Simone Scavo

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@Simne1core

DC | Semiconductors | AI Infrastructure | Nuclear & Renewables 🇪🇺🇮🇹 Pro-mix. No ideology.

Italy 가입일 Şubat 2026
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Un parlamentare mi ha posto 4 domande sul nucleare in Italia: 1️⃣Quanto costa? 2️⃣Quando è pronto? 3️⃣Lo accettiamo vicino casa? 4️⃣Dove mettiamo le scorie? Sono le domande giuste, e qui ci sono le mie quattro risposte, senza maglietta della squadra👇☢️
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Solare, eolico e batterie costano poco da generare. Ma un data center IA consuma ogni secondo, 24 ore su 24, e vuole potenza ferma e sotto controllo. Le rinnovabili danno energia a buon mercato, non disponibilità a comando. Per colmare i buchi serve il "firming". E qui USA ed Europa sono due mondi diversi. Negli USA il gas costa pochissimo, intorno ai 3 $/MMBtu. Quindi la turbina on-site è la risposta più rapida ed economica. Non a caso, dei 141 GW di gas on-site per data center tracciati nel mondo, circa 127 sono americani. È quasi solo una storia USA. In Europa il gas costa 3-4 volte tanto. Qui la turbina on-site è cara, quindi la stessa fame di potenza spinge verso altro: rete, accumulo e, sempre più, nucleare e SMR. Stessa malattia, la rete non sta al passo e serve potenza 24/7. Medicina diversa, loro hanno il gas a buon mercato, noi no. Ed è proprio per questo che da noi la questione del firm power è ancora più urgente.
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CapRichard
CapRichard@CapRichard3·
@Simne1core Anche visto dall'altro senso. Se solare, eolico e batterie costano poco e sono facili, perché i datacenter IA li stan facendo con turbine a gas fatte alla bene e meglio dentro l'impianto stesso?
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Questo grafico andrebbe appeso in ogni ministero. È la differenza tra potenza ed energia, in una riga. Più potenza installata (+10,5% dal 2023), meno energia prodotta (-7,2%). Possibile? Sì, perché i GW di targa non sono i TWh che arrivano davvero in rete. Le ore equivalenti lo dicono senza sconti: è come se gli impianti avessero girato a piena potenza solo 1.565 ore l'anno, su 8.760 totali. Fattore di capacità sceso da circa il 21% al 18%. Non per colpa delle turbine, ma della risorsa: il vento decide lui, non noi. Ed è esattamente per questo che una fabbrica o un data center non si alimentano coi gigawatt installati, ma coi megawatt che ci sono sempre. Generare è la parte facile. Garantire è quella difficile⚡
chicco testa@chiccotesta

