Valentina Polylas

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@VPolylas

Director @evoke_incisive , I love to connect dots: from #innovation to #patients, from the private sector to the public administration. Tweets are my own.

Brussels, Belgium เข้าร่วม Şubat 2013
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Carlo Calenda
Carlo Calenda@CarloCalenda·
Commovente cerimonia questa mattina in piazza Maidan per ricordare il quarto anniversario dalla brutale invasione russa su larga scala in Ucraina. Alla presenza del presidente @ZelenskyyUa, della presidente della Commissione Ue @vonderleyen e del presidente del Consiglio Ue @eucopresident, abbiamo deposto le candele sul memoriale di Euromaidan e dei caduti nel conflitto con la Russia per ricordarli e per ringraziarli del loro sacrificio in nome della libertà, della democrazia, della difesa della loro terra e dei valori occidentali. Gli ucraini continueranno a combattere. Non chiedono truppe, non chiedono a noi di farlo al posto loro. Chiedono solo armamenti e aiuti umanitari. È nostro dovere morale non lasciarli soli. #slavaukraini 🇺🇦
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Che Tempo Che Fa
Che Tempo Che Fa@chetempochefa·
Armanda Trentini ha riabbracciato il suo Alberto ❤️
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Carlo Calenda
Carlo Calenda@CarloCalenda·
Alberto Trentini è finalmente libero dopo oltre 420 giorni di detenzione senza accuse in Venezuela: è stato scarcerato insieme a Mario Burlò e si trova ora nella sede dell’ambasciata italiana a Caracas, pronti a tornare in Italia. Grazie a tutti coloro che hanno lavorato per ottenere questo risultato.
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Marco Fattorini
Marco Fattorini@MarcoFattorini·
Nelle ore in cui gli Stati Uniti bombardano il Venezuela, il pensiero va ad Alberto Trentini, il cooperante italiano detenuto ingiustamente da oltre 400 giorni a Caracas dal regime venezuelano.
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Carlo Calenda
Carlo Calenda@CarloCalenda·
This is my flag. It stands for unity, freedom, peace, democracy, equality, civilization, diversity, rule of law, science, beauty and strength. There is nothing more important to fight for.
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Pina Picierno
Pina Picierno@pinapic·
In questi giorni è stato pubblicato il documento 2025 U.S. National Security Strategy. Nelle pagine del documento la partnership con l’Europa viene smontata: la cooperazione con l’Unione viene infatti collocata ai margini e definita problematica. Il testo parla di perdita di competitività e di un eccesso di regolazione che renderebbero l’UE un attore incapace di incidere sugli equilibri globali. È la conferma che Washington non considera più automatica la difesa del continente e mette in discussione un ordine strategico che, per decenni, avevamo dato per scontato. A rendere il quadro ancora più netto è arrivata la reazione di Mosca: il Cremlino ha lodato la nuova strategia americana e, rispetto alle critiche del presidente Usa all’Europa e al rischio di una “cancellazione della civiltà”, ha precisato che queste posizioni sono “coerenti” con la visione della Russia e possono garantire un “lavoro costruttivo” con gli Stati Uniti sulla soluzione ucraina. Il messaggio è inequivocabile. Nel momento in cui Washington ridisegna le sue priorità, le autocrazie si preparano a riempire lo spazio lasciato libero da un’Europa incerta e divisa. A Bruxelles questo cambio di paradigma è già stato messo nel conto e negli ultimi due anni la Commissione ha avviato una nuova architettura di difesa comune: la European Defence Industrial Strategy, il programma EDIP, i primi acquisti congiunti tramite EDIRPA e l’aumento della produzione di munizioni attraverso ASAP. Atti concreti, sia a livello legislativo che per quanto riguarda stanziamenti e pianificazione industriale pluriennale concepiti per portare la capacità produttiva europea su livelli adeguati entro il 2035. Questa impostazione prende atto di una realtà: la minaccia alla sicurezza europea non è solo militare, ma riguarda interferenze elettorali, tecnologie sensibili, energia, controllo delle infrastrutture e propaganda organizzata da potenze autocratiche e movimenti sovranisti interni. Tuttavia a livello europeo convivono due illusioni. La prima è l’idea che, alla fine, gli Stati Uniti torneranno sempre a garantire l’equilibrio strategico, a prescindere da chi governa. La seconda è l’uso rituale dell’espressione “autonomia strategica”, senza accettare le conseguenze reali di questo concetto: bilanci comuni, rinuncia a frammentare la spesa in ventisette programmi nazionali, una politica estera coerente su Cina, Russia, Mediterraneo e Africa. Senza questa maturità, l’Europa resta vulnerabile, divisa e incapace di difendere i propri interessi. E in un momento in cui la dottrina americana mette in dubbio la priorità dell’alleanza con Bruxelles, e le autocrazie esultano apertamente per l’indebolimento della coesione occidentale, ogni esitazione è un regalo a chi lavora per erodere le democrazie europee dall’interno. Oggi le condizioni sono evidenti. Il quadro normativo europeo per una difesa comune esiste, la struttura industriale sta iniziando a cambiare e la minaccia è chiara e quotidiana. Continuare a rinviare, come abbiamo fatto dagli anni Cinquanta con la Comunità Europea di Difesa e poi per decenni con il dibattito sull’autonomia strategica, significa lasciare che altri decidano il nostro destino. Se l’obiettivo è garantire stabilità, democrazia e sicurezza, difendere lo Stato sociale e tutelare i cittadini europei, l’unica strada politica credibile è lavorare seriamente per una indipendenza strategica reale dagli Stati Uniti: un rapporto tra pari e non una delega perpetua. Questa è la battaglia politica e culturale che il fronte progressista deve affrontare senza passatismi e giochi al ribasso. È un pilastro della nostra sicurezza e della nostra capacità di sconfiggere l’attacco congiunto delle autocrazie, dei tecnosovranisti e del mercantilismo delle nuove destre.
