Lo stavo per fare prima del Mondiale, ma approfittando della sua tripletta di ieri, lancio la domanda ora:
In che posizione del ranking è ATTUALMENTE Leo Messi per voi? È ancora il migliore al mondo? Top 3? Top 5? Neanche top 10?
Dirò una cosa molto impopolare ma io simpatizzo per la Francia. Aldilà del calcio e della nostra rivalità storica è un paese che adoro e poi Parigi è la mia città del cuore 🥹🩷
@JuventusOnly@LolloSiri Non devono crescere nei nostri paesi, non devono essere arrivati qui IN PRIMIS. Cresciamo gente a beneficio di altri Paesi. Duro di comprendonio.
Che crescano nei paesi loro, se riescono
@kvasir___@LolloSiri Ciccio, ti devi decidere, per chi devono giocare? Per le loro nazioni d'origine come il Marocco? Perfetto, discorso chiuso. Poi di cosa vuoi o non vuoi su altri aspetti quelli sono problemi tuoi.
piango praticamente sono diffusi in tutta Europa, crescono sfruttando i servizi e le strutture offerte dai vari paesi europei e poi vanno a rappresentare il Marocco
@JuventusOnly@LolloSiri Il fatto è che non devono essere qui in primo luogo, non voglio che giochino per l'Italia né per la francia ecc.. sono ospiti non graditi in Europa.
@kvasir___@LolloSiri E allora sei proprio analfabeta!
Ho scritto che la gente si lamenta in entrambi i casi. Crescono in Europa e giocano nelle nazionali europee? Non va bene, battute sulla Francia "africana" e varie. Scelgono invece di giocare per il paese d'origine? E non vi va bene neanche così!
@JuventusOnly@LolloSiri Quello che non comprende sei tu.
Maggior parte di questi sono nati in Europa, li abbiamo cresciuti noi calcisticamente parlando con le NOSTRE infrastrutture.
@LolloSiri Rappresentano il paese d'origine: ingrati schifosi.
Rappresentante il paese in cui sono cresciuti: che schifo, nazionali europee piene di negri.
Decidetevi...
Mucho Marruecos esto, Marruecos lo otro, pero luego en verano bien que os plantáis todos en Tánger, Caza y Marrakech ehh
Si no os gusta ni el país, ni su gente, a qué vais? Iros de vacaciones a vuestro país y dejar de pisar sitios con gente que no os agrada lol🤷🏽♀️
@inc3nso Non si sentiranno mai parte del paese che li ospita. Gli unici casi di integrazione riuscita è fra Europei, italiani nati in Francia, portoghesi nati in Francia, svedesi nati in Germania, francesi nati in spagna ecc ecc ecc
@inc3nso La morale, coglionazzo, è data dal fatto che noi li cresciamo, coltiviamo loro come giocatori e questi ( CHIARAMENTE ) scelgono di rappresentare il loro paese. Il problema che li alleniamo noi in Europa e crescono bene per quello.
ma cosa porcodio devono fare per accontentarvi? se giocano con la Francia vi fate venire un’embolia perché sono neri, se scelgono il paese d’origine non dimostrano gratitudine al paese in cui sono nati ma ci avete mai pensato al fatto che magari il problema siete voi razzisti?
Silvia Sardone e il “sei un sacco di monnezza”.
Quando una rappresentante delle istituzioni, come l’eurodeputata Silvia Sardone, arriva a rivolgersi a una donna con espressioni come “sei un sacco di monnezza”, non siamo più davanti a un semplice eccesso verbale. Siamo davanti a un crollo del livello minimo di civiltà richiesto a chi ricopre un ruolo pubblico.
Perché le parole non sono neutre. Quando arrivano da un’istituzione, pesano di più, modellano il clima pubblico e contribuiscono a normalizzare la sopraffazione verbale come strumento politico.
A Torino, secondo quanto riportato, si è vista una scena che lascia profondamente inquieti: una donna esposta e messa sotto pressione per il suo abbigliamento, mentre chi provava a difenderla veniva immediatamente aggredito e ridotto a insulti e etichette come “zecca comunista”. Non c’è più confronto, non c’è più politica: c’è solo delegittimazione dell’altro.
