Raffaele Magaldi 🇪🇺🇺🇦

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@rafko74

Italian freelance writer in NL. Against authoritarianism, for a strong, united #Europe. I write on dissent in communist Czechoslovakia. @in_oltre #SlavaUkraini

Randstad, NL Katılım Haziran 2009
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Sabitlenmiş Tweet
Raffaele Magaldi 🇪🇺🇺🇦
Nella notte tra il 20 e il 21 Agosto 1968, 55 anni fa, i paesi del Patto di Varsavia, in obbedienza all'ordine di Brežnev, invadono la Cecoslovacchia di Dubček. Il "soccorso fraterno" come viene ribattezzato dai comunisti duri e puri, mira a soffocare le riforme... [1/5]
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Vatnik Soup
Vatnik Soup@P_Kallioniemi·
Italian vatniks are spreading false flag claims that the Baltic states are planning to invade Russia. The media channel La7 is helping spread these lies, which Russia can use to justify aggression against EU countries. La7 is owned by Urbano Cairo, a former ally of Silvio Berlusconi, who accepted a plea deal during the Mani Pulite corruption investigations for financial crimes including embezzlement and false accounting.
STAZIONE QUINTA@H4NDelMonaco

Propagandisti nostrani tutti allineati sui baltici: 1) Marco Travaglio: “baltici armati fino ai denti”

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Filippo Piperno
Filippo Piperno@partigggiano·
Scorrendo X mi sono imbattuto in un tweet di Roberto Della Seta — ex senatore, voce storica della sinistra ambientalista italiana — che commentava così il convegno parlamentare promosso da Alessandra Maiorino del M5S e intitolato: Tutto quello che resta della Palestina. Dagli Epstein Files al genocidio: «L’antisemitismo nella storia – scrive Della Seta – è spesso cominciato dal linguaggio. Il titolo è (inconsapevole?) antisemitismo. Epstein = complotto giudaico = genocidio».  Mi ha subito colpito quel punto interrogativo su “inconsapevole” perché Della Seta coglie il cortocircuito simbolico, lo denuncia, ma prova a lasciare aperta una via d’uscita benevola: forse non se ne rendono conto, sembra intendere. È una generosità mal riposta ma comprensibile. Ma è anche il cuore del problema. Perché il pregiudizio, se è davvero tale, è sempre inconsapevole. Non è un giudizio che si dichiara. È ciò che viene prima del giudizio: un automatismo, una disposizione dello sguardo, una griglia attraverso cui la realtà viene selezionata ancora prima di essere compresa. Quando un pregiudizio diventa pienamente consapevole, articolato, rivendicato, smette in parte di essere pregiudizio e diventa ideologia, dottrina, ostilità dichiarata. Ma la sua forza sociale più insidiosa sta prima: nel punto in cui non viene percepito come pregiudizio, bensì come un’evidenza. È qui che nasce l’equivoco. Dire che un pregiudizio è inconsapevole non significa attenuarne la gravità. Significa descriverne il funzionamento più profondo. Il pregiudizio attecchisce proprio perché chi lo riproduce non sa di riprodurlo. Non si presenta come odio, ma come buon senso; non come fanatismo, ma come sensibilità morale; non come ideologia, ma come reazione spontanea. Per questo l’inconsapevolezza non rende il pregiudizio meno pericoloso. Lo rende più diffuso, più permeabile, più socialmente accettabile. I pregiudizi più efficaci non sono quelli professati da minoranze fanatiche con un vocabolario ideologico riconoscibile. Quelli sono più facili da individuare, isolare, contestare. I pregiudizi più radicati sono quelli che non hanno più bisogno di essere pensati. Funzionano da riflesso. Abitano le parole prima ancora delle intenzioni. L’antisemitismo appartiene a questa categoria. È uno dei pregiudizi di maggior successo della storia europea non solo per la sua durata, ma per la sua straordinaria capacità di mutare linguaggio, bersaglio apparente e giustificazione morale senza perdere continuità. Ha attraversato il religioso, il razziale, il politico, l’economico, il cospirativo. Oggi, molto spesso, attraversa il discorso su Israele. Il caso Israele diventa allora diverso da qualunque altro caso internazionale non perché Israele debba essere sottratto alla critica ma perché nessuno Stato al mondo viene caricato con la stessa funzione simbolica. Nessun conflitto produce, con la stessa regolarità, lo stesso lessico assoluto, la stessa mobilitazione permanente, la stessa trasformazione dello Stato in colpa metafisica. La campagna anti-israeliana non nasce il 7 ottobre, non nasce con Gaza, non nasce con Netanyahu. Dura, nelle sue forme contemporanee, da circa mezzo secolo. Da quando, soprattutto dopo il 1967 e poi con maggiore intensità negli anni Settanta, Israele ha smesso progressivamente di essere percepito come un piccolo Stato nato dopo la Shoah e circondato da nemici, ed è stato ricodificato come potenza coloniale, avamposto imperialista, corpo estraneo nel Medio Oriente. Continua su InOltre. Il link nel primo commento
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Jim Steele
Jim Steele@clock1258·
@rafko74 I cant understand why there isn't plaque there
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Jim Steele
Jim Steele@clock1258·
We found out today that my later mother in laws flat was next door to Sir Nicolas Winton's office in Prague. The place where the young English man masterminded the trains that saved hundreds of Jewish children's from the nazi in WW2 #ww2 #Prague #Praha #czechrepublic
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Garry Kasparov
Garry Kasparov@Kasparov63·
A reminder that Russia is waging a terrorist war on Ukraine, and a reminder that standing by and watching are the richest nations on Earth, controlling the most powerful military alliance in history, an alliance created specifically to stop Russia in Europe. Sickening.
Konstantin Sonin@k_sonin

