Antonio De Napoli
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Antonio De Napoli
@denapolo
Piastrellista di cittadinanza. 1x1x1x1=1.@passocivico per seminare. @ItaliaCamp per capire chi sono. @capaldOOttica per vedere meglio la vita. "Here, on my own"
Rome شامل ہوئے Haziran 2009
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@annatrieste Il signore in questione sul suo profilo chiama spesso i napoletani monnezzari e alimenta i soliti stereotipi. Ah... Stefano, guardi non è vittimismo ma la nostra educazione non è sinonimo di ingenuità ... statt buon 💙
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Uà mondiale mi sto emozionando saluto tutte le persone che mi conoscono tranne il mio ex chella latrin
Stefano@STEx86
@annatrieste Ma mi spieghi perchè non riuscite a fare una frase intera senza ficcarci dentro il dialetto? Nemmeno nella scrittura ce la fate, guarda che qua non siamo su VomeroTube, in teoria stai comunicando a un pubblico mondiale...
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@Avvenire_Nei Un gigante, un onore aver seguito le sue lezioni e averci parlato privatamente varie volte
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È morto all'età di 86 anni nella sua abitazione di Cesi di Terni, dopo una lunga malattia. Dario Antiseri è stato e sarà ricordato come un grande filosofo, uno studioso che ha interpretato la professione accademica, senza ritrarsi nella “torre eburnea”, irraggiungibile e incomprensibile ai più. Antiseri ha rappresentato nel migliore dei modi la figura del filosofo dei nostri tempi: tanto colto quanto disponibile a incontrare le istanze della contemporaneità, a discutere con tutti, a cominciare dai giovani studenti che incontrava in aula; ed è proprio su questo aspetto della sua vita di studioso che vorrei incentrare il mio ricordo. Continua a leggere l'articolo di Flavio Felice, su Avvenire buff.ly/gdMIiaM

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Antonio De Napoli ری ٹویٹ کیا

