BadApple
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Alle Canarie, grazie ai sussidi del governo centrale, hanno i biglietti aerei a prezzo ridotto. Altrimenti sul continente ci verrebbero a nuoto.
PIL per capita: -20% rispetto a media nazionale e -44% rispetto a Madrid.
Reddito delle famiglie: -25% (Espanya) e - 46% (Madrid).
Continuate, continuate a masturbarvi il cervello sognando la ricchezza dal turismo mentre pulite cessi e servite pasta a chi vi paga una miseria con il reddito acquisito facendo altro.
Tommaso Ognibene@divideANDimpera
@micheleboldrin @ora_italia Alle Canarie, grazie ai proventi del turismo, i residenti hanno trasporti pubblici gratuiti e un 70% di sconto su traghetti e voli che collegano le isole. Mi sembra assurdo che i residenti di Venezia invece non abbiano nemmeno il vaporetto gratis, dovrebbe essere il minimo.
Padua, Veneto 🇮🇹 Italiano

@Latlantista Dumping sociale: centinaia di delocalizzazioni che hanno devastato l'Ue; dumping monetario e finanziario: euro non moneta comune; dumping fiscale: tassazioni diverse. Stati con storia brevissima, non familiari con processi democratici. Fu l'inizio della fine dell'Ue
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22 anni fa è accaduto il più grande allargamento dell’Unione Europea di sempre.
Sono entrati a far parte dell’alleanza politica internazionale più potente al mondo ben dieci Paesi: Cipro, Cechia, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia e Slovenia.
Otto di questi erano stati parte del cosiddetto “blocco sovietico”, sconfitto con la Guerra Fredda.
Una cosa è certa: se tra questi o tra quelli unitisi dopo ci fosse stata l’Ucraina, adesso non avremmo alcuna guerra in Europa. Purtroppo allora non eravamo pronti né noi, né gli ucraini.

Italiano

@Latlantista Fu l'inizio della fine dell'Ue per come la conosciamo oggi
Italiano

@SandroRossi_x Manca una parte all'analisi: la arteriosclerotica burocrazia italiana che non e' in grado di produrre progetti di ampia portata in tempi brevi, bloccata da la propria lentezza, lungaggini per permessi e autorizzazioni. Semplificare davvero sarebbe la riforma piu urgente
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Dove sono finiti i soldi del PNRR?
Giorgia Meloni ha ereditato 194,4 miliardi del PNRR, il pacchetto di investimenti pubblici più grande d’Europa. Tre anni e mezzo dopo, con quella montagna di denaro in cassa, siamo tra gli ultimi in eurozona per crescita.
Non è la guerra. Non è la congiuntura internazionale. Sono tre anni che i numeri peggiorano, uno dopo l’altro, con una regolarità che non lascia spazio alle scuse.
Il PIL 2025 cresce dello 0,5% contro una media UE dell’1,4%. Un terzo. Nel 2027 saremo l’ultimo Paese dell’eurozona, dicono le previsioni della Commissione europea. Il debito è al 137,1% del PIL, ha sfondato i 3.000 miliardi. Il deficit resta al 3,1% e l’Italia rimane sotto procedura d’infrazione almeno fino al 2027. I salari reali, secondo l’OCSE, sono sotto del 7,5% rispetto al 2021, il calo peggiore dell’area. Lo stipendio medio italiano è 33.523 euro, quello europeo 39.800. Ci ha superato perfino la Spagna.
Poi c’è il resto, che di solito non finisce nei titoli. La produzione industriale cala da tre anni consecutivi. Nel 2025 il settore chimico ha perso il 3,6%, il tessile e la pelletteria il 3,4%. Intere filiere del Made in Italy in sofferenza. Il cuneo fiscale è al 47,1% del costo del lavoro, quarto più alto in Europa. Un lavoratore privato su tre ha ancora un contratto collettivo scaduto. Il governo continua a parlare di “riforma fiscale epocale”. La pressione sulle famiglie non cala.
Questi sono i numeri. Non opinioni, non propaganda dell’opposizione. Eurostat, ISTAT, OCSE.
Oggi, ad aprile 2026, restano quattro mesi alla scadenza del PNRR. A fine 2025 era stato speso poco più della metà dei fondi. Quello che doveva rivoluzionare sanità, scuola, infrastrutture, digitale, è rimasto in larga parte sulla carta. Cantieri bloccati, bandi che non escono, ministeri che non firmano. Una macchina dello Stato incapace di mettere a terra i soldi che aveva in tasca.
Qui sta il punto. Con il più grande regalo che l’Europa abbia mai fatto a un singolo Paese, questo governo ha prodotto la stagnazione. Tre anni per ottenere il peggior risultato possibile partendo dalle migliori condizioni possibili.
Si può spiegare in un solo modo. Non sanno fare. Non hanno la competenza tecnica, non hanno la visione politica, non hanno la capacità amministrativa di gestire una macchina di questa portata. Hanno passato tre anni a litigare sui nomi nei cda, a piazzare parenti e fedelissimi nelle partecipate, a produrre decreti a raffica su temi simbolici, a fare propaganda quotidiana su canali amici. Intanto gli uffici che dovevano firmare i bandi restavano fermi. Gli appalti slittavano. I cantieri non partivano.
Questa non è ideologia. Questa è contabilità.
Ora pretendiamo risposte. Una rendicontazione al 100%, voce per voce, euro per euro. Quali opere sono state costruite, quali servizi sono stati migliorati, quanti italiani ne hanno beneficiato. Vogliamo sapere se un solo euro di quei 194 miliardi è stato usato per interessi di partito, di amici, di parenti, di sottogoverno. Una domanda legittima di un Paese che ha il diritto di sapere.
I soldi c’erano. Il tempo c’era. Gli italiani non hanno visto niente. Come è possibile?
Italiano

@tancredipalmeri C'era qualcosa di primordiale e istintivo nel rapporto con la palla. Quasi di appartenenza, come se Diego e una pelota qualsiasi (arance, palline da tennis e qualsiasi cosa vagamente sferica) fossero inseparabili. Poi c'è il carattere, la determinazione. D10S
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@Marcela252016 Enenta Lucia Fernanda
Asì que la vas a llamar fuera de la escurla catolica gritandole LuciFer!
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@pier_falasca @GuidoCrosetto Ma basta co sta storia dello stato di diritto in Ungheria
Ma le dittature serie le avete conosciute? O pensate che le elezioni di ieri sono come il referendum in Cile dell'88?
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@GuidoCrosetto La differenza però è cruciale, e si chiama stato di diritto. Che poi è la differenza tra chi guarda verso l'Europa e chi guarda verso Mosca.
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In Ungheria perde il destra-centro europeo meno critico nei confronti della Russia ( ricordo che Fidesz, il partito di Orban, é stato nel PPE fino al 2021) e vince il centro-destra vicino al PPE (Péter Magyar, leader del partito Tisza, é stato in Fidesz dal 2002 al 2024 e la sua ex moglie, Judit Varga, è stata ministro della giustizia nel quarto e quinto governo Orbán).
Le differenze politiche tra i due sono molto meno forti di quanto si possa capire dai commenti italiani (abituati a parlare da tifosi e non ad approfondire) ma lo scontro è stato sul modo con cui Orban ha governato, sulle garanzie democratiche e sulla corruzione.
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@SalisIlaria Ma quindi se vince l'opposizione a chi governato esiste un cazzo di stato di diritto in Ungheria. O no?
Ma quindi non è un regime. O no?
Ma quindi magari un processo giusto te lo fanno, Ilarie'
Daje
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