mo_desimone

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Dio
Dio@Dio·
J.D. Vance: "Dio era con l'America quando liberammo la Francia dai nazisti". Ma non credo proprio: eravate alleati con i comunisti.
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B'Tselem בצלם بتسيلم
בסרטון שצולם על ידי משטרת ישראל מתועד מעצר של כשישים פלסטינים מבקשי עבודה במחסום על כביש מספר 5 (חוצה שומרון), בעודם דחוסים בצפיפות בלתי אנושית בתוך משאית זבל. תושבי הגדה המערבית סובלים ממשבר כלכלי חמור ביותר. שיעור האבטלה עומד על 28.5% אחוזים, בין היתר בעקבות ביטול גורף של עשרות אלפי אישורי עבודה בישראל לפלסטינים תושבי הגדה המערבית מאז אוקטובר 2023. הפגיעהמועצמת בגלל הגבלות תנועה חריפות שמטיל הצבא על הפלסטינים והשתלטות ישראלית על אדמותיהם החקלאיות ע"י מיליציות מתנחלים וכוחות צבא. במצב זה, פלסטינים רבים מנסים להיכנס לישראל בתקווה למצוא פרנסה, גם ללא אישורים. הם עושים זאת בדרכים שונות שכוללות סיכון משמעותי לחיים, לבריאות ולחופש שלהם. חלקם מנסים לעבור רגלית את מכשולי הפרדה שבנתה ישראל, ואחרים מנסים לחצות את המחסומים כשהם דחוסים בתוך משאיות. על פי נתוני איגוד העובדים הפלסטיני, 18 פלסטינים נהרגו בשנת 2025 בעת שניסו לחצות את גדר ההפרדה לשם חיפוש עבודה, חלקם נורו למוות בידי כוחות ישראליים וחלקם בעת המרדף אחריהם. יחסו של משטר האפרטהייד הישראלי לפלסטינים - ככוח עבודה זול כאשר נדרש, וכבני אדם שניתן לגזור עליהם מצוקה כלכלית קשה בזמנים אחרים - הוא נגזרת של תפיסה עמוקה של דה-הומניזציה של הפלסטינים בעיני הישראלים.
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Agnes Callamard
Agnes Callamard@AgnesCallamard·
So today, at the Security Council, High Representative Kaja Kallas has lamented the gravest violation and breakdown of international law since the Second World War, evident, I quote "in today’s two pre-eminent global crises — Russia’s war of aggression against Ukraine and the war in the Middle East." Quick quantitative analysis of her speech: Mention of Russia: 11 Mention of Israel: 0 Mention of the USA: 0 Mention of Iran: 1 Her unwillingness, her deliberate failure, to mention the two actors (in addition to Russia) responsible for the greatest violations of international law, is not just coward. It is criminal. It explains the repeated violations of international law, the breakdown of the UN Charter, the global regime of impunity. The failure is counted in acts of aggressions, in a genocide, in deliberate or disproportionate or indiscriminate attacks against civilians, in thousands of civilians deaths, including children, in unlawful occupation and de facto annexation. The double standards inherent in Ms. Kallas speech are destroying international law. eeas.europa.eu/eeas/united-na…
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Paolo Mossetti
Paolo Mossetti@paolomossetti·
Una delle dichiarazioni del governo Meloni più bizzarre (all'apparenza) che ci possa capitare di leggere in questi giorni. Il senatore Giulio Terzi (destra-destra) qui demolisce la figura pubblica di Reza Palhavi, definendola autoritaria e pericolosa, con alcune argomentazioni che in questi mesi sono state patrimonio della diaspora iraniana democratica e della sinistra antimperialista. Ma c'è un twist: in questi mesi Terzi e Fratelli d'Italia hanno dato ampia visibilità a Maryam Rajavi, un'anziana signora rappresentante ed erede dei Mujahedeen-e Khalq, "i mujahiddin del popolo" (MEK), presentandola come la principale voce dell'opposizione iraniana, complimentadosi con la sua «leadership». Il MEK, scrivono analisti come @arash_tehran (The Atlantic) un «un culto squilibrato che non rappresenta nessuno se non i propri membri (meno dell'1% degli iraniani)». E se la pretesa di Pahlavi Jr. di essere il leader della transizione si è dimostrata priva di fondamento, il MEK è decisamente peggio. Durante la guerra Iraq-iran, il MEK si schierò con l'Iraq e perse qualunque sostegno in patria. Da allora ha assunto tratti sempre più estremi, antipopolari ed eversivi. Non è un caso che il MEK sia stato designato come "organizzazione terrorista" per oltre un decennio da Stati Uniti e Unione Europea. Non è nemmeno un caso che quella designazione sia stata eliminata a partire dal 2009, in occasione delle proteste antiregime degli iraniani di allora, quando l'élite politica clintoniano-bushista decise di investirci come possibile alternativa agli ayatollah. Figure come Rudy Giuliani e John McCain hanno sostenuto o ricevuto soldi dal MEK. Un ex membro del MEK raccontò come l'11 settembre 2001, in uno dei campi di rieducazione del gruppo, con tratti maoisti, si festeggiò l'attacco alle Torri Gemelle, tra applausi, musica e dolci. Quella iraniana è una società straordinariamente variegata, con colori poltici d'ogni tipo: