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@ilSimo73

Dalla parte di Spessotto!

شامل ہوئے Eylül 2013
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Floro S.
Floro S.@sflorimm·
USA has ChatGPT USA has Grok USA has Claude USA has Gemini USA has Llama USA has Copilot China has DeepSeek China has Qwen China has Ernie China has GLM China has Kimi China has MiniMax Europe has?
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Giacinto guarda giù!
Giacinto guarda giù!@Zack1973M·
@cassettanothanx dí imbarazzante c'è solo il tuo misero cervello, unito a una personalità creata dalla sindrome dal cazzo piccolo.
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IoNonComproLaCalzetta
IoNonComproLaCalzetta@cassettanothanx·
Difensore imbarazzante di una squadra imbarazzante e di un club imbarazzante, che solo grazie a volgari cheerleader di basso livello e ad arbitri italiani può essere considerato più forte di un Adani qualsiasi.
IoNonComproLaCalzetta tweet media
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Giovanni Capuano
Giovanni Capuano@capuanogio·
✍️ Piccola storia per quelli che non hanno memoria. Il 12 febbraio 2024 la Lega Serie A si riunisce per decidere se passare da 20 a 18 squadre. Lo vorrebbe la #Figc e il piano piace alle big. La proposta raccoglie 4 voti a favore: Juventus, Inter, Milan e Roma. Gli altri 16 sono fieramente contrari. Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, quello che oggi dice che bisognerebbe tagliare ("Abbiamo sempre detto che si gioca troppo e tutto questo distrugge i nostri calciatori. Oggi si continua a voler essere 20 squadre, ma se tornassimo a 16 squadre, se abolissimo le Supercoppe da giocare in Arabia Saudita, risparmieremo i nostri giocatori - che sono un patrimonio da noi pagato - e avremmo il tempo per poter far allenare la Nazionale") è così contrario che propone di disertare proprio del tutto il tavolo delle riforme. Questo è il calcio italiano nel 2026 🔚
Giovanni Capuano tweet mediaGiovanni Capuano tweet media
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ilSimo ⭐️⭐️
ilSimo ⭐️⭐️@ilSimo73·
@matteorenzi Se fossi in te e volessi prendere più voti, proporrei di portare la Serie A e B in Rai. Basta soldi dalle tv che rovinano il calcio. Rischieresti di andare al governo 😉
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Matteo Renzi
Matteo Renzi@matteorenzi·
La terza eliminazione consecutiva dell’Italia dai mondiali di calcio non è un pesce d’aprile, purtroppo. È il segno del fallimento del calcio italiano. Non capire che per il nostro Paese il pallone non è solamente un divertimento ma un pezzo di cultura e di identità popolare è l’errore più grave di una classe dirigente che, in federazione come in alcuni club, pensa di andare avanti tra raccomandazioni e amichettismo, vivendo di piccoli inciuci. E di servilismo verso la politica. Si assumono i figli dei ministri ma non ci si occupa dei ragazzi che vorrebbero sognare un calcio diverso. Chi conosce che cosa è accaduto negli ultimi anni, sa bene a cosa mi riferisco. Non voglio dire di più: lo faremo prestissimo in una riunione pubblica di Italia Viva dove ascolteremo il parere degli addetti ai lavori e diremo le nostre idee sul futuro del calcio italiano. Che mai come oggi va rifondato da zero, a cominciare dai diritti TV e dagli stadi. E senza interferenze del Palazzo. #Enews #BosniaItalia
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Lu
Lu@vi_dico·
La Juventus vinceva in Italia. La Nazionale degli Juventini vinceva nel mondo. NON LO POTEVANO TOLLERARE. Incapaci di emularla, anziché elevarsi, ordirono la più sordida farsa della storia del calcio: Farsopoli. Per incoronare l’Inter hanno distrutto l’intero movimento italiano.
