Michaela Meroni

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@MichaelaMeroni

“Il coraggio è la prima delle qualità umane, perché è quella che garantisce tutte le altre.” (Winston Churchill)

Varese, Lombardia Beigetreten Mart 2022
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Bradipo 🦥🎗🎏
Bradipo 🦥🎗🎏@SpanchoVilla·
Con la confisca della liquidità tenuta nelle banche di Moscovia per finanziare una guerra persa, siamo alle battute finali di un regime morente. Se passerà il decreto verrà rubato altro futuro,anni, per bruciarlo. Queste iniziative faranno implodere Moscovia ancora più forte.
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Ugo Mangini
Ugo Mangini@ugom65·
Da noi invece senz'altro tutto spontaneo.
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Matteo Angioli
Matteo Angioli@Matteo_Angioli·
Da leggere oggi su @repubblica Massimo Recalcati sulla profezia di @MarcoPannella sul fascismo di sinistra (o il “fascismo degli antifascisti” come diceva Marco) alla base del complesso di superiorità della sinistra. Meglio tardi che mai.
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Filippo Piperno
Filippo Piperno@partigggiano·
Il 25 aprile non appartiene all’ANPI. Non appartiene a un partito, a una corrente, a una piazza, a un comitato di sorveglianza morale. L’anniversario della Liberazione appartiene alla Repubblica italiana. Dunque appartiene a tutti i cittadini che riconoscono nella sconfitta del nazifascismo un fondamento della nostra convivenza democratica. Eppure ogni anno, puntuale come il calendario, va in scena lo stesso spettacolo. La festa della Liberazione viene trattata come una proprietà privata: con i suoi custodi, le sue regole non scritte, i suoi invitati legittimi e quelli da respingere. Poi, il giorno dopo, qualcuno finge di stupirsi. Come se tutto fosse accaduto per caso. Come se le tensioni, le espulsioni simboliche e quelle reali, gli insulti, le bandiere strappate o contestate fossero incidenti imprevedibili e non l’esito quasi automatico di una liturgia ormai consumata. Non c’è nulla di spontaneo in quello che è accaduto sabato. C’è, al contrario, un meccanismo politico riconoscibile. Si stabilisce una gerarchia delle vittime. Si decide quali oppressioni meritino solidarietà e quali invece possano essere ignorate, minimizzate o perfino rovesciate contro chi le richiama. Si traccia una linea di compatibilità ideologica. Chi resta dentro è antifascista. Chi resta fuori diventa un provocatore. La formula è sempre la stessa: chi porta la bandiera sbagliata se l’è cercata. Chi ricorda una memoria non allineata disturba. Chi non si adegua alla coreografia ufficiale viola lo spirito della giornata. È una logica da regime applicata, con sorprendente disinvoltura, a una festa repubblicana. La linea Il presidente nazionale dell’ANPI, Gianfranco Pagliarulo, mentre la Brigata ebraica veniva fatta uscire dal corteo di Milano scortata dalla polizia tra insulti che evocavano i forni crematori, ha spiegato che il problema era che la Brigata “non si era mossa” e che le bandiere israeliane “non erano opportune”. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, il giorno dopo, ha dichiarato al Corriere della Sera che “l’errore è stato portare bandiere di Israele” e che “in questa fase evitarle è buonsenso”. A Roma, intanto, Matteo Hallissey finiva in ambulanza con un’abrasione alla cornea e le bandiere ucraine venivano strappate e incendiate. Anche lì, la presa di distanza è stata quanto meno flebile. Per usare un eufemismo generoso. Questa è la linea. Non si condanna chi caccia. Si rimprovera chi è stato cacciato. Non si contesta chi aggredisce. Si invita l’aggredito a scegliere meglio i propri simboli. Il problema non è l’intolleranza di chi pretende di decidere chi possa sfilare e chi no. Il problema diventa la presenza di chi non rientra nel perimetro politico stabilito. Ha ragione Marco Taradash quando chiede a chi ha cacciato la Brigata ebraica di spiegare quale sia stato il contributo palestinese alla lotta contro il nazifascismo, e dunque su quale base storica si giustifichi la presenza massiccia di bandiere palestinesi nei cortei del 25 aprile mentre quella israeliana viene dichiarata “inopportuna”. Continua su InOltre. Il link nel primo commento
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The Iran Watcher 🇮🇷
The Iran Watcher 🇮🇷@TheIranWatcher·
@NimaYamini By leaving OPEC - they’re refusing to sit with a terrorist regime and will now pump more oil, driving prices down and starving the Islamic Republic of its main revenue source. Smart strategic move that actually weakens the regime where it hurts most. Well played.
