Alexandro Sabetti

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Alexandro Sabetti

Alexandro Sabetti

@AlexSabetti

-Vice direttore di https://t.co/cdwPaPTYJF -Consiglio di redazione Gran mascalzon lup man presso ACHAB Rivista Letteraria. - Musicante presso "Il ciclo di Bethe"

Roma Katılım Şubat 2012
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Guido Crosetto
Guido Crosetto@GuidoCrosetto·
Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti USA. Cosa semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato. Il Governo continua a fare ciò che hanno sempre fatto tutti i Governi italiani in totale aderenza agli impegni presi in Parlamento ed alla linea ribadita anche in Consiglio Supremo di Difesa in continuità con tutti i precedenti Consigli, nei decenni. Gli accordi internazionali disciplinano e distinguono con chiarezza ciò che necessita di specifica autorizzazione del Governo (per la quale si è deciso di coinvolgere sempre il Parlamento) in assenza della quale non è possibile concedere nulla e ciò che invece è considerato autorizzato tecnicamente perché ricompreso negli accordi. Un ministro deve solo farli rispettare. Terzium non datur. In ultimo voglio ribadire che non c’è alcun raffreddamento o tensione con gli USA, perché conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia bene come le conosciamo noi.
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Lia Quartapelle
Lia Quartapelle@LiaQuartapelle·
La legge razzista sulla pena di morte approvata in Israele è un atto barbaro contro ogni etica. La politica nazionalista-religiosa israeliana è responsabile del baratro di ignominia in cui sta sprofondando Israele.
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Alexandro Sabetti
Alexandro Sabetti@AlexSabetti·
L'UNICA "DEMOCRAZIA DEL MEDIORIENTE" FORMALIZZA LE ESECUZIONI ETNICHE Non è una deriva. È una scelta conseguente di quello che già è: la morte diventa legge. La Knesset ha approvato la pena di morte per chi è accusato di terrorismo contro lo Stato di Israele. Il testo è formalmente neutro, ma il bersaglio è evidente: i palestinesi nei territori occupati. Lì, dove la giustizia è da anni indistinguibile dall’amministrazione militare, la pena capitale diventa la norma, non l’eccezione. La legge, sostenuta da Itamar Ben-Gvir e votata dal governo di Benjamin Netanyahu, introduce un meccanismo che somiglia più a una procedura automatica che a un processo. Non serve unanimità, basta una maggioranza. Non serve nemmeno la richiesta della procura. Novanta giorni e si esegue. Isolamento totale, difesa ridotta al minimo. Giustizia rapida, direbbero alcuni. Giustizia svuotata, direbbe chiunque abbia ancora memoria del diritto. E mentre in aula si brindava, fuori si consumava l’ennesima frattura tra diritto proclamato e diritto praticato. Perché nei tribunali militari il tasso di condanna dei palestinesi sfiora il 96%, come ricordato da B'Tselem. E perché Amnesty International denuncia da anni confessioni estorte, abusi, detenzione sistematicamente degradante. Davvero qualcuno pensa che introdurre la pena di morte in questo contesto significhi giustizia? O è semplicemente la formalizzazione di ciò che già accadeva, ma senza timbro ufficiale? Le reazioni europee – Francia, Germania, Italia, Regno Unito – parlano di “preoccupazione”. Una parola elegante per dire: non faremo nulla. Israele continua a definirsi una democrazia. Ma quando una democrazia seleziona chi può vivere e chi può morire in base a un sistema giudiziario asimmetrico, quella definizione diventa una scenografia. Funziona finché le luci restano accese. Poi cala il buio. Israele continua a definirsi una democrazia. Ma quando una democrazia seleziona chi può vivere e chi può morire in base a un sistema giudiziario asimmetrico, quella definizione diventa una scenografia. Funziona finché le luci restano accese. Poi cala il buio. #Israele #Palestina #penadimorte
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Kulturjam.it
Kulturjam.it@kulturjam·
#Israele introduce ufficialmente la pena di morte per reati di terrorismo, di fatto rivolta ai #palestinesi. Con processi militari sbilanciati e garanzie ridotte, siamo all’abominio giuridico da parte della cosiddetta “unica democrazia del Medio Oriente” kulturjam.it/in-evidenza/il…
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Alexandro Sabetti
Alexandro Sabetti@AlexSabetti·