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Milan memories
Milan memories@MemoriesMilan·
Trasformare Pio #Esposito in un fenomeno. Paragonare #Dimarco a #Theo. E poi #Frattesi, #Barella… Abbiamo raccontato ciò che non e’ mai stato nella vita. La difesa del loro sistema, l’impunibilita’ e la polvere sotto il tappeto. Dopo il 2006 il calcio italiano e’ sparito. L’Inter ha letteralmente distrutto il calcio italiano. #BosniaItalia
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Felix
Felix@FeliceRaimondo·
Abbandonare il Piano B (San Donato, accordo di programma ormai chiuso) per puntare tutto su San Siro rischia di essere un capolavoro di miopia strategica 🏟️ ​Con le nuove indagini, Inter e Milan hanno 3 mesi per attivare lo "scudo giudiziario": possono annullare il rogito e riprendersi i soldi. Ma a quel punto? Senza un'alternativa pronta fuori Milano, l'unica via d'uscita diventa una modestissima ristrutturazione del Meazza 👎 vedremo quali saranno le scelte dei club. La situazione è seria e solleva molti dubbi sulla gestione del dossier nuovo stadio. Un miraggio che poteva essere già oggi una solida realtà se fossero state prese scelte diverse.
Felix@FeliceRaimondo

La vicenda San Siro si complica: siamo passati dal fascicolo esplorativo a nove indagati tra Comune, Inter e Milan per turbativa d'asta e rivelazione di segreto d'ufficio. La Procura ipotizza un sistema di relazioni privilegiate durato sei anni, in cui bozze di delibere sarebbero state anticipate ai club prima di diventare pubbliche. La contestazione più insidiosa è proprio la fuga di notizie, poiché le chat sequestrate potrebbero offrire prove dirette contro gli indagati. Il rischio più grande per il nuovo stadio è ora contrattuale: queste indagini potrebbero attivare gli "scudi" a tutela dei club, rendendo il progetto non bancabile e facendo saltare l'intera operazione. Il mio ultimo approfondimento sul tema è da poco online per gli abbonati di RedBlack Insights: "San Siro, nove indagati per turbativa d'asta: dalle ipotesi alla Guardia di Finanza in Comune. La Procura contesta anche la rivelazione di segreto d'ufficio. Perquisizioni negli uffici comunali, alla M-I Stadio e nelle abitazioni di dirigenti e consulenti dei club. Ecco l'analisi penalistica". Link: feliceraimondo.substack.com/p/san-siro-nov…

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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
@LucioMalan Ma lei non è quello che ha fatto assumere sua moglie e sua nipote al Senato con i soldi nostri? Ma un briciolo di vergogna voi fascisti non lo avete?
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Cecilia
Cecilia@jacko_cecilia·
@GuidoCrosetto Ah ecco mi sembrava strano che aveste interrotto il servilismo verso il biondino folle
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Guido Crosetto
Guido Crosetto@GuidoCrosetto·
Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti USA. Cosa semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato. Il Governo continua a fare ciò che hanno sempre fatto tutti i Governi italiani in totale aderenza agli impegni presi in Parlamento ed alla linea ribadita anche in Consiglio Supremo di Difesa in continuità con tutti i precedenti Consigli, nei decenni. Gli accordi internazionali disciplinano e distinguono con chiarezza ciò che necessita di specifica autorizzazione del Governo (per la quale si è deciso di coinvolgere sempre il Parlamento) in assenza della quale non è possibile concedere nulla e ciò che invece è considerato autorizzato tecnicamente perché ricompreso negli accordi. Un ministro deve solo farli rispettare. Terzium non datur. In ultimo voglio ribadire che non c’è alcun raffreddamento o tensione con gli USA, perché conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia bene come le conosciamo noi.
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ilSimo ⭐️⭐️
ilSimo ⭐️⭐️@ilSimo73·
@SandroRossi_x Ok. Vero. Abbiamo anche un problema dall'altra parte. Con la Sclhein non si vince. Prima lo capiamo e prima possiamo pensare di mandarla a casa. Ma un Sanchez in Italia non lo abbiamo proprio????
