Raffa
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L'annessione della Cisgiordania, con i soldati complici dei coloni. Gaza annientata. L'avanzata in Libano. Il confine violato in Siria. La guerra all'Iran. Pulizia etnica e massacri. Così la destra sionista dà forma al Grande Israele Il numero de L’Espresso, in edicola e su app

Reality is antisemitic.




Il messaggio che arriva dai mercati azionari è lineare: l’economia americana sta superando un altro stress test. Il focus degli investitori, domestici e internazionali, si è rapidamente spostato dal rischio di escalation militare in Medio Oriente a un dato più strutturale: la resilienza ciclica degli Stati Uniti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: nuovi massimi sugli indici e flussi in acquisto che tornano ad accelerare. Persino Michael Burry, simbolo del pessimismo sistemico, torna a comprare sul ribasso nel comparto software dopo la correzione guidata dall’AI. La narrativa dominante continua a essere sbagliata. Gli investitori esteri non stanno uscendo dagli asset statunitensi: stanno facendo l’opposto. I dati del Treasury International Capital System mostrano afflussi netti solidi. Nei dodici mesi fino a febbraio, acquisti complessivi per 1.350 miliardi di dollari. Dentro questo numero c’è la sostanza: 828,9 miliardi di acquisti netti di bond e 716,7 miliardi in equity da parte di investitori privati esteri. Non è fuga. È accumulazione. La composizione conta. Le detenzioni estere di Treasury hanno raggiunto il record di 9.500 miliardi. Le componenti ufficiali sono ferme da oltre un decennio intorno ai 4.000 miliardi. È il capitale privato a fare la differenza: 5.500 miliardi, massimo storico. È un voto di fiducia che passa dai mercati, non dalla diplomazia. I fondamentali, per ora, sostengono il flusso. Le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione restano su livelli storicamente bassi: 207 mila nell’ultima rilevazione. Le richieste continuative salgono marginalmente a 1,818 milioni, ma la media mobile a quattro settimane scende ai minimi da giugno 2024. Il segnale è chiaro: il mercato del lavoro non si sta deteriorando. Non sorprende. I profitti societari sono su livelli record. E aziende profittevoli non licenziano: assumono. Il punto non è se questo equilibrio sia sostenibile. Il punto è che, oggi, il mercato non sta prezzando lo scenario geopolitico. Sta prezzando la capacità americana di assorbirlo. E finché i flussi restano intatti, la narrativa della fragilità resta, semplicemente, fuori mercato.

















