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Azienda specializzata nell'intermediazione di oro fisico da investimento (Aut. Banca d'Italia n.5000450) https://t.co/wIUpV7pgFA

Milano, Lombardia Tham gia Kasım 2013
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L’oro torna a casa. E sta cambiando il modo in cui gli Stati gestiscono le riserve. Negli ultimi mesi stanno emergendo segnali molto chiari: l’oro non è più solo un bene rifugio, ma uno strumento sempre più centrale nelle strategie delle Banche Centrali. La Francia, tra il 2025 e l’inizio del 2026, ha riorganizzato parte delle proprie riserve auree. Ha sostituito lingotti più datati con oro conforme agli standard internazionali, sfruttando il momento favorevole del mercato e generando una plusvalenza di circa 12,8 miliardi di euro. Il dato più interessante è che il totale delle riserve è rimasto invariato: ciò che è cambiato è la qualità dell’oro e la sua localizzazione, con una quota maggiore riportata sul territorio nazionale. Parallelamente, anche gli Stati Uniti hanno riportato in patria oro dal Venezuela, per un valore di circa 100 milioni di dollari. Un’operazione che non si vedeva da oltre vent’anni e che si inserisce in un contesto più ampio di rinnovato interesse per risorse strategiche come energia e metalli preziosi. Due operazioni diverse, ma con un filo conduttore comune: il ritorno del controllo diretto sull’oro fisico. In un contesto di crescente instabilità geopolitica e incertezza economica, il possesso dell’oro non è più solo una questione finanziaria, ma anche strategica. Quando sono gli Stati a muoversi in questa direzione, il segnale è chiaro. #oro #investimenti #banchecentrali #geopolitica
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Dollaro sotto pressione: gli Stati USA tornano all’oro Negli Stati Uniti sta accadendo qualcosa di rilevante: non sono più solo investitori o Banche Centrali a comprare oro. Oggi sono gli stessi Stati federali a muoversi in questa direzione. Il caso Wyoming è emblematico: lingotti custoditi in un caveau dedicato, acquistati non per speculare, ma come asset strategico. E non si tratta di un episodio isolato. Negli ultimi anni diversi Stati, dall’Utah al Texas fino alla Florida, hanno iniziato a riconoscere l’oro come valuta o a integrarlo nei propri sistemi. Il contesto è chiaro: debito pubblico elevato, inflazione ancora sopra target e crescente instabilità geopolitica. In questo scenario prende forma una de-dollarizzazione interna, silenziosa ma concreta. L’oro cambia ruolo. Non è più soltanto un bene rifugio, ma torna ad assumere una funzione più ampia, quasi infrastrutturale, all’interno del sistema. Quando sono gli attori istituzionali a muoversi, non si tratta più di semplice diversificazione. È un cambiamento di paradigma. #oro #investimenti #dollaro #inflazione #macroeconomia #dedollarizzazione
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📊 Mercati forti… ma sempre più fragili Negli ultimi mesi i mercati finanziari hanno continuato a registrare performance positive, sostenuti da un contesto economico ancora resiliente e da aspettative di politiche monetarie più accomodanti. Tuttavia, dietro questa apparente stabilità emergono segnali di crescente fragilità: valutazioni elevate, aumento della leva finanziaria e un contesto geopolitico e monetario sempre più incerto. In uno scenario simile, anche shock limitati potrebbero generare fasi di volatilità più marcata. Proprio per questo, secondo il World Gold Council, l’oro potrebbe rafforzare il proprio ruolo all’interno dei portafogli nel corso del 2026. Storicamente, il metallo prezioso ha dimostrato una buona resilienza nelle fasi di turbolenza dei mercati e, grazie alla sua bassa correlazione con le principali asset class, può contribuire a migliorare la diversificazione e a ridurre il rischio complessivo degli investimenti. In un contesto in cui anche azioni e obbligazioni possono muoversi nella stessa direzione, costruire portafogli realmente equilibrati diventa sempre più importante. Eppure, nonostante l’attenzione crescente, l’oro risulta ancora sottopesato nei portafogli globali. Per molti investitori istituzionali, continua a rappresentare un asset strategico di lungo periodo. #oro #investimenti #diversificazione #gold #inflazione
