
Ade
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@Ade_collages
Artista e curatore siciliano di stanza a Milano.










Perché è il nostro silenzio che fa impressione. Il silenzio del giornalismo generalista, mainstream, che balbetta, come ha fatto - è solo uno degli esempi - Enrico Mentana ieri sera nel suo tg, chiamando i coloni israeliani settler e affermando che fanno una vita di confine. Loro che vivono nella Palestina occupata dal 1967 (1967!). La notizia era, invece, che avevano linciato uno dei registi del documentario No other land, linciato, termine usato nel suo tweet da Yuval Avraham, israeliano ebreo, giornalista di altissima qualità, coregista del documentario. Il problema è il nostro silenzio, afasia, di fronte a quello che Il Manifesto descrive giustamente come un “infinito presente” che segnerà, aggiungo, in modo indelebile il nostro futuro. Dico “nostro silenzio” perché, nonostante io parli e scriva, da molti anni, è determinante che ci si assuma una responsabilità collettiva e corale per provare a uscirne. E oggi, forse, ne scriverò.

Rafah sotto assedio, per le strade è una mattanza. Bombe israeliane sugli ospedali e sulla Croce rossa, due giornalisti ammazzati, Onu costretta a ridurre le attività umanitarie. Arrestato il regista di "No other land". I palestinesi uccisi a Gaza in 18 mesi superano i 50mila




























