Alessandra Iero retweetledi
Alessandra Iero
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Colleghi 'di firma' e colleghi 'di categoria', qui una cosa di certa gravità: che dite?
- Ce ne occupiamo?
- Ne diamo conto?
- Ci si scrive su?
- Ne parliamo?
- Diffondiamo?
- Ci si attiva?
- O tralasciamo?
@ODG_CNOG @FnsiSocial @Stamparomana @Artventuno @USIGRai.
Sergio Scandura@scandura
Strage Cutro. Con una ordinanza senza precedenti il giudice Scibona del tribunale di Crotone ⛔️ ha vietato a Radio Radicale anche la sola registrazione audio del processo a carico dei sei ufficiali di GDF e Guardia Costiera. ilcrotonese.it/2026/02/17/pro…
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🧵La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha appena approvato il SAVE America Act. La legge richiede una prova di cittadinanza (passaporto o certificato di nascita) per registrarsi al voto e un documento di identità per votare.
Secondo stime affidabili, più del 9% dei cittadini statunitensi in età di voto — circa 21,3 milioni di persone — non ha una prova di cittadinanza prontamente disponibile.
È un cambio strutturale nelle regole di accesso al voto. E si inserisce in una strategia più ampia: intervenire sulle condizioni materiali della competizione elettorale prima del giorno delle elezioni.
Nel post linkato nei commenti, analizzo l’uso combinato di più leve — ridefinizione dei distretti elettorali, pressione sugli Stati, centralizzazione dei registri elettorali, intimidazione amministrativa, minaccia delle armi nelle strade e nelle urne, narrazione sistematica di frodi elettorali, erosione della fiducia nelle elezioni — per rendere il risultato elettorale politicamente controllabile senza abolire formalmente le elezioni.
Nel 2026 e nel 2028 si voterà ancora negli Stati Uniti. La questione è se il voto continuerà a poter produrre un’alternanza reale.
Nel post ricostruisco punto per punto come funziona la strategia dell’amministrazione Trump per neutralizzare il voto e quali suoi passaggi sono già operativi.
Nel primo commento si trova la versione in inglese – appena pubblicata sull'edizione internazionale del mio blog e aggiornata con le ultime novità. Nel secondo commento la versione in italiano.

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Fratello #Ghali, italiano come me (anzi, per la verità io sono terrona e tu milanese, pensa), non ti hanno nominato né inquadrato, casomai ti saltasse il ghiribizzo di dire qualcosa di pericoloso, come "pace, fratellanza, siamo tutti uguali". Quindi lo facciamo noi.
#Olimpiadi

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Giorgio Peloso Zantaforni, professore di lettere in un liceo, ha pubblicato un video per reagire alla schedatura che i ragazzi di Azione Studentesca (la giovanile di Fratelli d'Italia nelle scuole) hanno organizzato in diverse città italiane: un sondaggio per chiedere quali e quanti professori sono di sinistra e stilare così, dice Zantaforni, “una moderna lista di proscrizione”. “Probabilmente fa più paura l’antifascismo insegnato, piuttosto del fascismo mai davvero disimparato”, ragiona il docente. Che poi aggiunge: “Vi rendo il lavoro più facile, sono di sinistra, schedatemi pure”. E conclude: “L’unico mezzo che abbiamo per opporci è la resistenza, mettendo la faccia, la voce a servizio del dissenso”.
#scuola #politica
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"On Thursday, Jan 22 at approximately 1pm, a group of about a dozen Vermont community elders with whistles entered the atrium of White Cap Office Park in Williston VT, home of ICE’s National Criminal Analysis and Targeting Center.
They refused to leave when ordered by Williston Police, the property manager, and federal agents, demanding instead that the landlord renegotiate and cancel the facility’s lease.
For the next 3.5 hours, they sat together in silence, pausing every 90 seconds to read the name of someone killed in ICE custody, followed by a loud whistle blast.
Williston Police arrived at around 1:30pm, and asked protesters to leave and stop making noise. A group of 5 elders refused and remained in the atrium accompanied by a medic and physical therapist.
Around 2pm, property manager and landlord Normand Stanislas arrived and began screaming at supporters gathered outside that he would have them arrested.
Around 3:15, the Williston Police announced that they had determined that the protestors were not breaking the law and were acting within their first amendment rights. They declined to arrest the group, which had paused blowing whistles to sit in front of the ICE office doors.
After the Williston Police had left, several DHS agents approached the group and threatened to charge them with Class C federal misdemeanors but did not actually do so, likely because they lacked authority to do so. The agents attempted to physically remove the elders and carry them away from the doors, but the group continued to exercise their right to protest by walking over and sitting back down. Eventually, the agents left.
The group continued their protest with banners and singing until the sun began setting, when they left the office park of their own accord.
Karen Bixler, 83, of Bethel said, “I’m taking this action to bring attention to our state’s role in this horrific institution. White collar workers, sheltered from the brutality that is taking place in our country, are providing ICE with information to aid in their raids.”
This protest follows several months of public outcry against the Industrial Ave facility, which is used to monitor civilian social media activity and identify targets for ICE detention and deportation. Over the winter, community groups conducted several noise demos at White Cap Business, and anonymous individuals hung a banner from the flagpoles reading “ICE VIOLATES RIGHTS HERE.”
70 year-old Dorothy Mammen of Middlebury said: “This facility is staffing up to spy on people via social media, to flag "negative sentiment" toward ICE and build dossiers on anyone who opposes fascism. They are compiling personal details, family links, and using facial recognition. To what end? To stifle dissent; to trample our right to free speech.”
The office at White Cap is one of many ICE-related facilities in Chittenden County, which serves as the national nerve center for ICE operations. The notorious Law Enforcement Support Center on Harvest Lane is home to ICE’s nationwide tip line, while at least 10 other nearby locations (totaling an estimated 400,000 square feet of office space) are used by DHS for data processing, surveillance, and administrative work.
On Tuesday, the Williston Selectboard passed a resolution condemning ICE activities in the town, and several hundred protesters marched in the frigid temperature to denounce the ICE Call Center on Harvest Lane.
The elders risking arrest in Thursday’s sit-in were not representatives of any official group or organization, but simply community members concerned about the safety of their neighbors. They expressed hope that their action would help others to find the courage necessary to get ICE out of Williston."