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Come proteggere il patrimonio in un mondo finanziario sempre più complesso? Negli ultimi anni i mercati finanziari stanno attraversando una fase di crescente complessità. Inflazione persistente, tensioni geopolitiche e livelli di debito pubblico sempre più elevati stanno cambiando profondamente gli equilibri economici globali e rendono sempre più difficile individuare strumenti realmente in grado di proteggere il capitale nei momenti di turbolenza. In questo contesto anche alcuni dei tradizionali “beni rifugio” finanziari mostrano nuovi limiti. Asset come titoli di Stato o valute forti, che per decenni hanno rappresentato un punto di riferimento nei momenti di crisi, oggi si trovano ad operare in un contesto macroeconomico molto diverso rispetto al passato. Proprio per questo molti investitori stanno tornando a guardare con maggiore attenzione ai beni reali,. Tra questi, l’oro continua a occupare una posizione centrale grazie alle sue caratteristiche storiche di scarsità, liquidità globale e riconoscibilità universale. Non è un caso che negli ultimi anni anche numerose Banche Centrali abbiano aumentato le proprie riserve auree, nel tentativo di diversificare le riserve valutarie e ridurre la dipendenza da singole valute o da strumenti legati al debito pubblico. Come qualsiasi asset negoziato sui mercati, anche il prezzo dell’oro può attraversare fasi di volatilità nel breve periodo. Tuttavia, osservando i cicli economici di lungo periodo, il metallo prezioso ha spesso dimostrato la capacità di preservare il potere d’acquisto e contribuire alla stabilità dei portafogli nei momenti di maggiore incertezza. #Oro #Investimenti #Diversificazione #ProtezioneDelPatrimonio #BeniRifugio
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IL CUORE DELL’ORO EUROPEO Quando si parla di mercato dell’oro, l’attenzione si concentra spesso su prezzo e domanda. Ma l’equilibrio di lungo periodo dipende anche dall’offerta primaria: dove viene estratto il metallo, con quali volumi e con quali innovazioni tecnologiche. Oggi il baricentro della produzione aurifera europea è in Finlandia. La miniera di Kittilä, in Lapponia, è il più grande sito di estrazione di oro primario in Europa, con volumi che hanno raggiunto fino a 10 tonnellate annue e riserve stimate in milioni di once. Proprio nei pressi del distretto minerario, una recente ricerca ha individuato nanoparticelle d’oro negli aghi di alcuni abeti rossi. Non si tratta di quantità economicamente rilevanti, ma di un segnale importante: le piante potrebbero diventare indicatori naturali della presenza di giacimenti sotterranei. È il principio della bioprospezione mineraria: meno perforazioni invasive, più analisi mirate, maggiore efficienza nell’individuazione dei depositi. L ’oro è un asset finanziario, ma prima ancora è una risorsa fisica. Comprenderne la filiera produttiva significa leggere il mercato con maggiore profondità. #Oro #Investimenti