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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Punto spesso ignorato, e correttissimo. Una linea aerea ha una portata che dipende dalla temperatura: più fa caldo, meno corrente può trasportare in sicurezza. Il conduttore si scalda, si dilata, si abbassa, e va declassato. Stessa cosa per i trasformatori, che col caldo perdono margine e invecchiano prima. Il problema è il tempismo: l'ondata di calore taglia la capacità della rete proprio quando la domanda esplode per i condizionatori. Meno autostrada elettrica e più traffico, nello stesso istante. E il tuo secondo punto chiude il cerchio: sole e vento producono dove c'è la risorsa (il Sud, la Sicilia), non dove c'è il carico (il Nord industriale). Se la rete non porta quei MWh dove servono, finiscono in congestione o curtailment. Per questo lo ripeto: generare è la parte facile. La rete che regge caldo, picchi e distanze è quella difficile, e la più sottovalutata.
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Nmarru
Nmarru@Nmarru·
@Simne1core @75Jamin Senza trascurare l'impatto delle temperature sulla rete.. Linee e cabine di trasformazione hanno temperature limite che con il caldo è più facile raggiungere e le rinnovabili non sempre producono dove serve
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Ben Jamin
Ben Jamin@75Jamin·
Oben: Französische 🇫🇷 Kernenergieerzeugung im Juni. Unten: Deutsche 🇩🇪 Windenergieerzeugung im Juni. Nur auf einer der beiden Grafiken erkennt man den Beginn der Hitzeperiode Mitte Juni. Liebe Grünwähler, um eure Frage zu beantworten: Ja, sie haben euch die ganze Zeit belogen.
Ben Jamin tweet media
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
"liberalizzato" attenzione, è il punto che confonde tutti. In UE ciò che è stato approvato (Olanda, poi riconosciuto da altri Paesi) è FSD Supervised: Livello 2, guida assistita, conducente sempre responsabile. Che a Roma ci abbia girato è vero, ma con una persona pronta a riprendere il controllo in ogni istante. Non è guida autonoma sdoganata, è assistenza avanzata. Ed è esattamente li che sta la differenza.
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
A Roma la guida autonoma farebbe ridere? Discutendo con un amico, mi dice "li vorrei vedere nel traffico romano o milanese". Battuta facile ma non sono fantascienza. Allora ecco 4 domande oneste e le mie 4 risposte, da uno che tifa per la tecnologia ma guarda i numeri👇🤖🚕
Simone Scavo tweet media
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Nel breve hai ragione, è la battaglia giusta. Però attenzione al cortocircuito il robotaxi cambia la domanda stessa. Non liberalizzi una licenza a un guidatore, regoli una flotta senza guidatore. È un altro quadro normativo. Quindi due fronti insieme, liberalizzare ora il sistema attuale e scrivere già le regole per ciò che arriva. Se non lo facciamo noi, il modello ce lo porta chi è arrivato prima.
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Esatto, la fase supervisionata serve proprio a quello: raccogliere dati nel mondo reale con l'umano come rete di sicurezza, prima di togliere il volante. Ma senza un quadro UE che permetta di testare sulle nostre strade, i dati europei non si raccolgono. Un sistema addestrato a Phoenix non sa gestire una rotatoria italiana. Non è solo questione di software, è il permesso di imparare qui.
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Mirko Montagna
Mirko Montagna@MirkoMontagna0·
@Simne1core È per questo motivo che prima di passare ai sistemi di guida completamente autonoma il lavoro di collezione dei dati deve essere fatto in modo SUPERVISIONATO! Ma finchè l’UE non approva la possibilità di testare i sistemi sulle nostre strade non arriveremo da nessuna parte.
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
@makxmanu Più convenienti da generare, sì. Il punto è renderle disponibili quando serve, lì entrano accumulo, rete e backup, e il conto cambia. Generare è la parte facile.
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
🇮🇹 Il dato è vero e fa ancora più impressione coi numeri precisi, nel 1966 l'Italia era terza al mondo per produzione elettronucleare, dietro solo a USA e Regno Unito. E non eravamo spettatori. La centrale di Trino, quando entrò in funzione, era la più potente del mondo, a Latina avevamo il reattore più potente d'Europa. Avevamo una filiera completa che comprendeva progettazione, costruzione, ricerca, dal CISE di Milano del 1946 in poi. Poi quella filiera è stata congelata, ma, ed è il punto che pochi colgono, non è scomparsa. Le competenze sono sopravvissute nelle aziende, Ansaldo Nucleare collabora da anni con EDF e Framatome, ENEA col CEA francese, siamo dentro ITER sulla fusione. Abbiamo continuato a costruire know-how nucleare, solo per gli altri. Ed è esattamente questa la filiera che oggi torna in gioco, l'accordo Edison-EDF sugli SMR coinvolge Ansaldo, Maire, Saipem, Webuild. Il paradosso non è solo che esportavamo competenza senza usarla. È che ce l'abbiamo ancora, ed è il motivo per cui un rientro è tecnicamente possibile. Il filo non si era spezzato, si era solo allentato.
Ciro Nappi@CiroNappi6

Il paradosso tutto italiano, Paese costruttore ed esportatore di tecnologia nucleare ma senza averla in casa nostra. Pensare che negli anni 60, nel blocco occidentale, eravamo i terzi per produzione di energia atomica, dietro solo agli USA e al Regno Unito.