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Giorgia #Meloni è stata smentita dal suo stesso ministro della giustizia #Nordio: la loro riforma non avrà alcun effetto sull'efficienza della giustizia italiana.
Il 22 e il 23 marzo VOTA NO! @pdnetwork
#ReferendumGiustizia #ReferendumGiustiziaNO
#IoVotoNo #VotiamoNo

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NO al controllo dell’informazione da parte degli USA sul Referendum!
Meta (Facebook e Instagram) ha oscurato il video in cui il prof. Alessandro Barbero spiega perché voterà NO al referendum sulla riforma della giustizia di Meloni, definendolo “informazione falsa” dopo un presunto fact-checking pagato dalla società americana.
Un atto gravissimo: una big tech statunitense decide di silenziare un’opinione politica legittima di uno dei più autorevoli intellettuali italiani su un tema centrale per la nostra democrazia.
Una “coincidenza” fin troppo comoda per il governo Meloni, un vero e proprio regalo politico.
Un pericolo per l’Italia e per la libera espressione dell’opinione, visto che Meta ha già dimostrato di segnalare e oscurare contenuti soltanto in base alla posizione politica e non alla falsità o verità delle informazioni.
Proprio mentre il NO cresce nei consensi, un colosso USA guidato da miliardari sempre più vicini a Trump interviene per limitare il dibattito pubblico italiano.
È la prova di un sistema di social e big tech che non garantisce democrazia e partecipazione.
Per questo tocca a noi rompere la censura.
Condividiamo il video, facciamolo girare ovunque, parliamone.
Al referendum costituzionale, VOTA NO. #IoVotoNo
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29 novembre 2025, Bologna. La scintilla arriva da un palco istituzionale, quando il generale Carmine Masiello racconta che il Dipartimento di Filosofia dell’Alma Mater ha detto no a un corso su misura per 15 ufficiali. Bastano poche frasi perché tutto cambi tono. Il ministro Guido Crosetto: «Hanno chiuso la porta a chi li difende». La ministra Bernini rincara. Il caso diventa un processo pubblico, diretto non a un dipartimento, ma all’idea stessa di autonomia accademica.
La decisione che non doveva essere presa
Per capire l’impatto di quelle ore bisogna tornare al 23 ottobre 2025, nella sala dove il Consiglio di Dipartimento vota. Il progetto dell’Esercito prevedeva un percorso riservato, parallelo ai corsi ordinari. Non un’iscrizione libera, ma una convenzione chiusa. I docenti la respingono: «non sussistono le condizioni materiali e formali».
La politica trasforma la frase in un’accusa. Parla di paura, di pregiudizio, di campus assediato dai collettivi. Ma negli atti non ci sono né assedi né proclami. C’è una valutazione tecnica, il principio che la filosofia vive nel confronto aperto, non nella separazione di gruppi scelti.
E soprattutto c’è un dato che a Roma ignorano: Bologna forma già ufficiali. La collaborazione con l’Esercito è consolidata, strutturale, ampia. L’Ateneo ospita una laurea magistrale in Scienze strategiche e militari, costruita insieme alla Difesa. È un flusso costante di studenti in divisa, integrati nei percorsi universitari. Il rifiuto di Filosofia è un’eccezione, non una frattura.
La narrazione politica ribalta tutto: non un no a un privilegio, ma un no ai militari. Un atto amministrativo diventa un dispetto ideologico. È qui che il caso smette di essere locale e diventa un test per misurare la pressione del governo sulle istituzioni culturali.
Le parole che cambiano la scena
Crosetto sceglie un registro preciso quando non discute di norme ma di lealtà. Non risponde alla domanda giuridica — chi decide cosa si insegna? — ma a un’altra, implicita: chi sostiene chi? È un linguaggio che sposta il terreno. Se gli ufficiali «difendono» i professori, allora ogni rifiuto può essere presentato come un torto morale. La ministra Bernini segue lo stesso schema: il dipartimento avrebbe «tradito» la missione formativa.