ASKATASUNA.
Un promemoria.
Non è il Leoncavallo. Askatasuna è forse il centro sociale più pericoloso d’Europa da almeno 25 anni, o meglio: è il riferimento italiano più costante per violenza politica, tanto che l’assalto alla Stampa, ora, non è neppure un salto di qualità: è solo una nuova pagina di copione. Ogni pretesto o bandiera possono trasformare il «dissenso» in azione fisica e scontro, danneggiamento e intimidazione: qualcosa che alle spalle ha azioni paramilitari, scontri sistematici con le forze dell’ordine, indagini per terrorismo e addirittura una parentesi di militanza armata in Siria. Esagerazioni?
Non è colpa nostra se manca la memoria.
1999: Primo Maggio torinese, scontri frontali, 110 rinviati a giudizio per resistenza e lesioni.
2000: un militante storico condannato a 7 anni per attentati contro il Tav. 2
002: tumulti contro forze politiche. 2003: corteo pro-Palestina con devastazioni e ancora occupazioni di sedi politiche, blocchi del Consiglio regionale e blocco cittadino contro il Tav, assalto al cantiere di Chiomonte (2013) con razzi e molotov in una vera azione di guerra, e ancora «metodi paramilitari» secondo la Procura, la quale a quel tempo ipotizza un intero ventaglio di reati associativi.
La parte più rimossa infatti è il versante internazionale: tra il 2016 e il 2018 vari attivisti di Askatasuna partono per la Siria a combattere nelle milizie curde del Rojava, e al loro ritorno la Procura chiede una sorveglianza speciale e li definisce socialmente pericolosi. Non è più l’immaginario che gioca alla rivoluzione, è gente passata da un vero teatro di guerra ai cortei in via Po. Infatti negli anni successivi nulla è cambiato: violenze e devastazioni nel corteo per Cospito (2023) e blocchi stradali e ferroviari per Gaza (2023–24) e irruzioni nei centri di accoglienza oltre a scontri, persino, al Salone del Libro: la causa è variabile, il metodo è fisso.
Accadeva mentre attorno gli evocavano tutta un’aura giustificazionista: ecco, questo sì, come il Leoncavallo. Il sindaco piddino Stefano Lorusso ha inserito Askatasuna nel registro civico dei «beni comuni» e quindi ha proposto di sanare l’occupazione abusiva del 1996; il disinvolto divulgatore Alessandro Barbero ha partecipato a iniziative del centro e, in un’intervista, ha detto che «è una ricchezza delle nostre città», traducendo 25 anni di violenze in un sostanziale folklore civico. Alcuni giuristi, per il processo «Sovrano» sulle violenze No Tav, hanno parlato di «teorema giudiziario» e di «criminalizzazione del conflitto». Siti e riviste hanno trasformato le perquisizioni e gli arresti in un romanzo repressivo con la narrativa dell’«antagonista perseguitato»: Il Manifesto ha plaudito l’inserimento fra i «beni comuni» come atto «contro la destra» e vittoria della «democrazia conflittuale», mentre Il Post, quotidiano online della sinistra imbelle, ha raccontato la vicenda come un caso di innovazione amministrativa e valorizzazione di un edificio pubblico, quasi un percorso di cittadinanza: come se non fosse il centro sociale più denunciato d’Italia, e come se fosse solo un doposcuola un po’ vivace.
La cosiddetta sinistra estrema (Potere al Popolo e dintorni) intanto firmava appelli e difendeva uno «spazio sociale necessario», dove gli scontri diventavano «reazioni» e la violenza «conflitto», e dove l’unico vero problema era la banalizzante polizia: una sempiterna sottrazione di peso e di ammissione della violenza del fenomeno.