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The Iran Watcher 🇮🇷
The Iran Watcher 🇮🇷@TheIranWatcher·
The UAE just walked out of OPEC and OPEC+. That is not just an oil story. It is a direct ECONOMIC BLOW to the Islamic Republic. OPEC+ exists to coordinate production, limit supply, and keep prices higher. Iran benefits from that structure because even under sanctions, higher oil prices mean more revenue for the regime. Now one of the Persian Gulf’s major producers is leaving the table. The UAE says it will withdraw effective May 1, giving itself more freedom to increase production outside cartel limits. More Emirati oil on the market means more pressure on prices, weaker OPEC+ coordination, and less room for Iran to benefit from artificially tight supply. That matters because Iran is already UNDER PRESSURE. Its exports are constrained, storage is filling, revenue is tightening, and the regime is relying on every dollar it can get to fund security forces, proxies, and the state budget. Lower oil prices hit that model DIRECTLY. This move also sends a political message. The UAE is signaling it will no longer sit inside a cartel structure that indirectly helps keep Iran’s regime financially alive. For Iran, the damage is both PRACTICAL AND SYMBOLIC. ⚪️ Less support for HIGH OIL PRICES ⚪️ Weaker OPEC+ unity ⚪️ More Persian Gulf alignment against Iran ⚪️ More pressure on regime revenue The Islamic Republic survives on TIME, OIL REVENUE, AND REGIONAL LEVERAGE. This move attacks all three. The UAE gets more freedom. Global markets get more supply. Iran gets more ISOLATION. That is why this matters. It weakens the cartel structure that helped cushion the Islamic Republic, and it adds another layer of pressure at the exact moment the regime can least afford it.
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Lunacharsky
Lunacharsky@silupescu·
Per la seconda volta in pochi giorni Israele consente a una nave carica di grano rubato dai russi nell'Ucraina occupata di attraccare nel porto di Haifa, nonostante le proteste ucraine. L'Europa (che non aspettava altro) minaccia sanzioni. Il ministro Sa'ar: "Non ci sono prove".
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Steve Rosenberg
Steve Rosenberg@BBCSteveR·
In today’s #ReadingRussia: how to interpret Vladimir Putin’s comment to lawmakers that “fixating on prohibitions…is counterproductive.” Plus, today’s Russian papers report “Investment crisis becoming difficult to mask” and “Big pessimism of small business.”