La realtà è più banale e più robusta: l’università non è vincolata a erogare formazione su richiesta di un altro potere dello Stato. L’autonomia non è un privilegio, è una funzione costituzionale, nata proprio per impedire che il governo indirizzi la produzione del sapere.
Ma la polemica si accende perché è utile. Permette di presentare l’Alma Mater come un baluardo ideologico, mentre in parallelo i dipartimenti scientifici lavorano con Leonardo, partecipano al Tecnopolo e utilizzano il supercalcolatore Leonardo per applicazioni civili e militari.
È questo paradosso a rendere la vicenda così rivelatrice: l’università che viene accusata di chiudere la porta alla divisa è la stessa che contribuisce alla sua infrastruttura tecnologica.
Il tassello che mancava
C’è un altro livello, quello meno dichiarato. La Difesa ha già rapporti forti con l’Ateneo sulla ricerca, sull’ingegneria, sulla tecnologia. Ciò che manca è la legittimazione culturale. Un corso di filosofia riservato agli ufficiali avrebbe segnato un passaggio simbolico decisivo: portare la “cultura della difesa” dentro il luogo che produce pensiero critico sul potere.
Un dipartimento umanistico che apre la propria didattica a un corpo armato non offre soltanto formazione: offre un riconoscimento. Il rifiuto dei filosofi ha bloccato questa operazione. E la reazione politica mostra quanto quel sigillo fosse considerato strategico.
Intanto, fuori dall’università, cresce la tensione: protocolli scuola-Difesa, studenti portati in caserme e fiere militari, moduli paramilitari mascherati da educazione civica. I docenti e le associazioni che monitorano la militarizzazione del sistema educativo parlano di una normalizzazione che avanza per accumulo. In questo quadro, il voto del Dipartimento non è solo una scelta disciplinare: è una linea tracciata.
Il punto, alla fine, non sono i 15 ufficiali e non è un corso mancato. Il punto è se un’università pubblica possa ancora decidere che cosa insegnare, come e a chi, senza dover adeguare la propria identità culturale alle aspettative del ministro della Difesa. È questo che rende la vicenda di Bologna un caso politico, prima ancora che accademico. Peccato che l’occasione politica sia ghiotta. Così oggi anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, solitamente parca di dichiarazioni e di risposte, ha deciso di intervenire nel dibattito. L’importante è buttare legna nella stufa della propaganda.
(il mio articolo per @LaNotiziaTweet)
lanotiziagiornale.it/crosetto-e-uni…
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Centinaia di medici, infermieri su una barca piena di medicine. E poi otto barche a vela.
Prima i droni, uno sciame sempre più fitto che ha iniziato a volare sull’ammiraglia della “seconda ondata”, la Conscience, della Freedom Flotilla Coalition, e a seguire sulle otto barche a vela che la scortavano messe su dall’associazione ThounsandMadleens.
Quindi l’assalto vero e proprio con gli incursori israeliani armati che salgono a bordo, spaccano con il mitra le telecamere, fermano – di nuovo – chi si avvicinava a Gaza per portare aiuti. Per la seconda volta una flotta umanitaria è stata attaccata, abbordata e bloccata da Israele in acque internazionali mentre si dirigeva verso la Striscia.
Ancora una volta Israele sequestra persone e aiuti in alto mare.
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#GlobalSumudFlotilla
dichiarato lo Stato di emergenza a bordo
Da terra siamo tutti con voi.
#blob

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