laura cigna

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@CignaLaura

amo il calcio guardarlo, raccontarlo, andare allo stadio e strillare a squarciagola speaker radiofonica opinionista tv

Katılım Şubat 2013
218 Takip Edilen669 Takipçiler
laura cigna
laura cigna@CignaLaura·
@Useppe00 @stanzaselvaggia Pure a lei le punture di Ozempic hanno fatto male!!! Le scrivo lo stesso consiglio che ha dato ad Arisa…tornare a bucarsi con altro!
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Useppe
Useppe@Useppe00·
Scusi @stanzaselvaggia, ma era necessario per stroncare il brano di Arisa far riferimento al suo corpo? La battuta sull'Ozempic me l'aspetto da Fragolina87, non dalla scrittrice che si occupa di odio sul web, disturbi alimentari e che spesso segnala gli insulti estetici ricevuti.
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laura cigna
laura cigna@CignaLaura·
@CucchiRiccardo Io l’ho trovata una cosa fantastica, eppure c’è stata gente qui su X che ha trovato il modo di polemizzare su questo momento bellissimo. Ma la gente di che malattia soffre?
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riccardo cucchi
riccardo cucchi@CucchiRiccardo·
Il bambino di Francesca #Lollobrigida che gioca con la medaglia della mamma e le impedisce di finire l' intervista... Semplicemente meraviglioso. Lo sport è umanità, lo sport è bellezza. #Olimpiadiinvernali2026
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laura cigna
laura cigna@CignaLaura·
Leggetelo con attenzione
Paolo Ziliani@ZZiliani

