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@Subbuteo_L

Ho un dubbio ma non so se è quello giusto

Se unió Mart 2013
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Giovanni Rodriquez
Giovanni Rodriquez@GiovaQuez·
Salvini: “Gli Stati Uniti hanno sospeso fino al prossimo 16 maggio le sanzioni che bloccavano il commercio e l'acquisto di petrolio russo. Torniamo a prendere gas e petrolio dalla Russia, visto che non siamo in guerra con la Russia.” Non aspettava altro.
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Mario Seminerio
Mario Seminerio@Phastidio·
Cioè chiede due anni di emolumenti come buonuscita. Del resto, guidare un monopolio naturale regolato è opera improba. Tutto dipende da come è stato scritto il suo contratto. Il caso della buonuscita di Di Foggia: chiede 7 milioni di euro per Terna, ma è stato indicata a Eni ilfoglio.it/politica/2026/…
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jacopo iacoboni
jacopo iacoboni@jacopo_iacoboni·
In questa stagione di guerre e aggressione all’Europa, con Putin e Trump, sarebbe completamente folle mandare a palazzo Chigi - o in qualunque dei ministeri, Farnesina in primis - uno come Giuseppe Conte. No.
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L'Avvocato dell'Atomo/The Atomic Advocate
Punto primo: il gas russo NON COSTA MENO. I processi estrattivi e di raffinazione costano meno ai russi (7-8 €c/Smc) che agli USA (12-14 €c), ma noi lo paghiamo al prezzo di listino, che è lo stesso (> 50 €c). Ai russi costa meno -> hanno margini migliori. 1/3
Marco Fattorini@MarcoFattorini

«Facciamo subito un negoziato sull’Ucraina perché dobbiamo comprare il gas russo», dice Giuseppe Conte.