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
Il cul de sac   La Meloni ha perso il referendum. E adesso?   Le opzioni sul tavolo sono tre. Tutte brutte. Nessuna indolore.   Prima opzione: elezioni anticipate. Sciogliere le Camere, andare al voto, capitalizzare quel che resta del consenso prima che si sgretoli del tutto. Problema: con questa legge elettorale, sull’onda lunga della sconfitta referendaria, rischia di prendersi una mazzata storica. Lo sa lei, lo sanno i suoi. Potrebbe tentare di modificare la legge elettorale prima del voto, cucirsi addosso un premio di maggioranza su misura. Un colpo di mano che in tempi normali sarebbe già spregiudicato. In questo momento, con il paese che ti ha appena detto no, sarebbe la fine. La reazione non aspetterebbe nemmeno le urne.   Seconda opzione: il mini rimpasto. Buttare in discarica gli impresentabili, quelli con i rinvii a giudizio, le gaffe, le indagini che puzzano. Sostituirli con figure meno chiacchierate, più grigie, più presentabili. Tirare a campare fino alla scadenza naturale della legislatura. Sembra la scelta più saggia. Nella realtà è un consumarsi lento, giorno dopo giorno. Ogni scandalo che riemerge, ogni figuraccia in Europa, ogni decreto raffazzonato porta via un pezzo di credibilità. Arriveresti alle elezioni del 2027 con la sconfitta già scritta in tasca, senza nemmeno la dignità di averla cercata.   Terza opzione: non fare niente. Restare ferma. Galleggiare. Sperare che qualcosa cambi, che l’opposizione si divida, che un evento esterno rimescoli le carte. La più probabile, conoscendo la Meloni. La più pericolosa.   Perché il punto vero è un altro. La Meloni non è più sola al tavolo da gioco. Non è lei a dare le carte. Il referendum le ha tolto quell’aura di invincibilità che teneva gli alleati in riga. Salvini tace, e quando Salvini tace bisogna preoccuparsi. Tace perché sta contando. Contando i voti, contando le poltrone, contando le possibilità.   C’è poi il piccolo dettaglio dei parlamentari. La XIX legislatura è iniziata il 13 ottobre 2022. Il diritto al trattamento pensionistico, per chi è al primo mandato, matura dopo quattro anni, sei mesi e un giorno. Il 14 aprile 2027. Manca un anno. Sciogliere le Camere adesso significherebbe far perdere a centinaia di deputati e senatori i contributi versati in quasi quattro anni di legislatura. Soldi bruciati, futuro previdenziale cancellato. Provate a chiedere a un parlamentare di votarsi contro la propria pensione per fare un favore alla premier.   Insomma, la Meloni si è infilata in un vicolo cieco di rara eleganza. Qualunque strada scelga, porta a una sconfitta. Cambia solo la velocità con cui ci arriva. Credo che in questi giorni non la vedremo col suo sorrisino sprezzante. Credo che la vedremo molto poco in giro. Quando la vedremo, cercherà di parlare d’altro. Di immigrazione, di sicurezza, del solito nemico esterno da dare in pasto al pubblico.   Il referendum le ha detto una cosa semplice. Il paese non è tuo. Non lo è mai stato.
