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@84Andreac

Inter, musica, storia e geopolitica

Katılım Temmuz 2018
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Andrea 🖤💙
Andrea 🖤💙@84Andreac·
@ficulle39 @lageloni La sinistra ha fatto bene a schierarsi col clone di Orban perché era più forte è un discorso talmente assurdo che spero non so nemmeno da dove cominciare.
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Mauro tifoso deviato 🖤🤍
@lageloni @84Andreac punti di vista il meno peggio ( ammesso che il peggio sia Orban ) è sempre il meno peggio. Con questo ragionamento avete accettato i De Mita i Mastella i Casini i Monti i Draghi i Castagnetti L'elenco è lunghissimo.
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chiara geloni
chiara geloni@lageloni·
Spiegato bene.
Timostene@SandroRossi_x

La sinistra ungherese non ha perso. Ha scelto.   Girano già le interpretazioni di comodo. La sinistra in Ungheria è stata sconfitta, dicono. Ha giocato e ha perso. Orbán è stato battuto dalla destra, quindi nulla cambia per la sinistra europea.   Falso. Falso in modo quasi imbarazzante per chi lo sostiene.   La sinistra ungherese non si è candidata. Non ha perso un solo seggio perché non ne ha conteso nemmeno uno. Il Partito Socialista, quello che ha governato l’Ungheria dal ’94 al ’98 e dal 2002 al 2010, si è ritirato il 20 febbraio. Prima di lui i Verdi, il Dialogo, LMP, il Movimento Soluzione. Tutti fuori. Volontariamente.   I socialisti lo hanno detto con una chiarezza che in Italia sembrerebbe un’allucinazione collettiva: il sistema elettorale di Orbán equivale a “imbrogli legalizzati” e l’unico modo per batterlo è unirsi dietro il candidato più forte. Anche se quel candidato non è dei tuoi. Anche se è un conservatore uscito dalle viscere di Fidesz.   Questo non è un atto di resa. È il contrario. È la scelta politica più matura che un’opposizione frammentata potesse fare davanti a un regime che aveva riscritto le regole del gioco per non perderlo mai. Orbán aveva tagliato due collegi a Budapest, ne aveva aggiunti due nelle campagne fedeli, controllava i media, usava le risorse dello Stato come arma elettorale. Freedom House classificava l’Ungheria solo “parzialmente libera”. Per vincere in quel sistema serviva almeno cinque punti di vantaggio. Non c’era spazio per il lusso delle candidature di bandiera.   La sinistra ungherese ha guardato in faccia la realtà e ha fatto una cosa che richiede più coraggio della candidatura: ha rinunciato a se stessa per uno scopo più grande. Ha detto ai propri elettori: votate Magyar. Votate Tisza. Non importa se è di centro-destra, se viene dal PPE, se è un ex uomo del sistema. L’unica cosa che importa è mandare a casa Orbán.   Il risultato? 79% di affluenza, record assoluto. Magyar al 53,6%. Supermaggioranza dei due terzi. Orbán al telefono che si congratula. Budapest in festa lungo il Danubio.   Chi racconta questa storia come una sconfitta della sinistra sta ribaltando i fatti. La sinistra non era assente perché irrilevante. Era assente perché ha deciso di esserlo. Ha sacrificato la visibilità, le candidature, i seggi, la presenza parlamentare a favore di un obiettivo che considerava più urgente di qualsiasi interesse di partito: abbattere un regime illiberale.   È un concetto che in certi ambienti politici risulta incomprensibile. L’idea che un partito possa scegliere di non esserci per permettere a qualcun altro di vincere. Che la generosità strategica non sia debolezza ma intelligenza politica. Che il risultato conti più della sigla sul manifesto.   Poi certo, si può discutere se la sinistra ungherese riuscirà a ricostruirsi, se questo sacrificio la rafforzerà o la marginalizzerà. Sono domande legittime, per un altro giorno. Quello che non si può fare oggi è raccontare una scelta deliberata come una sconfitta subita. Perché la differenza tra le due cose è la differenza tra chi fa politica e chi la subisce.