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Pina Picierno
Pina Picierno@pinapic·
Leggo che in queste ore c’è parecchia confusione, prodotta dai soliti e noti inquinatori di pozzi, sulla proposta di @graziano_delrio per un quadro normativo serio e garantista per contrastare l’antisemitismo, soprattutto nelle scuole, nelle università e on line. Vale la pena ricordare alcuni punti: il testo non sanziona nessuno e non limita il dibattito, anzi, invita le Università a essere luoghi di confronto libero; rende più efficace la rimozione di contenuti razzisti e d’odio già prevista dal Digital Service Act; richiama la definizione IHRA assunta dal Parlamento europeo e dal governo Conte nel 2020. Le critiche strumentali che leggo sanno di giustificazionismo e ipocrisia. Per contrastare il nuovo antisemitismo servono serietà e strumenti concreti contro odio e discriminazioni. Grata a Delrio e quanti ci lavorano, anche in Italia, con determinazione. Avanti!
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Pina Picierno
Pina Picierno@pinapic·
Il documento circolato come presunto “piano di pace” dell’entourage di Donald Trump non ha nulla a che vedere con la pace. È un piano che prepara l’aggressione all’Europa, costruito per legittimare l’espansionismo russo e rimettere in discussione l’architettura di sicurezza che ha garantito stabilità al continente per decenni. La storia recente è fin troppo chiara: le “garanzie” offerte da Mosca si sono sempre rivelate scritte sulla sabbia. Lo abbiamo visto con il Memorandum di Budapest del 1994, con gli accordi di Minsk violati sistematicamente, con le promesse di non militarizzare Crimea e Donbass puntualmente disattese, fino all’invasione su larga scala del 2022. Affidare la sicurezza europea a impegni unilaterali russi significa ignorare vent’anni di prove documentate e dimenticare il volto e la natura del regime di Vladimir Putin. Questo testo è l’ennesimo tentativo del Cremlino di guadagnare tempo. Ogni clausola è calibrata per congelare il fronte, proteggere le conquiste territoriali e consentire alla macchina bellica russa e ai suoi alleati Iran, Cina e Corea del Nord di espandere capacità produttive, logistiche e missilistiche. Non è un equilibrio: è una finestra operativa pensata per preparare la prossima fase del conflitto. Il documento propone di limitare l’esercito ucraino, di imporre neutralità obbligatoria, di ostacolare l’ingresso nella NATO e di legittimare l’annessione di territori occupati. Sono tutte richieste che coincidono con gli obiettivi strategici del Cremlino e che, se accettate, esporrebbero non solo Kyiv ma l’intera Europa orientale a nuove aggressioni. È inoltre inaccettabile l’idea che la Russia possa tornare sui mercati globali come se nulla fosse, ottenendo la rimozione delle sanzioni senza alcun ritiro, senza responsabilità, senza riparazioni. È una normalizzazione dell’aggressione che cancellerebbe il principio fondamentale secondo cui chi attacca un Paese sovrano deve risponderne davanti alla comunità internazionale. In controluce, emerge anche un altro elemento: una pericolosa deriva mercantilista, secondo cui la sicurezza europea diventa merce di scambio nei rapporti tra Washington e Mosca. La logica del “sovranismo economico” americano, che ignora le conseguenze geopolitiche pur di ridurre i costi strategici interni, rischia di scaricare sull’Europa un prezzo altissimo in termini di stabilità. Sostenere questo piano significa accettare un continente più debole, più vulnerabile e più esposto alle minacce autoritarie. L’Ucraina sta difendendo non solo la propria libertà, ma il principio che in Europa i confini non si cambiano con la forza. Ogni proposta che contraddice questo principio non costruisce la pace: prepara la prossima guerra. L’Europa deve restare unita e ferma: la pace duratura nasce dal diritto, non dalla resa diplomatica. E nessuno può chiederci di accettare un testo che tratta la sicurezza europea come una variabile negoziabile e l’aggressione russa come un dettaglio da archiviare. #europe #russia #Ukraine #usa
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Marco Bentivogli
Marco Bentivogli@BentivogliMarco·
Siamo rientrati in Polonia per tornare a casa. Stiamo tutti bene grazie forse alla fede e sicuramente alla contraerea ucraina.
