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Complimenti alla segretaria Elly Schlein: a meno di 24 ore dal suo video di denuncia contro i centri in Albania, la Corte di Giustizia europea ha stabilito che tali centri sono compatibili con la normativa europea.
Segretaria, rifaccia il video, magari aggiungendo anche i complimenti al Governo Meloni.
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Si avvicina il voto e la sinistra, a corto di voti e di idee, rimette in moto la solita macchina del fango, amplificata dal suo circuito mediatico. Attacchi personali, toni scomposti, polemiche costruite ad arte: tutto pur di nascondere il vuoto di argomentazioni e l’assenza di una proposta credibile. Ma gli italiani non ci cascano.
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Oggi la “redazione unica”, composta da Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report, mostra una mia foto con un esponente della criminalità organizzata per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi.
Inoltre, questi signori fanno un pirotecnico collegamento con le vicende di mio padre, per dimostrare non so quale commistione con la criminalità organizzata.
Ma questi imparziali e onesti giornalisti sanno benissimo che con mio padre ho interrotto ogni rapporto all’età di 11 anni. Così come sanno benissimo che, in decenni di impegno politico, esistono decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie. E ciò vale per chiunque faccia politica e stia in mezzo alla gente. E sfido chiunque a trovare mie dichiarazioni o attacchi contro altri esponenti politici colti nelle stesse circostanze.
Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo. E ciò che abbiamo fatto al governo ne è la prova. Mentre altri liberavano dalle galere i boss mafiosi con la scusa del Covid, noi li arrestiamo e li teniamo dentro con il carcere duro, istituto che abbiamo salvato dallo smantellamento. Differenze.
Ma a questi “professionisti dell’informazione” non importa niente. Tutto serve a gettare fango nel ventilatore e a fare da grancassa mediatica agli interessi di partito. Nessun giornalismo, solo politica.
Poco importa. Non sono una persona che si fa intimidire dagli squallidi attacchi di gente in malafede.

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💔 Alle 21.37 di sabato 2 aprile del 2005, nel Palazzo Apostolico Vaticano, ci lasciava Papa Wojtyla. Poco prima, a coloro che vegliavano in piazza sotto le sue finestre, aveva dedicato un ultimo pensiero: “Vi ho cercato, adesso voi siete venuti da me e per questo vi ringrazio”.
📸: Ansa/ NINA FABRIZIO

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“La libertà non consiste nel fare ciò che ci piace, ma nell’avere il diritto di fare ciò che dobbiamo”.
Il 2 aprile 2005 ci lasciava Giovanni Paolo II. È il Papa con cui sono cresciuta.
Ho avuto la fortuna di incontrarlo, e una cosa mi è rimasta impressa più di tutte: il suo sguardo. E quella forza tranquilla di chi sa indicare una strada senza imporla.
In fondo, quello che ha insegnato è molto semplice quanto potente: la libertà non è scegliere ciò che conviene, o ciò che è più comodo. È avere il coraggio di fare ciò che si ritiene giusto. Anche quando costa. Anche quando non è la strada più facile. È un insegnamento che torna, ogni volta che bisogna tenere la rotta. Con serietà, senza scorciatoie.
A distanza di 21 anni, il suo esempio continua a parlare. Non solo nella fede, ma nel modo in cui affrontiamo le sfide di oggi, con ancora più di coraggio e più responsabilità.

