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Meloni vola a Riyad in piena crisi mediorientale. Con la figlia. A Pasqua. La bambina non era mai stata in Arabia Saudita. Una coincidenza fortunata, il timing. La crisi che esplode proprio quando le scuole chiudono.
Bin Salman l’ha ricevuta con la cortesia che si riserva a chi non sposta nulla. Un tè, due foto, un comunicato sulla “cooperazione strategica”. L’Italia nel Medio Oriente pesa come un tovagliolo in una tempesta di sabbia.
Magari al ritorno passa da Dubai. Non si sa mai, potrebbe incontrare qualche ministro della difesa. O un bel resort con piscina.
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Ieri ho fatto alcune proposte in TV per rilanciare il calcio italiano. Il collega senatore di Forza Italia, Claudio Lotito, ha risposto attaccandomi sul piano personale. Lotito è anche il presidente della Lazio ed è per me uno dei simboli del fallimento del sistema del calcio di questo Paese. Il senatore di Forza Italia ha poi detto che io uso lui per avere visibilità visto che in Italia non mi conosce nessuno. E mi ha detto che dovrei imparare da lui a fare il senatore. È tutto bellissimo, amici. I tifosi sanno bene che cosa ha fatto Lotito nel calcio in questi anni. Non tutti i cittadini italiani, però, sanno cosa fa Lotito tutti i giorni in Senato. Agevolo documentazione fotografica. Questa è la classe dirigente che vorrebbe darmi lezioni, e passi. Ma questa è soprattutto la classe dirigente della maggioranza che governa l’Italia nel pieno della crisi. Buona Notte!

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La questione morale
C’è un momento preciso in cui smetti di credere. Non è un momento drammatico. Non è una rivelazione. È più simile a un’erosione, una cosa lenta che ti lavora dentro per anni finché un giorno ti accorgi che non ti importa più. Che il telegiornale lo cambi. Che il nome del ministro non lo ricordi. Che alle elezioni ci vai per abitudine, se ci vai, e metti una croce come si butta una moneta in una fontana. Senza convinzione, senza speranza.
La politica italiana ha perso il popolo. Non per caso, non per sfortuna. Lo ha perso perché ha fatto di tutto per perderlo.
Partiamo dall’immunità parlamentare. I padri costituenti la pensarono come uno scudo per proteggere il parlamentare nell’esercizio delle sue funzioni. Un principio sacrosanto, nato dall’esperienza del fascismo: il potere esecutivo non doveva poter intimidire chi rappresentava il popolo. Era una garanzia democratica, non un privilegio personale. Oggi quell’istituto è diventato qualcosa di irriconoscibile. L’immunità è stata stirata, allargata, interpretata fino a coprire qualsiasi cosa. Reati comuni, comportamenti che manderebbero in galera qualsiasi cittadino, condotte che in qualsiasi azienda privata ti farebbero licenziare in tronco. Il parlamentare ne esce sempre pulito. Sempre.
Il meccanismo è perfetto nella sua oscenità. Quando un parlamentare finisce davanti alla Giunta per le autorizzazioni, non è la giustizia a decidere. È la politica. I suoi colleghi. Gente che domani potrebbe trovarsi nella stessa situazione. Il risultato lo conosciamo tutti: una mano lava l’altra. Oggi salvo te, domani salvi me. Non importa se sei di destra o di sinistra. Il corporativismo parlamentare è trasversale, è il vero partito unico italiano. Il PD che vota per piazzare Gasparri in commissione Sicurezza, salvandogli la poltrona, non è un incidente. È il sistema. Cane non mangia cane.
La Santanchè è ancora al suo posto. Delmastro è ancora al suo posto. La Montaruli è ancora al suo posto. Persone con procedimenti penali, con condotte che in qualsiasi democrazia matura avrebbero prodotto dimissioni immediate. Non in Italia. In Italia resti, resisti, ti aggrappi alla poltrona e aspetti che passi la tempesta mediatica. Perché passa sempre.
Poi ci sono i soldi. Le retribuzioni dei parlamentari italiani sono tra le più alte del mondo occidentale. Lo sanno tutti. Quello che la gente percepisce ma non riesce a quantificare è il resto: il mutuo a tasso vicino allo zero mentre tu paghi il tre per cento, la pensione dopo quattro anni e mezzo di legislatura mentre tu lavori quarant’anni sperando che non ti spostino l’asticella un’altra volta. I rimborsi, le consulenze per gli amici, le fidanzate sistemate, gli amichetti piazzati. Il valore reale di un seggio parlamentare è incalcolabile. Non perché sia alto. Perché è nascosto.
La gente queste cose le vede. Non le legge sui giornali, le sente sulla propria pelle. Fai la spesa e spendi il doppio di cinque anni fa. Il tuo stipendio è fermo al 2015. La sanità pubblica ti dà un appuntamento tra otto mesi e devi pagare il privato. Tuo figlio laureato con lode manda curricula nel vuoto. Poi accendi la televisione e vedi questi che si insultano, che mettono in piazza le amanti, che parlano di morale con la bocca piena, che litigano su chi odiare oggi.
Chi si stufa per primo, chi smette per primo di votare, non è il professionista del centro di Milano. È l’operaio di Taranto. La commessa di Catania. Il pensionato di Napoli con seicento euro al mese. La disaffezione non è democratica: colpisce più forte chi ha meno strumenti per difendersi, chi dalla politica avrebbe più bisogno e dalla politica riceve meno di tutti.
Un anno lo sopporti. Cinque li sopporti. Dieci, forse. Vent’anni no. Vent’anni di politica costruita sull’odio, sulla contrapposizione identitaria, sulla demonizzazione dell’avversario. Senza proposte vere. Senza visione. Senza persone preparate. Anzi, peggio: con l’istruzione trasformata in un disvalore, la competenza in un sospetto, la cultura in un marchio di élite da cui prendere le distanze. Qui si tocca il punto più profondo: una classe politica che distrugge deliberatamente gli strumenti critici del popolo che dovrebbe rappresentare. Che rende i cittadini incapaci di giudicarla e poi si lamenta che non la giudicano abbastanza. È il governo dei peggiori che si autolegittima smontando pezzo per pezzo la capacità di pensiero di chi lo subisce.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. L’Italia è l’ultimo paese in Europa per crescita economica. L’ultimo. Nonostante i miliardi del PNRR, nonostante le risorse europee, nonostante un tessuto imprenditoriale che resiste per miracolo. Perché nessuno si è mai posto il problema di come sarà questo paese tra vent’anni. Nessuno ha mai pensato a una politica industriale seria, a una riforma fiscale vera, a un piano energetico che non fosse una toppa elettorale. L’unico orizzonte è la prossima elezione. L’unica domanda è: cosa riesco a prendere adesso.
Questa è la questione morale. Non è un concetto astratto, non è un sermone da intellettuali. È la frattura concreta, quotidiana, tra chi governa e chi viene governato. È il motivo per cui milioni di italiani non votano più. Non per pigrizia, non per ignoranza. Per disgusto. Per la consapevolezza lucida, dolorosa, razionale che chiunque vinca non cambierà nulla. Che il sistema si autoprotegge. Che destra e sinistra, quando si tratta dei propri privilegi, sono la stessa cosa.
“Ma perché devo votare? Che me ne frega a me. Tanto questi mangiano, mangiano sempre.”
Non è qualunquismo. È la resa di un popolo che ha capito il gioco. Se non arriva una classe politica nuova, gente che si preoccupa dell’Italia e non del proprio seggio, gente che guarda ai prossimi trent’anni e non alle prossime regionali, questa frattura diventerà irreversibile. La società civile e la politica divergono ogni giorno di più. La politica parla da sola, ormai. In un palazzo vuoto. Fuori la vita va avanti senza di lei. Senza nemmeno più la rabbia. Solo stanchezza.
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🚨NEW: Donald Trump has attacked rock legend Bruce Springsteen in a new social media post, calling him "a total loser who spews hate."
RETWEET if you stand with @Springsteen against Trump!

