rita denaro
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Dopo 10 anni Donato Boscia, ricercatore del CNR, viene archiviato (per la terza volta) dall’accusa di aver diffuso la malattia del disseccamento degli ulivi: lui che, insieme al compianto prof. Giovanni Martelli, la Xylella in Salento l’aveva scoperta e cercato di contrastare era accusato di essere l’untore (ricordate la storia della Colonna infame?). Il piano di eradicazione e contenimento del batterio fu bloccato da un sequestro della procura di Lecce, applaudito dal presidente/collega della Puglia Michele Emiliano, con la tesi che la Xylella fosse innocua e che bastasse tanta acqua per guarire gli ulivi. Nel frattempo ne sono seccati a decine di milioni in tutta la regione. Nell’ordinanza di archiviazione, il consulente tecnico della procura di Bari scrive che “Probabilmente se il problema Xylella fosse stato affrontato immediatamente, nel 2013, estirpando rapidamente le piante infette... senza perdere quasi sei anni di tempo, la malattia sarebbe stata localizzata in un’area molto ristretta del Salento e non si sarebbe propagata oramai in ben quattro province della regione Puglia”. Vuol dire, vista l’obbligatorietà dell’azione penale, che bisognerebbe ribaltare l’inchiesta per diffusione colposa di malattia delle piante, che per dieci anni si è focalizzata sulla persona che aveva ragione (lo scienziato Boscia), sulle persone che avevano torto e hanno bloccato il piano di contenimento approvato dal governo e dall’Unione Europea: gli magistrati della procura di Lecce, la pm Elsa Valeria Mignone e il procuratore Cataldo Motta. Non succederà: sarebbe un “attacco all’autonomia e indipendenza dei magistrati”, che troppo spesso significa irresponsabilità. ilfoglio.it/giustizia/2026…