Le Olimpiadi di Milano Cortina sono un insulto all'intelligenza e un oltraggio ai tempi: contano solo i soldi, i benefici sono solo per i ricchi e per la gente comune aumenta il senso di esclusione Se siete ancora in preda all'emozione per la fastosità della serata inaugurale dei Giochi vista ieri a San Siro, per Mariah Carey, Nessun Dorma e Mattarella sul tram di Valentino Rossi, il miglior modo per togliervi l'anello al naso e rimettere i piedi a terra è leggere questo articolo di Luca Pulsoni che ci riporta al senso di vergogna, unico sentimento con diritto di cittadinanza davanti a queste baracconate fuori dal tempo Se vi fidate di me, mi piacerebbe che mi prometteste una cosa: di leggere quel che sto per proporvi, che per una volta non è un mio articolo, e decidere poi se vale la pena iscrivervi all’account Substack “Ossessioni” del giornalista che firma il pezzo, un giornalista giovane (ha 35 anni) che si chiama Luca Pulsoni e che è bravo come pochi. A chi fa il mio mestiere a volte succede: leggi un pezzo e pensi, questo pezzo avrei voluto scriverlo io. Un pensiero che avevo già fatto leggendo altri articoli di Pulsoni: ma poichè questo parla di Olimpiadi e in particolare delle Olimpiadi di Milano Cortina che al termine di un martellante battage pubblicitario sono state inaugurate ieri sera a San Siro, così come ho avuto il desiderio di farlo leggere a tutte le persone a me più care sento forte il desiderio che anche voi, abbonati a pagamento e non, lo faceste. Io un pezzo così bello, informato, vero, amaro e profondo non l’avrei mai scritto. Luca Pulsoni ci porta, anzi ci precipita nell’attualità non solo dello sport nell’anno di grazia (?) 2026, ma del mondo che stiamo vivendo. E lo fa distaccandosi dal gregge e rinunciando alle grancasse, alle fanfare e ai turiboli d’incenso che da giorni, settimane, mesi ci frastornano, ci intontiscono e ci ottundono: lui usa una sola cosa, l’intelligenza. Che in alcune teste, ancora, alberga. Se mi credete, cinque minuti spesi bene. Buona lettura. Le Olimpiadi dei ricchi Dal sogno di Coubertin a Milano Cortina: la celebrazione dell’élite LUCA PULSONI FEB 04, 2026 Il barone Pierre de Coubertin aveva un sogno: abbattere le barriere sociali attraverso lo sport. Credeva nell’uguaglianza, ma con gli occhi dell’aristocratico della Belle Époqueparigina: senza donne, che riteneva inadatte alla pratica sportiva, e convinto della superiorità della razza europea. Un visionario pieno di contraddizioni. Eppure qualcosa di sincero, nella sua visione dello sport, c’era. Così riportò alla luce i Giochi dell’antica Grecia, aboliti nel 393 d.C. dall’imperatore Teodosio perché considerati pagani. Il barone disegnò i cinque cerchi come simbolo dell’unione tra i continenti. Sembrava tutto meraviglioso perché, in fondo, lo era. Ma a distanza di 130 anni, Milano Cortina 2026 dimostra che De Coubertin aveva torto. O che forse siamo riusciti a tradire anche quelle contraddizioni. Perché oggi di quel sogno restano soltanto le bandiere che sventolano, le note degli inni che si disperdono nell’aria, il fuoco sacro che si solleva dal braciere. Resiste la liturgia, il mito. Il resto si è dissolto. I Giochi rappresentavano l’ultimo legame indissolubile tra umanità e sport: per storia, gesta e valori. L’edizione di Milano Cortina, invece, racconta altro. Un punto di rottura col passato: qui non c’è un popolo, non c’è uno spirito collettivo, non c’è un movimento sportivo diffuso. C’è solo la celebrazione di un’élite. Sono giochi elitari prima di tutto per le discipline: sport di nicchia, costosi, praticabili da pochi, riservati a chi può permettersi tempo, attrezzature, luoghi. E poi per i territori scelti, che non sono casuali ma perfettamente coerenti con il messaggio. I numeri rivelano l’impronta classista di questo evento, costato ai contribuenti circa 5,7 miliardi di euro (quattro volte in più rispetto alle stime), di cui 3,5 miliardi per infrastrutture e opere. Per la sola pista da bob di Cortina sono stati spesi 118 milioni. Un biglietto per la cerimonia inaugurale a San Siro può arrivare fino a 2.026 euro - eppure, a pochi giorni dall’evento, sono ancora disponibili con sconti e promozioni 2x1, segno che la domanda non è quella sperata. Una notte d’albergo a Cortina durante i Giochi tocca in media i 983 euro, con punte fino a 1.752 euro: un aumento dell’88% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Per affittare un appartamento per una settimana bisogna sborsare 9.200 euro, il 300% in più rispetto a marzo 2026. Non è un evento per tutti, ma solo per chi può permetterselo. É un’edizione che mette a braccetto città e montagna, due microcosmi che mai come oggi appaiono distanti. Certo, ci sono città e città, come montagne e montagne. Ma Cortina e Milano hanno molto in comune: Cortina è la Milano delle montagne; Milano è la Cortina delle città. Parlano entrambe la stessa lingua, quella del denaro. Milano però non ha nulla a che fare con la neve. L’unica che conosce è quella che cade nei locali della Milano da bere, non certo sulle piste. Qui le discipline invernali (hockey su ghiaccio, pattinaggio e short track) si consumeranno dentro i palazzetti, a numero chiuso, con l’aria condizionata, come eventi aziendali. Non è la geografia a dettare le regole: è il territorio che si piega allo