luckymoon 🎾
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@luckymooon
bergamasco e ovviamente devoto alla Dea - amare musica alternata
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@ForceGiusy Forse perché Vagnozzi aveva detto che avrebbero deciso all'ultimo se giocarlo?
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luckymoon 🎾 أُعيد تغريده

‼️ SINNER DISPUTARÁ EL MUTUA MADRID OPEN.
👉🏻 Según @alexcorretja74, el italiano tiene prevista la llegada a Madrid esta misma tarde. Mañana, disputará su primer entrenamiento en la Caja Mágica.

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@eleonora_aloise Sinner deve avere geni napoletani latenti che ogni tanto si appalesano in drammoni alla Mario Merola, poi si ricompone e si ricorda il suo essere teutonico.
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Recap #SinnerMachac
Sinner comincia in modalità Attila flagello di Dio e il primo set finisce 6-1. Sembra tutto facile.
Se, lallero.
Machac è un tennista ceco. Sottovalutare i tennisti cechi è nella top3 delle cose da non fare mai. Le altre due sono non dare per finito Nole e non mettere la cipolla nell’amatriciana.
Nel giro di un attimo possono brancolare nel buio, resuscitare Lazzaro e farsi distrarre dal pulviscolo trafitto da un raggio di sole. La mia storica passione per loro è totale e imperitura.
Torniamo a noi.
Nel secondo set le prime di Sinner si dimezzano, si dimezzano anche i punti ottenuti con la prima. Sembra quelle televendite in cui fanno il 70% di sconto più un ulteriore 50% con la supervalutazione dell’usato.
Machac si ricorda di essere un tennista ceco e conquista due break. Poi si ricorda di essere un tennista ceco e perde due break. Poi si ricorda di essere un tennista ceco e vince il tie.
Sinner si tocca la coscia e la schiena. Chiama MTO e capiamo che invece si tratta di un latente senso di vomitino. A quel punto temiamo che si sia nuovamente abbeverato alle fogne di Calcutta.
La parte razionale di noi sa che fare schifo nei pressi degli ottavi è una specie di rituale. Il centro di gravità permanente del sinnerismo. Il canto delle Sirene della sua personale Odissea.
Nel terzo set Tomas si ricorda di essere un tennista ceco, ma Jannik si ricorda di essere Jannik e vince.
Subito dopo, la partita di Carlos contro Etcheverry seguirà esattamente lo stesso copione. La competizione fra i due è talmente alta che vale pure per chi vince giocando peggio. In fondo, è quello che fanno i campioni.
Rimane solo una domanda: chissà come X tradurrà automaticamente “se, lallero”.
#sinner #janniksinner #tennis #rolexmontecarlomasters