It was a horrible night in Kyiv. But if Putin thinks he can terrorize Ukrainians into submission, he is mistaken.

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Lunacharsky
Lunacharsky@silupescu·
Il regista siberiano Zvjagintsev si rivolge a Putin dalla tribuna del festival di Cannes: "Metti fine a questo massacro!" Il suo film, Minotauro, ha stravinto il festival ed è già entrato nella leggenda.
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Carlo Calenda
Carlo Calenda@CarloCalenda·
Questo accade in Ucraina. Pensiamo che non sia rilevante per noi. Eppure coloro che compiono questi atti criminali hanno lanciato quattromila attacchi ibridi contro di noi e interferito in tutti i processi democratici dalla Brexit in poi. Eppure ogni sera in TV, troviamo il modo di giustificarli e di ospitare propagandisti pagati e non. La Russia è un nostro nemico. Possiamo contenerlo e dissuaderlo dall’attaccarci o dimostrarci deboli e rischiare la guerra. La scelta è tutta nostra.
OSINTtechnical@Osinttechnical

Footage of a Russian Oreshnik IRBM hitting Kyiv tonight, with its submunitions clearly seen.

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inOltre
inOltre@in_oltre·
Mario Draghi torna al centro del dibattito europeo proprio mentre l’Europa sembra riscoprire il valore della competenza, della misura e del coraggio politico. Il suo rapporto sulla competitività non è solo un documento tecnico: è un avvertimento sul tempo che l’Unione rischia di perdere. Con questo articolo comincia la collaborazione di Cristina La Bella con InOltre. Benvenuta Cristina
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Alfonso Lanzieri
Alfonso Lanzieri@alfo_lanzieri·
Oggi è uscito anche questo, che mette insieme l'ultimo libro di Andrea Minuz e C. S. Lewis. Spero non sia venuto fuori un pastrocchio. Grazie a InOltre. inoltrenews.it/il-viaggio-di-…
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Lukas Rucka
Lukas Rucka@lukasrucka·
Fight! 🇨🇿 🇸🇰
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Eliška
Eliška@eliska_tweetuje·
Česko-slovenská Heated Rivalry ❤️‍🔥
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Leonardo Cecchi
Leonardo Cecchi@leo_cecchi91·
Una volta lo costrinsero a percorrere a piedi dodici chilometri sul ghiaccio, con temperature sotto zero, mentre era febbricitante e denutrito. Finì nell’infermeria del lager tedesco e, quando uscì, gli chiesero di nuovo se volesse tornare in Italia e aderire alla Repubblica di Salò. Filippo Palieri, commissario di polizia, rifiutò anche quella volta. Nel lager era finito perché i nazifascisti lo avevano arrestato più di un anno prima, a Rieti. Dalla Questura, Palieri aiutava la Resistenza partigiana e aveva avvisato circa 300 artigiani e operai della città che i tedeschi volevano deportarli in Germania, aiutandoli così a evitare il rastrellamento. I nazifascisti non avevano le prove del suo sabotaggio, così pochi giorni dopo gli ordinarono una rappresaglia sui civili. Palieri si rifiutò e quella divenne l’occasione per arrestarlo. Non fuggì: li aspettò, per evitare ritorsioni sui civili e sulla sua famiglia. Nelle poche lettere che dal lager riusciva a spedire a casa, mentiva alla moglie e ai figli sulle sue reali condizioni. Non raccontò le torture, le privazioni, le marce forzate al freddo, alternate alle richieste di diventare repubblichino. Richieste che Palieri, affamato, febbricitante, ridotto allo stremo, non accettò mai, anche se accettarle avrebbe potuto salvarlo. Non a caso il prefetto fascista Ermanno Di Marsciano, un macellaio che a Rieti aveva aiutato a deportare persino dei bambini, su di lui aveva annotato con disprezzo: “non ha dimostrato attaccamento al fascismo”. L’ultimo rifiuto di collaborare con i nazifascisti lo diede nel marzo del 1945, quando era ormai in condizioni pietose. Poche settimane dopo, il 13 aprile, moriva per gli stenti e le torture subite. Tre giorni dopo, il campo veniva liberato dagli inglesi. Nasceva oggi, 22 maggio, Filippo Palieri, commissario di polizia, Medaglia d’oro al merito civile, uno dei molti eroi italiani che vale la pena ricordare e di cui occorre tenere viva la memoria