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Dario D'Angelo
Dario D'Angelo@dariodangelo91·
🚨🪖🇺🇸🇮🇷 Marco Rubio: "L'Iran è governato da chierici sciiti radicali: questo è già un ostacolo piuttosto grande. L’altro è che al loro interno sono profondamente divisi, e questo penso sia sempre stato così, ma credo che oggi sia molto più evidente. Il modo migliore per capire l’Iran è questo: c’è una classe politica. Si parla di moderati e di falchi. In Iran sono tutti falchi. Però ci sono falchi che capiscono di dover gestire un paese e un’economia, e falchi che sono completamente motivati dalla teologia. I falchi motivati dalla teologia non sono solo i funzionari dei Guardiani della Rivoluzione, ma ovviamente anche la Guida suprema e il consiglio che la circonda. Poi c’è la classe politica - il ministro degli Esteri, il presidente, il presidente del parlamento, il Majlis – questi sono falchi anche loro, ma capiscono anche che il paese deve avere un’economia. Le persone devono mangiare. Devono trovare un modo per pagare gli stipendi nel governo. Quindi si vede una tensione – che è sempre esistita in quel sistema – tra gli iraniani che capiscono: siamo falchi, ma dobbiamo anche bilanciare questo con la necessità di governare un paese, e i falchi a cui non importa e che hanno una visione apocalittica del futuro. Purtroppo, quelli con una visione apocalittica del futuro detengono il potere ultimo in quel paese. Questa tensione è sempre esistita, sempre. Penso che oggi sia più marcata perché c’è una guida suprema la cui credibilità non è ancora stata messa alla prova, il cui accesso è incerto, che non è stata vista pubblicamente, non ha parlato, non abbiamo sentito la sua voce. Quindi credo che questo crei ulteriore tensione nel loro sistema. Perciò, oltre a tutto il resto, uno degli ostacoli è che i nostri negoziatori non stanno trattando solo con gli iraniani. Quegli iraniani devono poi negoziare con altri iraniani per capire su cosa possono essere d’accordo, cosa possono offrire, cosa sono disposti a fare, perfino con chi sono disposti a incontrarsi".
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Dario D'Angelo
Dario D'Angelo@dariodangelo91·
🚨🪖🇺🇸🇮🇷 Marco Rubio: Abbiamo indicazioni che Mojtaba Khamenei sia ancora vivo. Ovviamente loro affermano che lo sia. Non abbiamo prove che non lo sia. Penso che la differenza tra essere vivi ed essere al potere siano due questioni diverse. Si può essere vivi – ma le questioni irrisolte sono: ha la stessa credibilità che aveva suo padre? Sappiamo che per molti anni - almeno io so che per molti anni - ci sono stati dibattiti interni in Iran sulla successione e sul fatto che debba essere basata sull’ereditarietà. Molti sono contrari a questo. Ha le credenziali religiose per agire realmente come Guida Suprema? Sta effettivamente prendendo lui le decisioni, oppure c’è qualcuno che agisce al suo posto, controllando di fatto il 90% del sistema e prendendo decisioni per suo conto? Non conosciamo le risposte a queste domande, ma credo certamente che ci sia una disfunzione nel loro sistema, che rende più difficile negoziare con loro in questo momento".
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Kommander61
Kommander61@kommander61·
I negoziati USA-Iran non sono bloccati in attesa di un accordo, sono la forma che l'accordo sta prendendo, in assenza delle condizioni per concluderne uno vero. Teheran non può cedere sul nucleare senza distruggere ciò che resta della propria architettura di potere.
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Dario D'Angelo
Dario D'Angelo@dariodangelo91·
🚨🚨🚨🛢️🇦🇪 Decisione storica da parte degli Emirati Arabi Uniti: Abu Dhabi annuncia l’uscita dall’OPEC e dall’alleanza OPEC+, con effetto dal 1° maggio.
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Mario Seminerio
Mario Seminerio@Phastidio·
La triste storia del paese decotto e abbandonato: nel DFP, il quadro macro tendenziale mostra la solita decelerazione del Pil potenziale ma soprattutto il contributo della produttività totale dei fattori resta negativo sino al 2028, peggiorando le stime del DPFP di ottobre 2025
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Dario D'Angelo
Dario D'Angelo@dariodangelo91·
🚨🪖🇺🇸🇮🇷 Donald Trump: “L’Iran ci ha appena informato che si trova in uno “Stato di Collasso”. Vogliono che “apriamo lo Stretto di Hormuz” il prima possibile, mentre cercano di risolvere la loro situazione di leadership (cosa che credo riusciranno a fare!). Grazie per la vostra attenzione su questa questione!“.
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Kate from Kharkiv
Kate from Kharkiv@BohuslavskaKate·
Holy hell!! Situation in Tuapse, russia today, where oil refinery is on fire 🤩🔥:
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