🎮Nicola

11.9K posts

🎮Nicola banner
🎮Nicola

🎮Nicola

@niraco17

Studio, lavoro e colleziono articoli per @GameSourceIT | 32 | 🇳🇴 Tromso 🔴⚪ Dylan Dog |

Torino, Piemonte Beigetreten Temmuz 2021
2.9K Folgt2K Follower
Angehefteter Tweet
🎮Nicola
🎮Nicola@niraco17·
Credo davvero nella forza di questa piattaforma e dare visibilità ai piccoli sviluppatori è fondamentale per far emergere idee nuove e proposte brillanti. Se stai lavorando a un progetto, scrivimi qui, voglio scoprire e raccontare il tuo gioco. #indie #solodev #indiegame #indipendentgame #gamedev #gaming #indiedev
Italiano
0
1
22
1K
🎮Nicola
🎮Nicola@niraco17·
@j3ncer Sì, appena ti danno la missione è snervante
Italiano
1
0
1
22
尺卂丨匚卄ㄩ
@niraco17 Si infatti ci tornerò dopo, anche perché con un colpo mi uccideva letteralmente era un soul
Italiano
1
0
1
111
Crimson Desert
Crimson Desert@CrimsonDesert_·
We are currently investigating an issue where Steam pre-order purchasers are unable to claim their pre-order bonus and deluxe pack items. We sincerely apologize for the inconvenience and will get back to you as quickly as possible with an update.
English
373
137
4K
216.5K
🎮Nicola
🎮Nicola@niraco17·
Sul canale Telegram ho buttato giù di pancia qualche impressione iniziale, dopo un’oretta e mezza circa su Crimson Desert. t.me/+SYlaKNSuh9Y4Y…
🎮Nicola tweet media🎮Nicola tweet media
Italiano
2
0
7
2.8K
🎮Nicola
🎮Nicola@niraco17·
@TangeCla Dove la fanno? Che bella (ti viene comoda da casa tua eh)
Italiano
1
0
0
28
✨ Q•roja ✨
✨ Q•roja ✨@TangeCla·
@niraco17 Siiii voglio andare nella biblio nuova che costruiscono al Valentino
Italiano
1
0
1
38
🎮Nicola
🎮Nicola@niraco17·
@MezzoSangue7 Finale leggermente sciapo, d’accordo con te, ma comunque bellissimo il gioco
Italiano
0
0
1
6
MezzoSangue
MezzoSangue@MezzoSangue7·
@niraco17 ho visto che c'è anche cairn, finito di recente veramente un giocone. non sono convinto del finale ma il gioco in tutti i suoi aspetti è eccellente
Italiano
1
0
1
40
🎮Nicola
🎮Nicola@niraco17·
Il nuovo Castlevania: Belmont's Curse sarà tra i protagonisti del Triple-i Initiative Showcase, evento dedicato alle produzioni indie e AA più ambiziose, con oltre 40 giochi tra reveal e aggiornamenti. Cosa vi aspettate da questo nuovo capitolo? Un titolo che richiami la vecchia formula o qualcosa di più moderno? (Niente roguelite, per fortuna)
🎮Nicola tweet media🎮Nicola tweet media
Italiano
2
0
16
713
🎮Nicola
🎮Nicola@niraco17·
@magneto_pulse Devi assolutamente giocare tutti gli altri (scherzo, l’intera trama di Castlevania è veramente contorta). Il mio consiglio è di provare qualcuno precedente a SOTN
Italiano
0
0
0
12
magneto
magneto@magneto_pulse·
@niraco17 Che serve giocare a tutti gli altri? Io ho giocato solo a Symphony of the night
Italiano
1
0
1
38
🎮Nicola
🎮Nicola@niraco17·
@_jakke_00 Sul canale Telegram ho scritto qualche impressione preliminare
Italiano
0
0
0
41
🎮Nicola
🎮Nicola@niraco17·
Questo ha scritto un testo di 4000 caratteri e non c’è una cosa UNA che abbia senso
Bartolomeo Mitraglia@BMitraglia