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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Sì, il Politecnico di Milano e di Torino hanno la magistrale in Ingegneria Nucleare (anche in inglese), Pisa ha un corso storico con tanto di borse finanziate da newcleo. Bastano? Tengono viva la base e formano ottimi ingegneri, ma su numeri piccoli. Per un vero rilancio servirebbe scalarli, più posti, più dottorati, più legame con l'industria. La competenza c'è, va ampliata, non ricreata da zero.
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NantucketLifespan
NantucketLifespan@NantucketLifes1·
@Simne1core Politecnici di MI e TO e Pisa continuano a offrire corsi di laurea e fare ricerca tramite PhD, vero? Sarebbero sufficienti per formare le nuove generazioni di ingegneri sul nucleare?
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Hai ragione, ed è una precisazione onesta. Le prime tre centrali usavano tre tecnologie straniere diverse, a Latina gas-grafite inglese, a Garigliano BWR della GE americana e a Trino il PWR Westinghouse. Importate, è vero, ma il "poi abbiamo imparato" è la parte importante, il CISE nasce nel 1946 al Politecnico di Milano, e nel 1966 l'Italia era il terzo produttore nucleare al mondo dopo USA e UK, con competenze per progettare in autonomia. Partiti comprando, arrivati a saper fare. Ed è proprio questo che rende lo stop successivo uno spreco.
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enrico
enrico@enric0191919·
@Simne1core Non eravamo così avanzati. Non avevamo partecipato allo sviluppo dei reattori negli anni 50 ,le centrali le abbiamo importate...poi abbiamo imparato
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Sul punto centrale hai ragione, e non è un dettaglio politico, oggi il principale nemico non è la tecnica, è il tempo che perdiamo in autorizzazioni, ricorsi, iter. Lo dice la stessa legge appena approvata: primi reattori previsti per il 2034-2035. Non perché non sappiamo costruirli, ma per il percorso normativo. È esattamente il problema europeo, sappiamo progettare, ma facciamo fatica a realizzare in tempi sensati. Lì si gioca la partita, più che sulla tecnologia.
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Francesco Tremari
Francesco Tremari@FrancescoTrema1·
@Simne1core Negli anni 60 costruimmo l'autostrada del Sole senza avere le tecnologie e i mezzi di adesso; senza burocrazie Italiane, EU, ecc. Proviamo a farlo adesso! Ci metteremmo 100 anni. Io sono per il NUCLEARE, tutta la vita. Ma conosco la burocrazia UE e Italia, purtroppo + VERDI
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Domanda giusta, e la risposta è rassicurante. Gran parte di quei materiali sono isotopi a vita brevissima, si tengono in deposito schermato finché decadono a livello di fondo, poi si smaltiscono come rifiuto normale. Si chiama "decadimento in deposito". Le sorgenti più longeve le ritira un operatore autorizzato e finiscono nei rifiuti radioattivi destinati al Deposito Nazionale (x.com/i/status/20682…) . Quindi no, non restano in ospedale, ci sostano e poi vanno gestite. È un altro motivo per cui quel deposito sopra citato serve.
Simone Scavo@Simne1core

🇮🇹 Dove mettiamo le scorie nucleari italiane? Il 4 giugno la Camera ha approvato la legge delega sul nucleare (155 sì, 86 no). Ora tocca al Senato. Ma c'è una domanda che viene prima di ogni reattore nuovo, e su cui siamo fermi da vent'anni👇☢️

