
Morgan Baliviera
2.2K posts

Morgan Baliviera
@BalivieraMorgan
27 anni, Farra d’Isonzo/Gorizia - Storia e filosofia UniTs 📚 - Mi diverto a leggere libri da recensire su Goodreads





🚨🚨🚨🪖🇺🇸🇮🇱🇮🇷 Difficile definirlo punto nave, non solo vista l’ora, ma pure in ragione del fatto che gli stessi “marinai” sembrano navigare a vista, senza una rotta chiara. Ma due pensieri vale comunque la pena buttarli giù. E quindi andiamo. Capisco che l’istinto porti a dire che “Trump ha fatto TACO”. È un pensiero naturale a primo impatto. Del resto anche la tempistica indicata dal diretto interessato - le ormai mitologiche “two weeks” - non aiuta, è poco fortunata, alimenta chiaramente questo tipo di racconto. Qualcuno alla Casa Bianca dovrebbe farglielo notare. Ma, battute a parte, attenzione a saltare a conclusioni affrettate. Molto - quasi tutto - passerà da ciò che accadrà nello Stretto di Hormuz nelle prossime ore. Breve promemoria: - L’Iran fino a oggi aveva sempre rifiutato la riapertura dello Stretto. - L’Iran aveva sempre respinto l’idea di un cessate il fuoco parziale chiedendo un accordo complessivo per la fine della guerra. - L’Iran aveva sempre dichiarato che qualunque intesa avrebbe dovuto includere garanzie per i suoi alleati regionali. Quella di cui stiamo parlando stanotte è invece una tregua di due settimane condizionata alla riapertura totale di Hormuz. Senza certezza rispetto al fatto che il ciclo guerra/negoziato/tregua/di nuovo guerra non si ripeterà. Quanto alle garanzie per gli alleati di Teheran: credo onestamente che Israele per Hezbollah abbia altri piani. E allora? E allora se l’Iran ha ceduto non è perché a Teheran siano oggi al potere dei saggi, degli illuminati. È semplicemente perché la pressione militare (e le minacce di un’ulteriore escalation) hanno prodotto risultati. La propaganda iraniana (e non soltanto quella), com’è normale che sia, nelle prossime ore venderà al mondo una narrazione di segno contrario: quella di un’umiliante ritirata americana. Una parte cospicua di mondo sarà ben felice di accettarla come tale. Non dovremmo essere sorpresi. È il gioco delle parti. Ciò che dobbiamo fare - lo chiedo in particolare ai lettori del Blog - è ignorare il rumore di fondo che verrà. Atteniamoci come sempre ai fatti. I fatti dicono che ci sono molti punti ancora in sospeso: a partire dal futuro del programma nucleare iraniano, passando per la questione delle scorte di uranio arricchito e fino ad arrivare alla capacità dell’Iran di fare rispettare un cessate il fuoco (segnalo che il regime ha mostrato delle fratture e alcune frange dei pasdaran potrebbero essere riluttanti a sospendere i combattimenti). Dunque sì, Trump potrebbe apparentemente aver fatto TACO rispetto alla minaccia di bombardare ponti e centrali elettriche, ma le maggiori concessioni questa notte arrivano dall’Iran. Nel mentre, gli Stati Uniti consentono ai mercati di rifiatare e guadagnano tempo per far affluire nella regione rinforzi e ulteriori asset militari. Insomma, volete la mia previsione? Oggi si è comprato tempo. Ma questa storia non è finita, è ancora molto lontana dal “the end”. Ne avremo per più di “due settimane”. Ps: se avete apprezzato questa analisi, l’invito è a sostenere questo spazio di informazione indipendente e a non perdere i contenuti riservati agli abbonati. Vi aspetto a bordo: dangelodario.it/iscriviti E vi ringrazio. Buonanotte. A domani.