PANEM ET CIRCENSES: TANTO RUMORE, ZERO POTERE Nel teatro politico italiano, l’opposizione sembra aver trovato una nuova funzione: intrattenere. Non disturbare, non incidere, non modificare gli equilibri reali, ma occupare lo spazio mediatico con una caricatura permanente del dissenso. È il trionfo dell’opposizione folklorica, quella che raccoglie like, genera indignazione programmata e si esaurisce nel ciclo di vita di un post. Figure come Roberto Vannacci e Marco Rizzo non sono deviazioni del sistema, ma prodotti perfettamente funzionali al suo equilibrio. Il primo domina il ciclo mediatico con sortite identitarie e riferimenti incendiari – come le polemiche sulla Decima Mas – che garantiscono visibilità continua senza mai tradursi in un’agenda politica strutturata. Il secondo, invece, ha elevato la provocazione fine a se stessa a cifra comunicativa stabile, basti ricordare la campagna referendaria sostenuta con motivazioni surreali: secondo il leader di DSP gli italiani avrebbero dovuto votare “si” perchè c’era stato il furto della borsa della moglie in metropolitana!  Un argomento degno di una caricatura alla Guzzanti. In entrambi i casi, l’effetto è identico: saturare lo spazio del dissenso con contenuti rumorosi, facilmente digeribili e mediaticamente efficaci, ma incapaci di produrre qualsiasi reale frizione con l’assetto politico esistente. Nel frattempo, chi prova a costruire un’opposizione strutturata, articolata, capace di incidere davvero sulle scelte economiche e geopolitiche, viene sistematicamente marginalizzato. Non perché manchi di contenuti, ma perché quei contenuti risultano incompatibili con un sistema che tollera il dissenso solo quando è innocuo. Il dissenso autorizzato e la logica dell’irrilevanza Il meccanismo è semplice, quasi matematico: l’alternanza politica è ammessa, purché non produca variazioni sostanziali. Cambiano i volti, si aggiornano i linguaggi, ma le linee di fondo restano immutate. Una sorta di principio implicito governa il sistema: l’ordine dei fattori può anche variare, ma il risultato deve restare identico. Quando il consenso cala in un campo politico, l’altro è chiamato a raccoglierlo senza mettere in discussione le condizioni che lo hanno eroso. È una staffetta, non una rottura. E dietro questa continuità si intravede una costellazione di vincoli: mercati finanziari, alleanze internazionali, equilibri economici che nessun attore politico sembra disposto – o in grado – di sfidare davvero. L’opposizione “seria” diventa un problema. Perché prendere sul serio il dissenso significa aprire spazi di conflitto reale, mettere in discussione trattati, politiche economiche, assetti di potere. Molto più semplice – e funzionale – promuovere figure che trasformano la critica in spettacolo. Così, il dibattito pubblico si riempie di polemiche su dichiarazioni sopra le righe, mentre le questioni strutturali scivolano sullo sfondo. Si discute di simboli, di provocazioni, di uscite mediatiche, ma raramente di vincoli macroeconomici o di scelte strategiche. Il rumore copre il segnale. Il dissenso, per essere tollerato, deve restare entro confini precisi. Può essere rumoroso, perfino offensivo, purché non diventi efficace. Da qui la proliferazione di figure “estreme” che, paradossalmente, contribuiscono alla stabilità del sistema proprio perché ne rappresentano la versione più innocua. #italia #opposizione #politica #media
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Fanno discutere le dimissioni di Gasparri decise da Marina Berlusconi: in #ForzaItalia le decisioni non seguono la rappresentanza ma la genealogia: il partito appare sempre più una struttura ereditaria. Una dinastia adattata alla democrazia. kulturjam.it/in-evidenza/fo…
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Ufficiali israeliani come Ofer Winter, accusati di crimini di guerra a #Gaza, possono circolare e fare eventi in #Italia senza conseguenze. Tra vuoti normativi e inerzia politica, il Paese è una zona franca. kulturjam.it/news/generale-…
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Alexandro Sabetti
Alexandro Sabetti@AlexSabetti·
LINKIESTA È FALLITA. ANZI NO Milioni bruciati per tenere in piedi un sito però ci raccontano che il mercato premia i migliori. Il concordato aperto per Editoriale Linkiesta, deciso dal tribunale di Milano, è una fotografia piuttosto nitida di come funziona davvero una certa editoria “di qualità”. I numeri sono pubblici: circa 1,3 milioni di passivo, coperti formalmente da un piano da 1,33 milioni, con il passaggio di attivi e debiti alla newco Linkiesta Media. Una ristrutturazione ordinata, tutto legale. Ma politicamente? Culturalmente? Qui la faccenda si fa più interessante. Perché la domanda è semplice, quasi brutale: com’è possibile che una testata digitale, senza costi industriali paragonabili alla carta, riesca a generare un buco di queste dimensioni? Dove finiscono davvero quelle risorse? E soprattutto: chi le mette, e perché? Il meccanismo è noto. Si costruisce una piattaforma editoriale fortemente identitaria, spesso allineata a determinati ambienti politico-finanziari. Nel caso della testata diretta da Cristian Rocca, ha trovato con la guerra in Ucraina, e in