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Wimbledon
Wimbledon@Wimbledon·
Il Primo 🇮🇹 Jannik Sinner is Italy's first singles champion at #Wimbledon
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Bastien Fachan
Bastien Fachan@BastienFachan·
This is the best visual representation of ‘Hate the Sin, Love the Sinner’ I have ever seen
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Roberta Metsola
Roberta Metsola@EP_President·
8 May 1945 - 8 May 2025 80 years from the morning that changed the course of Europe's history. Today we honour the fallen and renew the promise of hope. #WeRemember #VE80
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DG MEME 🇪🇺
DG MEME 🇪🇺@meme_ec·
A big hug to all those who are still in the dark! 🇪🇸 🇵🇹 🇫🇷 🇪🇺
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Nino Cartabellotta
Nino Cartabellotta@Cartabellotta·
.@mannocchia ha dato voce a milioni di pazienti Perchè oggi se sei ricco ti puoi curare, se sei povero puoi crepare #SalviamoSSN
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Marco Furfaro
Marco Furfaro@marcofurfaro·
Non si fermano di fronte a nulla. Nemmeno di fronte ai malati gravissimi. Fratelli d’Italia e Lega hanno riscritto una riga della legge 730 del 1983. Una sola riga. Ma basta quella per scaricare sui pazienti nelle Rsa e sulle famiglie una parte enorme dei costi dell’assistenza. Nel nuovo testo si specifica che il Fondo Sanitario Nazionale copre solo le spese “esclusivamente sanitarie”, anche se collegate all’assistenza socio-sanitaria. Tradotto: se una prestazione ha una parte sociale, come spesso accade nei casi più gravi, quella parte non è più a carico dello Stato. E non parliamo di casi marginali. Parliamo di malati gravissimi, con patologie talmente complesse che sanitario e socio-sanitario sono la stessa cosa: pensate, per esempio, all’igiene delle persone bloccate a letto con le piaghe. Con la misura di Lega e Fdi, solo una parte della spesa, cioè quella esclusivamente sanitaria, sarà garantita dallo Stato. Il resto, migliaia e migliaia di euro, finirà sulle spalle dei pazienti e delle famiglie. No, non è un errore tecnico. È una scelta politica. E mentre lasciano le famiglie da sole a pagare, non definiscono nemmeno cosa sia “esclusivamente sanitario”. Così, un domani, potranno dirti che il pasto in ospedale non è sanitario. Che il cambio del pannolone non è sanitario. E così via, all’infinito. Questa non è solo una norma. È il loro manifesto politico, quello in cui il diritto alla cura non è universale, ma dipende dal tuo portafogli. Si riempiono la bocca delle parole “vita” e “famiglie”, ma le calpestano ogni giorno.
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Marco Furfaro
Marco Furfaro@marcofurfaro·
Pochi minuti fa, alla Camera dei Deputati, è successo un fatto gravissimo. Giorgia Meloni ha deriso il Manifesto di Ventotene, ha irriso i suoi autori Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, mandati al confino dal fascismo. Ha umiliato il documento che ha gettato le basi dell’Europa libera, democratica, antifascista. Perché il problema per loro è proprio questo: il manifesto di Ventotene voleva un’Europa senza fascismi, libera dai nazionalismi. La destra, invece, fa di tutto per riabilitarli. Deridere quel manifesto significa sputare sul coraggio di chi l’ha scritto. Significa sminuire la lotta di chi ha sacrificato la vita contro il fascismo. Significa dichiarare, una volta per tutte, da che parte si sta. Presidente del Consiglio, si vergogni. E come ha ben detto il collega Fornaro a nome di tutti noi, davanti agli eroi di Ventotene lei dovrebbe solo inginocchiarsi.
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Alessandro Milan
Alessandro Milan@alinomilan·
Da 117 giorni il cooperante italiano Alberto Trentini è sequestrato e incarcerato in Venezuela, senza motivo. Parlatene con i vostri amici. #Rassegnati
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Pina Picierno
Pina Picierno@pinapic·
Il voto favorevole di una parte consistente della delegazione del Partito Democratico permetterà di non isolarci dal resto del gruppo dei Socialisti e Democratici. La costruzione della difesa europea è un capitolo appena iniziato e sarà importante non perdere terreno per incidere in modo forte sui dossier che verranno. Grazie al lavoro del capo delegazione Zingaretti, è stato accolto dal Parlamento europeo un emendamento del Pd sulla necessità di puntare maggiormente su integrazione strategica e dimensione europea; così come la collega Annunziata, in commissione Afet, ha molto migliorato la mozione complessiva proposta dai socialisti. In generale tutta la delegazione ha svolto un ottimo lavoro nel merito. Per queste ragioni resto convinta che ci fossero tutte le condizioni per votare a favore, contribuendo così al miglioramento del percorso standoci dentro. Ora serve dialogo, capacità di composizione, insieme al riconoscimento delle legittime posizioni reciproche: da sempre i segretari si sono confrontati con le delegazioni del Pd, e anche i pre-vertici europei erano l'occasione per un confronto sulle urgenze. Da molto tempo assistiamo, invece, ad un atteggiamento di chiusura del gruppo dirigente che porta inesorabilmente a divisioni e spaccature.
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