Meridianbet Belgrade, Radnicki Belgrade and Mladost Zemun in Serbia; Oximesa Granada in Spain; Brescia, Olimpia Pistoia and VL Pesaro in Italy; CSKA Moscow in Russia; Limoges CSP in France; and U-BT Cluj-Napoca in Romania. Vujosevic also left his mark on the international stage, serving as head coach of three national teams: U-18 Yugoslavia, Montenegro, and Bosnia and Herzegovina. Among his early coaching achievements, he led Yugoslavia to a gold medal at the 1988 FIBA European Championship for Juniors. In recognition of his impact on the game, he was voted by his peers as the Alexander Gomelsky EuroLeague Coach of the Year for the 2008–09 season. A moment of silence will be observed before today and Round 37 games´ to honor his memory and remarkable legacy. May his memory be a blessing.
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paolo bertolucci
paolo bertolucci@paolobertolucci·
Avviso ai naviganti! @janniksin ha reso scontato qualcosa di eccezionale. Nello sport come nella vita esistono le vittorie ma anche le sconfitte
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Matt Lerma | NBA
Matt Lerma | NBA@MattLerma_PS·
Michael Jordan calls Tim Duncan the best leader! Greatness recognizes greatness! MJ and TD are the 🐐🐐
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andrea pennacchi
andrea pennacchi@Pennacchiiiii·
Demons run when a good man goes to war Night will fall and drown the sun When a good man goes to war Friendship dies and true love lies Night will fall and the dark will rise When a good man goes to war Demons run, but count the cost The battle's won, but the child is lost
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Antonello Piroso
Antonello Piroso@Apndp·
Come iniziare bene la settimana? Con la spinta propulsiva di “Don’t stop Believe”, Houston 1981. Zero effetti speciali, no autotune, nè computer o minchiate 3.0. Solo sano rock dei Journey. Voce/basso/chitarra elettrica/tastiere/batteria. Da pelle d’oca.
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andrea pennacchi
andrea pennacchi@Pennacchiiiii·
A @welikeduel non si "scherza su", o si fanno "le battute su", cose serie: si prova a guardare l'abisso senza sprofondarci. È diverso.
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DR. CINISMO
DR. CINISMO@drcinismo·
Eravamo goliardi, non idioti – quando la risata era un atto di resistenza” “Amici Miei ” non è un film. È un testamento. È l’ultima risata prima della fine dell’Italia vera, quella dove gli uomini sapevano ridere anche del dolore, senza chiedere il permesso a nessun sociologo da salotto. In quel secondo atto c’è il crepuscolo dell’ironia toscana, quella vera, cinica, colta, beffarda. Il conte Mascetti che gioca con la sua decadenza fisica è più vivo di mille influencer palestrati. Il Necchi, il Melandri, il Sassaroli… non sono personaggi, sono archetipi: sono il sogno infranto del maschio italiano che cercava di sopravvivere all’omologazione col ghigno sulle labbra. Li chiamavano “vitelloni” ma erano guerrieri del quotidiano, artisti del cazzeggio, santi protettori degli ultimi fuochi di libertà. Oggi li chiamerebbero tossici, sessisti, problematici. E invece erano semplicemente vivi. Questi non facevano prank su TikTok. Loro facevano la supercazzola, arte elevata a filosofia. Colpivano l’assurdo con l’arma più potente: l’intelligenza. Rivedere questo film oggi è come riabbracciare un nonno che ti ha insegnato a vivere a modo tuo, anche se tutto intorno crolla. È un atto d’amore verso un’Italia che non si vergognava d’essere italiana. E sì, ci commuove. Ma non chiedeteci di spiegarlo. Perché se devi spiegare Amici Miei, vuol dire che sei già morto dentro. E la scena che pubblico dello scherzo al vedovo ne è l’esempio più concreto buona visione !
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paolo bertolucci
paolo bertolucci@paolobertolucci·
La gloria
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Català
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fabrizio brancoli
fabrizio brancoli@fbrancoli·
che meraviglioso, tenero, profondo pensiero che ha avuto @paolobertolucci, richamando subito alla memoria collettiva Mario Belardinelli, Rino Tommasi, Gianni Clerici e Roberto Lombardi. Dopo aver costruito il tennis in Italia, ognuno di loro oggi avrebbe gioito. GRAZIE PAOLO.♥️
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Diego Bianchi
Diego Bianchi@zdizoro·
Grazie di cuore a chi ci vuole bene, ogni anno un po’ di più, quest’anno più di altri. Suona ancora amica nostra. Con te, sempre con te.
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Angelo Mangiante
Angelo Mangiante@angelomangiante·
Una finale epica che rimarrà nella storia del tennis. Siamo tutti d'accordo sui contenuti tecnici altissimi. Ma anche la finale che ha più acceso il dibattito e gli animi nei giorni successivi. Tra mille opinioni differenti, sentite o lette. Tutte idee rispettabili, se civili. Ne aggiungo una, riguarda gli spettatori. Allargando il discorso al pubblico del Foro Italico che ha assistito pochi giorni prima alla stessa finale tra n.1 e 2: Sinner-Alcaraz. Piccola premessa. Ero in campo sul Centrale sia a Roma che a Parigi. Testimone come inviato. Il pubblico di Roma è stato meraviglioso. C'era il n.1 al mondo italiano in campo e ha trattato l'avversario come doveva: sempre con il giusto rispetto. Sempre. Mai tifo contro Alcaraz, mai applausi agli errori dello spagnolo. Il rispetto per il gioco. Sempre. Vorrei fare i complimenti alla cultura sportiva e alla competenza del tennis e delle sue regole agli spettatori degli Internazionali d'Italia. Esemplari. Lo stesso comportamento non c'è stato da una parte del pubblico di Parigi. Una parte che è andata oltre. L'esplosioni di tifo ultras sugli errori di Sinner e il tentativo palese sul campo di innervosirlo non appartiene al tennis e alla competenza del gioco. Qualcuno sostiene che Sinner avrebbe dovuto anche lui mettersi la mano sull'orecchio per caricare i tifosi o avrebbe dovuto agitare le braccia per fomentare più sostegno dalla tribuna. Non lo farà mai, per fortuna. Perché è Sinner. Perché ha lo stesso stile e la stessa classe di Federer, Laver, Edberg. Non cerca scorciatoie. È Sinner. Perde, non si lamenta, anche di fronte all'evidenza di livori eccessivi. Risponde con l'educazione. Nascondendo le lacrime per pudore. Anche per questo ci emoziona. Anche per questo siamo innamorati di lui. Della sua umiltà. Della sua umanità. Sì, umanità. Ce n'è sempre meno. Forse con lui c'è ancora una luce possibile in fondo al tunnel. ✍️ Angelo Mangiante
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The Sting
The Sting@TheStingisBack·
Dead Poets Society is 36 years old today. 'O Captain! My Captain!' Robin Williams was extraordinary, as was the rest of the young cast. Peter Weir shot it in chronological order, so the whole process led to this scene. No other film has made me cry as much as this one.
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