pro-Regime, monarchici, pro-Israele, marxisti, etc. Ma se c'è una cosa su cui la stragrande maggioranza concorda è che il MEK non è un «movimento di resistenza», bensì una setta disprezzata. Eppure abbiamo visto in questi mesi il MEK in Parlamento, senza che nessun grande media approfondisse, o addirittura riviste glamour presentare Rajavi figura prestigiosa, senza spiegarne le origini. Ecco perché la bizzarria di questo tweet è solo apparente: sembra che una parte del governo Meloni, o almeno di Fratelli d'Italia, abbia interesse a promuovere il MEK come come unica alternativa per l'opposizione iraniana, nell'indifferenza generale. Adottando per lo scopo persino formule demolitorie contro quello stesso Palhavi idolatrato nelle manifestazioni italiane del Terzo Polo e dei "riformisti" PD. Quale effetto lisergico sta avendo l'Iran sul governo Meloni? Dove lo porterà?
Paolo Mossetti tweet media
Giulio Terzi@GiulioTerzi

"TALIS PATER TALIS FILIUS" dicevano i romani. L'autocandidato Scià-figlio ha sempre sostenuto di riconoscere e apprezzare i metodi brutali e sanguinari dello Scià Mohammad Reza Palhavi, che governava e opprimeva il suo popolo con una orrenda, potentissima e onnipresente polizia segreta, la famigerata #Savak. Il figlio Reza Ciro ha ripetutamente dichiarato di voler prendere il potere e governare in stretta alleanza con "parte del sistema di sicurezza " della naziteocrazia iraniana: i Guardiani della Rivoluzione #IRGC. Sì, proprio quelli dichiarati TERRORISTI dall'Europa, dall'Italia e dagli USA. Il futuro dell'Iran sempre in mano ai piu orrendi carnefici. È per questo che fiumi di sangue del popolo iraniano continuano a inondare le strade delle città iraniane, e le nostre coscienze? Reza Pahlavi, figlio del dittatore deposto dell’Iran, si trova in Italia. Rappresenta un regime dittatoriale che ha ucciso migliaia di iraniani e intende conquistare il potere in Iran con l’aiuto di potenze straniere per portare avanti le stesse politiche perseguite da suo padre. Dichiara di essere orgoglioso di ciò che suo padre ha fatto. È risaputo che negli ultimi due mesi ha ripetutamente esortato gli Stati Uniti e Israele ad attaccare l’Iran. Il suo viaggio in Svezia non è stato accolto con favore dai membri del Parlamento tranne due. Più di cento personalità del mondo pubblico culturale e intellettuale hanno rilasciato una dichiarazione in cui si opponevano alla visita a causa del suo atteggiamento dittatoriale e del costante sostegno ai crimini commessi da suo padre. Le principali testate giornalistiche hanno inoltre espresso il loro disappunto per la sua presenza in Svezia in una serie di editoriali. Di seguito le sue dichiarazioni degli ultimi due giorni: Conferenza stampa di Reza Pahlavi – Stoccolma, 13 aprile 2026 Domanda: Suo padre ha mai fatto qualcosa che lei disapprovava? Risposta: "Non capisco perché siate così fissati su qualcosa che è successo decenni fa… Non sono venuto qui per parlare di eventi avvenuti 50 anni fa… Sì, ho questo cognome e ne sono molto orgoglioso, del mio background e del mio retaggio. C'è una generazione che non ha mai nemmeno visto mio padre con i propri occhi, eppure si è innamorata di lui e di ciò che ha fatto per l'Iran. Se paragonato a ciò che sta accadendo oggi in Iran, ci sono persone che si tatuano la firma di mio padre sul braccio… L'Iran era un Paese della regione all'avanguardia in molti campi. È un'eredità che rappresento con orgoglio… Ciò che mi interessa non è ciò che è accaduto 50 anni fa. Ciò che conta è la mentalità dell'Iran di oggi. La sua mentalità attuale è quella di puntare sulla libertà: abbiamo imparato la lezione, sappiamo cosa vogliamo evitare e cosa era positivo, e vogliamo riprendere quel percorso positivo…" Televisione di Stato svedese, Intervista a Reza Pahlavi – 12 aprile 2026 "…Per quanto riguarda il mio background familiare, sono orgoglioso delle mie origini e sostengo le iniziative della mia famiglia. Quando è stato concesso alle donne in Iran il diritto di voto? Quando l’Iran è passato da quel livello di progresso alla situazione attuale? Milioni di iraniani sono scesi in piazza, intonando il nome di mio nonno, di mio padre e il mio, e gridando lo slogan: “Lunga vita allo Scià”." Il bilancio del padre di Reza Pahlavi. Ecco alcuni esempi significativi dei crimini e delle violazioni dei diritti umani associati al regime di Mohammad Reza Shah: • Tortura e repressioni sistematiche (documentate da Amnesty International): I prigionieri politici erano sottoposti a torture su larga scala da parte della SAVAK (la polizia segreta dello Scià), tra cui percosse, scariche elettriche e abusi psicologici. Amnesty International