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@albatutt

milano Beigetreten Aralık 2011
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alba@albatutt·
@SandroRossi_x @mrcllznn Oltre alla perdita di consensi ed al pantano iraniano c’è la famosa sala da ballo coi lavori bloccati e disapprovata da tutti ma che adesso appare indispensabile. Infatti dopo mezz’ora dall’”attentato” il nostro eroe di cosa parla? Della nuova ballroom!
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
La sceneggiata del Washington Hilton   Proviamo a ragionare. Mettiamoci nei panni di Donald Trump qualche giorno fa, quando i suoi consiglieri gli hanno messo davanti il calendario. 25 aprile, sabato, Washington Hilton, cena della White House Correspondents’ Association. L’evento più simbolico del rapporto fra presidenza americana e stampa libera. Una tradizione che dura dal 1921 e che lui, durante il primo mandato, aveva sempre boicottato.   Stavolta no. A marzo aveva annunciato che ci sarebbe andato. Prima volta da presidente. Poi è cominciato il problema. Quasi 500 giornalisti in pensione hanno firmato una petizione che chiedeva all’associazione di “dimostrare con forza l’opposizione agli sforzi di Trump di calpestare la libertà di stampa”. Dan Rather, Jim Acosta, una coalizione di organizzazioni del giornalismo. Tutti pronti a trasformare la cena in un processo pubblico. Niente comico quest’anno, hanno scelto un mentalista, Oz Pearlman, proprio per evitare il rischio di un monologo che facesse a pezzi il presidente in mondovisione su CNN e C-SPAN. Il problema vero erano i premi. Il Wall Street Journal, lo stesso giornale che Trump ha querelato per la storia della lettera di compleanno a Epstein, doveva ricevere il Katharine Graham Award. Davanti a lui. Sul palco. Causa archiviata da un giudice poche settimane fa, peraltro.   Mettetevi nei suoi panni. Non puoi non andare, perché dopo aver annunciato la presenza un dietrofront sarebbe stato letto come fuga. Andare significava starsene seduto mentre la sala applaudiva il giornale che ha pubblicato la sua firma sulla letterina a un pedofilo. Significava sopportare le ovazioni alla First Amendment proprio mentre il suo Dipartimento di Giustizia processa Don Lemon e Georgia Fort, l’FBI ha perquisito casa di una giornalista del Washington Post, Voice of America è stata smantellata, PBS e NPR definanziate, l’AP cacciata dagli eventi presidenziali per la storia del Golfo del Messico. Tutto questo lì, davanti, in diretta.   Una mattanza politica. Un disastro. Che si fa.   Si fa che, verso le nove di sera del 25 aprile, guarda un po’, un uomo di trentuno anni, Cole Allen, di Torrance, California, si presenta al checkpoint del Washington Hilton “armato di multiple armi”. Multiple. Plurale. Eppure il magnetometro, evidentemente distratto, lo lascia passare. Carica, spara, viene “abbattuto” dal Secret Service. Un agente colpito al petto, salvato dal giubbotto. “Il giubbotto ha fatto il suo lavoro”, dice Trump poco dopo dalla Casa Bianca, in conferenza stampa, con quel sorrisetto del bambino che ha appena rotto il vaso e sa che gliela faranno passare liscia. Il presidente è stato evacuato. La cena sospesa. I premi mai consegnati. Il discorso del Wall Street Journal mai pronunciato. Il mentalista mai salito sul palco. Una sfortuna nera, davvero.   Trump dirà di aver “combattuto come un leone” per restare. Naturalmente. Posterà su Truth Social le foto del presunto attentatore steso a terra, e il video di sorveglianza dell’episodio. Tutto già pronto, tutto già montato, in tempi che neanche la regia di un reality. Definirà l’uomo “lupo solitario”, che è la formula magica che si usa quando non si vuole indagare oltre. Modi, Takaichi, Sheinbaum manderanno messaggi di condanna e sollievo. Il vicedirettore del Secret Service Quinn parlerà di “vile attentato a una tragedia nazionale”. Tutti parleranno per giorni del coraggio del presidente, della violenza politica contro Trump, del terzo attentato dopo Butler e West Palm Beach. Nessuno parlerà del premio al Wall Street Journal. Nessuno parlerà della petizione dei 500 giornalisti. Nessuno parlerà di Epstein.   