Alessandro Andreotti retweetou

Bisogna saper dimenticare per vivere
I nostri sensi percepiscono una marea di informazioni. Già solo una parte viene fissata ed utilizzata. Ma da li in avanti il processo di “oblio geneticamente programmato” procede.
La memoria a breve termine ha un collo di bottiglia a circa 4+-1 chunk di memoria, con un rate di circa un gruppo di chunk ogni 1,5-2 sec. I chunk sono pezzi di informazioni percepite come unitarie, come una parola, una immagine, un suono. Da li si passa alla memoria a lungo termine.
Poi perdiamo la memoria esponenzialmente nelle prime ore per poi stabilizzarsi.
Dal punto di vista evolutivo lo scopo della memoria non è trasmettere informazioni accurate nel tempo, ma ottimizzare le decisioni future.
L’oblio è ciò che trasforma dati in conoscenza.
La selezione dipende dalla rilevanza emotiva (l’amigdala pesa), dalla novità, e dalla coerenza con schemi esistenti. Ciò che non viene consolidato si perde.
Durante il sono le informazioni vengono tagliate, durante la veglia consolidate.
Il sonno è letteralmente una macchina per dimenticare in modo selettivo.
Un cervello più “giovane” e plastico dimentica di più, ed è più adattivo.
A volte “ricordiamo” cose mai accadute, che si sono sviluppate nel nostro cervello a posteriori.
Se accettassimo profondamente queste evidenze scientifiche avremmo un approccio alla nostra vita, verso i nostri ricordi, ciò che altri ci dicono, completamente differente. Ad esempio sapremmo che ciò che ci motiva e tocca emotivamente lo ricordiamo di più e quindi per imparare dovremmo lavorare sulla motivazione, suo “perché” imparare quella cosa.
Ora che i deep-fake sono tra noi anche i documenti apparentemente oggettivi devono rientrare nello stesso paradigma di una memoria che non é necessariamente oggettiva ma risponde agli obiettivi di chi ha prodotto quei documenti.
Più vogliamo andare su in adattabilità verso il mondo davanti a noi e più dobbiamo scegliere il nocciolo di informazioni, idee, astrazioni su cui basare la nostra vita. Ricordare dettagli inutili è come riempirsi casa di cianfrusaglie che non ci permettono di viverci dentro.
Un oblio ben gestito è una chiave per una vita ben vissuta

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