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Il termine “latistanti” scambiato per “latitanti”: l’incredibile errore dietro il flop di Gratteri a Platì
Quando la tragedia incontra il ridicolo si arriva al grottesco. La parte tragica della maxi indagine lanciata dal pm Nicola Gratteri nel 2003 a Platì (Reggio Calabria) ve l’abbiamo raccontata martedì: 125 persone, su 3.800 abitanti, vennero arrestate nel cuore della notte con l’accusa di essere mafiose (in tutto gli indagati furono 215). Alla fine soltanto 8 persone vennero condannate, nessuna per mafia, e lo Stato dovette pagare numerosi indennizzi per ingiusta detenzione. La parte ridicola della vicenda ve la raccontiamo oggi, sempre sul Foglio, e ha dell’incredibile.
L’emblema del predominio mafioso a Platì, per gli inquirenti, era rappresentato da una delibera intitolata “valorizzazione aree latitanti”, approvata nel 2001 dal comune, che dimostrava come i bunker sotterranei utilizzati dai latitanti fossero stati addirittura realizzati con fondi pubblici. Possibile? Ovviamente no.
I difensori degli indagati, in particolare l’avvocato Gianpaolo Catanzariti, riescono a recuperare le delibere precedenti a quella del 2001. Delibere che venivano ancora vergate a mano o battute a macchina. Da qui la scoperta: l’intitolazione era in realtà “Valorizzazione aree latistanti fiumara”, cioè aree poste ai lati di un torrente. Insomma, i funzionari del comune avevano trasposto al pc la delibera originaria e l’espressione “aree latistanti” si era trasformata in “aree latitanti”, a causa del correttore automatico del software di scrittura.
A quel punto Gratteri rilascia una dichiarazione all’ANSA in cui afferma che si tratta soltanto di “una nota di colore”, che “non ha alcuna rilevanza ai fini della solidità dell’impianto accusatorio”, anche perché “il termine latistanti tra l’altro nella lingua italiana non esiste”.
Di fronte al tribunale del Riesame,l’avvocato Catanzariti fa giustamente notare come la parola “latistante”, in realtà, nel dizionario italiano esiste ed era stata usata nelle delibere precedenti (così come anche nei bilanci adottati dal comune), quindi si era di fronte a un mero errore dovuto alla trasposizione degli atti su pc. Il legale, difensore di Francesco Caruso, ragioniere del comune di Platì (anche lui arrestato per 26 giorni e poi prosciolto da ogni accusa), fa notare al collegio giudicante del Riesame che nel Grande dizionario della lingua italiana viene anche riportata una frase di Camillo Benso, conte di Cavour, in cui si parla proprio di “campi latistanti”. A quel punto il presidente del collegio interrompe l’avvocato con una battuta: “Meno male che Cavour non aveva il computer, altrimenti avrebbero arrestato pure lui!”.
Verrebbe da sorridere, se solo non si fosse consapevoli della sofferenza che l’operazione “Marine” ha prodotto sulla vita delle persone ingiustamente arrestate o indagate e sulle loro famiglie.
Tutti i dettagli di questa storia incredibile sul Foglio di oggi ⬇️⬇️
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