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ilSimo ⭐️⭐️ ری ٹویٹ کیا
Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
La metà degli italiani non vota più. E no, non è protesta. È che non gliene frega un cazzo. E peggio ancora, non se ne vergognano. Vivono nel proprio piccolo regno di abitudini, dove nulla entra e nulla esce, dove tutto si tiene purché nessuno chieda loro di alzare la testa, di leggere, di capire, di prendere parte. Non è solo apatia. È ignavia. È l’assenza di qualsiasi senso del dovere. È il rifiuto anche solo di guardare in faccia la realtà, purché la domenica ci sia la Serie A e il sabato la spesa all’outlet. Ignavi. Quelli che non scelgono non per paura, non per delusione, ma perché non gli interessa niente e nessuno. Non scelgono perché non sentono più il bisogno di distinguere il giusto dallo sbagliato, purché la bolletta non dia fastidio e il cellulare abbia campo. E allora meglio niente. Meglio il silenzio. Meglio il divano. Meglio far finta che la politica sia lontana. Ma la politica non è lontana. La politica vi ha già tolto la sanità, la scuola, i contratti stabili, le pensioni dignitose. Vi ha svuotato il frigo e riempito le strade di precari. Vi ha regalato Santanché, La Russa, Rampelli, Lollobrigida, Valditara. Vi ha tolto i diritti e vi ha venduto la retorica del decoro, della sicurezza, della famiglia come giustificazione per ogni porcata. E voi? Zitti. Fermi. A guardare. Parlate di rivoluzione, qualcuno. Ma quale rivoluzione? Voi non fate nemmeno il gesto più semplice, più minimo, più gratuito: andare a votare. Parlate di sistema corrotto, ma non vi prendete nemmeno il disturbo di scegliere chi prova a cambiarlo. Avete scambiato la critica per cinismo, e il cinismo per intelligenza. Ma è solo codardia. È solo disimpegno. È indifferenza mascherata da profondità. E mentre voi vi fate i cazzi vostri, le destre si organizzano, si mobilitano, si spartiscono tutto. Dalla RAI al CSM. Dai fondi del PNRR agli incarichi negli enti pubblici. Le poltrone, le aziende, i media, perfino i manuali scolastici. Prendono tutto. Perché voi non ci siete. Perché non vi interessa esserci. E non dite che non si può fare nulla. Non dite che “tanto sono tutti uguali”. Chi non va a votare è colpevole quanto chi vota fascista. Anzi no, peggio. Perché chi vota ha almeno scelto, ha almeno combattuto, anche se dalla parte sbagliata. Voi no. Voi non avete lasciato il campo: non ci siete mai entrati. Avete spento la luce e vi siete chiusi in camera, a guardare i TikTok dei balletti. E lo capisco, in parte. Lo capisco perché anche io, a volte, ho pensato che fosse tutto inutile. Ma la differenza è che io ci torno, in cabina. Perché mollare vuol dire consegnarsi. E consegnarsi, oggi, vuol dire mettere il proprio silenzio al servizio del potere. Il fascismo non ha più bisogno di fare paura. Non gli serve più. Gli basta aspettare che ve ne freghiate. Non è la politica che vi ha abbandonato. È che voi, della politica, non avete mai voluto sapere nulla. E ora vi fa comodo dire che non serve. La democrazia non muore con un colpo di Stato. Muore a forza di “tanto non cambia niente”. Muore di ignavia, di menefreghismo, di diserzione civile. Muore mentre vi distraete. Così muore un Paese. Non tra le bombe. Ma nel vuoto lasciato da chi non c’è.
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L'ANTONIOCASSANIANO
L'ANTONIOCASSANIANO@Ilbosseus21·
La foto con meno aura della storia, facce da perdenti, vestiti da perdenti, postura da perdenti e aura sotto i piedi. Il blocco del 5-0 a cui si aggiunge il portiere 30 enne di una retrocessa inglese. Che brutta fine che ha fatto la mia Inter, finaccia. #FCIM
L'ANTONIOCASSANIANO tweet media
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
@LuzPagoda Sono solo 50 righe e non le hai capite.