La Generazione Zeta ha rotto le palle - di Roberto Riccardi Svogliati. Permalosi. Presuntuosi. Inaffidabili. Incapaci di sostenere una conversazione professionale, di rispondere a una mail entro sera, di presentarsi puntuali, di vestirsi in modo appropriato, di accettare una critica senza crollare emotivamente. Pretendono lo smart working al primo giorno. L'aumento al terzo mese. La flessibilità come diritto di nascita. Non hanno mai prodotto niente ma esigono tutto, con la sicumera di chi confonde i capricci con i diritti e la pigrizia con l'illuminazione. La Generazione Zeta ha rotto le palle. E non lo dicono i soliti editorialisti rancorosi. Lo dicono i colleghi. I quarantenni che ogni sera rispondono alle mail che il collega Zeta ha ignorato, gestiscono il cliente lasciato in attesa, si sobbarcano gli straordinari rifiutati in nome del sacrosanto "bilanciamento vita-lavoro". Quelli che alle sette di sera cercano di rintracciare il collega Zeta sul telefono aziendale e scoprono che già all'imbrunire è irraggiungibile. Sono loro a pagarne il prezzo. E sono stufi. Sono i nati tra il 1997 e il 2010. I primi veri nativi digitali, cresciuti con lo smartphone in culla e i social come biberon. Hanno attraversato la pandemia in pigiama, frequentato l'università da remoto e ne sono usciti convinti che il mondo funzioni così: dalla poltrona, a propri tempi, senza che nessuno abbia il diritto di chiedergli nulla. Si autodefiniscono la generazione più consapevole della storia. Quella che ha capito, a differenza dei padri schiavi del lavoro e dei nonni piegati dalla fatica, che la vita non si esaurisce in ufficio. Che il benessere viene prima della carriera. Che la salute mentale è sacra. Bellissimo. Peccato che questa illuminazione arrivi da gente che a trent'anni si fa ancora lavare le mutande dalla madre. Un caso su tutti, finito sui giornali di mezzo mondo e diventato virale con ventisette milioni di visualizzazioni. Un neoassunto viene convocato dal capo a una riunione alle otto del mattino. Riunione trimestrale, comunicata in fase di assunzione. Il ragazzo sapeva. Risposta: "non posso venire, ho il corso in palestra. Il mio equilibrio psicofisico viene prima". Prima della riunione, prima dell'azienda che lo paga, prima del capo che lo ha scelto e assunto, prima di quella roba antica e desueta che le generazioni precedenti chiamavano senso del dovere. La cosa più rivelatrice non è stata la sfrontatezza. È stata la reazione dei coetanei: aveva ragione lui. I numeri confermano la sentenza. Sei aziende su dieci hanno già licenziato neolaureati Zeta nel giro di pochi mesi. Mancanza di motivazione per il 50%, scarsa professionalità per il 46%, incapacità di comunicare per il 39%. Il 75% dei datori di lavoro li giudica insoddisfacenti. Uno su sei non vuole più assumerli. Risultato: l'età media di assunzione è salita a 42 anni, le assunzioni di over 65 sono esplose dell'80%, quelle degli under 25 sono crollate. Le aziende preferiscono il settantenne che si presenta puntuale al ventenne che manda un vocale per dire che arriva tardi perché ha lo yoga. Ma perché tutta questa svogliatezza? La risposta non è generazionale: è sistemica. Si è prodotta una generazione senza addestramento alla frustrazione, senza autonomia materiale e senza interiorizzazione del dovere. Adulti anagrafici che funzionano come adolescenti permanenti. E il dato lo conferma: il 79% dei giovani italiani tra i 20 e i 29 anni vive ancora con i genitori. Peggio di noi solo la Corea del Sud. In Danimarca sono il 12%. In Germania il 33%. Il Censis ha contato oltre tre milioni di trentenni ancora nel nido. Di questi, il 63% lavora. Lavora e resta. Perché andarsene significherebbe diventare adulti. E diventare adulti non è previsto dal programma. Il 72% dei giovani disoccupati vive interamente sulle spalle della famiglia. Ma il dato più indecente riguarda chi un lavoro ce l'ha: il 62% ha comunque bisogno del sostegno economico dei genitori. Il 30% degli