Ancora qui a domandarsi e a far finta di niente, come se il tempo per noi non costasse l'uguale, come se il tempo passato ed il tempo presente non avessero stessa amarezza di sale.
Ti ricordi quei giorni? I tuoi occhi si incupivano, il tuo viso si arrossava e ti stringevi a me, nella mia stanza. Quasi un respiro, poi mi dicesti: «Basta! Perché non voglio guardarti, perché ho paura ad amarti»
Lo sai che colore han le nuvole basse e i sedili di un'ex terza classe? L'angoscia che dà una pianura infinita? Hai voglia di me e della vita, di un giorno qualunque, di una sponda brulla? Lo sai che non siamo più nulla?
Vedi cara, certe crisi son soltanto segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire. Vedi cara, certi giorni sono un anno, certe frasi sono un niente che non serve più sentire.
Lo sai cosa vuol dire stare giorni interi a buttar via nel niente solo il niente? Fai mille cose ma sono sempre i tuoi pensieri che scelgono per te diversamente.
Frustrazioni, amori a vuoto mai compresi. Dove sei ora, che fai? Neghi ancora o ti dai sabato sera? Quelle di adesso disprezzi o invidi e singhiozzi, se passano davanti a te.
Le fedi fatti di abitudini e paura. Una politica che è solo far carriera. Il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto, l’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto…
Ma anno dopo anno, li conti e sono tanti quei giorni nella vita che hai davanti. Ipocrisie leggere, rabbie da poco prezzo, risposte argute date sempre tardi; saluti caldi d'ansia, di noia o di disprezzo o senza che s'incrocino gli sguardi.
Vorrei restare per sempre in un posto solo, per ascoltare il suono del tuo parlare. E guardare stupito il lancio, la grazia, il volo impliciti dentro al semplice tuo camminare.