seguito tutte le avventure israelo-americane, una postura ultra atlantista, nel dare dei putiniani a chiunque (la pagina Twitter del direttore è emblematica, gogna a chiunque esprima un minimo dubbio, compreso -Lucio Caracciolo, considerato “imbarazzante”). L'assertività antirussa è la sua ragione di essere, il suo spazio di sopravvivenza. Si intercettano finanziamenti, partnership, reti di relazione. Si produce un flusso costante di contenuti che, più che informare, consolidano una narrazione. Poi, quando i conti non tornano – e spesso non tornano – si attiva la procedura: concordato, newco, ristrutturazione. I creditori? Residuali. Come sempre. Il paradosso è evidente. Da anni si predica il verbo dell’efficienza, del mercato, della meritocrazia. Si spiegano agli altri – lavoratori, piccoli imprenditori, cittadini – le virtù della disciplina economica. Poi, quando il modello non regge, si scopre che esiste sempre una via d’uscita “tecnica”, perfettamente legale, ma decisamente meno edificante per tutti gli altri. E allora il punto non è solo contabile. È strutturale. È il modello stesso di un certo ecosistema mediatico che vive più di relazioni e protezioni che di sostenibilità reale. Un sistema che riesce a dissipare milioni senza produrre valore proporzionato, e che tuttavia continua a occupare spazio, voce, legittimità.
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L’ #Iran incassa colpi ma regge, mentre #USA e #Israele si logorano tra costi, errori strategici ed escalation fuori controllo. L’allargamento del conflitto – Iraq, Libano, Yemen – trasforma la guerra in una trappola apparentemente senza uscita. kulturjam.it/in-evidenza/ir…
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Alexandro Sabetti
Alexandro Sabetti@AlexSabetti·
Mentre eravamo presi dai meme referendari, nelle ultime 24 ore i nostri tg si son dimenticati d'informarci che il premier dell'Iraq, al-Sudani, ha autorizzato le "Forze di Mobilitazione Popolare* (una forza armata interna alle Forze Armate irachene che risponde direttamente al Primo Ministro) a rispondere agli attacchi di USA e Israele, lanciando attacchi di rappresaglia contro qualsiasi obiettivo. Non è una dichiarazione di guerra diretta ma è il modo più vicino possibile di annunciarla senza dichiarazione formale. #iraq #usa #iran #israele
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#Maduro e la moglie a processo negli USA per narcotraffico, ma la difesa denuncia ostacoli al diritto alla difesa e possibili violazioni costituzionali. Intanto Washington riapre i rapporti con Caracas, in una contraddizione politica sempre più evidente. kulturjam.it/news/maduro-in…
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La “Sinistra per il Sì” esce dal #referendum con le ossa rotte. Allineata su politiche liberiste e posizioni atlantiste, indistinguibile dalla destra sui temi chiave, iper rappresentata nei media ma totalmente sconnessa dal Paese. #sinistraperilsi kulturjam.it/politica-e-att…
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🌐 Notizie, commento e ipotesi sulle recenti vicende iraniane. #USA, #Israele e #Iran chi vince e chi perde? E come reagirà Teheran al tentativo di #Trump di avviare una finestra di dialogo senza dichiarare le difficoltà delle proprie operazioni militari? Eccomi ospite da Gabriele Germani . per il suo podcast de "La grande imboscata". youtube.com/watch?v=sc-cLQ…
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Il No alle riforme costituzionali conferma una resistenza diffusa: la Costituzione resta baluardo contro derive tecnocratiche. Il voto non è di partito ma sociale, esprime domanda di cambiamento reale ignorata dalla politica. #referendum kulturjam.it/costume-e-soci…
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Sotto la pressione di mercati e sondaggi, #Trump apre a negoziati con l’#Iran, abbandonando la linea dello scontro totale. L’obiettivo reale emerge: stabilizzare energia e prezzi. La guerra si piega al business. kulturjam.it/politica-e-att…
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Quando una riforma costituzionale viene percepita come uno strumento di riequilibrio a favore del potere esecutivo, il linguaggio della “modernizzazione” smette di funzionare. Diventa sospetto, che in politica è più forte della propaganda. #referendum kulturjam.it/in-evidenza/re…
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Alexandro Sabetti
Alexandro Sabetti@AlexSabetti·
RIPOSIZIONAMENTI "Questa è una grande vittoria per il governo, che ci rende più saldi, pronti ad affrontare le sfide per il futuro. E tutto questo nonostante una campagna mediatica contro di noi, ricca di falsità, mistificazioni. Io ho sempre detto "NO". Avanti così". #referendom #no #governo
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