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📊 Il conflitto USA-Iran spingerà l’oro ancora più in alto? L’aumento del rischio geopolitico tra Stati Uniti e Iran sta già incidendo sull’andamento del metallo prezioso, che si mantiene stabilmente sopra livelli fino a poco tempo fa considerati soglie psicologiche decisive. Un’eventuale escalation in Medio Oriente avrebbe effetti immediati sui prezzi energetici, con un conseguente aumento delle aspettative di inflazione e un rafforzamento della domanda di beni rifugio. Ma l’impatto non sarebbe solo iniziale: un petrolio elevato nel tempo renderebbe più complessa la gestione della politica monetaria americana, con possibili pressioni sul dollaro e un sostegno indiretto all’oro. Parallelamente, la Federal Reserve mantiene cautela sui tassi, mentre deficit elevati e debito pubblico limitano la sostenibilità di politiche restrittive prolungate. In questo quadro, l’evoluzione dei tassi reali resta un indicatore centrale per il metallo. #Oro #Geopolitica #USAIran #Fed #Inflazione #Diversificazione
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La Polonia accelera sull’oro. La corsa all’oro delle Banche Centrali non si ferma e Varsavia ne è uno dei casi più emblematici. La Banca Nazionale di Polonia ha approvato un piano per aumentare le riserve auree da 550 a 700 tonnellate, superando già oggi quelle della Banca Centrale Europea. Solo nell’ultimo anno la Polonia ha acquistato oltre 100 tonnellate di oro, diventando il maggiore acquirente istituzionale a livello globale. La quota di oro nelle riserve è così salita da meno del 17% a oltre il 28% in poco più di un anno. Una scelta strategica che riflette una tendenza globale: le Banche Centrali continuano a puntare sull’oro per diversificare le riserve, ridurre la dipendenza dal dollaro e rafforzare la sicurezza finanziaria in uno scenario di crescente incertezza macroeconomica e geopolitica. Un segnale chiaro anche per gli investitori: l’oro resta un pilastro della protezione e della diversificazione di lungo periodo. #Oro #BancheCentrali #RiserveAuree #Polonia #Investimenti #BeneRifugio #Diversificazione
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Perché l’oro sopra i 5.500 dollari non è solo un record? Il nuovo massimo dell’oro non può essere letto come una semplice dinamica di prezzo. È il riflesso di un cambiamento più profondo nel modo in cui gli investitori stanno interpretando il rischio e la protezione del capitale. In una fase in cui la ricerca di rendimento lascia spazio alla difesa del patrimonio, molte delle certezze che hanno sostenuto i mercati negli ultimi decenni iniziano a mostrare crepe evidenti. Anche il rapporto con il dollaro sta cambiando. Negli Stati Uniti, la combinazione tra debito, tensioni politiche e pressioni sulle istituzioni monetarie sta erodendo la percezione di affidabilità di dollaro e Treasury. Ma il fenomeno non riguarda solo l’Occidente. Anche il Giappone, da sempre simbolo di stabilità, mostra segnali di fragilità: tensioni sui titoli di Stato e volatilità dello yen indicano che il rischio è ormai globale. In questo quadro, il tema della svalutazione monetaria di lungo periodo torna centrale. #Oro #AssetAllocation #BeniRifugio #ProtezioneDelCapitale
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✨ È disponibile la nuova Sterlina Oro Re Carlo III 2026 ✨ È disponibile la la Sterlina Oro 2026 dedicata a Re Carlo III, un’emissione che segna il ritorno alla storica lega in oro giallo, per la prima volta sotto il nuovo regno. Sul dritto è raffigurato il primo ritratto ufficiale di Sua Maestà Re Carlo III, opera di Martin Jennings, arricchito da un avanzato elemento di sicurezza: un’immagine latente che cambia aspetto inclinando la moneta, alternando la Tudor Crown e la Rosa Tudor. Il rovescio ripropone la celebre scena di San Giorgio che combatte il drago, capolavoro di Benedetto Pistrucci, impreziosito dal motto “HONI SOIT QUI MAL Y PENSE”, simbolo dell’Ordine della Giarrettiera. In un contesto economico caratterizzato da inflazione e volatilità, la Sterlina d’Oro continua a distinguersi per il suo duplice valore: investimento in oro fisico riconosciuto a livello internazionale e oggetto di pregio artistico e collezionistico. La Sterlina Oro Re Carlo III 2026 è disponibile per l’acquisto singolarmente oppure in set da 25, 50 e 100 pezzi, con condizioni unitariamente più vantaggiose. Sterlina Oro Re Carlo III 2026 – confinvest.it/prodotto/sterl… Set da 25 Sterline Oro Re Carlo III 2026 – confinvest.it/.../set-da-inv… Set da 50 Sterline Oro Re Carlo III 2026 – confinvest.it/.../set-da-inv… Set da 100 Sterline Oro Re Carlo III 2026 – confinvest.it/.../set-da-inv… 📞 02 86 45 50 47 📧 confinvest@confinvest.it #SterlinaOro #ReCarloIII #OroFisico #Investimento #BeneRifugio #Collezionismo
