Simone Scavo

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@Simne1core

DC | Semiconductors | AI Infrastructure | Nuclear & Renewables 🇪🇺🇮🇹 Pro-mix. No ideology.

Italy Katılım Şubat 2026
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Per vent'anni ci hanno detto che il digitale è leggero. È falso. Ogni app, ogni modello, ogni transazione poggia su centrali, trasformatori e fabbriche di chip. Il vero collo di bottiglia del decennio non è digitale. È fisico 👇⚡
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Simone Scavo@Simne1core·
Il nucleare non torna per ideologia, ma perché c'è un carico che lo chiama,una necessità, il data center. E una filiera che si sta ricompattando attorno a lui. Il nucleare non è una questione di opinione ma di infrastruttura. Non ideologia, ma ingegneria.
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
L'UE compare, ma di lato. La Great British Energy-Nuclear sta valutando un sito in Inghilterra, e Framatome ha chiuso la partnership con Centre Rˇež per reattori di ricerca. Lo stesso pattern vede sui semiconduttori. Gli USA firmano contratti manifatturieri. E noi?🇪🇺🤔
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Il nuclear industry update di luglio è una lista noiosa di annunci industriali. Bisogna ammetterlo. Ma se li leggiamo bene, ci dicono una cosa abbastanza chiara. Il nucleare avanzato sta smettendo di essere una promessa e sta diventando una filiera. Chi la tira? I data center 👇
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Vero, non posso darti torto, e l'unica indipendenza energetica vera è quella che si produce in casa. Capire che nucleare, rinnovabili e geotermico sono fonti che l'Italia può usare e con ampi margini anche in ricerca e sviluppo, invece che puntare solo su gas e petrolio (e qualche investimento in rinnovabili). Inoltre, gas e petrolio li importi e ti legano a chi li vende, rendendoti soggetto alle decisioni altrui. La ragione per cui non è successo è meno ideologica di quanto possa sembrare a primo impatto, infatti, il gas era abbondante e a buon mercato, e per vent'anni la convenienza di breve ha battuto la resilienza di lungo. Poi il 2022 ha presentato il conto. Ed è lì che è mancata la contabilità del rischio, che qualsiasi buon ingegnere avrebbe dovuto fare notere quando si facevano scelte che rallentavano o addirittura precludevano l'autonomia energetica. Mix domestico diversificato = meno esposizione geopolitica. Su questo i numeri sono chiari, e la Francia con l'80 anni di EDF di quel manifesto lo dimostra.
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Alberto Zanardi
Alberto Zanardi@AZannaman·
@Simne1core Fun fact: I veri “patrioti”, quelli del “prima gli italiani” dovrebbero essere i primi a spingere per RE, geotermico e Nucleare, per l’indipendenza energetica e quindi per l’autonomia. Invece? Tutto un orgasmo verso il gas russo e il petrolio mediorientale. Mah…
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Liberté, Égalité, Électricité. Dietro questo slogan non c'è solo il nucleare, ma una vera strategia industriale che deve mettere al centro il mantenimento di competenze critiche, indipendenza energetica e capacità manifatturiera. La sovranità tecnologica parte sempre dall'energia.
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Dal mio punto di vista c'è un enorme "ma" tecnologico e strutturale con cui dobbiamo fare i conti, ed è proprio quello dove spesso la politica europea prende un abbaglio. Grazie @francescofaenzi per lo spunto e il contributo a questa discussione. So che può sembrare banale per gli esperti del settore ma é invece importantissimo partire dal sottolineare che la stragrande maggioranza dei chip che servono oggi all'automotive (centraline, power management, sensori) e all'energia (inverter, reti intelligenti) non ha bisogno dell'EUV, ma di sistemi DUV (Deep Ultraviolet) che utilizzano lunghezze d'onda più ampie (da 193 nm a 365 nm). Sono due mercati diversi che hanno bisogno di cose diverse. L'industria dell'auto e delle rinnovabili viaggia principalmente su nodi maturi (legacy) o su semiconduttori a banda proibita larga come il Carburo di Silicio (SiC) e il Nitruro di Gallio (GaN). E come é già noto, in questo segmento l'Europa è già forte grazie a player come STMicroelectronics, Infineon e Bosch. Ma per produrre questi chip non servono le macchine EUV ultra-avanzate di ASML (attenzione, sto specificando ultra avanzate) perché sono proprio quelle che riescono a produrre i nodi di cui sentiamo parlare più spesso. L'EUV serve principalmente per la frontiera, che vuol dire chip sotto i 7nm, cioè CPU per server, acceleratori AI e i chip di calcolo centralizzato per la guida autonoma di livello avanzato (stile Tesla o Mobileye). Per noi, se anche convincessimo qualcuno a costruire una mega-fab EUV in Europa tramite incentivi, dovremmo iniziare a chiederci chi disegna i chip da stamparci dentro? E qui arriva il problema più grande, determinare il PDK (Process Design Kit), quindi l'enorme onere e onore di individuare le aziende di frontiera che propongono PDK atti a sviluppare quelle tecnologie. Piccola digressione necessaria per fare capire anche a chi non é di questo ambiente. I 3 pilastri del PDK sono: 1. Modelli di simulazione (SPICE): dicono al software come si comporta il silicio reale. 2. Regole geometriche (DRC/LVS): i vincoli fisici per non far cortocircuitare le piste. 3. Celle parametriche (PCells): i mattoncini Lego digitali pronti all'uso. Tornando a noi, in Europa non abbiamo giganti fabless del calibro di Nvidia, AMD, Apple o Qualcomm, capaci di saturare una linea produttiva a 3nm o 2nm con i loro design di frontiera. Anche l'automotive europeo, quando ha bisogno di chip ADAS avanzati per la guida autonoma, li compra da chipmaker americani o asiatici che li fanno stampare a Taiwan da TSMC. Sfruttare il monopolio di ASML come leva negoziale è un'ottima idea sulla carta, ma ASML vende macchine a un mercato globale. Non possiamo "usarla" direttamente per costringere i clienti a produrre qui. La vera strada per non fare "il tetto prima delle fondamenta" richiede un cambio di rotta politico, prima di tutto iniziando a sussidiare il design, non solo il silicio. Invece di regalare 10 miliardi a un chipmaker estero per una fab vuota, l'Europa dovrebbe finanziare la nascita di startup di design (fabless), consorzi industriali europei e lo sviluppo di IP locali (ad esempio spingendo forte sull'architettura aperta RISC-V). Creare consorzi di acquisto (Anchor Buyers) e mettere insieme i grandi player dell'auto (Stellantis, Volkswagen, BMW) e dell'industria per definire standard comuni e garantire una "domanda aggregata" che giustifichi lo sviluppo e la produzione locale di chip avanzati personalizzati. E dopo, ma solo infine pianificare una produzione in Fab con le richieste dei grandi buyer europei. #automotive #ASML #PDK #chipsact #tech
francescofaenzi@francescofaenzi