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Quintus Poppaedius Silo
Quintus Poppaedius Silo@francescoproia·
23 marzo: scommessa di 500 milioni di dollari sui futures del petrolio, 15 minuti prima che Trump rinviasse gli attacchi contro l'Iran. 7 aprile: scommessa di 950 milioni di dollari sui futures del petrolio, poche ore prima del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. 17 aprile: scommessa di 760 milioni di dollari sui futures del petrolio, 20 minuti prima che Hormuz venisse dichiarata aperta da Trump. Indovinate chi è stato il genio che ha piazzato queste scommesse sul mercato? Si legge insider trading, ma si scrive Barron Trump.
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@LucaBizzarri Le squadre di intervento francesi sono in grado di arrivare in 20-30 minuti in ogni punto della Francia - si sono organizzati dopo le numerose stragi, vero, ma oggi sono operativi
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Luca Bizzarri
Luca Bizzarri@LucaBizzarri·
Dei fatti in fila. Il Governo è vicino alle forze dell'ordine, il sottosegretario godeva guardando i detenuti, inasprimento delle pene, sicurezza. Per sventare una rapina a Napoli i Gis partono da Livorno, arrivano 5 ore dopo il fatto e non trovano nessuno.
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𝑴𝒂𝒓𝒄𝒐 𝑷𝒂𝒍𝒆𝒂𝒓𝒊
Pete Hegseth cita la Bibbia e dimostra di conoscerla talmente bene e di essere talmente sveglio da citare il passaggio letteralmente inventato di Ezechiele che Samuel Jackson cita in Pulp Fiction. Gli Stati Uniti in mano a una banda di deficienti
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Mario Seminerio
Mario Seminerio@Phastidio·
Io trovo sinceramente sconcertante che il presidente di Confindustria non abbia capito che "chi ci sta governando in Europa" sono le interazioni e i veti tra stati nazionali, non la Commissione. "Mi meraviglio che si stia parlando ancora di aiuti di Stato e non di debito pubblico". Gli aiuti di stato producono debito a livello di singoli stati, di quale "debito pubblico" parla? Di quello comune? Cioè di contribuenti tedeschi che pagano la cassa integrazione e i bonus agli italiani? Disperante, avere una simile classe dirigente. Disperante. Orsini: «Forse dobbiamo cambiare chi ci sta governando in Europa» @sole24ore ilsole24ore.com/art/orsini-for…
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Giovanni Rodriquez
Giovanni Rodriquez@GiovaQuez·
Vance e Johnson che spiegano Sant'Agostino a Papa Leone - teologo, agostiniano, ex Priore generale dell'Ordine. Un po' come se il segretario alla salute Kennedy Jr. sminuisse i pericoli dei germi raccontando di quando sniffava coca dalle tavolette dei cessi pubblici. Ah no...
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Luciano Capone
Luciano Capone@lucianocapone·
Il sorpasso, che un paio d’anni fa si pensava dovesse arrivare nel 2028, ci sarà già quest’anno: nel 2026, l’Italia🇮🇹 toglierà alla Grecia🇬🇷 il primato del paese con il debito pubblico più alto d’Europa. Secondo le previsioni del Fmi, quest’anno il debito dell’Italia salirà al 138,4% del pil mentre quello della Grecia scenderà al 136,9%. È il prodotto di scelte politiche dagli ultimi tre governi, che tra Pnrr e Superbonus hanno speso 450 miliardi di euro per investimenti che avrebbero dovuto trasformare il paese aumentando produttività e tasso di crescita: il risultato è che l’Italia cresce allo 0,5%, molto meno degli altri ex Pigs (Portogallo, Grecia e Spagna) che crescono al 2%. L’Italia è l’unico degli ex Pigs che, dieci anni dopo il Covid, avrà un debito pubblico più alto del 2019 e un tasso di crescita del pil uguale al 2019 (<1%). Le politiche fiscali espansive non hanno funzionato, eppure al centro dei programmi del centrosinistra e del centrodestra ci sono sempre gli “eurobond” (per finanziare un nuovo Pnrr) e la sospensione del Patto di stabilità (per finanziare un nuovo Superbonus).👇 ilfoglio.it/economia/2026/…
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Costantino De Blasi
Costantino De Blasi@DeShindig·
Il risultato di politiche ultraespansive (Bonus edilizi+PNRR), di riforme mancate o fatte in modo talmente timido da non disturbare i rentiers, di avversione alla produttività, di incapacità di rendere la macchina fiscale più giusta ed efficiente: rapporto debito/pil più alto d'Europa e superiore a quello pre-covid crescita più bassa d'Europa nessuno spazio fiscale per tamponare le emergenze Tutta la classe politica, passata e presente, è responsabile di 40 anni di errori
Riccardo Trezzi@RiccardoTrezzi

🇬🇷🇵🇹🇮🇹 According to the @IMFNews's latest forecasts, Italy’s public debt will be the highest in Europe as early as 2026 (138% vs. 137% for Greece). Not only that, but Italy’s debt trajectory remains much more unfavorable than that of Portugal and Greece. These figures should put an end to the prevailing narrative that fiscal adjustments did not work. In reality, since 2014 Portugal has reduced its debt-to-GDP ratio by about 45 percentage points — as has Greece. By contrast, Italy’s unchecked spending since 2020 (Superbonus 110% and NextGenEU) leaves the country more indebted and with the same growth potential.