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
Sui 5 stelle Giuseppe Conte ha fatto cadere il governo Draghi per un inceneritore. Un inceneritore. Non una riforma costituzionale, non una guerra, non una manovra economica. Un impianto per bruciare la spazzatura di Roma, una città che paga la TARI più alta d’Italia, dove la raccolta funziona male da anni e i rifiuti finiscono in Austria e in Olanda perché non c’è un posto dove trattarli.   Nel decreto Aiuti c’era una norma che dava poteri speciali al sindaco Gualtieri per costruire un termovalorizzatore in vista del Giubileo. Una cosa concreta, necessaria, persino banale. Conte ha deciso che quello era il suo Rubicone. I ministri cinque stelle non hanno votato il decreto in Consiglio dei ministri, poi il Movimento non ha votato la fiducia al Senato. Draghi è salito al Quirinale e si è dimesso. Fine della storia. Anzi no: inizio dell’altra storia, quella che ci ha regalato la Meloni e ci sta mangiando vivi adesso.   Il punto non è solo luglio 2022. Il punto è la natura dell’uomo, quella che non cambia. Conte è fatto così: rompe le cose. Le rompe con quella faccia composta, quella voce morbida, quel tono da professore che ti spiega perché era inevitabile, perché la colpa è sempre di qualcun altro. Ha fatto saltare il suo stesso governo per non cedere una delega a Renzi, salvo poi perdere tutto. Ha fatto saltare Draghi per un inceneritore, regalandoci Giorgia Meloni. Sempre lo stesso copione: il calcolo meschino, la mossa che sembra furba, le macerie che restano agli altri. Sempre quella faccia pulita sopra le rovine.   Chi oggi parla di campo largo e immagina i Cinque Stelle come alleati affidabili non ha memoria, o forse non vuole averla. Perché ricordare fa male, costringe a guardare in faccia la propria debolezza. Conte non è un alleato. È quello che ti giura fedeltà guardandoti negli occhi e poi ti pianta il coltello nella schiena perché ha trovato un motivo, uno qualsiasi, per convincersi che era giusto così. Lo conosci quel tipo di persona. Lo riconosci subito, nella vita. Solo che in politica continui a credergli perché hai bisogno dei suoi voti, perché da solo non ce la fai, perché l’alternativa è il deserto.   Oggi dentro i Cinque Stelle c’è una fronda apertamente filorussa che vuole tagliare gli aiuti all’Ucraina. Non è un dettaglio. È il prossimo inceneritore, solo più grande, solo più pericoloso. Immaginate la scena, perché è facilissimo immaginarla, perché l’abbiamo già vissuta: governo di campo largo, Schlein premier, programma condiviso, strette di mano, sorrisi per le telecamere. Sei mesi dopo Conte che torna in televisione con quella faccia da professore offeso a spiegare il suo “profondo disagio politico” perché il suo partito non vuole votare le armi a Kiev. Sei mesi, forse meno. L’inceneritore almeno era una stupidaggine circoscritta. La collocazione atlantica, il rapporto con un’Europa in guerra: questa roba ti fa saltare tutto in una settimana. Chi ha fatto cadere un governo per la spazzatura di Roma, cosa pensate che farà quando sul tavolo ci sarà la pace in Europa?   Il problema è che non c’è uscita, non c’è porta sul retro. Senza i Cinque Stelle il campo largo non esiste, è un campo vuoto, una distesa dove la Meloni cammina sola e tranquilla per i prossimi vent’anni. Con i Cinque Stelle dentro ti porti in casa uno che alla prima impuntatura ribalta il tavolo, ti guarda tra le schegge e ti dice che dovevi ascoltarlo prima. Lo ha già fatto. Lo rifarà. Non è una previsione, è la ripetizione di un gesto che quest’uomo ha nei muscoli.   Schlein e il PD si trovano davanti a una scelta che fa venire il mal di stomaco. Allearsi con Conte sapendo che ti tradirà, o restare soli sapendo che perderai. È la trappola perfetta, quella che la sinistra italiana si è costruita da sola in vent’anni di incapacità di parlare a chi sta fuori dal proprio recinto. Vent’anni a perdere pezzi di popolo, quartiere dopo quartiere, periferia dopo periferia, fino a ritrovarsi col venti per cento e la necessità di mendicare voti da un partito allergico alla responsabilità di governo. Se il PD avesse il trenta per cento non avrebbe bisogno di Conte. Se avesse una classe dirigente capace di guardare in faccia un operaio, un pendolare, una partita IVA senza farli sentire invisibili, non staremmo qui.   La risposta onesta è che da questo vicolo non si esce con un’alleanza. Si esce diventando più grandi, più veri, più vicini alle persone. Si esce smettendo di pensare che la politica sia un gioco di incastri e ricominciando a fare quello che la sinistra ha smesso di fare da tempo: convincere le persone, una per una, porta a porta, ascoltandole. Fino a quel giorno il campo largo resterà quello che è: una scommessa disperata con un uomo di cui non ti puoi fidare. E Giorgia Meloni continuerà a guardare lo spettacolo con quel sorriso che conosciamo tutti. Quel sorriso che ci meritiamo.