🚨🚨🚨🪖🇺🇸🇮🇱🇮🇷🇭🇺🇷🇺 Buongiorno a tutti. Che succede? Succede che i minuti scorrono, i granelli di sabbia si depositano sul fondo della clessidra. E sempre meno ore ci separano dalla deadline fissata da Donald Trump. Un accordo o il “ritorno all’Età della pietra” per l’Iran. Cos’abbiamo qui? Segnali contrastanti. Fonti provenienti dal Pakistan - mediatore principale di questo ennesimo sforzo diplomatico - lasciano intendere la possibilità di un cessate il fuoco raggiunto in extremis, proprio sulla linea del traguardo. La stampa di Islamabad non si offenderà, ma l’ultimo scambio di colpi con l’India ha dimostrato che non abbiamo a che fare esattamente con giornalismo di primissima fascia. Traduzione: tutti i report che arrivano in queste ore vanno letti con un’elevata dose di cautela. Alla fine basterà aspettare. Sì, benissimo, ma noi non possiamo stare con le mani in mano. È per questo che stamattina arrivo con retroscena, rapporti di intelligence, dietro le quinte che dicono di telefonate roventi, persino la trascrizione di una conversazione rubata (onestamente imbarazzante) fra Viktor Orbán e Vladimir Putin. Risultato: sono finite le feste, è già tempo di tornare in mare aperto. Andiamo, facciamo un punto nave. 🪖🇺🇸🇮🇱🇮🇷🇭🇺🇷🇺 Un report di intelligence, uno strano alert israeliano, i retroscena di un negoziato disperato: così il Medio Oriente può cambiare in poche ore. Bonus: e Orbán disse a Putin, "posso essere il vostro topo". Buona lettura agli iscritti al Blog: dangelodario.it/2026/04/07/rep…




