
Alessia
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Alessia
@AlessiaChe70
Giace inquieta la testa che indossa una corona W.S.















Back in Jannik's hands. 2025: 🏆 2026: 🏆 #Wimbledon



@IBombarolo Il livello è zero tolti i primi 2 Se Alcaraz non si riprende come prima il movimento tennis è praticamente morto




Un giorno così 🍓. Ne ho lette di ogni in questi giorni, la tendenza è nota e non voglio ripetermi, si tratta perlopiù di ragazzi giovani avvicinatisi da poco al tennis, a colpirli purtroppo è un fenomeno attuale, descritto perfettamente da @perelaa , il recency bias. Per quanto riguarda come analizzano tecnicamente le partite, vabbè lì nemmeno ci perdo tempo. La cosa che mi ha colpito di più è stata leggere, svariate volte, che se non avesse vinto Wimbledon sarebbe stata una stagione fallimentare. Credo che non ci si renda conto di cosa significhi vincere uno Slam, delle innumerevoli difficoltà, variabili e della quantità di cose che possono andare storte, eppure proprio Jannik lo ripete all’infinito: nel tennis tutto può cambiare da un momento all’altro. Novak Djokovic vinse il suo primo Slam nel 2008 in Australia, vinse il secondo tre anni dopo, sempre in Australia, nel 2011. Stiamo parlando del giocatore più vincente di sempre. L’era dei Big Three ha creato un mostro, quello per cui se non vinci non sei nessuno; quello che stanno facendo Jannik Sinner e Carlos Alcaraz sta alimentando questo filo maledetto, semplicemente per il fatto che dopo tre alieni ne sono arrivati altri due. Ma è in partite come quella di ieri, giocata a un livello altissimo, nonostante Ciccio82 dica che sia stata una delle peggiori finali , che tutti dovrebbero fermarsi un secondo a pensare e a farsi questa domanda: ma quanto è difficile restare sulla vetta e non cadere mai? Il non aver creato un vuoto tra queste generazioni ha fatto perdere a molti il concetto di normalità: è tutto dovuto, le vittorie, il dominare gli avversari; al primo errore di dritto si grida allo scandalo, al primo break lo staff deve essere licenziato in tronco. Roger Federer ha ricordato, in quel suo famoso discorso, che nonostante i successi, i punti vinti della sua carriera recitavano un numero: 54. Gli altri 46 li ha persi. Giocatore finito, eh? Marco Bucciantini ieri sera ha detto una grande verità: in sostanza ha detto che il tennis di Jannik Sinner non è il riflesso di un dono superiore, come avviene per altri giocatori (Alcaraz), ma è un linguaggio che racconta tutta una serie di talenti: nel colpire la palla, nel lavorare, nel gestire le emozioni. Ed è questo linguaggio che poi diventa un tracciato, un cammino sicuro verso la vittoria, e questa capacità di applicare un linguaggio a tutte le partite lo ha portato a essere ormai competitivo su ogni superficie e capace di uscire da situazioni difficili come quella di ieri. È un’analisi perfetta, per quanto mi riguarda. Quando sono uscito dal Centrale, ho toccato il soffitto come se ci fosse sopra scritta quella frase, ma non era una pretesa di vittoria, era un augurio di felicità, perché questo deve essere, alla fine: non tutti i giorni possono essere giorni di gloria, ma è proprio quest’ultima a nascere dalle difficoltà. Concludo con la risposta di Jannik a una delle domande poste nel dopo partita, sintesi perfetta e ancora una volta lezione di maturità e consapevolezza. “Quanto è stato vincere questa partita gioia ed euforia, o anche semplicemente sollievo?” “Non credo sia sollievo, a dire il vero. L’unica cosa di cui sono davvero contento è che ogni giorno cerco di dare il meglio di me stesso. A volte hai un torneo con un buon esito, a volte semplicemente non ce l’hai… non c’è niente che tu possa farci. Non c’è fallimento se non vinci uno Slam. Sono giornate rarissime. Ora ne ho 5 in tutta la mia vita. Parliamo di 5 Slam, ma alla fine sono 5 giorni su tantissimi altri giorni. Vuoi solo goderteli. Oggi è stata una giornata molto dura. Se avessi perso, sarebbe comunque rimasto un grande giorno. Giocare una finale Slam è così raro e così speciale… certo, se potessi scegliere, sceglierei questo risultato. Ma alla fine ci sono sempre due giocatori.” Jannik Sinner ha vinto Wimbledon 2026. Ieri è stato un giorno così, uno di quelli che non dimenticherai mai più. Cià 🦊!