ha ripetutamente segnalato che l’Iran aveva uno dei peggiori bilanci in materia di diritti umani negli anni ’70. • Esecuzioni e incarcerazione degli oppositori politici: Migliaia di dissidenti di ogni orientamento politico furono incarcerati e molti furono giustiziati dopo processi iniqui o sommari. • Lo stato di polizia della SAVAK: Il famigerato servizio di intelligence (SAVAK) manteneva un apparato di sorveglianza capillare, che reprimeva la libertà di parola, di stampa e di riunione, torturando ed giustiziando i prigionieri politici. Parivis Sabeti, vicecomandante della SAVAK, rimase per molti anni consigliere di Reza Pahlavi fuori dall’Iran. • Sistema autoritario monopartitico (Partito Rastakhiz): Nel 1975, lo Scià dichiarò un sistema monopartitico e costrinse tutti i cittadini ad aderire al Partito Rastakhiz. Dichiarò esplicitamente che chi si fosse rifiutato avrebbe dovuto andare in prigione o lasciare il Paese, eliminando così ogni forma di pluralismo politico. • Soppressione delle istituzioni democratiche: Il Parlamento (Majles) funzionava in gran parte come un organo di mera ratifica, senza alcuna reale indipendenza. Le elezioni non erano né libere né eque e i partiti di opposizione erano di fatto vietati. • Dipendenza dalle potenze straniere (colpo di Stato del 1953): Il ritorno al potere dello Scià, dopo la sua temporanea destituzione, fu facilitato dalla CIA e dall’MI6 nel colpo di Stato del 1953 contro il primo ministro Mohammad Mossadegh, minando così il processo democratico iraniano. • Eredità dinastica legata all’intervento straniero: Il nonno di Reza Pahlavi, Reza Shah, salì al potere con l’appoggio britannico e fu in seguito costretto ad abdicare durante la Seconda guerra mondiale dalle potenze alleate perché si schierò con Hitler, rafforzando la percezione di dipendenza straniera nella dinastia. • Stragi e repressione delle proteste (ad es. il Venerdì Nero del 1978): Le forze militari aprirono il fuoco su manifestanti disarmati, causando vittime innocenti e delegittimando ulteriormente il regime. • Disuguaglianza economica e corruzione: Nonostante la notevole ricchezza petrolifera, erano diffusi la disparità sociale, la corruzione dell’élite e la concentrazione della ricchezza nella corte reale, mentre molti cittadini comuni vivevano in povertà. • Posizione politica attuale (controversa): I critici sostengono che Reza Pahlavi, sostenendo una maggiore pressione straniera — compreso il sostegno da parte degli Stati Uniti e di Israele — rifletta una continuazione della dipendenza dalle potenze esterne, che storicamente ha rappresentato una questione delicata e controversa tra gli iraniani. @FratellidItalia @fdieuropa @FDI_Parlamento @nazione_futura @vocedelpatriota @GeopoliticalCen @Geopoliticainfo @ATA_Italia @GlobalCRL @theglobalnewsit

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luisella costamagna
luisella costamagna@luisellacost·
Manco il tempo di godersi la vittoria del NO al referendum e subito saltano fuori i (soliti) "avvelenatori di pozzi" del Centrosinistra. NB: si scrive Salis ma si legge Renzi
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Luciano Pulici
Luciano Pulici@Lorenzo32843904·
La Camera vota a favore dello scudo penale per Giusi Bartolozzi Sapevatelo
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giorgio bianchi
giorgio bianchi@Giorgioaki·
Bellissima la copertina dell'Espresso, davvero, rimarrà nella storia. L'ho pure comprato per conservarlo nei miei archivi. Solo però che è troppo facile vedere il male quando coincide con il brutto, cioè vedere il male nel volto sfigurato dalla follia allucinatoria con cui il sionismo ha avvelenato la popolazione israeliana. Più difficile invece vedere il male quando contraddice il teorema greco del Kalòs kai agathòs, cioè riconoscerlo anche in ciò che è armonico, proporzionato e ben vestito. Abbiamo visto le ragazze con le fasce colorate in testa, le nonnine, persino i bambini sostenere lo sterminio e il massacro. Io il sionismo vorrei che fosse ricordato non attraverso il volto mostruoso di un ragazzo - vittima anche lui di un lavaggio del cervello che lo accompagnerà per tutta la vita, e a cui la sua vita è stata sacrificata - ma attraverso le facce buone e rassicuranti delle brave persone, dei laici, dei padri di famiglia. Di tutti quelli che hanno avuto pudore o difficoltà a pronunciare le parole colono e genocidio. V.Ruffino
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Ugo Quinzi
Ugo Quinzi@QuinziUgo·
Vance: "Il Papa dovrebbe essere cauto quando parla di teologia". Quando un popolo di cretini elegge cretini poi gli altri sono costretti a sentire cretinate.