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ilSimo ⭐️⭐️
ilSimo ⭐️⭐️@ilSimo73·
@BoccardoReal Penso solo che non bisogna giudicare il lavoro degli altri da fuori. Lei invece giudica e spara sentenze, e questo per me è sintomo di maleducazione e ignoranza.
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Boc
Boc@BoccardoReal·
@ilSimo73 Quindi se chiamo stupratore uno stupratore lo sono anche io? Sarebbe questa la sua “logica”? Dica.
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Boc@BoccardoReal·
Entro in un ufficio pubblico a versare parte del pizzo di Stato. Sono solo. Tre parassiti dietro i vetri. Dico buongiorno. La parassita femmina mi chiede se ho preso il numero. Mi guardo intorno sottolineando che ci sono solo io. Deve prendere il numero, mi dice. Prendo il numero. Dietro ai vetri continuano a giocare a campo minato, immagino. Passano 10 minuti e ding, chiamano il mio numero. La parassita mi concede di versare qualche migliaio di euro, che la manterranno qualche mese nella sua inutile e scortese ignoranza. Se a voi tutto questo sembra normale o anche solo lontanamente accettabile, siete pazzi.
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Algherese Ergo Sum
Algherese Ergo Sum@bp448yk1·
@Frenkie_Woody Ma PERCHE' la Cina, da molti anni, è così avanti, rispetto NON solo all'europa, ma rispetto a tutti ? Io, seppur NON abbia MAI amato i cinesi, li ho SEMPRE ammirati tantissimo!!!!!!!!!!!!
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Frenkie_Woody
Frenkie_Woody@Frenkie_Woody·
La “supercentrale” solare che genera elettricità anche di notte: la Cina ha costruito il futuro energetico nel mezzo del deserto Nel deserto del Gobi, a 20 chilometri a ovest di Dunhuang, oltre 12.000 specchi intelligenti puntano verso lo stesso punto nel cielo. Non è fantascienza. È l’impianto termosolare a sali fusi più potente dell’Asia, in funzione continua da dicembre 2018. La tecnologia che la rende rivoluzionaria segue una logica elegante: gli specchi concentrano la luce solare su una torre di assorbimento alta 260 metri; questo calore riscalda sali fusi a oltre 500 gradi Celsius, che agiscono come una batteria termica capace di immagazzinare energia fino a 11 ore dopo il tramonto. Senza interruzioni, senza batterie al litio, senza dipendere dal clima. I numeri sono impressionanti. L’impianto copre 7,8 chilometri quadrati, equivalenti a 780 campi da calcio, genera 390.000 megawattora all’anno ed evita l’emissione di 350.000 tonnellate di CO₂ ogni anno. A metà 2025, la Cina aveva già accumulato 1,14 gigawatt di capacità termosolare installata, con un portafoglio di progetti che supera gli 8 gigawatt in sviluppo. Quello che è iniziato come un progetto sperimentale nel Gobi è diventato un modello osservato da tutto il mondo. Mentre il dibattito energetico continua a ruotare attorno a pannelli e batterie, la Cina perfeziona da anni qualcosa di più ambizioso: elettricità pulita, stabile e continua, anche quando il sole è già tramontato da ore. Fonte: ASME Open Journal of Engineering, Shouhang Hi-Tech, 2025.