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MazzinianoGaribaldino
MazzinianoGaribaldino@Garibaldin37890·
Credito d’imposta e Sconto in fattura. —- Il Superbonus nasce come una detrazione fiscale: lo Stato non ti bonifica dei soldi, ma ti permette di scalare il costo dei lavori dalle tasse che dovresti pagare nei 10 anni successivi. Il problema: per recuperare tutto, devi avere "capienza fiscale". Se le tue tasse annue sono inferiori alla quota del bonus, la differenza è persa per sempre. 2. La svolta: Sconto in fattura e Cessione del credito Per ovviare al problema della mancanza di liquidità dei cittadini, la legge ha permesso di trasformare quella detrazione in un "coupon" scambiabile in due modi: A) Sconto in fattura: l'impresa esegue i lavori senza che il cittadino anticipi denaro, acquisendo in cambio il credito fiscale. B) Cessione alla banca: la banca acquista il credito fiscale a valore scontato e lo utilizza per compensare le proprie imposte, realizzando un guadagno garantito dalla differenza. Il meccanismo ha creato tre effetti collaterali devastanti 1) Prezzi gonfiati Poiché il cittadino non pagava di tasca propria, è venuta meno la contrattazione tra le parti (committente e impresa), anche sui costi dei materiali. Le ditte hanno alzato i preventivi e i prezzi dei materiali sono schizzati alle stelle. 2) Crediti incagliati Le banche hanno acquistato così tanti crediti da saturare la propria capacità di compensazione fiscale. Risultato: hanno smesso di comprare, i cantieri si sono fermati e molte imprese sono rimaste con enormi portafogli di crediti fiscali ma senza liquidità. 3) Il buco nel bilancio Lo Stato incassa miliardi in meno perché aziende e banche, per dieci anni, compensano le proprie imposte con i crediti fiscali anziché versare denaro fresco all'Erario. Per garantire i servizi essenziali, sanità, scuole, infrastrutture,lo Stato è costretto a emettere nuovo debito pubblico. In sintesi È come se lo Stato avesse autorizzato i cittadini a stampare moneta in casa per ristrutturare gli edifici. Se all'inizio questo ha stimolato l'economia, alla fine ha generato un'inflazione settoriale enorme e un buco nelle casse pubbliche che oggi sfiora i 170 miliardi di euro. —- Poi c’è il bonus facciate. Finanziamento del 90%, senza limiti di spesa e senza limite di reddito. Sempre gov. Giallo/Rosso ( quelli che sanno scrivere le leggi). Non è una repubblica delle banane?
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Giovanni Martinelli
Giovanni Martinelli@giovamartinelli·
THREAD Premesso che continuo a non capacitarmi di come possa una emittente come @Radio24_news (teoricamente seria/autorevole...) mandare in onda una trasmissione che è oggettivamente un'offesa alla decenza, entriamo nel merito delle farneticanti affermazioni di @giucruciani. 1/
La Zanzara@LaZanzaraR24

Cruciani: “La Meloni ha sospeso l’accordo militare con Israele e preso le distanze da Trump. Voglio dare un suggerimento, molto popolare, la Meloni dica chiaramente che ci siamo rotti il cazzo di dare i soldi all’Ucraina e, altra cosa, ricomprare il gas Russo!” @giucruciani