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ORO E NUOVI RECORD: LO SCENARIO CHE GUARDA AI 5.000 DOLLARI L’oro continua a segnare massimi storici in un contesto che va ben oltre la semplice dinamica di domanda e offerta. Geopolitica, politica monetaria e cambiamenti strutturali dell’economia globale stanno ridisegnando il ruolo del metallo giallo. 📊 Un indicatore chiave è il Gold Ratio, il rapporto tra oro e petrolio. Con un’oncia d’oro è oggi possibile acquistare un numero crescente di barili di petrolio greggio, segnalando uno spostamento di valore dall’economia produttiva ai beni rifugio. Un segnale coerente con una fase in cui il risparmio difensivo tende a prevalere sull’investimento orientato alla crescita. 🌍 Sullo sfondo, le tensioni geopolitiche sono tornate centrali: Medio Oriente, Venezuela e nuove frizioni tra Stati Uniti, Unione Europea e alleati NATO alimentano un clima di incertezza strutturale che rafforza l’attrattiva dell’oro come strumento di copertura. 🏦 A questo si aggiungono le dinamiche di politica monetaria. Le pressioni sull’indipendenza delle Banche Centrali e le aspettative di tassi più bassi nel corso del 2026 mantengono contenuto il costo opportunità di detenere oro. 📈 Con il prezzo spot già in area 4.640 dollari, diversi analisti iniziano a considerare possibili estensioni verso i 5.000 dollari l’oncia, pur in un contesto di elevata volatilità. L’oro torna così al centro delle strategie di tutela patrimoniale di lungo periodo. #oro #banchecentrali #politicamonetaria #geopolitica #inflazione #benirifugio #investimenti
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Perché la Cina compra sempre più oro russo? Negli ultimi mesi, il mercato dell’oro è stato attraversato da movimenti che vanno ben oltre le normali dinamiche di prezzo. Nel 2025, la Cina ha quasi moltiplicato per nove gli acquisti di oro fisico dalla Russia, con oltre 1,9 miliardi di dollari spesi in pochi mesi e un record storico di 961 milioni in un solo mese. Un’accelerazione concentrata e tutt’altro che casuale. Questi acquisti si inseriscono in una strategia più ampia: da un lato l’aumento delle riserve auree, dall’altro la riduzione dell’esposizione ai titoli del Tesoro USA. L’oro torna così al centro come bene reale, fisico e privo di rischio di controparte, pilastro di una politica monetaria orientata alla stabilità di lungo periodo. All’interno del progetto BRICS, il metallo prezioso assume un ruolo sempre più centrale per ridurre la dipendenza dal dollaro e rafforzare le valute locali. La Russia diventa un fornitore strategico, mentre la Cina utilizza l’oro per consolidare la credibilità internazionale dello yuan. Quando le grandi potenze accumulano oro fisico, il messaggio è chiaro. Per gli investitori, questo contesto rafforza il ruolo dell’oro fisico come bene rifugio strategico, non solo contro l’inflazione, ma anche contro il rischio geopolitico. #oro #banchecentrali #geopolitica #BRICS #BeneRifugio
