
Rainer
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Genial, Britta


Austrian participants Gerhard Zeiler and Anna Thalhammer have little to say to media outside Bilderberg in Washington, D.C.


Una burocrate senza mandato popolare, tale Ursula von der Leyen – che deve il suo scranno solo alle trame di palazzo dei leader europei, non a un solo elettore in tutto il continente – ha appena gettato la maschera. Minaccia l’Italia. Pubblicamente. Con sanzioni. Nel caso di un voto “sbagliato”. Parla di “strumenti” già usati “con successo” contro Ungheria e Polonia. Traduzione: chi non indossa il colore politico imposto da Bruxelles verrà affamato, trascinato in tribunale e distrutto dai media. Una donna senza alcuna legittimazione democratica dice a uno Stato sovrano che i suoi cittadini devono votare “bene” – altrimenti scoppia il casino. Non è un appello ai valori europei. È puro autoritarismo esecutivo in completo grigio. I trattati UE non prevedono sanzioni per preferenze politiche. Ma la signora von der Leyen ha deciso che la sua personale idea di “stato di diritto” sovrascrive qualsiasi scelta elettorale nazionale. Un perfetto circolo vizioso, inattaccabile per i giornalisti di corte. E la classe politica tedesca? Si inginocchia. Baerbock, che di solito sbraita su Twitter per ogni violazione dei diritti umani anche lontana, improvvisamente non trova parole. Perché? Perché il “diritto degli italiani di eleggere un governo sgradito” non è nel suo prontuario verde. Troppo scomodo. Göring-Eckardt sta già scrivendo un tweet commosso in cui loda la “chiarezza” di von der Leyen – con tanto di cuoricino, come se fosse una cena romantica. Klingbeil, questa poltiglia politica ambulante, annuisce in silenzio. La SPD sogna da sempre un governo centrale europeo dove nessuno chiede più chi comanda. E Friedrich Merz? L’avvocato costituzionalista, un tempo capace di recitare la Legge Fondamentale a memoria, oggi cancelliere di un paese in declino economico, trova un’elegante formula di circostanza. Non vuole passare per “anti-europeista”, quindi tace. O borbotta qualcosa sulla “solidarietà europea”. Un uomo senza spina dorsale, che non riesce nemmeno a contraddire una burocrate non eletta quando minaccia un paese amico. Patetico. Vergognoso. Dignità da cancelliere? Zero. La TV pubblica tedesca? Sta già preparando il servizio speciale: “La coraggiosa battaglia di von der Leyen per l’Europa”. Un’ora di lodi, accompagnata da pianoforte soft. Interviste con signore dei think tank filo-UE che citano ogni parola della presidente della Commissione come un vangelo. Domande critiche? Metterebbero in dubbio l’UE – e quello è notoriamente “di destra”, quindi tabù. Le ONG di sinistra chiedono “più Europa” perché Bruxelles finanzia i loro sogni verdi più generosamente di qualsiasi contribuente nazionale. Morale: von der Leyen ha gettato la maschera. Non è la custode dei trattati, ma l’esecutrice di un impero politico che non ha bisogno di elezioni. E la politica tedesca? Si inginocchia e ringrazia. Con Merz che è già a terra bocconi. #VonDerLeyen #MinacciaAllItalia #VotoSbagliato #DemocraziaCalpestata #NonEletta #ImperoBruxellese #BaerbockVigliacca #MerzSenzaSpina #TVpubblicaPropaganda








„Ich war die neuntmeistgegoogelte Politikerin letztes Jahr“ to.welt.de/N8eSuRQ


India isn’t chasing targets anymore—it’s smashing them while setting new records at the same time. 150 GW solar crossed. +44.6 GW added in a year (+87% YoY). 50% non-fossil capacity hit 5 years early. “Impossible” wasn’t physics—it was policy lag. ⚡ #Bettrification pv-magazine.com/2026/04/10/ind…






Gestern Abend verwandelte sich der Heldenplatz in Budapest von einer Bühne des Stolzes in ein Epizentrum des Widerstands, als Hauptmann Szilveszter Pálinkás – einst das strahlende Gesicht der ungarischen Rekrutierungskampagne – vor die tobende Menge trat. Es ist der Moment, in dem das System seine eigene Symbolfigur verliert: Der Mann, der junge Ungarn in den Dienst an der Waffe locken sollte, klagt nun die politische Führung an, das Land durch die Nähe zu Moskau wehrlos gemacht zu haben. Die politische Tragweite dieser Szene ist kaum zu überschätzen. Wenn ein hochdekorierter Offizier und Whistleblower die Haltung der Regierung zum Ukraine-Krieg als „absoluten Witz“ bezeichnet, bricht er das Tabu der Loyalität, auf dem Viktor Orbáns Macht beruht. Pálinkás spricht aus, was viele im Sicherheitsapparat nur hinter vorgehaltener Hand wagen: Die russlandfreundliche Schaukelpolitik schwächt nicht nur die europäische Einheit, sondern untergräbt die nationale Sicherheit Ungarns. Dass dieser Protest ausgerechnet kurz vor den entscheidenden Wahlen am 12. April 2026 kulminiert, zeigt, dass die Unzufriedenheit den Kern der staatlichen Institutionen erreicht hat. Das Gesicht der Armee ist zum Gesicht des Umbruchs geworden.