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Giacomo Gorini
Giacomo Gorini@GiacomoGorini·
Oggi stavo dando una presentazione ai ragazzi di una scuola di Rimini. Quando mi stavo presentando, menzionando inevitabilmente il COVID, un ragazzo che avevo spostato in prima fila borbottò "Non ce ne frega, il COVID è andato via". Open challenge. Ho fatto così:
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Pina Picierno
Pina Picierno@pinapic·
Ho scritto una lettera aperta alla Presidente @GiorgiaMeloni, al Ministro @Antonio_Tajani e al Ministro @Piantedosim, per l’inaccettabile e gravissima mancanza di un quadro normativo nazionale in applicazione delle sanzioni Ue. Qui il testo. l'Italia non sta applicando in modo efficace le sanzioni europee contro i media controllati dalla Federazione russa. Il quadro normativo è chiaro: il Regolamento (UE) 2022/350 e le modifiche al Regolamento (UE) n. 833/2014 vietano la trasmissione, la distribuzione e qualsiasi forma di aggiramento delle attività di emittenti come RT, Sputnik e altri organi di informazione sanzionati.  Eppure, nel nostro Paese, queste norme restano in gran parte inapplicate. Eventi, iniziative editoriali e attività pubbliche riconducibili a questi soggetti continuano a svolgersi, anche sul territorio nazionale. Il recente festival legato a Russia Today a Bologna lo dimostra. Il problema è semplice: manca un decreto attuativo e mancano circolari operative perché dal 2022 ad oggi il Governo italiano che voi rappresentate ha scelto di non scegliere. Senza questi strumenti, questure, prefetture e Polizia di Stato sono lasciate senza indicazioni chiare. Devono decidere caso per caso, senza una cornice uniforme. Il risultato è che le sanzioni restano sulla carta. Nel frattempo, queste attività si intensificano proprio in prossimità delle scadenze elettorali, con una presenza sempre più strutturata sul territorio e nei circuiti culturali. Il festival di Bologna, organizzato da RT, ha ricevuto pubblicamente i complimenti di Margarita Simonyan, direttrice di Russia Today e figura centrale dell’apparato propagandistico del Cremlino, che ha rilanciato contenuti e partecipanti attraverso i propri canali ufficiali. L’Italia è, insieme all’Ungheria, tra i pochi Paesi europei a non aver definito strumenti operativi per rendere effettive queste sanzioni. Altrove si interviene. Qui si lascia correre. Questo indebolisce le istituzioni e rende inutile il lavoro delle forze di sicurezza. E apre un problema politico più ampio, che riguarda tutte le istituzioni della Repubblica, chiamate a garantire il rispetto degli obblighi europei e la tutela dello spazio democratico che oggi passa anche dalla capacità di non continuare ad essere il ventre molle dell’Occidente.
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Spiro’s Ghost
Spiro’s Ghost@AntiToxicPeople·
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Zineb Riboua
Zineb Riboua@zriboua·
The Arab Word is Watching a Different War: Three reasons why it has been difficult to understand the Arab position: The first is the Arab relationship with Iran. From the vantage point of Brussels or London, Iran presents itself as a resistance movement with a grievance against American hegemony and Israeli occupation, and this presentation maps comfortably onto familiar Western anticolonial frameworks. What it does not map onto is the lived experience of Arab populations in Lebanon, Iraq, Yemen, Bahrain, Syria, and across the Gulf. In those countries, Iran's presence meant Hezbollah holding the Lebanese state hostage to Tehran's decisions, thirty-five armed factions in Iraq drawing salaries from Iranian funds channeled through the Iraqi national treasury, and Houthi commanders answering to the Islamic Revolutionary Guard Corps while firing on Arab civilians from Yemeni soil. Freedom is not the word any serious Arab observer would use for what Iran brought. Indeed, the Arab world's quarrel with Iran runs far deeper than American bases or Israeli airstrikes. What drives it is the systematic subversion of Arab sovereignty by a foreign power that uses the language of Islamic solidarity as cover for an imperial project conducted through proxies. The second dimension is the proxy question itself, where Western analysis fails most comprehensively. Iran goes far beyond supporting armed groups. Parallel state structures get built inside Arab countries, financial systems get captured, and political figures get installed who owe their existence and survival entirely to Tehran. The Iranians who have administered this project understand it as the export of a revolution, but what Arab populations have experienced is closer to a colonial occupation conducted through intermediaries, and as of now, they’re not mourning the Islamic Republic. When Westerners treat these proxy networks as instruments of legitimate resistance rather than as mechanisms of subjugation, they endorse an imperial project while believing themselves to be opposing one, and as a matter of fact, make themselves the legitimizing force behind Iran’s war against the Arab world. The third dimension is the most counterintuitive for a Western audience, and it is the one most consequential for how the current war is understood and misunderstood. For Arab nationalists, including secular nationalists and even those with deep reservations about Israeli policy, Iran represents a greater and more immediate threat than Israel does. This is a position that Western media are structurally ill-equipped to render intelligible, because Western discourse on the Middle East has been organized for decades around the Israeli-Palestinian conflict as the primary axis of regional injustice. The result is that when Western governments and Western publics take strong positions against Israel’s actions against Iran’s operations, they believe themselves to be standing with the Arab world. In reality, they are advancing a position that the Arab world does not share and has not asked for, while ignoring the threat that Arab governments and Arab populations actually live with. The rhetorical use of Israel as a perpetual alibi for Iranian aggression has been one of the Islamic Republic’s most durable tools, and Western opinion has served as the unwitting amplifier of that tool across the entire duration of the Islamic Republic’s existence. open.substack.com/pub/zinebribou…
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