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chiara geloni
chiara geloni@lageloni·
@84Andreac E quindi hanno fatto bene a unirsi per votare il più forte. Cvd.
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Andrea 🖤💙
Andrea 🖤💙@84Andreac·
@lageloni L'Ungheria non è un esempio, lì lo spettro democratico va dal centrodestra all'estrema destra. La sinistra non esiste, è per questo che per forza di cose sono stati costretti ad appoggiare il candidato anti Orban. Per fortuna qui c'è una situazione diversa.
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chiara geloni
chiara geloni@lageloni·
Amici perfezionisti di sinistra. La lezione ungherese non è “allora per vincere bisogna votare uno di destra gengnegne noncisto”. È: a volte bisogna unirsi dietro il più forte, e soprattutto utilizzare le regole che ci sono, specialmente se qualcuno le ha truccate. Prego.
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Andrea 🖤💙@84Andreac·
@lageloni Il famoso elettorato liberale, progressista ed ambientalista ungherese
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Andrea 🖤💙@84Andreac·
@marattin Le certezze sulle quali Marattin ha costruito tutta la sua politica stanno crollando una a una, giorno dopo giorno. Fra non molto delle liberaldemocrazie non rimarrà più niente e così della saga politica dei liberali nostrani.
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Luigi Marattin
Luigi Marattin@marattin·
Mancano due anni e mezzo alla fine di quest’incubo. Ma già tra sei mesi - con le elezioni legislative di metà mandato - potrà fare un po’ meno danni, se il popolo americano lo vorrà. A noi nel frattempo rimangono un po’ di incombenze: 1) capire che non è arrivato al potere con un colpo di Stato, ma perché lo hanno votato i cittadini del suo paese. E questo è accaduto, secondo noi, soprattutto perché sia nel 2016 che nel 2024 la politica non è stata in grado di schierare un’alternativa valida e innovativa. 2) imparare la lezione, sia di politica interna (se la politica non si rinnova, il pericolo populista è sempre dietro l’angolo) che estera (con o senza di lui, l’Europa deve diventare grande, autonoma, responsabile). 3) cercare quanto più possibile di ignorare le sue parole. Anche se, come oggi, si riferiscono in modo inqualificabile al Santo Padre. Ps. Sì, pensiamo ancora che gli Usa e Israele siano meglio (incommensurabilmente meglio) di qualsiasi autocrazia, teocrazia o regime dittatoriale. Si, pensiamo ancora che l’Iran sia un regime criminale senza il quale il mondo sarebbe un posto migliore. Si, pensiamo ancora che senza un intervento della comunità internazionale (quello sancito dalla risoluzione 2803 dell’Onu il 17 novembre scorso), a breve a Gaza scoppierà una nuova guerra (e noi siamo quelli che la vogliono evitare).
Luigi Marattin tweet media
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Andrea 🖤💙@84Andreac·
@davcarretta Più che altro, in quanto capo della Commissione, non è lei a dover dare giudizi su fatti politici interni ai paesi membri.
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David Carretta
David Carretta@davcarretta·
Ursula von der Leyen paragona il voto di ieri degli ungheresi per cacciare Orban al 1956 e al 1989. Un tantino eccessivo, mi pare.
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Andrea 🖤💙@84Andreac·
@GermanoDottori È la continuazione della lotta tra papato e impero che dura precisamente da 1226 anni. Solo che il papato resta, gli imperi crollano.
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@ldibartolomei La fine del meccanismo dell'umanità è la pietra tombale su qualsiasi idea di Europa rappresentativa e democratica.
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Luca Di Bartolomei
Luca Di Bartolomei@ldibartolomei·
Incredibile come la sconfitta di Orban venga letta dall'Europa come una cosa buona ("il successore non userà più il veto") invece che ammettere e cambiare il meccanismo di corsa dell'unanimità che è una sonora stupidaggine.