Un giorno così 🍓. Ne ho lette di ogni in questi giorni, la tendenza è nota e non voglio ripetermi, si tratta perlopiù di ragazzi giovani avvicinatisi da poco al tennis, a colpirli purtroppo è un fenomeno attuale, descritto perfettamente da @perelaa , il recency bias. Per quanto riguarda come analizzano tecnicamente le partite, vabbè lì nemmeno ci perdo tempo. La cosa che mi ha colpito di più è stata leggere, svariate volte, che se non avesse vinto Wimbledon sarebbe stata una stagione fallimentare. Credo che non ci si renda conto di cosa significhi vincere uno Slam, delle innumerevoli difficoltà, variabili e della quantità di cose che possono andare storte, eppure proprio Jannik lo ripete all’infinito: nel tennis tutto può cambiare da un momento all’altro. Novak Djokovic vinse il suo primo Slam nel 2008 in Australia, vinse il secondo tre anni dopo, sempre in Australia, nel 2011. Stiamo parlando del giocatore più vincente di sempre. L’era dei Big Three ha creato un mostro, quello per cui se non vinci non sei nessuno; quello che stanno facendo Jannik Sinner e Carlos Alcaraz sta alimentando questo filo maledetto, semplicemente per il fatto che dopo tre alieni ne sono arrivati altri due. Ma è in partite come quella di ieri, giocata a un livello altissimo, nonostante Ciccio82 dica che sia stata una delle peggiori finali , che tutti dovrebbero fermarsi un secondo a pensare e a farsi questa domanda: ma quanto è difficile restare sulla vetta e non cadere mai? Il non aver creato un vuoto tra queste generazioni ha fatto perdere a molti il concetto di normalità: è tutto dovuto, le vittorie, il dominare gli avversari; al primo errore di dritto si grida allo scandalo, al primo break lo staff deve essere licenziato in tronco. Roger Federer ha ricordato, in quel suo famoso discorso, che nonostante i successi, i punti vinti della sua carriera recitavano un numero: 54. Gli altri 46 li ha persi. Giocatore finito, eh? Marco Bucciantini ieri sera ha detto una grande verità: in sostanza ha detto che il tennis di Jannik Sinner non è il riflesso di un dono superiore, come avviene per altri giocatori (Alcaraz), ma è un linguaggio che racconta tutta una serie di talenti: nel colpire la palla, nel lavorare, nel gestire le emozioni. Ed è questo linguaggio che poi diventa un tracciato, un cammino sicuro verso la vittoria, e questa capacità di applicare un linguaggio a tutte le partite lo ha portato a essere ormai competitivo su ogni superficie e capace di uscire da situazioni difficili come quella di ieri. È un’analisi perfetta, per quanto mi riguarda. Quando sono uscito dal Centrale, ho toccato il soffitto come se ci fosse sopra scritta quella frase, ma non era una pretesa di vittoria, era un augurio di felicità, perché questo deve essere, alla fine: non tutti i giorni possono essere giorni di gloria, ma è proprio quest’ultima a nascere dalle difficoltà. Concludo con la risposta di Jannik a una delle domande poste nel dopo partita, sintesi perfetta e ancora una volta lezione di maturità e consapevolezza. “Quanto è stato vincere questa partita gioia ed euforia, o anche semplicemente sollievo?” “Non credo sia sollievo, a dire il vero. L’unica cosa di cui sono davvero contento è che ogni giorno cerco di dare il meglio di me stesso. A volte hai un torneo con un buon esito, a volte semplicemente non ce l’hai… non c’è niente che tu possa farci. Non c’è fallimento se non vinci uno Slam. Sono giornate rarissime. Ora ne ho 5 in tutta la mia vita. Parliamo di 5 Slam, ma alla fine sono 5 giorni su tantissimi altri giorni. Vuoi solo goderteli. Oggi è stata una giornata molto dura. Se avessi perso, sarebbe comunque rimasto un grande giorno. Giocare una finale Slam è così raro e così speciale… certo, se potessi scegliere, sceglierei questo risultato. Ma alla fine ci sono sempre due giocatori.” Jannik Sinner ha vinto Wimbledon 2026. Ieri è stato un giorno così, uno di quelli che non dimenticherai mai più. Cià 🦊!

















