Angehefteter Tweet
stefano p
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@ste_pax
lavoratore e padre di famiglia. 🇵🇸. Emergency. AVSA. Anpi. legaioli fratellisti renzisti fascisti noimoderatisti forzisti e sionisti non sono bene accetti.
italia. brianza. Beigetreten Mayıs 2013
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Nel campo da golf di Trump troneggia da oggi una sua statua dorata alta 4 metri e mezzo.
Deve essere proprio una malattia psichiatrica la sua ossessione per le cose dorate.
Ceausescu aveva riempito la Romania di sue statue, e sappiamo come è finita.
#Megalomane
#TrumpCriminale

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Ultim'ora la comunità iaraeliana:
"Ci dissociamo da qualsiasi forma di violenza che non porta alla morte di donne e bambini"
Fabrizio Colarieti@fcolarieti
Roma 25 Aprile, la Comunità ebraica: «Ci dissociamo da qualsiasi forma di violenza. Solidarietà ai due feriti» @corriere roma.corriere.it/notizie/cronac…
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Morto di sfruttamento, morto di razzismo: la filiera che uccide in silenzio.
Paul Neeraj, bracciante di 36 anni di cui non esiste nemmeno una foto, è morto il 24 aprile 2026 dopo due settimane di agonia. Una vita cancellata senza lasciare traccia, come se non fosse mai esistito.
Nella notte tra il 10 e l’11 aprile è stato scaricato davanti al pronto soccorso dell’Ospedale Ruggi di Salerno in condizioni disperate, incosciente, con entrambe le gambe completamente nere per la cancrena. Abbandonato come un rifiuto umano, senza nome, senza storia, senza dignità.
Per due settimane ha lottato tra la vita e la morte, sottoposto a sedute in camera iperbarica nel reparto di malattie infettive. I medici hanno provato a salvarlo, ma il suo corpo era già stato devastato, infezione diffusa, fegato compromesso, organi interni distrutti. Le gambe non erano più salvabili. Secondo i sanitari, il quadro clinico è compatibile con un’esposizione prolungata e diretta a sostanze chimiche tossiche senza alcuna protezione.
Le sue gambe annerite non sono solo un dettaglio medico, sono la prova materiale di un sistema di sfruttamento feroce. Neeraj lavorava nella Piana del Sele, uno dei cuori dell’agroalimentare italiano, dove si produce fino al 90% delle insalate imbustate del Paese. Qui i braccianti stranieri, in particolare indiani, vengono impiegati negli allevamenti di bufale e nelle filiere agricole che alimentano i supermercati italiani ed europei.
Era stato reclutato attraverso il sistema mafioso del caporalato, lavorava in nero, era schiavizzato. E quando il suo corpo si è spezzato, è stato semplicemente scaricato davanti a un ospedale.
Secondo diverse ricostruzioni, Neeraj avrebbe evitato di indicare il nome dell’azienda per paura di ritorsioni contro i familiari ancora impiegati lì, un dettaglio che racconta più di qualsiasi indagine, terrore, ricatto, silenzio forzato.
Morire a 36 anni con le gambe marce per sostanze tossiche non è un incidente, è il risultato diretto e brutale di un sistema che considera i braccianti stranieri strumenti usa e getta, carne da lavoro, pedine sacrificabili per abbassare i costi e riempire gli scaffali dei supermercati.
C’è anche un’altra verità che non si può ignorare. Questo sistema regge perché colpisce soprattutto lavoratori stranieri, invisibili, ricattabili, facilmente sostituibili. Se fosse successo a un lavoratore italiano, con diritti, tutele e voce pubblica, la reazione sarebbe stata diversa, immediata, indignata. Ma quando a morire è un bracciante migrante, senza volto e senza potere, il silenzio diventa la risposta più comoda.
Questa non è solo una tragedia del lavoro. È sfruttamento strutturale, è violenza sistemica, è razzismo economico. È successo qui, in Italia, nel cuore della nostra filiera alimentare. Ed è una responsabilità collettiva.
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(causale: costruzione struttura sanitaria).
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