🚨🚨🚨🪖🇮🇹🇺🇸🇮🇱🇮🇷 Buon pomeriggio a tutti. Spero che questo articolo venga recepito per quel che è: non una dichiarazione politica. Ma siccome la speranza, in particolare sui social, se la porta via un clic, è necessaria una piccola premessa. In Italia siamo abituati al fatto di riconoscere giornalisti e opinionisti per appartenenza politica: “Quello vota X”, “quell’altro è contro Y” e “quell’altro ancora è vicinissimo a Z”. Credo non ci sia nulla di più sbagliato per chi fa informazione. Nel mio piccolo, non senza difficoltà - perché in questo mondo funziona così - ho cercato di chiarire fin da subito ai miei interlocutori che il Blog rispetta ed è corretto con tutti, ma non fa sconti a nessuno quando si tratta di dare notizie. Penso che chi segue il Blog da più tempo possa testimoniarlo: i retroscena, anche quelli più scomodi, hanno riguardato tutti - e dico tutti - i partiti e i loro leader. Questa lunga e sfibrante premessa per dire cosa? Per dire che quanto sta accadendo da questa mattina in Italia è un gioco molto pericoloso, qualcosa di cui rischiamo di pentirci. Decine di dichiarazioni di parlamentari - molti dei quali sono fonti del Blog, per dire - stanno tentando di “speculare” politicamente sulla vicenda Sigonella. Ora capite il perché della premessa. Volevo e voglio che sia chiaro: qui non si tratta di parlare “bene” del governo, di difendere l’operato del presidente del Consiglio o di questo ministro della Difesa. Soltanto ieri il Blog ha pubblicato rumours che di certo non vanno nel senso auspicato dalla maggioranza. Come ripeto sempre: rispondo solo a migliaia di lettori che hanno la pazienza di leggermi, non sono interessato a tirare la volata ad alcuno. Detto questo, attenzione: la tentazione di “politicizzare” questa vicenda è comprensibile, a maggior ragione nei giorni in cui la possibilità di elezioni anticipate è entrata nelle discussioni di tutti i partiti. Ma spero sia chiaro: qui stiamo rischiando l’osso del collo. Conosciamo Donald Trump. Lo abbiamo visto in azione per quattro anni. E questo bis alla Casa Bianca sta confermando che siamo in presenza di un attore imprevedibile, per usare un eufemismo. Ma l’Italia ha il dovere - dal mio punto di vista - di muoversi coi piedi di piombo: perché la prima regola, nella vita, è essere consapevoli dei propri limiti. È facile parlare di “guerra illegale”, suggerire di negare esplicitamente l’utilizzo delle basi italiane agli alleati. Porta voti, oggi, vietare l’utilizzo del proprio spazio aereo agli aerei diretti in Israele. E garantisce una cospicua dose di like dire: trattiamo Trump come un bullo. Però occhio, perché dopo aver gonfiato il petto e alzato la cresta bisogna essere conseguenti. Provate a parlare con alti esponenti delle forze armate italiane: vi diranno che i nostri ragazzi sono bravi, che sono stimati per le loro capacità in giro per il mondo, ma che purtroppo non sono ancora in grado di difenderci dal tipo di guerra moderna a cui stiamo assistendo in questi anni. Possiamo parlare quanto vogliamo di difesa europea, di esercito comune: la verità è che con tutta la buona volontà non siamo pronti. Non lo saremo per diversi anni a venire. E quindi? E quindi attenzione. Perché Donald Trump sta flirtando non con l’uscita della NATO, ma con la sua fine politica. Siamo un passo oltre lo stato di “morte cerebrale” profetizzato anzitempo da Emmanuel Macron. Siamo dentro il precipizio, nella condizione che vede gli Stati Uniti minacciare la fine del proprio ombrello di sicurezza sul Vecchio Continente. Siamo al punto in cui Trump, indirettamente, sta segnalando a Mosca un messaggio che il Cremlino, un brutto giorno, potrebbe leggere come un via libera, un “fate pure”. Dinanzi a questo tipo di scenario, il dovere del governo e dell’opposizione dovrebbe essere uno: mettere in sicurezza il Paese. Farlo significa turarsi il naso ed evitare qualsiasi tipo di attrito con Washington. No, non si tratta di avere paura. E neanche di comportarsi da servi, di mettere sotto i piedi la propria dignità. Significa accendere il cervello, realizzare quelli che sono i nostri limiti. Se non lo si vuole fare per sentimento, lo si faccia almeno per convenienza. Perché? Perché oggi può apparire un’eventualità lontana, ma gli ultimi anni dovrebbero aver fornito abbastanza elementi sul fatto che non esiste al mondo un solo luogo che sia sicuro. Cosa sto dicendo? Che un terremoto nei rapporti transatlantici come quello che stiamo sperimentando in queste ore potrebbe solleticare in un futuro non troppo lontano gli appetiti di molti. E allora? E allora piuttosto che una dichiarazione roboante sulle agenzie o sui social per attaccare il governo, meglio una telefonata in più. Meloni, a mio avviso saggiamente, sta tentando di camminare in equilibrio su un filo sottilissimo. Restare con l’Europa senza perdere Washington. È un esercizio difficile? Sì. Ne vale la pena? Pure. Ve lo dice uno che - ho preso posizione fin da subito e la rivendico - ritiene sia stato sbagliato non schierarsi in maniera più netta dalla parte di Israele e USA nella guerra contro l’Iran. Lo stesso che avrebbe auspicato maggiore disponibilità a impegnarsi per riaprire Hormuz. Come sopra: grazie a Dio non ho necessità di compiacere il potente di turno. Sono e sempre sarò lontano da certe logiche. Le notizie arrivano sul Blog perché per fortuna siete tanti a leggerlo. Ed è interesse di tutti gli attori “servirsi” di questo strumento. Ma a questo punto vi chiedo: che succede se stamattina sullo smartphone di Trump arriva la notizia - dimostratasi falsa - che l’Italia ha “negato” le basi agli americani? Qualcuno dirà: nulla. Eppure in un contesto così teso può bastare un fraintendimento a mettere in discussione un’alleanza che già traballa di suo. Anche i giornali, chi fa comunicazione, dovrebbero mostrare maggiore responsabilità. Perché ci sono cose che contano più dei clic. Ci sono cose che contano più dei voti. Paesi più maturi (e sfortunati) del nostro, lo hanno scoperto senza volerlo, quando la guerra non ha bussato alla loro porta, l’ha sfondata del tutto. In quel momento, hanno capito che tutte le loro divisioni erano nulla, una barzelletta, una fesseria, rispetto al nemico che voleva privarli delle loro vite. Oggi rimpiangono i tempi in cui potevano dividersi, litigare su tutto. Mi rendo conto che questo articolo possa suonare oltremodo pessimista. Non è certo il tipo di punto nave a cui siete abituati, ma il momento è davvero complesso, per me è il più pericoloso da molti decenni a questa parte. Spero si sia capito. Come spero si sia capito il senso di questo articolo. A chi ha apprezzato, a chi vorrà restare aggiornato sui prossimi sviluppi, grazie. Vi aspetto sul Blog. Un Blog indipendente, sempre: dangelodario.it/iscriviti



Italy, Final result (Voters abroad): Constitutional referendum Yes: 56.3% No: 43.7% ➤ europeelects.eu/italy




















