Angelo retweetledi

Uno dei punti più delicati delle decisioni sul periodo #Covid riguarda il rapporto tra diritto e fatti.
La Corte costituzionale è una corte del diritto: stabilisce principi, valuta la compatibilità delle norme con la Costituzione, interpreta il quadro giuridico.
Ma quando una decisione giuridica si fonda su presupposti di fatto, quei presupposti devono essere corretti.
Ed è qui che nasce il nodo.
Se si sostiene che un sacrificio individuale, anche gravissimo, possa essere considerato tollerabile in nome della solidarietà sociale, bisogna prima dimostrare che quel sacrificio servisse davvero a proteggere la comunità.
Nel caso dei vaccini Covid, la questione centrale diventa questa: erano strumenti destinati a impedire il #contagio o a prevenire la #malattia grave?
Perché se il presupposto fattuale viene confuso, anche il ragionamento giuridico rischia di vacillare.
A questo si aggiunge un tema ancora più serio: la gestione dei dati pandemici, la loro attendibilità e l’eventuale costruzione di una rappresentazione alterata dell’emergenza.
Sono questioni enormi, che non possono essere liquidate come dettagli tecnici.
Perché da quei dati, da quelle premesse e da quelle decisioni sono dipesi diritti, lavoro, libertà personali e dignità di milioni di cittadini.
E proprio per questo la discussione non può considerarsi chiusa.
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