Alessandro Leonardi
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Alessandro Leonardi
@AleEquilibrium
Analista delle dinamiche del Sistema globale (politiche, socio-demografiche, ambientali, etc.) / @Equilibri_mag + altri media / mail: [email protected]




Per dirla in altro modo: ciò a cui stiamo assistendo è una crisi migratoria, innescata magari da una sentenza del Tribunale Supremo spagnolo sullo sfondo di una profonda crisi sociale del Marocco, o è un meccanismo di politica internazionale (o “geopolitica”) più o meno calcolato da molteplici attori internazionali? Una risposta semplice non esiste. Io credo che si debba evitare di considerare le due letture come discordanti tra loro e trovo probabile che nella realtà ci siano molti elementi appartenenti a ognuna delle due diverse letture. Non cadere nel gioco binario di aderire a una sola lettura, gettando l’altra a mare, è fondamentale per mantenere la capacità di un’analisi non emotiva né ideologizzata, il più possibile in grado di leggere, con grande pazienza, tra le infinite pieghe di questa storia. 📍Venerdì 31, il presidente del governo centrale Pedro Sánchez è atterrato a Ceuta dove ha parlato di un attacco all’integrità territoriale spagnola, assolvendo però il Marocco a dispetto delle inconfutabili evidenze. 🔺Per i meno avvezzi, la cosiddetta “Marcia Verde” iniziata il 6 novembre 1975 fu l’evento che segnò l’inizio della colonizzazione marocchina del Sahara Occidentale, imponendo la presenza di Rabat e forzando la partenza della Spagna colonizzatrice la quale era politicamente nel caos dell’agonia e imminente morte di Francisco Franco dopo quasi 40 anni di dittatura e apatia politica. Nei giorni successivi all’invasione di centinaia di migliaia di civili e coloni appoggiati da decine di migliaia di militari, la Spagna siglò con Marocco e Mauritania il tristemente famoso Accordo Tripartitico di Madrid, del 14 novembre 1975, con cui la potenza coloniale cedeva praticamente la provincia del Sahara Occidentale a Marocco e Mauritania, conservando alcuni privilegi. Francisco Franco morì meno di una settimana dopo. La Mauritania perse gradualmente interesse nell’occupazione ed ebbe a soffrire la risposta militare del Fronte di Liberazione Saharawi, il Polisario, formatosi durante la fase finale della colonizzazione spagnola. Le due parti firmarono infine la pace ad Algeri, nell’estate del 1979, mentre l’Accordo di Madrid tra Nouakchott, Rabat e il franchismo fu annullato ed è ritenuto non valido ai fini del diritto internazionale. Con il tempo, il Marocco si è allargato sempre di più in Sahara Occidentale, fortificando il deserto con interminabili muri di sabbia detti “Berm” e finendo per controllare almeno tre quarti del territorio e praticamente la totalità delle risorse economiche. Nel 1991, con la fine della Guerra Fredda fu siglato un cessate il fuoco ma dall’autunno del 2020, anche se a bassa intensità, si combatte di nuovo. Gli Stati Uniti e Israele sono gli unici Stati al mondo a riconoscere al Marocco la piena sovranità sui territori occupati e anche sul resto del Western Sahara: il presidente USA, Donald Trump, ha annunciato pochi giorni fa che il re Mohammed VI gli intitolerà un importante asse viario che collega Tiznit, in Marocco, a Dajla/Dakhla (già Villa Cisneros) nel Sahara Occidentale occupato: la “Donald J. Trump Highway”.

🔴⚡️Relazioni #Spagna-#Marocco | Si riaccende l’alterco latente sulle exclave spagnole di Ceuta e Melilla e Mohamed VI torna ad imporre la sua regola: dopo anni di promesse a vuoto, verso la fine di giugno il Marocco aveva finalmente riaperto la dogana commerciale di Melilla e aperto quella di Ceuta ma l’incanto è durato solo il tempo necessario al passaggio di pochi camion, peraltro soprattutto dal Marocco alla Spagna e non viceversa. Va ricordato che la normalizzazione alle due frontiere, da parte del Marocco, rientrava nel baratto tra il re e Pedro Sánchez in cambio dell’adesione di questi al piano marocchino di annessione del Sahara Occidentale occupato, al posto del referendum per l’autodeterminazione richiesto dalle Nazioni Unite e sabotato per decenni dal Makhzen. La riapertura di Melilla e l’apertura di Ceuta significavano infatti l’implicito e fattuale riconoscimento, da parte di Rabat, della sovranità di Madrid sulle due Città autonome confinanti con il Marocco, le quali - anche se a corrente alternata e senza alcuna base giuridica - sono state per lungo tempo reclamate dal regno alawide. È però successo che per indispettire Sánchez, nella prima settimana di luglio i Popolari hanno invitato al loro congresso il rappresentante in Spagna del Fronte Polisario facendo imbestialire Rabat che, oltre a scrivere ai responsabili di calle Génova “chiedendo cose”, ha chiuso le tanto sospirate dogane in maniera improvvisa, pochi giorni dopo la riapertura e senza nemmeno avvertire le autorità locali che sono peraltro proprio del Partito Popolare. Inoltre, la riapertura delle frontiere ha fatto riprendere alla grande le attività di una specie di comitato per la “liberazione di Ceuta e Melilla”, guidato da un ex-senatore ed ex-sindaco di Beni Ensar, un certo Yahya Yahya, che è molto arrabbiato con il PP e ha appena passato due notti all’addiaccio con l’intenzione di occupare simbolicamente, insieme a un centinaio di uomini, l’isolotto spagnolo di Perejil, disabitato e situato a pochi metri dalla costa marocchina all’imbocco orientale dello stretto di Gibilterra. L’isolotto di Perejil, reclamato dal Marocco e dallo status effettivamente un po’ più confuso di quello di Ceuta e Melilla, fu recentemente occupato da militari marocchini nell’estate del 2002, pochi anni dopo l’ascesa al trono di Mohamed VI. La Spagna mise immediatamente in campo un importante dispositivo militare e diplomatico e la questione si risolse in pochi giorni con il ritiro dei soldati di Rabat e la promessa, da parte di Madrid, di non collocare sul grosso scoglio alcun simbolo della sovranità spagnola.