Funziona. Funziona benissimo.   Strano, no. Strano questo tempismo. Strana questa coincidenza per cui un attentatore decide di colpire proprio nella sera in cui Trump aveva tutto da perdere e niente da guadagnare a presentarsi. Strano questo magnetometro che lascia passare un uomo “armato di multiple armi”, in uno degli eventi più sorvegliati dell’anno, dove ci sono presidente, vicepresidente, gabinetto, speaker della Camera, mezza Washington. Strano questo agente colpito al petto che però sta benissimo. Strano che l’attentatore sia vivo, in custodia, ferito ma vivo, pronto a essere processato lunedì da Jeanine Pirro, già giudice, già conduttrice Fox News, oggi procuratrice federale del Distretto di Columbia per nomina trumpiana. Una garanzia di terzietà.   Sia chiaro. Nessuno sta dicendo che Trump abbia organizzato un finto attentato. Per carità. Si dice solo che, se uno volesse organizzare un finto attentato per uscire da una serata politicamente catastrofica trasformandosi nella vittima invece che nell’imputato, otterrebbe esattamente quello che è successo ieri sera al Washington Hilton. Esattamente. Stessa scena, stesso copione, stesso epilogo. Con un giubbotto antiproiettile che fa il suo lavoro, naturalmente. Sempre.   Però magari è solo una coincidenza. Magari Cole Allen è davvero un lupo solitario uscito dal nulla proprio quella sera, proprio in quel posto, proprio al checkpoint, proprio mentre il presidente stava per essere umiliato in diretta nazionale, proprio con armi multiple, proprio davanti agli unici agenti del Secret Service che riescono a sparare senza uccidere il bersaglio. Magari. Tutto può essere.   E poi, diciamocelo, perché mai Donald Trump dovrebbe inscenare un attentato. Lui che ha sempre avuto un rapporto così schietto con la verità. Lui che non ha mai sfruttato un’immagine, mai gonfiato un numero, mai inventato un nemico. Lui che a Butler, sangue sull’orecchio e pugno alzato, fece quella foto perfetta in due secondi, tre quarti di profilo, bandiera dietro, fotografo posizionato giusto. Improvvisazione pura. Genio del momento. Mai una regia, mai un calcolo. Un uomo semplice.   Quindi sì, certamente. Attentato vero. Cole Allen lupo solitario. Magnetometro distratto. Giubbotto miracoloso. Procuratrice imparziale. Tempismo casuale. Tutto perfettamente normale.   Continuate pure ad applaudire. Ha funzionato anche stavolta.
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giannino
giannino@smelfnew·
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Anton Gerashchenko
Anton Gerashchenko@Gerashchenko_en·
‼️Two British Air Force Eurofighter Typhoon aircraft based in Romania shot down Russian drones over Ukrainian territory - Romania Defense Ministry. Groundbreaking. P.S. Very grateful to Romania for clearly stating that it was a Russian attack against Ukrainian civilian targets
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Massimiliano Coccia
Massimiliano Coccia@maxcoccia·
Ma soprattutto chi è il tizio che ferma ed estromette dal corteo l’attivo pro-Europa e pro-Ucraina? È Giacomo Marchetti, di Contropiano.org, un giornalaccio on-line russobruno. Marchetti è fan del regime della Corea del Nord. Qui una sua corrispondenza: contropiano.org/altro/2019/10/…
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Piercamillo Falasca 🇮🇹🇪🇺
Non credete alla propaganda dei leghisti e dei cinquestelle. L’Italia non può permettersi né il debito facile (da sforamento del Patto di stabilità) né il gas russo. Entrambi sono trappole che ci rendono più poveri e meno liberi. L’Europa unita non è una gabbia, è l’unico strumento con cui un Paese da 138% di debito può avere ancora peso nel mondo. Ed è l’unico scudo contro il tentativo pressante della Russia di infiltrarsi e condizionare la nostra democrazia.