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
Signora, quello che traspare dalle sue parole non è forza. È dolore. Un dolore che lei traveste da disprezzo perché è più facile chiamare “escrementi” chi la pensa diversamente che ammettere una cosa semplice: ha investito tutto su questa battaglia e il risultato l’ha ferita.   Lo schema è riconoscibile. Chi sta bene con sé stesso non ha bisogno di rassicurare nessuno sul fatto che “non legge” e che gli altri “non contano nulla”. Chi lo scrive, invece, sta facendo esattamente il contrario: sta gridando quanto quelle parole l’hanno toccata. Il bisogno compulsivo di sminuire l’altro, di ridurlo a qualcosa di patetico e solo, è sempre uno specchio. Sempre.   C’è poi la questione di suo padre. Enzo Tortora è un simbolo di dignità nella sofferenza, questo nessuno lo discute. Ma lei quel nome lo usa come scudo ogni volta che si sente attaccata. Lo invoca per nobilitare posizioni che andrebbero difese con argomenti, non con il peso emotivo di una tragedia familiare. E questo, col tempo, non protegge la memoria di suo padre. La consuma.   “Nulla mi abbatterà”, scrive. Ma nessuno sta cercando di abbatterla. Milioni di persone hanno semplicemente votato No. Non contro di lei, non contro suo padre. Contro una riforma che non li convinceva. Il fatto che lei viva questo come un attacco personale dice molto su come sta attraversando questo momento. Poco su chi ha votato diversamente.   La rabbia è una compagna seducente, signora. Ti fa sentire viva, combattiva, dalla parte giusta. Ma quando ti porta a dividere il mondo tra chi ti vuole bene e gli “escrementi”, non è più rabbia sana. È qualcosa che meriterebbe uno sguardo più onesto. Non per dare ragione a qualcuno, ma per stare meglio con sé stessa.
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Gaia Tortora🐦
Gaia Tortora🐦@gaiatortora·
Volevo rassicurare i senzapalle da tastiera: non vi leggo. Non contate nulla per me. Siete pateticamente soli e tristi. Mi spiace solo per quelli che hanno democraticamente votato No perché non meritano di essere associati a tali escrementi. Grazie a chi mi sta scrivendo in
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luca pellegri
luca pellegri@LucaPellegri·
Ora vado a dormire, schifato , nauseato e deluso dal mio popolo di pagliacci. Hanno ragione all’estero quando ci indicano come spaghetti e mandolino, noi siamo proprio questo , dei pagliacci , ignoranti e inconcludenti.
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
Erano convinti di vincere. Di travolgere ogni prassi, ogni regola, ogni limite.   Hanno impedito la discussione in Parlamento. Hanno evitato di cercare una maggioranza qualificata. Hanno imposto la loro riforma con un referendum calato dall’alto, scavalcando qualsiasi procedura istituzionale pur di arrivare alle urne il prima possibile. Hanno ignorato un milione di firme raccolte. Hanno mentito. Hanno invaso giornali e televisioni con una voce sola, la loro, come se l’Italia fosse già cosa decisa.   Gli italiani hanno risposto. Hanno messo la loro croce sul NO e hanno detto, con una chiarezza che non ammette repliche, che questa deriva fascistoide e autoritaria a loro non interessa. Non li riguarda. Non la vogliono.   Alle prime luci di questo martedì post referendum, la soddisfazione più grande non è la nettezza della sconfitta. Non è nemmeno il calcio nei denti preso da Meloni, anche se quello scalda il cuore, diciamolo. No. La cosa che fa più piacere è un’altra. È vederli adesso, sui social. Quelli convinti che avrebbero vinto loro. Quelli che già festeggiavano. Guardarli in faccia e godersi quanto l’hanno presa male. Quanto rosicano. Erano convinti di poter fare carta straccia della Costituzione e ora vomitano bile nelle tastiere, uno per uno, con quella faccia da funerale che è pura poesia.   L’Italia antifascista ha vinto. La Costituzione ha vinto. Ora avanti così. Fino alla vittoria finale.
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