renato strano

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@renestrano

Le persone possono dimenticare ciò che hai detto, ciò che hai fatto, ma non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire Maya Angelou profile pic @twittatore

Italy Rome Beigetreten Aralık 2010
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Katarina Tonkova
Katarina Tonkova@KTonkova·
Da come batteva pugni sul tavolo per ripristinare Druzhba, sembrava che in SK la gente dovesse svuotare i tagliaerba per riempire i serbatoi delle auto e poi Orban perde elezioni e la Slovacchia ha improvvisamente abbastanza petrolio anche per esportarlo. Interessante, vero?
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Katarina Tonkova
Katarina Tonkova@KTonkova·
@renestrano Poi uno scopre che da tempo abbiamo il gasolio tramite Croazia (Adria) e per questo, anche adesso, benzina e diesel in SK è a 1.5€
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Maurizio Scaltriti
Maurizio Scaltriti@ScaltritiLab·
Inadeguatezza, incompetenza, sprezzo per il ridicolo, sdoganamento di ignoranza e malafede. Bugie pericolose. Speriamo passi presto questo momento storico vergognoso.
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Ugo Quinzi
Ugo Quinzi@QuinziUgo·
Come farei senza Twitter? 🤣🤣🤣
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Maurizio Scaltriti
Maurizio Scaltriti@ScaltritiLab·
In casa, con il minimo sindacale.
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renato strano
renato strano@renestrano·
È sempre un piacere leggere le tue storie, questa non la conoscevo. Grazie Andrea 👇
Andrea Ferrero@a_a_f_t

Nella storia dell’astronautica c’è un’impresa che è stata oscurata dal trionfo delle prime missioni Apollo ma avrebbe meritato più considerazione: quella della missione Luna 16, la prima sonda robotica a prelevare e riportare sulla Terra un campione di suolo lunare. La sonda Luna 16 è composta da due sezioni principali: uno stadio di discesa, che funge anche da piattaforma di lancio, come sul LEM americano, e uno stadio di risalita, equipaggiato con un motore a propellente liquido e una capsula di rientro sferica. L’atterraggio avviene il 20 settembre 1970. Il motore principale di discesa rallenta la sonda fino a un punto di spegnimento determinato da dati di quota e velocità forniti da un altimetro radar. A quel punto scatta un relé e si spegne il motore. Poi, una serie di propulsori più piccoli gestisce la fase finale di atterraggio. Luna 16 atterra nel Mare Fecunditatis, poco a sud dell’equatore lunare. Entra poi in azione un braccio meccanico, dotato di un trapano elettrico che scava fino a 35 centimetri di profondità (la sonda Luna 24 arriverà a 2 metri) e raccoglie 101 grammi di regolite. Il braccio robotico si solleva e inserisce il campione all'interno della capsula di rientro, che viene sigillata ermeticamente per evitare contaminazioni durante il rientro in atmosfera terrestre. A differenza delle missioni Apollo, il ritorno delle sonde Luna è estremamente spartano. Lo stadio di risalita decolla dalla Luna seguendo una traiettoria balistica diretta verso la Terra, con minime correzioni di rotta. La capsula entra nell'atmosfera terrestre a velocità altissima (circa 11 km/s), protetta da uno scudo termico ablativo. Non ha controllo di assetto attivo: è progettata aerodinamicamente in modo da rimanere orientata con lo scudo termico rivolto in avanti. Nella fase finale del rientro, a bassa quota, si aprono i paracadute e il 24 settembre 1970 la sonda atterra nelle steppe dell’odierno Kazakistan. Il fatto più sorprendente è che l’intera missione è gestita da un computer di bordo rudimentale, composto da circuiti integrati elementari e componenti discreti che formano porte logiche (AND, OR, NOT). Il sistema è progettato per eseguire una sequenza fissa di operazioni: non esiste un software nel senso moderno del termine. Per modificare la missione, sarebbe necessario intervenire fisicamente sui collegamenti elettrici o sui moduli. Se il computer di bordo del programma Apollo è paragonabile a una calcolatrice da tasca di oggi, la programmazione delle missioni Luna è ancora più elementare, simile a quella di un semaforo intelligente. Questa semplicità ha grandi limitazioni ma anche importanti vantaggi, come il ridotto consumo energetico, la grande resistenza alle radiazioni e l’ottima affidabilità: non ci possono essere “bug” di software perché non c’è software. Nonostante questa tecnologia "primitiva", la Luna 16 riesce a compiere un allunaggio di precisione al buio, durante la notte lunare, una manovra che gli americani non tentarono mai con le missioni Apollo. Alcuni anni più tardi, Luna 24 produce un risultato storico: analizzando i suoi campioni, gli scienziati sovietici trovano tracce d'acqua (0,1% in massa). Tuttavia, la comunità scientifica internazionale rimane scettica per decenni, finché le missioni degli anni 2000 non confermano definitivamente la presenza di ghiaccio d'acqua sul nostro satellite. Anche le missioni sovietiche hanno i loro complottisti, ma nel 2010 la sonda Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA ha fotografato i siti di atterraggio e i resti dei veicoli di Luna 16, 20 e 24. Le immagini hanno un valore non solo storico ma anche scientifico: tra le altre cose, mostrano che il campione di Luna 24 era stato raccolto proprio sul bordo di un piccolo cratere da impatto e spiegano finalmente l’incongruenza tra i risultati delle analisi e le aspettative basate sulle osservazioni telescopiche della superficie del Mare Crisium.