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Massimiliano Di Mario
Massimiliano Di Mario@Massi_DiMario·
🚨 Più gas per tutti, senza Hormuz e senza 🇷🇺 Putin. La scoperta dell'italiana 🇮🇹 Eni, che può aiutare il mercato. Dopo l’Africa prosegue il cammino per la diversificazione dei baricentri energetici. 1/7
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jacopo iacoboni
jacopo iacoboni@jacopo_iacoboni·
Per il degrado dell’Italia ci manca solo che la nazionale di calcio vada ai mondiali su concessione di Zampolli Trump e Infantino 👇🏿 ft.com/content/1ff3a3…
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L’Atlantista 🇮🇹🇺🇦
Per quanto riguarda il caso degli insulti del principale propagandista russo Solovyov contro la Meloni. Figuratevi se mi frega qualcosa di quello che scrive l’ambasciata della Russia in Italia, ma qui proprio non posso non dire nulla sul viscido tentativo dei russi di ingannare il pubblico, italiano in questo caso. Ebbene sappiate che la trasmissione “Solovyov Live” durante cui sono stati pronunciati gli insulti non è il blog personale di Vladimir Solovyov ma è una trasmissione al 100% posseduta da VGTRK, cioè il broadcaster statale russo che trasmette la propaganda TV a uso interno. Le posizioni espresse durante questo programma, specialmente quelle uscenti dalla bocca del suo conduttore, sono le posizioni russe ufficiali e nient’altro.
L’Atlantista 🇮🇹🇺🇦 tweet media
L’Atlantista 🇮🇹🇺🇦@Latlantista

Molti impareranno a conoscere e odiare il capo propagandista di tutta la Russia, Solovyov, adesso che ha chiamato il primo ministro Meloni “la vergogna della razza umana”, “cattiva donnuccia” e tutto il resto; offese talmente gravi da far svegliare anche la Farnesina. Io personalmente conosco questo personaggio abbietto fin da quando, nel 2019, ho scoperto che possedeva (per fortuna non più) una villa sul lago di Como. All’epoca mi sono un po’ indignato e stranito, ma c’è da dire che parlare di minaccia russa allora veniva visto un po’ come parlare di extraterrestri. Io stesso non credevo che la Russia sarebbe arrivata a muovere una guerra convenzionale e frontale in piena Europa.

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Marco Fattorini
Marco Fattorini@MarcoFattorini·
L’ambasciatore russo a Roma, Alexey Paramonov, dice che «le autorità italiane hanno preso una cantonata» su Solovyev «giornalista assai capace», che ha fatto «valutazioni personali, emotive e private». Poi il gran finale: «Il tentativo di gonfiare quest'episodio fino a trasformarlo in uno scandalo internazionale è il risultato dell’azione, all’interno del cosiddetto deep State italiano, di forze antirusse legate all’Ucraina».
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Mariska den Eelden 🇪🇺🇳🇱
🇪🇺🇮🇹 Big rift with Washington; Italy's Defence Minister Crosetto says Meloni wants to move forward with the European Defence Union and wrote a letter to counterparts in Europe. "Macron is right, to be free you have to be feared"
Mariska den Eelden 🇪🇺🇳🇱 tweet media
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Marco Fattorini
Marco Fattorini@MarcoFattorini·
Il capo propagandista del Cremlino, Vladimir Solovyev, insulta Giorgia Meloni in russo e in italiano: «Vergogna della razza umana, idiota patentata, bestia, PuttaMeloni, feccia fascista, tradimento è il suo secondo nome». Com’era quella storia che la Russia non è nostra nemica?
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Carlo Calenda
Carlo Calenda@CarloCalenda·
Questo delinquente, complice di un dittatore assassino pronuncia frasi irripetibili contro la Presidente del Consiglio a cui va la nostra incondizionata solidarietà. Si spera che passi la voglia di invitarlo nelle trasmissioni tv italiane con la scusa di “dare la parola a tutti”.
