Gianclaudio Torlizzi@TCommodity
E il GNL russo invece? Mosca dispone oggi di circa 46 milioni di tonnellate annue di capacità produttiva, concentrate nei grandi impianti di Sakhalin-2, Yamal e Arctic LNG-2. Eppure nel 2025 la produzione si è fermata attorno a 33 milioni, ben al di sotto del potenziale. Non per mancanza di risorse, né per costi eccessivi, tra i più competitivi al mondo, ma per limiti operativi sempre più stringenti.
Le sanzioni hanno colpito il cuore del sistema: tecnologia e logistica. Da un lato, l’uscita di gruppi industriali occidentali ha rallentato lo sviluppo di nuovi impianti, rendendo irrealistico l’obiettivo di 100 milioni di tonnellate entro il 2030. Dall’altro, la carenza di metaniere rompighiaccio, indispensabili per operare nell’Artico, ha ridotto drasticamente la capacità di esportazione.
Il caso di Yamal è emblematico. La flotta disponibile è sufficiente per servire l’Europa, ma non per sostenere rotte più lunghe verso l’Asia. Questo significa che ogni deviazione dei flussi implica tempi maggiori, più navi necessarie e, in ultima analisi, meno volumi esportabili.
È qui che si inserisce il nodo del 2027. Il divieto europeo di importazione di gas naturale liquefatto russo non riduce la produzione, ma ne altera la geografia. I volumi dovranno essere reindirizzati verso mercati alternativi, come Turchia ed Egitto, o più lontano verso l’Asia. Ma senza un’adeguata capacità di trasporto, questa riallocazione si traduce in una contrazione dell’offerta effettiva. Inoltre le consegne nel Mediterraneo rimarrebbero esposte al rischio di attacchi ucraini (come nel caso dell’Arctic Metagaz del 2 marzo).
Anche ipotizzando che Yamal possa utilizzare le sue 14 metaniere e reperire altre 14 navi da affiancare (scenario altamente improbabile), la produzione è destinata a ridursi di oltre 6 milioni di tonnellate annue (circa il 30%).
In alternativa, l’eventuale accettazione in Europa dei volumi di Arctic LNG-2 potrebbe aggiungere 6-7 milioni di tonnellate annue, con un potenziale aumento fino a circa 13 milioni in presenza di ulteriori navi rompighiaccio di classe Arc7.