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kk
kk@ew2435465768·
@Simne1core Ma le scorie nucleari che stanno in quasi tutti gli ospedali che fine fanno? Rimangono negli ospedali ?
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
@gloquenzi Grazie, con molto piacere. Mi occupo di infrastrutture con un taglio "tifo la tecnologia ma guardo i numeri", e sarei felice di contribuire. Le scrivo in DM per i dettagli. Grazie dell'interesse 🙏
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Questa è una testimonianza che vale più di mille statistiche. Il 1989, il PUN, la tecnologia Westinghouse, il CISE con 600 cervelli, c'era davvero un Paese pronto, e non è mancata la tecnica, è mancata la politica. È esattamente il punto, l'Italia il nucleare lo sapeva fare. Lo ha smesso per scelta, non per incapacità. Grazie per averlo raccontato, queste cose vanno tramandate.
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IL BOOMER
IL BOOMER@IL_BOOMER62·
@Simne1core Il CISE ai tempi era un concentrato di cervelli meraviglioso. Aveva 600 dipendenti. Si studiava di tutto: la fisica delle particelle, la matematica superiore, la fisica nucleare , dell'atmosfera, dei mari, dei fiumi... Un'eccellenza europea e forse mondiale.
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Esatto, e aggiungo una precisazione che rende il punto ancora più solido. Il curtailment che dici è reale, quando il prezzo crolla, fermare le pale è una scelta economica sensata, non uno spreco. Hai ragione. Il grosso del calo nel grafico è meno vento, non meno voglia di produrre. Le ore equivalenti scese a 1.565 sono proprio la risorsa che è mancata. Il curtailment ci si somma, ma è la ciliegina, non la torta. Sui contributi hai centrato il nodo politico, si è incentivata la potenza installata (i GW del titolo) più che l'energia davvero consegnata (i TWh). Ed è molto difficile da fare capire a quanto pare.
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Nmarru
Nmarru@Nmarru·
@Simne1core Il vento non produce per due motivi: Perché non c'è vento e gli impianti sono stati fatti approfittando di contributi Perché quando il prezzo dell'energia è basso meglio tenere le pale ferme che logorare gli impianti e spendere di manutenzionne
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
I costi fissi del gas restano in piedi a prescindere. Significa che paghi due parchi, quello rinnovabile e quello di backup che deve esserci comunque. Risparmi sul gas bruciato, sì, ma il sistema doppio lo finanzi tu. Idro e import non sono infiniti, l'idro dipende dalla siccità, l'import dalla Francia che quando ha freddo tiene i suoi MWh per sé. Quindi sì, l'energia costa poco, il sistema che la rende disponibile sempre, no. Continui a rispondere sul primo, io parlo del secondo. Non è la stessa cosa, e lo sai. Detto questo, siamo detti le cose, e con dati. Per me è stato un buon scambio. Buona giornata 👋
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Bruno Vuan
Bruno Vuan@BrunoVuan·
Doppio errore: non è solo "backup" a gas, c'è anche l'idroelettrico, l'importazione e il solare quando disponibile. Inoltre, quando c'è più rinnovabile i costi fissi dei generatori a gas sono già coperti e restano uguali, mentre quelli variabili si riducono proprio grazie al minor impiego di gas.
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Niente di omesso, vede, resta la differenza che conta, e non è un dettaglio, abbassare il prezzo medio non è fornire potenza quando serve. Poi nelle ore senza vento paghi comunque il gas, e il costo di tenere in piedi il backup è reale, non sparisce, si sposta in altre voci della bolletta. Quindi, siamo d'accordo che l'eolico costa poco da generare. Il punto su cui la invito a ragionare è se "poco da generare" voglia dire "poco e sempre disponibile".
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Bruno Vuan
Bruno Vuan@BrunoVuan·
@Simne1core @FrancescoTrema1 No, non è lo stesso; in ogni caso al data center serve che l'eolico ci sia, perché paga meno rispetto a quanto pagherebbe senza. Omettere questo aspetto è anche ingannevole, soprattutto quando chi parla sa più di energia dell'interlocutore.
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Sicuramente: "L'avvocato dell'atomo" di Luca Romano "Sustainable Energy – Without the Hot Air" di David MacKay. È gratis online. "Introduction to Nuclear Engineering" di Lamarsh e Baratta Un consiglio da chi guarda i numeri, leggine anche uno scettico, tipo Armaroli e Balzani sull'energia. Così l'idea te la fai tu, non te la fa chi te la racconta. Vale per me come per chiunque.
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Francesco Tremari
Francesco Tremari@FrancescoTrema1·
@Simne1core Grazie ancora Simone. È come pensavo. Se hai libri validi da consigliare in materia di nucleare, postali pure!
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Si, é vero, ma è un costo diverso da quello di cui parlavamo. 72,85 €/MWh è il prezzo dell'energia quando l'impianto produce, non il prezzo di averla quando ti serve. Una fabbrica o un data center consumano 24 ore su 24, e i MWh a buon mercato dell'eolico non si presentano a comando. Il conto pieno ha due voci, l'energia (economica, e qui hai ragione) più il firming (accumulo, rete, backup) per trasformarla in potenza disponibile. La seconda voce non sta in quei 72,85. E la stessa asta lo mostra, l'eolico ha aggiudicato solo 0,94 GW, oltre il 30% erano repowering e non nuove pale, e quasi metà della capacità è finita in Sicilia. Dal mio punto di vista installare energia a buon mercato è la parte facile, consegnarla dove e quando serve è quella cara.
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Bruno Vuan
Bruno Vuan@BrunoVuan·
@FrancescoTrema1 @Simne1core Ciò che è rilevante è il costo. Il costo dell'energia all'ingrosso quando c'è vento è di 117,6 €/MWh (prezzo catturato eolico centro-sud), mentre il prezzo per l'eolico dell'ultima asta FER-X è di 72,85 €/MWh. Installare nuove pale eoliche abbassa le bollette.
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Esatto, é proprio quello il vantaggio del nucleare: gira quasi sempre. In numeri, una centrale nucleare ha un fattore di capacità tipico dell'85-93%. Cioè produce a piena potenza per circa il 90% delle ore dell'anno, fermandosi solo per ricarica del combustibile e manutenzione programmata. Le ore equivalenti, che per l'eolico erano 1.565 su 8.760, per il nucleare arrivano intorno a 7.500-8.000. Stessa unità di misura, due mondi opposti. È questa la differenza tra una fonte che decidi tu quando far girare e una che gira quando vuole il meteo. Ed è il motivo per cui per un data center, che consuma 24 ore su 24, non conta solo quanti GW installi, ma quante di quelle ore te le dà davvero.
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Francesco Tremari
Francesco Tremari@FrancescoTrema1·
@Simne1core Immagino che per l'energia nucleare il concetto di "ore equivalenti" sia meno importante, in quanto il tempo di fermo per manutenzione o altro sia relativamente piccolo e l'erogazione è continua
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