E’ così che si arriva all’assalto alla redazione della Stampa, è così che abbiamo assistito al recitato stupore e al composto sgomento: come se fosse un evento imprevedibile, solo un salto imprevisto verso il teppismo organizzato. Ma era la cosa più normale del mondo, per Askatasuna: una modesta variazione sul tema, un minimo sindacale, solo un folklore sfuggito di mano come può esserla una trentina persone che sfonda una porta e devasta un ingresso e rovescia letame e minaccia i giornalisti. Una logica conseguenza scambiata per incidente: da chi, straparlando di centro sociale «storico» e integrabile, di pezzo di città da salvare, stava solo contribuendo alla prossima puntata.
Quindi, riassunto:
Il centro sociale Askatasuna è stato antifascista, No Global, Pro pal primo tempo, No Tav, pro curdi, pro Cospito, ancora Pro pal, No giornalisti e No Meloni: perché ora c’è la Meloni. Il rituale prevede una biomeccanica dello scontro con qualsiasi tema come pretesto. Da trent’anni.
1996. Occupano uno stabile a Torino. Il patto fondativo non prevede terzomondismo salottiero: Askatasuna nasce come avamposto fisico dell’antagonismo cittadino, e privilegia il conflitto reale a quello simbolico.
1999. La prima legittimazione muscolare è sul lavoro: Torino ricorda quel Primo Maggio coi suoi 110 rinviati a giudizio per lesioni e devastazione.
2000. Primi echi No Tav. Non si è mai trattato di ambientalismo o tutela del territorio, o ancora questioni climatiche o Fridays for Future: il No Tav si è sempre posto come bandiera per colpire lo Stato e l’infrastruttura, non per salvare la montagna. La causa è già perfetta: ci sono polizia, Stato e multinazionali da abbattere.
2002. Anni di antipolitica d’assalto, un ring permanente in cui ogni manifestazione è un corpo a corpo con l’obiettivo scelto: contestazioni fisiche, cortei sabotati e partiti presi di mira.
2003. Un primo corteo pro Pal fa da detonatore urbano: devastazioni, sedi politiche occupate e blocchi cittadini. Il conflitto internazionale è trasformato in scontro locale, allora come oggi.
2005–2010. Il fenomeno No Global si spegne, i social forum finiscono, anche l’antagonismo di massa evapora: ma Askatasuna resta. In città, con cadenza settimanale, si materializza un corteo, una contestazione, un picchetto.
2011-2015. No Tav, il ritorno. La Val di Susa diventa una seconda patria da difendere tra blocchi autostradali, sassaiole, razzi e armi vere. Il culmine arriva nel 2013 con l’assalto al cantiere di Chiomonte: molotov, caschi e materiale pirotecnico. La Procura parlerà di «metodi paramilitari».
2016–2018. Salto di specie: alcuni militanti partono per la Siria del Nord a combattere con le milizie curde del Rojava. Al ritorno vengono sorvegliati in quanto ritenuti «socialmente pericolosi». Ogni retorica pacifista ne esce incrinata.
2019–2021. La Digos produce migliaia di pagine (ruoli, dinamiche, catene di comando) e la Procura tenta la qualificazione associativa (sovversiva, poi per delinquere) ma il tentativo deraglia, pur lasciando una scia di reati concreti: condanne a grappolo per resistenza, lesioni, minacce e devastazione.
2023. Il caso del detenuto Alfredo Cospito (un anarchico condannato per terrorismo) diventa la nuova scusa liturgica: lo Stato è torturatore, la repressione è sistemica, la solidarietà è rivoluzionaria. I cortei sfociano in scontri e danneggiamenti.
2023–2024. Pro Pal, il risveglio. Blocchi ferroviari, strade paralizzate, incursioni nei centri d’accoglienza, cariche e controcariche.
2025. Assalto a La Stampa e No Meloni. L’intimidazione nel giornale torinese lascia straniti quanti pensavano che Askatasuna leggesse i corsivi di Annalisa Cuzzocrea. Poi si passa (si resta) a Giorgia Meloni: etichetta elastica, buona per tutto, ogni antagonismo concentrato su un solo nome. Lo scontro come identità.
Sino a oggi.