Leonardo Cecchi tweet media
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Timothy Snyder
Timothy Snyder@TimothyDSnyder·
Keep telling the truth. Thank you to Stephen Colbert and everyone at The Late Show.
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Meanwhile in Ukraine
Meanwhile in Ukraine@MeanwhileInUA·
Putin didn't invade Ukraine because of NATO. He invaded because Ukrainians were proving democracy works. Historian and Pulitzer Prize winner Anne Applebaum puts it plainly: Putin looked at Ukraine's democratic movement and thought, "If they can do it in Ukraine, then people could do it in Russia. So I need to crush this." That's the real threat Ukraine posed. Not missiles. Not borders. A working democracy next door. Applebaum frames the war as a fault line between the democratic and autocratic worlds. Russia isn't just trying to take territory. It's trying to erase Ukraine as a nation, reduce it to a colony, and send a message to every country that the post-1945 rules of Europe no longer apply. Those rules were simple: no invasions, no wars, borders don't change by force. Russia understood exactly what it was breaking when it crossed into Ukraine.
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Ashley 🇺🇸🇺🇦
Ashley 🇺🇸🇺🇦@NAFOteacher·
Our intro episode of In Front Of Us is live 👇 In this episode: go of this podcast, quick background of @JeffStorobinsky & I, 🇺🇦 Ukraine & modern drone warfare 🇺🇸 Political division in America 📰 & today’s political climate. Mentions & shoutout to @SpencerGuard, @alexplitsas, & @CedricLeighton - 3 of my favorite 🇺🇸 veteran voices that have taught me a tremendous amount over the past 4 years. Proud to call you friends 🙏🫂 Still lots to refine before our first official guest episode in June, but we’d love for you to give it a listen
Jeff Storobinsky@JeffStorobinsky

In Front of Us Here we go; the inaugural podcast of @InFrontOfUs_ with yours truly and Ashley Duffany @nafoteacher This is just a sample of what's to come. We will be hosting our first SPECIAL guest in early June Designed to take the temperature down, not up. Civility, professionalism, respect and open dialogue is part of our mission statement. This podcast comes in long at 46 minutes Going forward we will refine and define ourselves even better Thank you for giving us a chance ! Mentioned and or discussed in this podcast are @Elex_Michaelson @alexplitsas @AdamKinzinger @ScottJenningsKY @adammocklerr @brett_mcgurk @CedricLeighton @alexplitsas @ksadjadpour @davidaxelrod @SpencerGuard

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Marco Fattorini
Marco Fattorini@MarcoFattorini·
«Se sei il leader della Russia o della Cina, qual è la cosa che ti minaccia di più? Il linguaggio della democrazia liberale. Tutta questa roba che troviamo noiosa e a cui siamo abituati, come l'idea della libertà di parola, la separazione dei poteri, il rispetto della legge, tutte quelle cose che diamo per scontate nelle nostre società, rappresentano una sfida enorme per i sistemi politici in Russia o in Cina. Di cosa ha più paura Putin? Di una rivoluzione di piazza come quella del 2014 in Ucraina. Quando le persone sono in strada con cartelli come “Siamo contro la corruzione, vogliamo la democrazia, vogliamo entrare nell'Unione Europea, vogliamo essere integrati con l'Europa”. Putin ha paura che accada questo in Russia, perché se vivi in un’autocrazia dove non hai libertà di parola, dove non c'è giustizia, dove il governo decide tutte le regole, allora quelle idee sono esplosive». (Anne Applebaum)
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