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Ultimora.net
Ultimora.net@ultimoranet·
Trump: "Avrei vinto la guerra del Vietnam molto rapidamente se fossi stato presidente. Guardate il Venezuela: l'ho conquistato in 45 minuti". E su Tim Cook: "Sono rimasto molto impressionato dal fatto che il capo di Apple mi abbia chiamato per 'baciarmi il culo'"
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alba
alba@albatutt·
@dariodangelo91 Inutile commentare tanto tra qualche ora dirà l’opposto. Sul piano del “deal” poi stanno trattando con i migliori commercianti da millenni,la vedo difficile onestamente
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Dario D'Angelo
Dario D'Angelo@dariodangelo91·
🚨🪖🇺🇸🇮🇱🇮🇷 Donald Trump: "Il DEAL che stiamo facendo con l’Iran sarà DI GRAN LUNGA MIGLIORE del JCPOA, comunemente noto come “Accordo nucleare con l’Iran”, scritto da Barack Hussein Obama e da Joe Biden, uno dei peggiori accordi mai fatti per quanto riguarda la sicurezza del nostro Paese. Era una strada garantita verso un’arma nucleare, cosa che non accadrà, e non può accadere, con l’accordo su cui stiamo lavorando. Hanno addirittura dato 1,7 miliardi di dollari in contanti “VERDI”, caricati su un Boeing 757 e fatti volare in Iran perché la leadership iraniana li spendesse come voleva. Ha svuotato tutte le banche di Washington D.C., Virginia e Maryland. Quei banchieri hanno detto di non aver mai visto nulla di simile prima. Inoltre, centinaia di miliardi di dollari sono stati pagati all’Iran. Se non avessi posto fine a quell’“accordo”, le armi nucleari sarebbero state usate contro Israele e in tutto il Medio Oriente, incluse le nostre preziose basi militari statunitensi. Le Fake News, come il “giornalista” peso leggero del Washington Post, David Ignatius, amano parlare del JCPOA, sapendo che era PERICOLOSO e una completa vergogna per il nostro Paese. Se un accordo avverrà sotto “TRUMP”, garantirà pace, sicurezza e protezione, non solo per Israele e il Medio Oriente, ma anche per Europa, America e tutto il resto del mondo. Sarà qualcosa di cui l’intero mondo sarà orgoglioso, invece degli anni di imbarazzo e umiliazione che siamo stati costretti a subire a causa di una leadership incompetente e codarda!".
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alba@albatutt·
@francescoproia Al massimo farà dei blitz tipo quello per il recupero del pilota (e di qualcos’altro) ma non credo uno sbarco di massa
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Quintus Poppaedius Silo
Quintus Poppaedius Silo@francescoproia·
Sondaggio veloce veloce: secondo voi a questo punto, quante sono le possibilità che Trump ricorra ai "boot on the ground" in Iran?
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alba@albatutt·
@Latlantista @marcopalears Altro che “togli e metti”, sono queste le sanzioni giuste e definitive che funzionano
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L’Atlantista 🇮🇹🇺🇦
E mentre ieri mattina i russi sostenevano che l’incendio alla raffineria di Tuapse fosse stato spento, stanotte l’Ucraina l’ha definitivamente eliminata (la raffineria). Non esistono attacchi più importanti per la pace globale di quelli contro le raffinerie in Russia.
L’Atlantista 🇮🇹🇺🇦@Latlantista

Raffineria di Tuapse, Russia meridionale. La situazione si è evoluta “secondo i piani” pure durante il secondo giorno dopo l’attacco, come vedete. Buonanotte.

