
Quanti professori in giro.
Meno male che ci siete a spiegare che Orbán avrebbe perso le elezioni e che, in fondo, non cambia niente.
Peccato che non sia così semplice. Anzi, non è proprio così.
Perché il punto non è solo chi vince o chi perde.
Il punto è cosa si mette in discussione.
Basta leggere i programmi; tra le proposte di Magyar c’è un punto fondamentale : il ripristino dello stato di diritto.
Smantellare un sistema costruito negli anni, fatto di controllo politico su magistratura, media e istituzioni pubbliche.
Attraverso una nuova Costituzione, da sottoporre a referendum popolare. Partecipazione vera, non slogan.
Vi sembra poco?
Non è una partita da stadio, “noi contro loro”.
Non è tifo.
È il segnale che, anche dove il potere resta saldo, esiste ancora uno spazio politico che prova a rimettere al centro regole, equilibrio e democrazia.
E questo spazio conta. Conta sempre.
Poi certo, saranno il tempo e la storia a giudicare.
Come sempre, senza sconti.
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