Quello che mi fa riflettere è proprio la cosa su ASML che hai toccato. Abbiamo il monopolio EUV ma lo usano più gli altri per i loro chip avanzati. Forse la strada è usarlo per attirare design e produzione custom nelle nostre industrie forti. Nell'auto per esempio, con tutti i chip che servono per le EV e l'elettronica di bordo. O nell'energia per le rinnovabili e le reti intelligenti. Dovremmo negoziare di più con quel vantaggio, tipo joint venture o incentivi mirati che portino IP locali sulle macchine ASML. Non è roba da fare in un weekend... e poi come? E chi?

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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Esatto, una foundry pure play non vende wafer, vende un ecosistema: PDK, librerie IP, flussi qualificati con Synopsys e Cadence, shuttle MPW, supporto al cliente. È un business di servizi, non solo di silicio. Intel per decenni ha fatto chip solo suoi, quindi il suo flusso di progettazione era tarato su Intel, non su terzi. TSMC quel muscolo lo allena dagli anni 80, GF pure. Non lo recuperi con un assegno. Il cliente non si impegna su una foundry di frontiera se il PDK non è maturo. Ma il PDK non matura senza clienti che lo stressano. Uovo e gallina, per dirla facile. Una foundry è una piattaforma, non un capannone.
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Alessio Cacciatori
Alessio Cacciatori@AlessioCacciat1·
@Simne1core TSMC e GF hanno un'esperienza incredibile. E non è così banale come può sembrare.
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Leggere che Intel mette 5 miliardi su Fab 34 in Irlanda (Intel 3, per Xeon 6 e data center) invece dei 30 promessi e poi cancellati in Germania non é una di quelle notizie che si mandano giù leggermente. Inoltre, voglio aggiungere che le attese non sono state rispettate ed é l'ora di spronare la domanda europea in quella direzione. Non per puro sfizio, ma perché siamo carenti. Un anno fa si parlava di 30 miliardi per la megafab di Magdeburg, poi Intel l'ha cancellata perché mancava la domanda impegnata. Oltretutto sembra un paradosso, ma, prima cancelli una fab "per mancanza di domanda" e pochi mesi dopo parli di domanda di silicio senza precedenti? La lezione per noi è brutale. Magdeburg doveva essere una fab foundry con capacità di frontiera costruita per produrre chip di clienti terzi. E i clienti non si sono presentati. Lip-Bu Tan l'ha detto senza giri: cancellata per impegni clienti insufficienti. Con i 10 miliardi di sussidi tedeschi mai erogati. In Irlanda parliamo di tutta un'altra cosa. Lì la domanda è captive, cioè non aspetti un cliente esterno che riempia la fab, sei tu che vendi ai tuoi. E aggiungi tool in una cleanroom che già gira, non costruisci una cattedrale nel nulla. E qui la lezione è molto più scomoda perché non c'è nessun cliente (ancora), sul continente, capace di prenotare quella capacità. Così 10 miliardi di sussidi sono stati promessi a una fab senza mercato interno che la giustificasse, mentre il vero asset europeo, ASML e il monopolio dell'EUV, resta usato più dai concorrenti che da noi. L'errore non è aver perso Intel. È aver costruito il tetto prima delle fondamenta🇪🇺🇮🇪
Intel Foundry@Intel_Foundry