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cginisty
cginisty@cginisty·
🔴 Le WSJ révèle ce qui se passe vraiment derrière les fanfaronnades de Trump sur la guerre en Iran. C'est plus inquiétant que tout ce que l'on imaginait. Un matin de Pâques, Donald Trump poste depuis ses appartements de la Maison Blanche : "Open the Fuckin' Strait, you crazy bastards, or you'll be living in Hell" (Ouvrez ce p*** de détroit, bande de bâtards, ou vous connaîtrez les enfers) accompagné d'une prière islamique. Le monde entier est sidéré. Les marchés tremblent. Les alliés appellent. Les sénateurs républicains et les leaders chrétiens interrogent la Maison Blanche : pourquoi le F-word ? Pourquoi "Praise be to Allah", le matin de Pâques ? Quand un conseiller lui pose la question plus tard, Trump dit qu'il a eu l'idée tout seul. Il voulait sembler aussi instable et insultant que possible pour forcer les Iraniens à négocier. Puis il se retourne vers ses conseillers et pose la question qui révèle tout : "How's it playing ?" (Est-ce que ça fonctionne ?) Et ce n'est pas fini. Voilà ce que nous apprend ou nous confirme l'article que le Wall Street Journal vient de publier. Il est tenu à l'écart de sa propre salle de crise. Quand deux aviateurs américains sont abattus en Iran et qu'une opération de sauvetage à haut risque est lancée, ses aides excluent le Président des États-Unis de la salle de crise. Ils lui téléphonent aux "moments significatifs." La raison invoquée : "son impatience ne serait pas utile." Le commandant en chef d'une guerre est géré comme un enfant imprévisible qu'on tient à l'écart pendant les moments critiques. Ses déclarations les plus explosives ne font partie d'aucun plan. Le tweet de Pâques improvisé, la menace de "tuer une civilisation entière" en 12 heures est improvisée aussi et ne faisait en aucun cas partie d'un plan de sécurité nationale. Dans les deux cas : aucune concertation avec l'équipe de sécurité nationale ou qui que ce soit. Juste Trump, seul, avec son téléphone, en train de remodeler l'ordre mondial à coups de posts sur Truth Social. Il est hanté par Jimmy Carter. Depuis le début du conflit, le spectre de 1979 le hante. La crise des otages. Les hélicoptères échoués dans le désert. La présidence détruite. Il en parle en boucle à ses conseillers, aux législateurs républicains. "Si vous regardez ce qui s'est passé avec Jimmy Carter... avec les hélicoptères et les otages, ça leur a coûté l'élection." Il a refusé une opération militaire clé par peur des pertes. Ses généraux lui ont proposé de prendre l'île de Kharg, point de départ de 90% des exportations pétrolières iraniennes. Il n'a pas voulu en entendre parler. Par contre, il s'occupe de son "ballroom" pendant les crises. Pendant que le monde attend son ultimatum de "détruire la civilisation iranienne", Trump sort les plans de son ballroom en construction sur les pelouses de la Maison Blanche. Il a des réunions plusieurs fois par semaine sur le sujet. Il se considère comme le "maître d'œuvre général." Le soir où il menace de détruire une nation de 90 millions d'habitants, il montre à des donateurs les dessins du trou qu'on va creuser sous la Maison Blanche. Il se montre émerveillé par tout ce qu'on pourrait construire en dessous. Il envisage de se décerner lui-même la Medal of Honor. La plus haute distinction militaire américaine, décernée pour bravoure et sacrifice au péril de sa vie. Devant des donateurs et des membres du staff, Trump évoque publiquement le fait qu'il la mérite. Sa justification ? Lors d'un vol en Irak pendant son premier mandat, l'avion a atterri dans le noir sur une piste non éclairée. Il a eu très peur. Les pilotes l'ont rassuré et ils ont atterri. Son conseiller juridique présent dans la pièce dit que la règle ne le permettrait pas. Karoline Leavitt assure qu'il plaisantait. Ses propres aides lui filtrent la réalité. Susie Wiles, sa chef de cabinet, a dû exhorter ses collègues à être "plus francs avec le patron" parce qu'ils lui donnaient systématiquement une vision trop rose de la situation pour ne pas le contrarier. Dans Le Pantin de la Maison Blanche, j'analyse comment le pouvoir réel dans cette administration est exercé non pas par le Président mais par les conseillers qui le gèrent, le filtrent et corrigent ses improvisations. Cet article du WSJ en est la démonstration la plus clinique à ce jour : un dirigeant exclu de sa propre salle de crise, dont les déclarations de guerre sont des improvisations solitaires, qui mesure ses décisions géopolitiques à leur popularité personnelle, et qui, au cœur de la crise la plus grave de son mandat, demande à voir les plans de son ballroom. Ce n'est pas la description d'un commandant en chef. C'est la description d'un pantin. L'article du @wsj_com : wsj.com/politics/natio… 📖 Le Pantin de la Maison Blanche → amazon.fr/dp/B0GPCCMS68/
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Cris 🇺🇦🇪🇺🚁
Cris 🇺🇦🇪🇺🚁@Cris_quella·
In un paese normale, verrebbero svolte indagini molto serie sulla devozione di Salvini e Conte a Putin.
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