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@dariodangelo91 A me sembra che i fanatici siano gli americani e gli israeliani.
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🚨🚨🚨🪖🇺🇸🇮🇱🇮🇷 Per quel che può contare il mio parere (molto poco), sento la necessità di un piccolo intervento in risposta ai tanti messaggi ricevuti in questi minuti sulla possibilità che gli Stati Uniti utilizzino un’atomica nelle prossime ore in Iran.
Capisco bene che Donald Trump in questo senso non aiuti a rasserenare gli animi, e che il post in cui annuncia che “questa notte un’intera civiltà morirà” sembri evocare proprio il ricorso all’arma finale, ma è importante mettere i fatti in prospettiva, senza lasciarsi trascinare dall’emotività o dall’ideologia.
Cosa voglio dire? Che stanotte gli americani non useranno il nucleare, né una testata tattica e neanche una strategica. Lo stesso vale per Israele.
Quando si parla di atomica, di norma, il punto di riferimento dovrebbe essere sempre la dottrina di un Paese. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno sviluppato nel tempo una serie di documenti che inquadrano vagamente - perché la deterrenza nucleare, per essere efficace, deve mantenere un profilo di imprevedibilità importante - le condizioni e le circostanze che potrebbero portare Washington a considerare l’uso del nucleare. In questo senso emerge un punto fondamentale: l’arma nucleare non è concepita come strumento “di attacco qualsiasi”, ma come opzione estrema, legata a scenari molto radicali.
Faccio alcuni esempi: gli Stati Uniti considerano accettabile un attacco atomico in presenza dell’uso - o della minaccia - di armi di distruzione di massa contro gli USA o i loro Alleati (beh, almeno fino a qualche anno fa). Concepiscono il ricorso al nucleare in presenza di un rischio per i propri interessi vitali. Ancora, potrebbero utilizzare l’atomica se pensassero di trovarsi nell’imminenza di un attacco biologico da parte di un avversario.
Sono solo alcuni scenari. Ed è guardando a questi scenari che c’è chi sostiene che Donald Trump potrebbe ricalcare in parte quanto fatto a Hiroshima e Nagasaki, usando il nucleare per concludere rapidamente una guerra.
È questo il nostro caso? Non lo è.
Non solo perché gli Stati Uniti e Israele stanno dominando militarmente il conflitto (benché altrove leggiate il contrario), non solo perché i due conflitti sono semplicemente imparagonabili, ma anche perché - a maggior ragione in presenza di un regime di fanatici come quello iraniano - l’impiego del nucleare non garantirebbe la resa del nemico.
Cosa sto dicendo? Che il “gioco” - per quanto possa stridere parlare di gioco quando si discute di nucleare - non vale la candela.
Ricordate: i politici fanno i politici, ma al momento del dunque le forze armate ragionano sempre in termini di costi e benefici. In questo caso un’azione del genere sarebbe non soltanto ingiustificata, ma addirittura controproducente. Perché? Perché il nucleare è di per sé uno strumento che porta con sé conseguenze - eufemismo in arrivo - sproporzionate, difficilmente controllabili e, soprattutto, irreversibili. Ma in questo caso, se possibile, gli effetti collaterali sarebbero ancora più gravi di quanto lo siano già normalmente.
Lasciamo da parte le conseguenze di una tragedia umanitaria e di un disastro ambientale capace di coinvolgere anche gli altri Paesi della regione. Limitandoci soltanto al profilo strategico, gli Stati Uniti non solo non avrebbero garanzia di chiudere il conflitto, ma dovrebbero anche accettare di infrangere il tabù che regge dal 1945, esponendosi al rischio di un’escalation fuori controllo. Di più: così facendo, legittimerebbero l’utilizzo dell’arma atomica anche da parte di altri attori, oggi o domani.
Dunque, cosa vuole ottenere Trump con questo tipo di messaggio? La mia impressione è che The Donald stia sperando di far cedere gli iraniani al tavolo del negoziato. La prima conseguenza di questo tipo di approccio è la seguente: qualora Trump non fosse disposto a dare seguito alla minaccia di bombardare centrali elettriche e ponti iraniani (ovviamente in assenza di un accordo) le conseguenze per la credibilità di questo presidente sarebbero devastanti. Per capirci: anche più di quelle scontate a suo tempo da Barack Obama (e non soltanto) per la linea rossa non fatta rispettare in Siria dopo l'uso di armi chimiche da parte di Assad. Perché? Perché Trump ha alzato la posta - e sta continuando a farlo in questi minuti - evidentemente convinto che il regime sia “sensibile” alle sue minacce.
So bene che molti stanno ora facendo due più due con l’intervista rilasciata oggi dal ministro Crosetto, ma è stato il diretto interessato a chiarire che - più che adombrare l’utilizzo dell’atomica in Iran - le sue parole fossero da leggere come condanna alla rincorsa mondiale verso l’armamento nucleare. Traduco: l’Italia non è in possesso di informazioni di intelligence specifiche che suggeriscano l’impiego imminente di un’atomica in Medio Oriente. Né lo sono gli Alleati. A quest’ora - potete starne certi - avremmo avuto messaggi molto diversi da parte dei leader mondiali.
E quindi? E quindi non minimizzo. Il fatto stesso che io sia qui a dover precisare che nessuno sgancerà una testata nucleare indica la gravità del momento, i tempi incerti in cui siamo chiamati a vivere. Dunque restiamo vigili, ma stanotte, alle 2:00, non vedremo fortunatamente alcun fungo atomico. Questa è una guerra decisiva e rischiosa di suo, non necessita di ulteriore hype.
Ps: questo punto nave è eccezionalmente aperto a tutti. Visti i livelli di ansia ho pensato fosse più corretto rendere disponibile per abbonati e non il mio piccolo contributo al dibattito. I prossimi approfondimenti e i relativi aggiornamenti torneranno a essere ovviamente a disposizione dei soli iscritti. Per chi vuole, per chi ha apprezzato e vuole premiare il mio impegno, si sale a bordo qui: dangelodario.it/iscriviti Vi ringrazio.
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@paolobertolucci @wouldprefernot Forse intende dire che non hai proprio sbagliato. Il maestro è criptico, va interpretato come un oracolo 😊
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Maestro @paolobertolucci sbaglio io oppure ho visto che Jannik prova con grande frequenza il dritto in top che non ha mai usato tanto? Mi ha fatto pensare fosse un accorgimento per i tornei su terra rossa che sono in arrivo.
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Ha ragione al 100%.
Sinner è una benedizione, punto.
E forse davvero non stiamo capendo fino in fondo cosa stiamo vivendo: uno così non capita, arriva.
Un fuoriclasse vero e una persona rara: educato, solido, con principi. E oggi, nello sport di vertice, non è affatto scontato.
E finalmente anche Sky Sport all’altezza: una telecronaca viva, senza la Pero che ammazza ogni sprint.
@SkySport
🦊🔝🇮🇹 #ConJannik
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Potremo disquisire per un paio d'ore sugli aspetti tecnici della partita. Ma la verità è che non me ne frega una mazza di come abbia vinto stanotte.
Quello sarebbe ancora il miglior terzo incomodo che offre la piazza, e ha giocato una partita pazzesca.
Per un decennio ho seguito Djokovic performare spesso e volentieri a cazzo di cane, però alla fine il risultato diceva quasi sempre Djokovic prosegue, il resto a nanna.
Non ci rendiamo conto di quello a cui stiamo assistendo, non ci rendiamo conto che dopo decenni di madonne è capitato proprio a noi.
Ladies and gentlemen..
FROM ITALY, JANNIK SINNER
🦊🇮🇹
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@atrupar Trump looking him like a Komodo dragon looks a little goat for lunch.
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Bravo Manganiello a non fischiare un fallo inesistente che di solito fischiano sempre!
Se si vuole davvero combattere le simulazioni la strada è questa.
#InterAtalanta
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Zappacosta top player ma anche Bernasconi molto bravo!
#LazioAtalanta
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Samardzic è l'anti Ilicic, mi sanguinano gli occhi! #LazioAtalanta
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@Andre_Dalma Grazie sei benvenuto se vuoi diventare dei nostri!
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@eleonora_aloise Ma il pesce non lo potevano attaccare già cucinato?
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Sembra uno di quei team building in cui ti portano a denocciolare le olive per ricalibrare la leadership
#sinner #janniksinner #tennis
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