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@eleonora_aloise @Eccalla 😂😂😂😂 ma sei proprio pirla! (Affettuosamente in milanese)
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Per me succederà una cosa che non voglio dire ma quando succederà io dirò eh l’avevo detto e voi direte no non l’avevi detto e in effetti non l’avevo detto e quindi niente
#tennis #rolexmontecarlomasters #sinner

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Hanno chiesto a Silvia Salis un commento sulla sospensione di 32 parlamentari "colpevoli" di aver fermato una conferenza di neonazisti e neofascisti in Parlamento.
E lei, con poche e semplici parole, ha detto tutto quello che andava detto:
"Forse mi sbaglio ma il centro sociale di Casapound a Roma non è stato ancora sgomberato? Però danno dei giorni di sospensione ai parlamentari che occupano una sala.
Forse bisognerebbe partire dal centro sociale di Casapound prima di dare questo tipo di sanzioni.
Però siamo in un Paese dove si sgomberano i centri sociali ma ci si scorda dei centri sociali di estrema destra".
Semplice, lineare. Difficile aggiungere altro, ha già detto tutto.

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@eleonora_aloise @ilriformista 👏👏👏👏👏 ma temo che il barile non abbia fondo!
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@ilriformista pena di morte un errore di comunicazione? Questo titolo è il punto moralmente più basso del giornalismo mondiale
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Israele, perché la pena di morte è un errore di comunicazione: più odio contro lo Stato ebraico
ilriformista.it/israele-perche…
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Basta soldi nostri a questi cialtroni. È partita la raccolta firma di "schierarsi" per indire un referendum per l'abolizione del finanziamento pubblico ai giornali.
bastasoldiaigiornali.it/?fbclid=IwVERD…
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"Punto ad avere il meglio in ogni ambito. Oggettivamente non ci sarà nulla da dire sulla serietà delle persone che ho in mente". Così, nel 2022, #Meloni parlava dei suoi futuri ministri. Invece ha costruito la più indecente squadra di governo della storia della Repubblica.
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Lo stavo aspettando.....Vieni avanti cretino
Causa cedimento strutturale crolla la paratoia e i campionati Italiani di Bob,Slittino e Skeleton
non si disputeranno.
Tutto bene idiota?
@matteosalvinimi

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