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@manginobrioches Riuscite a salire sul piedistallo anche commentando Zalone , geniale
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#CheccoZalone fa sempre lo stesso, esilarante, personaggio: boccalone, ignorante, omofobo, razzista, truffaldino, cialtrone, pigro, bugiardo.Praticamente l'elettore tipo corteggiato dalle destre.Che infatti rivendicano il successo di Zalone come "sconfitta dei sinistri". Coerenti

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@TizianaFerrario Pensavo fosse un fake o pagina satirica e invece è davvero la giornalista Tiziana Ferrario
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non si ha alcun merito nel nascere belli,come è toccato a #BrigitteBardot. Conta ciò che si fa nella vita. Lei ha fatto l’attrice,ha avuto successo e collezionato mariti, per il resto si è occupata dei suoi gatti. Perchè così tanto inchiostro versato su di lei in queste ore?


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@mariannaaprile Cerchi di abbracciare anche la sua credibilità se le capita di trovarla
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Aver voglia di abbracciare forte la signora di Torino che ha chiamato a #PrimaPagina per difendere da ciniche strumentalizzazioni il suo quartiere, gli spazi culturali e quanto di buono fanno i centri sociali.
Andate su raiolaysound e ascoltatela.
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Mi scuso con Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Guido Crosetto, ma ho il dovere morale e professionale di dire che sono tre falliti. Assunto il governo dell'Italia, questi tre grandissimi falliti avevano giurato di sostenere lo sforzo bellico dell'Ucraina "per tutto il tempo necessario", senza avere i soldi e i mezzi militari per mantenere una promessa del genere. Io sono pronto a scusarmi con Meloni, Tajani e Crosetto, ma soltanto se mi faranno vedere i soldi e le armi che avevano promesso di consegnare all'Ucraina per sconfiggere la Russia sul campo di battaglia. Ci sono o non ci sono? Se non ci sono, se l'Italia non ha soldi né mezzi militari per consentire all'Ucraina di vincere la guerra, allora io, querela o non querela, davanti alla distruzione dell'Ucraina - che avevo cercato di prevenire con le mie idee assennate e moderate - ho il dovere deontologico di dire che il presidente del Consiglio, il ministro della Difesa e il ministro degli Esteri sono tre strafalliti.
Ma tre falliti grossi grossi.
Tre fallitoni, direi.
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@OsservaMy Pensa a parti inverse cosa sarebbe successo . Il body shaming vale sempre , anche se riguarda una persona di destra
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@SalisIlaria "Consapevolezza non diffusa nella Politica" cosa vuol dire esattamente?
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REPORT ISPEZIONE AL CARCERE DI POGGIOREALE (#NAPOLI)
La prima evidenza, la più impressionante e decisiva, è il sovraffollamento: 2.185 persone detenute a fronte di una capienza regolamentare di 1.313.
In queste condizioni è ovviamente impossibile garantire i diritti fondamentali e promuovere percorsi riabilitativi.
In alcune celle vivono fino a 12 persone, stipate in letti a castello a tre livelli, che in Italia sarebbero vietati. Ogni detenuto dovrebbe disporre di almeno 3 metri quadri calpestabili, ma questo standard europeo non viene rispettato.
La struttura è vetusta e in molti punti gravemente deteriorata: pareti coperte di muffa, acqua calda non sempre disponibile, riscaldamento non funzionante, presenza di topi. Le persone detenute lamentano, con piena ragione, condizioni di vita disumane.
Dei 1.066 “definitivi” presenti, 560 stanno scontando pene inferiori ai quattro anni, molte delle quali permetterebbero l’accesso alle misure alternative, a cui però, per svariati motivi burocratici, non riescono di fatto ad accedere.
Il personale del carcere, come spesso accade, è ampiamente in sottorganico rispetto alle presenze reali. Basti un dato: ci sono solo 20 educatori, meno di uno ogni duecento detenuti. In queste condizioni, come si può anche solo pensare di garantire attenzione, continuità e cura nei percorsi trattamentali?!
All’interno del carcere è operativo un Ser.D. (Servizi per le Dipendenze) che svolge con impegno un lavoro di qualità, ma il carico di utenza è davvero enorme e richiederebbe seri investimenti sanitari.
In generale, la situazione impone interventi deflattivi immediati per ridurre la popolazione carceraria. L’urgenza è chiara a chiunque operi, a vario titolo, nel sistema penitenziario.
Purtroppo, questa consapevolezza non è altrettanto diffusa nella Politica – e certamente non nell’attuale Governo.
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Antonio De Napoli ری ٹویٹ کیا

Il Napoli ha un allenatore gobbo, non vedo perché i gobbi non possano avere un allenatore col Napoli tatuato addosso
Gianluca Di Marzio@DiMarzio
.@juventusfc, Spalletti è la prima scelta per il post Tudor @SkySport
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@SalisIlaria Salis quando Lei parla di fascistelli violenti che alzano la testa in mezzo alla strada rischia di descrivere lei che va a fare gli scontri ... su un po' di buon senso . Buona serata
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In questo ultimo periodo, da Roma a Genova, i fascistelli di strada, tra intimidazioni e aggressioni, stanno alzando troppo la testa.
E questo accade anche a causa dello sdoganamento e le coperture che questo governo gli ha garantito.
Oggi a Predappio un migliaio di militanti si sono radunati per commemorare (sic) l’anniversario della “Marcia su Roma”, davanti alla cripta di Mussolini a braccio teso. Pochi scemi, certo, ma comunque troppi. Che squallore, e che disonore per il nostro Paese.
Bisogna ricordare sempre – a questa feccia suprematista e oppressiva – che il popolo italiano li ha già ripudiati una volta per tutte, e sancito con chiarezza che il fascismo non ha e non dovrà mai più avere diritto di esistenza nella nostra società.

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Questa foto fra alcuni anni comparirà nei libri di storia. Accanto solo due righe sul vergognoso presidente del consiglio che pretendeva di fare la storia, ma che sarà citata solo perché forte con i deboli e debole, anzi nulla, con i forti.
#Flotilla #meloni #GovernoDellaVergogna

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@francoisengo @matteorenzi Probabilmente a chi commenta, come te 🤪
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@FrankCatania Mi faccia sapere cosa le rispondono gli amici di Partenope. Purtroppo la sinistra sta sparendo , non ha più argomentazioni. E da destra, io, non ne sono felice
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@MarioFurore Che lei corre e moltissimi la inseguono . Auguroni
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