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MENA, MA STUDIA - di Roberto Riccardi
Avevano caricato la polizia a bastonate, ferendo decine di agenti. Messo a ferro e fuoco la stazione Centrale di Milano. Per difendere Gaza. Meritavano dunque di stare in galera. E invece no, perché secondo il GIP devono studiare.
Non è una battuta. È un'ordinanza di trenta pagine. La giudice Giulia D'Antoni ha negato i domiciliari chiesti dalla Procura per non imporre "eccessive limitazioni alla formazione e ai percorsi di studio" degli indagati.
Diciassette indagati, ventisette denunciati, quattordici misure cautelari. Per guerriglia urbana al termine di un corteo Pro Pal. Resistenza aggravata, lesioni, porto di armi improprie, interruzione di pubblico servizio. La preoccupazione del tribunale non era per gli agenti feriti. Era che quei ragazzi non perdessero la sessione d'esami.
L'ordinanza andrebbe studiata nelle facoltà di giurisprudenza. Non come esempio di diritto. Come esempio di resa.
Le aggressioni sono diventate "espressione esasperata della volontà di affermazione degli ideali". Tradotto: picchiavano i poliziotti perché ci credevano tanto. La "concitazione del momento" e il "tumulto trascinante della folla" sono diventati attenuanti.
Come se quei bravi ragazzi si fossero trovati lì per caso e avessero raccolto per terra i bastoni che qualcuno aveva distrattamente abbandonato. La "motivazione profondamente sentita" ha trasformato il reato in passione civile.
Non un'ordinanza. Una lettera di referenze per l'idealista che mena.
A un manifestante veniva contestata la tentata rapina per aver strappato lo scudo di protezione a un agente durante l'assalto. Il GIP non ha riconosciuto il reato. Togliere lo scudo a un poliziotto mentre lo pesti non è rapina. È espressione esasperata di un ideale.
La giudice ha annotato che gli indagati erano stati identificati perché tutti a volto scoperto. Come fosse un merito. Basta guardare le foto di quel pomeriggio: incappucciati che lanciano transenne metalliche contro le vetrine della stazione, volti travisati ovunque.
Questi otto no. Chi è sicuro di non pagare conseguenze e ritiene di godere di una buona dose di impunità non ha bisogno di un passamontagna. L'ordinanza ha confermato quella certezza.
Al Commissariato erano apparsi addirittura angelici. Durante gli interrogatori nessuno voleva "fare del male". Una ragazza non avrebbe voluto "isolare" un agente e "provocargli lesioni". Ma lo aveva fatto. Controvoglia di sicuro.
Un altro definiva l'occupazione della stazione Centrale un "atto di disobbedienza civile". Gandhi occupava le saline. Questi sfasciavano una stazione ferroviaria per solidarietà con la Palestina come fosse la stessa cosa.
Il GIP ha recepito tutto. Il linguaggio dell'ordinanza ricalca quello degli indagati come una carta carbone. E ha certificato che i guerriglieri avevano avviato "un processo interno di rivisitazione critica del proprio comportamento". In sei mesi avevano avuto tempo di ripensarci. Avevano fatto autocritica. Il tribunale ridotto a sportello di ascolto.
Ora viene il doppio standard. Un ultrà che devasta una stazione dopo una partita. Un militante No-Vax che carica un agente. Un gruppo di estrema destra che occupa un edificio pubblico. Per quale di questi il GIP avrebbe scritto "motivazione profondamente sentita"? Per quale avrebbe protetto il "percorso di studio"?
Ma c'è un risvolto ancora più devastante.
Il GIP ha scelto obblighi di firma e dimora invece dei domiciliari, per non interrompere gli studi. Ma così sono liberi di frequentare i covi di provenienza: "Rete studentesca Tsunami". Centro sociale Lambretta. Area anarchica milanese.
Non sono facoltà universitarie. Sono i quartier generali dove si organizzano i cortei, si pianifica la "disobbedienza", si prepara la prossima carica. La formazione protetta rischia di essere la formazione alla prossima guerriglia.
Come rimandare un piromane nella fabbrica di fiammiferi per non interrompere l'apprendistato.
Ai prossimi cortei il consiglio è semplice. Portate il libretto universitario. Vale più dello scudo. E se, passando vicino al Palazzo di Giustizia, vi sembrasse di sentire cantare Bella Ciao, potrebbe non essere un'impressione.

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3 cazzo di Mondiali.
16 cazzo di anni.
Dove cazzo é il vecchio?
Perchéccazzo non sta già dando le cazzo di dimissioni?
Fate un Dpcr.
O mandate Mattarella.
👉 RETWEETTA Forever all'infinito #GravinaVattene
#gravinadimettiti

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