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Tre anni consecutivi di rialzi, oltre 45 nuovi massimi storici negli ultimi dodici mesi e una performance nel 2025 superiore al 60%. Numeri che non appartengono a un titolo growth, ma al metallo giallo, che nello stesso periodo ha sovraperformato l’S&P 500 di oltre cinque volte. La vera anomalia non è il prezzo, ma il contesto. Mercati azionari in euforia e oro ai massimi storici convivono, segnalando non una crisi imminente, ma una fiducia parziale nella stabilità monetaria, in un mondo caratterizzato da debito elevato, politiche fiscali espansive e Banche Centrali con margini di intervento sempre più ridotti. Dal 2022 la domanda ufficiale è diventata strutturalmente elevata, a cui si sono affiancati flussi record degli investitori. Nel solo terzo trimestre del 2025, 8,9 miliardi di euro sono confluiti in strumenti legati all’oro. Guardando al 2026, Goldman Sachs colloca uno scenario base intorno ai 4.900 dollari l’oncia entro la fine del 2026, mentre il consenso di mercato si concentra in un intervallo compreso tra 4.500 e 4.700 dollari, con la possibilità di un’estensione verso quota 5.000 dollari qualora tassi reali, dollaro e politiche monetarie restassero accomodanti. In questo scenario, l’oro non appare una scommessa tattica, ma uno strumento di protezione strutturale. #oro #gold #investimenti #mercatifinanziari #banchecentrali #dollaro
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🎄✨ Buon Natale da tutto il team Confinvest ✨🎄 In questo periodo speciale desideriamo ringraziarvi per la fiducia che ci avete accordato nel corso dell’anno. Che le festività portino serenità, gioia e momenti preziosi da vivere con le persone a voi care.
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Nel contesto di crescente instabilità geopolitica, frammentazione monetaria e progressiva messa in discussione del sistema fiat, l’oro è tornato a svolgere un ruolo centrale nelle strategie di riserva delle Banche Centrali. Si tratta di una scelta strutturale, legata alla necessità di detenere asset reali, privi di rischio di controparte e indipendenti dalle dinamiche valutarie e geopolitiche. Con 2.451,8 tonnellate, l’Italia si colloca stabilmente al terzo posto mondiale per riserve auree, dopo Stati Uniti e Germania. Ai prezzi correnti, il controvalore supera i 300 miliardi di euro, pari a circa il 13% del PIL, a fronte di un debito pubblico superiore al 135% del PIL: un dato che chiarisce la funzione dell’oro come asset di stabilità sistemica, non come strumento di finanza pubblica. A livello globale, gli acquisti delle Banche Centrali restano su livelli storicamente elevati (oltre 1.000 tonnellate annue), in un contesto di progressiva dedollarizzazione e di utilizzo geopolitico delle valute. In questo quadro, l’oro fisico continua a rappresentare, anche per gli investitori privati, un asset di copertura di lungo periodo, funzionale alla diversificazione e alla riduzione del rischio sistemico di portafoglio. #oro #riserveauree #banchecentrali #dedollarizzazione
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L’oro della Banca d’Italia Il dibattito sulle riserve auree italiane è tornato d’attualità dopo un emendamento alla Legge di Bilancio che ha ribadito la proprietà pubblica dell’oro custodito da Banca d’Italia. Un passaggio formale, ma sufficiente a riaprire questioni che ricorrono da anni: cosa può farne lo Stato? E quale valore strategico rappresenta oggi questo oro? Negli ultimi dieci anni il valore delle riserve è salito da 117 a 333 miliardi di euro, trainato soprattutto dall’apprezzamento del metallo. L’oro rappresenta ormai quasi il 77% del totale e rende l’Italia uno dei principali detentori al mondo, terza dopo Stati Uniti e Germania. Le norme europee chiariscono che questo patrimonio non può essere utilizzato per finanziare la spesa pubblica: la gestione spetta al Sistema Europeo delle Banche Centrali e ogni operazione deve essere approvata dalla BCE. Le riserve auree, quindi, non sono una risorsa “spendibile”, ma un presidio di stabilità e credibilità internazionale. La storia recente mostra che molti Paesi hanno venduto oro in momenti sfavorevoli, rinunciando alle rivalutazioni degli anni successivi. L’Italia, invece, non ha mai ceduto una sola tonnellata, distinguendosi per una gestione estremamente prudente. Con la fine del Central Bank Gold Agreement il contesto cambia, ma il ruolo dell’oro resta lo stesso: un pilastro della sicurezza economica del Paese e un elemento centrale nella discussione sul risparmio, la crescita e la strategia finanziaria nazionale. #orofisico #BancaDItalia #riserveauree #oro #goldmarket
