Ri-Ru #nofascismo #noreligion #finoallafine 🇺🇦
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@RiRuJam
Né Dio Né Stato Né Schiavi Né Padroni - Blocco immediato di no-va* -fascisti-putiniani-pacifinti-integralisti religiosi-contiani
Torino انضم Ocak 2013
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Molto interessante. Orban in questi 16 anni non ha lasciato niente al caso: ha costruito un labirinto di trappole istituzionali pensate apposta per paralizzare il successore, anche se Peter Magyar e Tisza dovessero vincere le elezioni del 12 aprile. Il cuore di tutto sono le leggi cardinali del 2011, quelle che toccano giustizia, media, sistema elettorale, finanze pubbliche, politica familiare e chiesa: si cambiano solo con i due terzi del Parlamento. Tisza, realisticamente, avrà al massimo la maggioranza semplice e resterà con le mani legate su quasi tutto. Poi ci sono le nomine chiave: la Corte Costituzionale ha tutti e 15 i giudici piazzati da Fidesz (uno è pure un ex ministro della Difesa di Orban), la Curia è guidata da Andras Varga, il Consiglio di Bilancio ha tre fedelissimi nominati per 6-12 anni che possono bocciare qualsiasi bilancio. Il presidente Tamás Sulyok resta in carica fino al 2029 e, dopo le modifiche di dicembre, può rimandare indietro le leggi, mandarle alla Corte o addirittura sciogliere il Parlamento se non passa il budget. Aggiungici i 18 miliardi di fondi UE ancora congelati (per sbloccarli servono riforme entro agosto, ma di nuovo con quella supermaggioranza impossibile) e KESMA, la fondazione del 2018 in cui sono finite centinaia di testate locali e nazionali: cambiare il panorama mediatico è praticamente vietato senza i due terzi.Per finire, le casse sono già state svuotate con i sussidi pre-elettorali (hanno bruciato metà del deficit previsto per il 2026 solo a febbraio). Magyar rischierebbe di trovarsi con una macchina statale ostile, conti in rosso e un’opposizione che può ostruire tutto dal Parlamento o dalla strada, come facevano loro dal 2006 al 2010 .In pratica Orban può perdere le elezioni e continuare a comandare dall’ombra. Roba da manuale di ingegneria del potere. Leggetelo, secondo me vale la pena
POLITICOEurope@POLITICOEurope
How Viktor Orbán laid traps to stop his successor from running Hungary dlvr.it/TRrXqC
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Basta violenza sugli animali: carcere certo, niente prescrizione e valutazione psichiatric - Firma la petizione! c.org/bG7hkbXHyM via @ChangeItalia
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@StefanoPutinati @drndbl Opportunista, falso, doppiogiochista. Un visc1do c1altr0ne 🤮
#Conte #Mov5Stelle
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@Antonio_Tajani @martaottaviani Hai dato anche indicazioni di convocare domani al min. Esteri l’ambasciatore tedesco per il caso #Salis vero? VERO?
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@fleinaudi Vergognatevi. #ReferendumGiustiziaNO
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“Pensano che gli italiani siano deficienti e raccontano che gli asini volano. Umiliante dovere discutere una cosa così. Viene il dubbio che il senso di questa riforma non sia liberare i magistrati, ma liberare Delmastro e la Santanchè” la7.it/tagada/video/r…
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🧵 Piccolo servizio pubblico.
Come riconoscere i profili fake e i bot su X, quelli che esistono solo per inquinare le conversazioni e generare engagement artificiale. Un decalogo pratico, con istruzioni per verificare in dieci secondi se chi vi provoca è una persona reale o un account costruito a tavolino.
1. La data di creazione non torna.
Cliccate sul profilo, guardate quando è stato creato. Un account del 2016 con 40 follower e migliaia di post è un account dormiente riattivato. Nessuno sta su un social per otto anni senza costruire nemmeno una piccola rete. Sotto il nome trovate la data “Iscritto a…” con mese e anno. Controllate sempre.
2. Il rapporto follower/following è rovesciato.
Seguono 3.000 persone, li seguono in 47. Significa che nessuno li trova interessanti, eppure sono ovunque a commentare. Un utente reale che partecipa a conversazioni pubbliche qualche follower lo accumula, è inevitabile.
3. La bio dice tutto e niente.
O è vuota, o è una sequenza di parole chiave e bandiere: “Patriota 🇮🇹 | Libero pensatore | Contro il sistema”. Nessun riferimento a una città, un lavoro, un interesse specifico. Un essere umano reale scrive cose tipo “Ingegnere a Brescia, tifoso del Milan, papà di due figli”.
4. La foto profilo non è una foto.
Un paesaggio, un leone, una bandiera, un avatar. Oppure una faccia troppo perfetta (occhi simmetrici, sfondo innaturale, orecchini diversi tra loro). Verifica rapida: salvate l’immagine e cercatela su Google Immagini o TinEye. Se esce da siti stock o da altri profili, avete la risposta.
5. Il tono è sempre lo stesso: aggressione.
Scorrete le ultime 20 risposte del profilo. Se sono tutte polemiche, tutte provocazioni, tutte con lo stesso schema (insulto + slogan + provocazione finale), non è un essere umano con una brutta giornata. È un pattern. Un utente reale ogni tanto parla del tempo, del calcio, di un film. Questi no, mai.
6. Commentano con una velocità impossibile.
Un post viene pubblicato e dopo trenta secondi il commento polemico è già lì. Nessuno vive incollato al feed di uno sconosciuto in attesa di reagire. Confrontate l’orario del post con quello del commento: spesso sono distanziati di pochi secondi.
7. Non producono nulla di originale.
Andate sul profilo, guardate la sezione “Post”. Se è un muro di risposte e retweet senza un solo pensiero autonomo, senza una foto personale, senza un “oggi piove e sono incazzato”, è un account che esiste solo per interagire con i contenuti degli altri. Non ha vita propria.
8. Ripetono le stesse frasi identiche.
Questo è il segnale più forte. Se sotto un post trovate tre profili diversi che usano la stessa espressione (“svegliati”, “informati”, “pecorone”), spesso con gli stessi errori di punteggiatura, non è una coincidenza. Sono account coordinati che lavorano dallo stesso copione.
9. Non hanno relazioni.
Scorrete le loro interazioni: nessun amico che risponde, nessuno scambio affettuoso, nessun “auguri!”, nessun commento su una foto di vacanza. Solo conflitto. Solo polemica. Sempre. Un essere umano reale ha almeno una conversazione normale nel feed.
10. La regola d’oro.
Se un profilo vi fa venire voglia di rispondere con rabbia, fermatevi. Controllate i segnali di questa lista. Se ne trovate tre o più, bloccate senza rispondere. Non limitatevi al blocco: segnalate agli altri nella conversazione che è un profilo fake, così lo bloccano anche loro. Questi account hanno un costo per chi li gestisce: creazione, mantenimento, riattivazione. Più persone li bloccano, più velocemente diventano inutili e vanno sostituiti. Il blocco collettivo e silenzioso è l’unica cosa che li rende antieconomici.
Condividete questo post. Fate girare. 🔄
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@robypava Grazie al tuo post, bloccati un bel po' di disagiati fasci 😊
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@marsetac @AutogriLLocryp E allora auguri siano! 🥂
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