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stefano tartarotti
stefano tartarotti@tartaro7·
Rospi giganti che vivono nei pozzi dell'acquedotto, riparazioni idriche, postini in pericolo, misteriose sparizioni e cesti regalo; tutto in questa storiella. È accaduto realmente (o quasi). (continua nel commenti). #tartapazzo #vitadicampagna #rospi #vitavera
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Paola Di Caro
Paola Di Caro@PaolaDiCaro·
‘M’illumino d’immenso’ lo ha già scritto qualcuno, ma non saprei trovare altre parole per dire quanto disperatamente mi manchi e quanto infinitamente ci sei, in ogni sguardo felice di ragazzi come te. Continuiamo a sognare insieme, Fra ❤️ #24framealsecondo #cinema #Under25
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Fra Luca Santato
Fra Luca Santato@FraLucaSantato·
A volte la stanchezza e il dolore alle ginocchia si fanno sentire ma l'affetto e l'amicizia dei bambini sono una grande spinta per non fermarsi. Ogni bene a tutti. Fra Luca
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sky
sky@scrutacieli·
È tempo di tornare a guardare le stelle ✨
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Andrea Ferrero
Andrea Ferrero@a_a_f_t·
📖 Venerdì 17 aprile sarò ad Aosta con l'amico Andrea Bernagozzi per presentare il mio libro "Rimasti a Terra" (il Mulino)! Ci vediamo lì?🙌 #RimastiATerra #Aosta #ilMulino #spazio
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Andrea Ferrero
Andrea Ferrero@a_a_f_t·
Lo scudo termico di Orion è fatto di Avcoat, materiale composto da una resina epossidica-novolacca rinforzata con fibre di silice, inserita in una struttura a nido d'ape in fibra di vetro. Questa tecnologia, derivata dal programma Apollo, è stata aggiornata per le esigenze del programma Artemis. Il rientro in atmosfera è molto più critico per le missioni lunari che per le missioni in orbita bassa come quelle della Stazione Spaziale Internazionale o dello Space Shuttle, perché le velocità di rientro sono molto più elevate, intorno a 40.000 km/h, e l’impatto con l’atmosfera fa sì che le temperature esterne possano superare i 2.700 gradi Celsius. Per proteggere l'equipaggio si usa un materiale “ablativo”, cioè che si consuma intenzionalmente in modo controllato durante il rientro: sfaldandosi, i suoi frammenti portano via con sé il calore, impedendo che questo penetri nella struttura interna della capsula. Prima della missione Artemis II c’era qualche preoccupazione per lo scudo termico, che nel 2022 durate il volo di prova di Artemis I aveva subito fessurazioni più profonde del previsto e il distacco di piccoli frammenti. Le indagini avevano rivelato che il materiale era meno poroso di quanto calcolato e che durante la complicata manovra di rientro i gas prodotti dalle reazioni chimiche erano rimasti intrappolati all'interno della struttura; la pressione crescente aveva causato il distacco di pezzi di scudo invece di un consumo uniforme. L’equipaggio sarebbe comunque rimasto al sicuro, ma per evitare che il problema si ripetesse la NASA ha deciso di modificare la traiettoria di rientro in modo da ridurre l’accumulo di gas dentro lo scudo termico e ottenere un consumo più regolare del materiale ablativo. La resina epossidica, la fibra di vetro e la fibra di silice sono tutti componenti dell’AVCOAT. La resina ha proprio l’obiettivo di decomporsi chimicamente e assorbire calore attraverso un processo chiamato pirolisi, che a differenza nella combustione non impiega ossigeno. L’ossido di zirconio, o zirconia, è un eccellente materiale ceramico, ma viene impiegato principalmente come rivestimento termico negli ugelli dei motori a razzo o nelle turbine, dove deve resistere al calore senza consumarsi, al contrario di quanto richiesto a uno scudo ablativo.
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Andrea Ferrero@a_a_f_t

Quiz del lunedì. Quale dei seguenti materiali non fa parte dello scudo termico del veicolo spaziale Orion? Soluzione domani, non suggerite!

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Maurizio Scaltriti
Maurizio Scaltriti@ScaltritiLab·
Mini-thread. Ho un’idea per il secondo libro. Raccontare, sia dal punto di vista scientifico che di quello umano, esperienze di pazienti oncologici che ce l’hanno fatta o che ce la stanno facendo. Essenzialmente per dimostrare che non sono un’eccezione e sono sempre di più.
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