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📈 L’oro accelera sulle attese di taglio dei tassi L’oro torna a brillare sui mercati globali: il metallo prezioso beneficia di dati USA più deboli, del calo del dollaro e di un contesto geopolitico ancora instabile. Le ultime rilevazioni macro mostrano un’economia americana in raffreddamento e i mercati stanno ora prezzando un’80,7% di probabilità di un taglio dei tassi già a dicembre. La reazione dell’oro è stata immediata: cresce la domanda di beni rifugio, mentre l’indebolimento del dollaro offre ulteriore supporto alle quotazioni. In un contesto economico in transizione, l’oro torna a confermarsi ancora di stabilità e strumento di protezione del patrimonio. #Oro #Gold #Investimenti #AssetRifugio #FederalReserve #Dollaro
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Perché le riserve auree sono così strategiche per l’Italia? Il dibattito sulle riserve auree torna al centro della scena. Un emendamento alla Legge di Bilancio vuole chiarire definitivamente che l’oro custodito dalla Banca d’Italia appartiene allo Stato “in nome del popolo italiano”. Una mossa che arriva in un clima di tensioni istituzionali e che punta a rafforzare un principio di sovranità economica. L’Italia detiene 2.452 tonnellate d’oro, una delle riserve più grandi al mondo. Con il prezzo oltre i 4.000 dollari l’oncia, il valore sfiora i 300 miliardi di euro. Una parte è conservata in Italia, il resto in USA, UK e Svizzera: una scelta figlia della storia e di una strategia di diversificazione pensata per ridurre rischi operativi. In un contesto finanziario instabile, l’oro resta un asset fondamentale: non dipende dalla solvibilità di nessuno, può essere usato come garanzia, protegge da crisi valutarie e rafforza la credibilità del Paese. Non sorprende quindi che l’idea di venderne una parte, pur evocata più volte negli anni, non sia mai diventata realtà: significherebbe indebolire la posizione finanziaria italiana. Le riserve auree non sono solo ricchezza materiale: sono stabilità, fiducia e sovranità. Un pilastro strategico per l’Italia di oggi e di domani. #Oro #RiserveAuree #BancaDItalia #MercatiFinanziari #Investimenti #AssetRifugio #Geopolitica #Finanza
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Cosa sta guidando il nuovo rally dell’oro? L’oro è tornato sopra 4.230 $/oz, toccando i massimi delle ultime settimane. La fine dello shutdown negli Stati Uniti non ha rallentato la corsa: il quadro macroeconomico continua a favorire il metallo prezioso. Il rialzo è sostenuto da un insieme di fattori, tra cui l’incertezza politica americana — con il rischio di nuovi blocchi e tensioni sul budget — l’aumento del debito pubblico globale accompagnato da forti acquisti delle Banche Centrali, e le attese di due tagli dei tassi da parte della Federal Reserve entro il 2026, che potrebbero ridurre i rendimenti reali e indebolire ulteriormente il dollaro. A questi si aggiunge una domanda istituzionale in crescita, confermata dagli ultimi dati del World Gold Council. Le previsioni degli analisti restano positive: UBS vede un possibile allungo verso i 4.700 $/oz, mentre JP Morgan Private Bank stima il superamento dei 5.000 $/oz entro il 2026. In un contesto dominato da instabilità politica e pressioni macroeconomiche, l’oro si conferma un asset centrale per la protezione del valore nel lungo periodo. #oro #gold #investimenti #finanza #geopolitica #inflazione #beneRifugio #fed #banchecentrali
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