E dentro questo clima, un bambino sarebbe scoppiato in lacrime. Un’immagine che colpisce perché racconta con immediatezza cosa produce questo tipo di dinamica pubblica: tensione, paura, disagio. Non sicurezza, non rispetto.
Una società democratica non si regge sull’umiliazione, né sull’urlo, né sull’insulto. Si regge sul rispetto anche nel conflitto. Quando questo viene meno, quando il confronto diventa spettacolo di aggressività, il confine si sposta pericolosamente.
E alla fine resta una sola parola per descrivere tutto questo: non è civiltà, è degrado politico.
@kvasir___@paoloalatrin@sfraaanta@babybluella222 Buonasera, le pare che rispondo seriamente ad un tweet come il precendente di Paolo?
Siamo amici e stavamo semplicemente scherzando.
Detto questo ti auguro una buona serata.
J’ai dit à mon père (marocain hein) que j’arrivais pas à supporter la Belgique car ils jouent contre l’Égypte, nos frères arabes, musulmans…
Il m’a dit sois pas ingrate soutiens le pays dans lequel tu vis, qui t’a donné accès à l’éducation, la santé… (il a raison)
@Sottoporta_ICI Basta pipponi
Max 3 non etnici convocabili e risolvi la questione
La Francia non ha un francese cristo non possiamo diventare rappresentanti da negri
🇸🇪 🇹🇳 IL FIGLIO DEL MEDITERRANEO
Ci sono gol che valgono tre punti e gol che raccontano una storia.
La Svezia, una delle qualificate che meno aveva convinto nel percorso di avvicinamento al Mondiale, si presenta alla platea della competizione distruggendo la Tunisia.
Diversi i protagonisti.
La coppia impossibile, le Twin Towers, Isak-Gyökeres ha realizzato una partita notevole, mettendo lo zampino in tutti e cinque i gol realizzati.
Tuttavia nella travolgente vittoria, il vero volto della serata è stato quello di Yasin Ayari, autore di una doppietta e protagonista assoluto del 5-1 finale. Eppure, dopo aver colpito la rete tunisina, non ha esultato. Un gesto semplice, quasi istintivo.
Ayari è nato e cresciuto in Svezia, ma porta dentro di sé anche un pezzo di Nord Africa: padre tunisino, madre marocchina. Avrebbe potuto vestire la maglia delle Aquile di Cartagine, ma ha scelto quella gialloblù.
Lo ha detto chiaramente: «Sono nato in Svezia, mi sento svedese e la Svezia è l’unico paese che voglio rappresentare.»
Una decisione sportiva che non cancella però le proprie radici.
In fondo il Mediterraneo è sempre stato questo: un mare che divide sulle mappe e unisce nelle storie delle persone. Da una sponda all’altra viaggiano lingue, culture, famiglie e identità che non stanno dentro una sola bandiera.
Stanotte Ayari ha segnato per la Svezia. Ma nel suo mancato festeggiamento c’era anche un piccolo omaggio alla Tunisia.
A volte il calcio racconta molto più del risultato, a volte il calcio connette luoghi lontani e mondi diversi, cucendo la trama delle storie umane come poche cose riescono a fare.
Con quelle due conclusioni da fuori, fra l’altro veramente belle, che aprono e chiudono il match, Yasin onora nel miglior modo possibile il paese dove è nato e cresciuto.
Quella esultanza strozzata invece è un regalo alla terra del padre, un gesto di rispetto e affetto che non scalfisce l’agonismo.
Perché pur mantenendo la connessione con le proprie radici, quando un paese sa crescere, educare e offrire opportunità a un ragazzo, quel ragazzo finisce spesso per sentirlo casa propria.
Le identità non si sostituiscono necessariamente l’una con l’altra. A volte convivono. E la storia di Yasin Ayari, stanotte, è sembrata ricordarcelo meglio di qualsiasi discorso.