Intel is investing €5B to expand advanced semiconductor manufacturing in Europe. Upgrades to Intel Foundry's Ireland facilities will scale capacity for Intel Xeon 6 and next-gen Intel Xeon processors on Intel 3 while strengthening Europe's semiconductor supply chain. Learn more: ms.spr.ly/6019v0yux #IntelFoundry

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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Verissimo! La scarsità idrica è in gran parte un problema di capitale e infrastruttura. Ma prenderei un attimo con cautela i paesi del Golfo, che è vero che dimostrano che dissalare sposta il vincolo, ma dissalare non è gratis: costa energia,e anche tanta. Quindi il problema acqua si trasforma in problema di generazione. E si torna sempre lì, quanta potenza a bassa intensità idrica riesci a mettere in campo? Non sposti il vincolo, lo cambi di natura così. Sul resto preferisco stare sull'ingegneria e lasciar fuori le tifoserie. Il dato ci mostra una cosa semplice, l'acqua per i data center è risolvibile, ma si paga in energia e in scelte di mix.
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AncientBaderna
AncientBaderna@ancient_baderna·
@Simne1core Nel 2026 i problemi idrici sono sempre e solo problemi infrastrutturali, altrimenti le monarchie del golfo non avrebbero costruito tutto quello che hanno costruito. Come al solito il decrescismo autoalimentata la decrescita spingendo politicamente per il rifiuto della tecnica
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Ecco il dato sull'acqua dei data center AI, con toni da apocalisse. Mettiamo ordine, perché il tema è vero ma il panico è mal riposto. Nel 2025 i data center USA hanno consumato circa 200 miliardi di galloni d'acqua per l'IA. Sembra enorme. Ma l'agricoltura americana ne usa 26.400 miliardi. I campi da golf del Paese, da soli, più di 500 miliardi. I data center sono lo 0,3-0,4% dei prelievi idrici nazionali. Quindi no, l'IA non sta prosciugando l'America. Ma c'è un "però" vero, ed è il punto. Il problema non è la quantità totale, è la concentrazione. Il 40% dei data center USA sta in zone già a stress idrico, e lì un singolo impianto può pesare per il 10% del consumo di una contea. Il danno è locale, non nazionale, al massimo. E la cosa che pochi dicono è che l'acqua serve per il raffreddamento evaporativo, il metodo più economico. Ma esiste l'alternativa, il ciclo chiuso, che l'acqua non la evapora. Consuma più energia, sì. È il solito trade-off: o spendi acqua, o spendi elettricità. Quindi la soluzione non è "fermare l'IA". È costruire i data center dove l'acqua c'è, e imporre il ciclo chiuso dove non c'è. Ingegneria e localizzazione, non slogan. Il problema è reale. Ma si risolve col progetto, non con la caccia ai colpevoli 👀⚡
All day Astronomy@forallcurious

🚨: AI data centers are consuming 264 billion gallons of water as droughts hit 63% of the US