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InsideOver
InsideOver@insideoverita·
La tortura sessuale sui detenuti palestinesi è una politica statale e organizzata approvata dalle autorità israeliane. Il nuovo report di Euromed Human Rights è sconvolgente: descrive l'abisso delle carceri israeliane in tutta la sua depravazione. Si legge che lo stupro con oggetti e cani militari addestrati costituisce una politica statale organizzata, aiutata e incoraggiata dalla leadership israeliana. Poi ci sono le testimonianze. Una donna è stata ripetutamente violentata da due soldati israeliani a Zedymann, una delle carceri più tristemente note del Paese. È stata filmata durante la violenza e i soldati hanno minacciato di divulgare quei video se non avesse collaborato. “Avrei preferito morire”, ha dichiarato, e ha paragonato l'uso sistematico della violenza sessuale a un altro genocidio. Poi c'è un uomo di Gaza che racconta di essere stato violentato con degli oggetti e con un cane addestrato. Ha riportato gravi lesioni interne. Racconta altre cose francamente indicibili, ma che riportiamo qui sotto nel link per chi vuole leggerle. Alcune vittime descrivono i luoghi degli abusi come spazi adibiti appositamente a questo: ciò evidenzia la natura istituzionalizzata della violenza. La tortura sessuale sui palestinesi non riguarda solo le carceri israeliane, ma fa parte di un sistema più ampio e convivente. La maggior parte delle testimonianze proviene da Sde Teiman, nel deserto del Negev, dove alla Croce Rossa e agli avvocati è vietato l'accesso. La responsabilità non si ferma agli autori materiali. Secondo il report, anche il sistema medico e giudiziario avrebbe contribuito a coprire gli abusi, tra certificati di idoneità all'interrogatorio e accuse ridimensionate o archiviate. A marzo Israele ha fatto cadere le accuse su cinque soldati accusati di stupro di gruppo, nonostante i video trapelati e diffusi sui media. Un'inchiesta delle Nazioni Unite accusa Israele di utilizzare la violenza sessuale e la tortura come metodo di guerra per destabilizzare, dominare, sopprimere e distruggere il popolo palestinese. Il trauma, infatti, non colpisce solo le vittime, ma si estende anche alle famiglie e all'intera comunità, ferendo profondamente la dignità e il tessuto sociale palestinese. euromedmonitor.org/en/article/702…
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Gennaro Carotenuto
Gennaro Carotenuto@GenCar5·
Ok, ce l’avete tutti col po’ro Trump, ma nessuno (Meloni? Schlein? Conte?) che abbia il coraggio di dire che l’assedio medievale contro #Cuba (comunque la pensiate) sia un silenzioso crimine contro l’umanità.
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andrea carugati
andrea carugati@andreacarugati·
Continuo a chiedermi come mai gli strenui difensori dell’Ucraina non facciano lo stesso per il Libano. Gaza evidentemente la considerano già annessa a Israele ma il Libano? Non vale come l’Ucraina? O è inferiore perché ad attaccarlo è Israele?
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Samuele Tofano
Samuele Tofano@samgam75·
@partigggiano L'uso "retorico" è la denuncia di un costante, criminale, assiduo abuso - ed è pure scritto. Abuso è un termine persino mite per descrivere la violenza quotidiana alla quale sono soggetti i palestinesi da decenni - violenza fisica e psicologica.
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Agenzia ANSA
Agenzia ANSA@Agenzia_Ansa·
Vance al Papa: "Stia attento quando parla di teologia". Il vicepresidente Usa: "C'e' una tradizione millenaria di teoria della guerra giusta". #ANSA
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