Il collega di Giuseppe apre la mano e da un amichevole pompata al pacco di Giuseppe che non fa nulla per fermarlo. E’ durata dieci secondi di troppo ma ha dato il tempo a Giuseppe di elaborare cosa pensasse del calcio e di essere un italiano che non lo segue.
“Nessuno di noi ci capisce niente di calcio. E’ proprio lì il segreto Giuseppe.”
“Ma io…”
“Shhh, non dire niente. Ci vediamo stasera alle otto?”
“Ehm, va bene. Mi metto la maglietta di Ronaldo dell’Inter.”
“Giocano Milan - Juve ma va bene, mettiti quello che vuoi. “
Sono a casa, di fronte al monitor del mio portatile.
Nel riflesso nero dello schermo incrocio il mio sguardo.
“Non ho il lettore DVD e non conosco nessuno che ce l’ha e quel gattino si doveva chiamare Ombra”.
(13/13)
Non potevo crederci che mi avevano portato via quel gattino così carino e non potevo credere che tra i giovani si sappia ancora il soprannome di Ezequiel Lavezzi.
Poi era un gattino nero, gli andava dato un altro nome.
(12/13)
Poco fa ero nella piazzetta del mio paesino e dei ragazzini stavano giocando con un Super Santos.
Mi arriva la palla tra i piedi e volevo fare un lancio per ridargliela ma ho colpito troppo forte la palla arancione ed è finita oltre il cancello di un palazzo abbandonato.
(1/13)