under 30 dipende ancora dalla paghetta. A trent'anni. Con la paghetta. Mentre posta su Instagram storie di aperitivi al tramonto e filosofia spicciola sul diritto alla felicità. Li hanno definiti la “Generazione Cavalletta”. Perché stanno divorando tutto quello che nonni e genitori hanno costruito con decenni di sacrificio. Sono la prima generazione della storia che consuma senza produrre, che eredita senza costruire, che pretende senza restituire. Entro il 2030 riceveranno in eredità duemila miliardi di euro. Patrimoni, immobili, investimenti accumulati in una vita di fatica da chi si alzava alle sei senza lamentarsi e non aveva mai sentito parlare di "salute mentale" come alibi per non lavorare. Duemila miliardi nelle mani di chi non ha mai piantato un chiodo. E non fanno figli. Perché fare figli richiede responsabilità, sacrificio, progettualità. Il tasso di fecondità è inchiodato a 1,24 figli per donna, il più basso della storia repubblicana. Il 65% rifiuta i mestieri manuali perché considerati indegni. L'edilizia non trova ricambio. L'autotrasporto è in ginocchio. La ristorazione elemosina personale. Ma il giovane Zeta non si sporca le mani. Aspetta l'offerta giusta, col contratto giusto, lo stipendio giusto, la flessibilità giusta, l'ufficio giusto, il capo giusto. E nel frattempo si fa mantenere. La Generazione Cavalletta non nasce dal nulla. Nasce da genitori che non hanno mai detto no. Che hanno trasformato ogni capriccio in diritto, ogni frustrazione in trauma da evitare, ogni difficoltà in qualcosa da cui proteggere il pupo a ogni costo. Che hanno fatto i compiti al posto loro, telefonato ai professori per contestare un brutto voto, accompagnato il trentenne al colloquio di lavoro. Non è un'iperbole: il 70% dei giovani Zeta ammette di aver chiesto aiuto ai genitori per cercare impiego. Non per un consiglio. Per farselo trovare. Hanno cresciuto figli come piante da appartamento: al caldo, al riparo, senza un alito di vento. E adesso si stupiscono che al primo temporale si spezzano. Parlano di "comfort zone" come il Papa parlerebbe del Vangelo. Hanno ribattezzato la pigrizia "consapevolezza", il parassitismo "equilibrio interiore", l'incapacità "rifiuto di un sistema tossico". Hanno costruito un'intera filosofia per giustificare il fatto di non avere voglia di fare niente. E ci credono pure. Ma arrendersi non è un'opzione. Se il problema è la mancanza di fame, la soluzione è una sola: restituire la fame. I genitori smettano di pagare e giustificare. Fuori di casa a venticinque anni, come in mezza Europa. Le aziende smettano di inseguirli con benefit immeritati: la gavetta esiste e chi l'ha fatta ne è uscito più forte. Si reintroduca un servizio civile o militare obbligatorio, sei mesi di disciplina e convivenza forzata con la realtà. Anzi meglio un anno e lo Stato si chieda come sia possibile che un trentenne sano e laureato risulti ancora fiscalmente a carico dei genitori senza che nessuno batta ciglio. Oppure si può continuare così. E fra vent'anni ci ritroveremo con un Paese di cinquantenni che vivono ancora con la mamma, non hanno costruito niente, non hanno lasciato niente e pretendono la pensione. Pagata da chi, non si sa. Perché figli non ne hanno fatti. Ma il problema, a ben guardare, non è una generazione. È una civiltà che ha deciso di abolire il dovere, la fatica e la maturità. La Generazione Zeta non è la malattia. È il sintomo finale.

Italiano
1
0
18
888
Malimorté
Malimorté@malimorte·
@niraco17 La gente sta male e su internet non perde occasione per dimostrarlo. Sempre peggio direi
Italiano
1
0
6
213
🎮Nicola
🎮Nicola@niraco17·
Certo che reagire alle recensioni che non vi piacciono con insulti e minacce non rende proprio onore, in particolare perché il recensore ci mette la faccia, la redazione ci mette la faccia mentre voi una pro pic di vegeta
Italiano
7
4
59
1.8K
🎮Nicola
🎮Nicola@niraco17·
@ChreezyOVO Ne sto leggendo veramente di tutte colori al ragazzo che ha dato 4,5
Italiano
0
0
1
42