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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Allora, per esperienza la più diffusa è la 1. Diciamo che é il metodo più semplice, e ti chiede poca corrente, pertanto é stato per anni lo standard dei grandi impianti. La 2 in realtà è più rara nei data center (ma non impossibile), perché ti serve un fiume o un mare a fianco e un permesso di scarico termico. Il punto interessante è che oggi alcune big tech (hyperscaler) si stanno spostando sul liquid cooling direct-to-chip a circuito chiuso. Con le GPU AI a più di 700W l'aria non regge più, e il chiuso ti azzera quasi l'acqua. Nel 2025 Oracle e Microsoft stanno andando lì, anche a costo di più corrente. Sullo scarico termico hai ragione, ma a metà e ti spiego anche perché. É importante ricordare che in un fiume ad alta portata o in un grande lago l'impatto si diluisce (proprio per la grande portata di acqua), e i regolatori ragionano proprio in delta-T e temperatura massima, non in valore assoluto. L'impatto sulla fauna locale può essere importante solo in casi specifici e con acque di scarico a temperature elevate.
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MoneyPenny
MoneyPenny@AndreaM72716965·
@Simne1core @DanEtti Quale è la più diffusa? La seconda sembra il miglior compromesso. L'acqua calda può non impattare l'ecosistema se in fiumi ad alta portata o in grandi laghi e d'inverno può anche essere benefica tenendo più calda l'acqua e i pesci più attivi.
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
@Joohan_4 Giusto feedback, a volte comprimo troppo per stare in un tweet e viene fuori piatto. Sul contenuto però ci metto la faccia: semiconduttori, litografia, data center, grid, li ho visti da dentro. Se qualcosa non torna, contestami il numero, non il tono.
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Bebote
Bebote@Joohan_4·
@Simne1core Potresti chiedere all’AI di far sembrare meno scritti dall’AI i post che le fai scrivere?
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
"Azienda americana porta un mini-reattore in Argentina." Bel titolo, ma nasconde la storia vera. Che è molto più interessante e un po' amara. Quella tecnologia non è americana. È argentina. E dietro c'è un piccolo dramma nazionale che nessuno vi racconta 👇⚛️⚡
NucNet Nuclear News@NucNetNews

🇺🇸🇦🇷 US-Based Meitner Energy Presents Small Modular Reactor Plan For #Argentina. #NuclearPower #NuclearEnergy The 300-MW plant would be at the site of the existing Atucha #nuclear station FULL STORY: nucnet.org/news/us-based-…

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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Guarda, che un'azienda voglia guadagnare è normale, lo fa pure l'agricoltore che irriga. Il problema è un altro: misurare bene. Se conti l'acqua che torna in falda come se sparisse, ottieni un numero da titolone e zero comprensione. Poi sulla base di quel numero sbagliato decidi le regole, e le regole sbagliate le pagano tutti. Io non cerco il colpevole, cerco il dato giusto. Da lì in poi discutiamo su chi consuma davvero cosa. Ma prima, sempre, il dato.
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
In pratica ci sono tre modi di raffreddare, e cambiano completamente il conto dell'acqua: 1. Torri evaporative: qui sì, l'acqua evapora davvero e non torna. Consuma, ma spende poca elettricità. 2. A circolazione: Prelevano da falda o fiume, la fanno passare, la restituiscono qualche grado più calda. Consumo quasi zero, ma prelievo enorme e problema opposto, non puoi scaldare troppo l'acqua che rendi, o "cuoci" l'ecosistema. 3. Circuito chiuso ad aria: acqua quasi zero, ma la paghi in corrente.
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Danilo
Danilo@DanEtti·
@Simne1core Ma tutti i data center sfruttano l’evaporazione? Immagino ce ne siano anche che sfruttano l’acqua solo per circolazione: la prelevano fresca e la restituiscono più calda.
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Esatto, ed è il punto più sottovalutato: il calore di scarto non è solo per gli uffici, va in rete. Google a Hamina copre circa l'80% del fabbisogno del teleriscaldamento locale. Microsoft/Fortum nell'area di Espoo punta al 40%, ~100.000 case. Il calore residuo diventa baseload termico. Lo scarto di un processo è l'input di un altro.
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Nmarru@Nmarru·
@Simne1core @cmiceli7824 Tutto giusto Con un ulteriore dettaglio I centri vicini a zone antropizzate si integrano con il teleriscaldamento Sicuramente per uffici e dipendenti In EU esempi non mancano
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
@DanEtti "Consumo" non vuol dire che l'acqua sparisce, ma è l'acqua evaporata e non restituita al bacino. Il raffreddamento evaporativo la manda in atmosfera, non nel fiume da cui è stata prelevata. Diverso dal "prelievo", che include ciò che torna indietro.
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Danilo
Danilo@DanEtti·
@Simne1core Scusa, ma che vuol dire che “la consumano”? Ne fanno l’elettrolisi e la scompongono in idrogeno e ossigeno?
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