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Andrea 🖤💙@84Andreac·
@Fra8882 Meritava qualche maglia da titolare in più perché Bastoni e Dimarco sono due mesi che non la strusciano
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Francesco82🖤💙🇮🇹⚒️
Carlos Augusto quest'anno non ha sbagliato mezza partita e difensivamente é cresciuto in maniera esponenziale Quest'anno avrà fatto almeno 4/5 chiusure decisive e ha delle letture che gli altri che giocano nei tre dietro non hanno É proprio un'arma in più, ieri, di nuovo, bravissimo
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Andrea 🖤💙@84Andreac·
@KTonkova @flaviafratello E quindi continuerà la contrattazione tra Budapest e Bruxelles con la prima che cercherà di far contare il suo (limitato) peso. Così come difficilmente cambierà la politica energetica perché l'ultima cosa che vogliono i governi è un amento del 300% delle bollette
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Katarina Tonkova
Katarina Tonkova@KTonkova·
Stamattina ascoltavo l'Edicola Fratello e continuavo a chiedermi se i giornalisti italiani non capiscono proprio la politica estera oppure fanno volontariamente finta. (e non intendo @flaviafratello che è stata molto brava a sottolineare questo bipolarismo) Da una parte - 1/
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Andrea 🖤💙@84Andreac·
@KTonkova @flaviafratello La posizione geografica dell'Ungheria rimane la stessa. Al di là della retorica più o meno europeista (molto meno di quello che si vuol far credere) la campagna elettorale si è giocata su temi prettamente interni col peso di una situazione economica non felice
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Katarina Tonkova
Katarina Tonkova@KTonkova·
@84Andreac @flaviafratello Non ho detto ne uno ne altro. I meccanismi dell'UE prevedono l'unanimità su diversi temi (anche dopo Trattato di Lisbona), l'HU ha usato spesso questo sistema come leva di ricatto. Il nazionalismo HU è un tema da approfondire perché e ben diverso da maggior parte degli stati EU.
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Daniele Mari
Daniele Mari@marifcinter·
Caressa: "Ve lo dico già, il rigore concesso al Como è una cosa che...non so...a volte mi vengono veramente dei dubbi"
Daniele Mari tweet mediaDaniele Mari tweet media
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Andrea 🖤💙@84Andreac·
@KTonkova @flaviafratello Che Budapest decida dei destini di Bruxelles non esiste nemmeno nella più fervida immaginazione come pensare che da domani i 27 nazionalismi spariscano perché non c'è più Orban.
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Katarina Tonkova
Katarina Tonkova@KTonkova·
@84Andreac @flaviafratello Io invece lo trovo non solo giusto, ma anche doveroso. Visto che la politica ungherese ha in gran parte occupato e influenzato le dinamiche dell'UE non solo per quanto riguarda l'Ucraina.
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Andrea 🖤💙@84Andreac·
@LeonardoPanetta Preferiscono quelli che "l'Europa brutta e cattiva ma i miliardi europei per sostenere la nostra economia disastrata ci piacciono".
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Leonardo Panetta
Leonardo Panetta@LeonardoPanetta·
Tisza (centro destra): 155 seggi Fidesz (destra): 55 seggi Mi Hazank (ultradestra): 6 seggi Nel dubbio, nel parlamento ungherese non fanno entrare nessuno che dice “ ci vuole più socialismo”. Vista la storia, non si sa mai.
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Laura Boldrini
Laura Boldrini@lauraboldrini·
La sonora sconfitta di Orbán segna la fine di un incubo per l'Ungheria e per l'Europa. Ma è una sconfitta altrettanto sonora per i suoi amici e alleati storici Salvini e Meloni che tanto si erano spesi durante la campagna elettorale dell'ormai ex premier magiaro. E lo è anche per Trump e Putin, grandi sostenitori di Orbán. La speranza è che la vittoria di Magyar possa segnare davvero una svolta per il popolo ungherese e per l'unità dell'UE. #Ungheria
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Andrea 🖤💙@84Andreac·
@putino Quello che dice Obama non ha alcun valore dato che è più di un mese che è silente sulla guerra scatenata da Trump e Netanyahu all'Iran. Oggi Trump fa quello che fa perché i dem valgono zero.
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