spettacolo. E poi Cortina. Dove la natura abbonda, ma non è più solo paesaggio: è capitale, brand, profitto. Sulle Dolomiti si parla sempre meno di ambiente e sempre più di turismo. La natura non è più vissuta e tutelata ma esposta, fotografata, venduta. E c’è un’altra montagna da considerare, oltre a quella piena di soldi: la montagna sacrificata per compiacere le finanze. Questi super ricchi non conoscono giurisdizione e non risparmiamo nemmeno l’ambiente. Per costruire la pista da bob, per esempio, sono stati abbattuti 825 alberi, tra cui circa 500 larici, alcuni dei quali centenari. Due ettari di bosco rasi al suolo in poche settimane, l’equivalente di quanto tagliato in 12 anni nell’intero Comune di Cortina. Promettevano di piantarne 12.000 in compensazione ma a luglio 2025 non ne risultava piantumato nemmeno uno. Quella pista consumerà oltre un milione di chilowattora all’anno solo per mantenere il ghiaccio artificiale, più tonnellate di ammoniaca per la refrigerazione. La manutenzione richiederà 1-2 milioni di euro ogni anno. E per cosa? Il Comitato olimpico internazionale ha già dichiarato che sarà “l’ultima pista da bob costruita” per i Giochi: troppo costosa, troppo pochi praticanti. In Italia, la pista di Cesana costruita per Torino 2006 è abbandonata dal 2010. La stessa sorte attende Cortina. Annunciate come le Olimpiadi “più sostenibili di sempre”, Milano Cortina 2026 ha prodotto invece un bilancio ambientale inquietante: disboscamenti, voragini aperte durante i cantieri in aree geologicamente fragili, milioni di metri cubi d’acqua per l’innevamento artificiale, cantieri che avanzano sulle Dolomiti Patrimonio Unesco. Legambiente ha censito 78 impianti sciistici dismessi solo tra Lombardia, Veneto e Trentino: eppure continuiamo a costruirne di nuovi. La stampa internazionale, da Le Monde in giù, ha condannato l’Italia come “esempio da non seguire”. Il greenwashing olimpico. Da noi, invece, la propaganda celebra un successo. Queste Olimpiadi tengono insieme due contesti sociali e culturali che viaggiano sugli stessi binari: la città-vetrina e la montagna-resort. La sintesi perfetta del nostro tempo. Sono anche i Giochi della visibilità, e ne siamo ossessionati. I nostri luoghi devono essere instagrammabili, accessibili e ammirabili da tutti. Abbiamo trasformato le vette in prodotti da scaffale e i centri città in enormi centri commerciali. Poi arriva l’overtourism, turisti italiani e stranieri affamati di selfie ed experience, e i prezzi delle case schizzano alle stelle, i servizi diventano inaccessibili per i residenti e qualcuno si incazza. E va altrove, meglio se all’estero. Ma a Cortina come a Milano, diciamocelo, se ne fregano. Per la Perla delle Dolomiti, questi Giochi sono solo un’altra vetrina mondiale, un bis dopo i fasti del 1956. Cortina non aveva bisogno di questi investimenti per sopravvivere. Aveva già il turismo (quello ricco, ricchissimo), aveva già lo sport, aveva già la ricchezza. Non è la riqualificazione di un’area depressa, ma l’ulteriore lustro a un’enclave dorata. A Milano, invece, Expo 2015 ha dato una nuova dimensione: oggi è più ricca e produttiva, ma anche più costosa e meno vivibile per chi non appartiene a una certa fascia di reddito. Il costo della vita è esploso, lo sviluppo è verticale e gli affitti sono quasi triplicati in molte zone. È una città che respinge i suoi figli, li confina in periferia o li mette alla porta. La macchina narrativa parla tuttavia di un’Italia pronta, accogliente, che ce la farà. Regna l’ottimismo, si respira aria da grande evento. Ma chi manca davvero, in questi Giochi a servizio del potere, sono i movimenti sportivi che faticano a pagare le bollette delle palestre di provincia, gli appassionati che non potranno permettersi quei prezzi, quei luoghi marginali che assisteranno al grande evento costretti di nuovo a sbirciare dal buco della serratura. E nonostante i media insistano con i benefici dell’indotto e ipotizzino nuova ricchezza su ogni strato sociale e geografico del Paese, la storia insegna che le entrate finiscono sempre nelle solite tasche, mentre i costi restano in capo ai contribuenti. Le Olimpiadi, così come altri grandi eventi, non arricchiscono il tessuto sociale ma consolidano lo status di pochi, che incassano senza investire. Senza valore aggiunto, senza rischio d’impresa, senza capitale: un affare. Ecco perché Milano Cortina è intoccabile e inattaccabile: è un’occasione troppo ghiotta per i ricchi di diventare ancora più ricchi e per i potenti di essere ancora più potenti. Il loro giocattolino, da preservare con cura. Questi Giochi sono allora lo specchio fedele dell’Italia di oggi: un Paese dove le disuguaglianze aumentano e dove i grandi eventi servono a celebrare chi vive già nella bolla e banchetta nella gabbia dorata, lasciando gli altri a guardare lo spettacolo in tv. Un evento di nicchia, per ricchi, in luoghi per ricchi. Un’Olimpiade che non unisce, ma seleziona. Non chiamatele Olimpiadi. Chiamatele per quello che sono: un evento privato con fondi pubblici. Ovvero da chi resta sempre escluso. (Ossessioni è una newsletter indipendente su potere e ossessioni contemporanee. Non cronaca. Non ho opinioni a caldo. Sguardi lunghi su ciò che ci riguarda più di quanto vorremmo)

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Eurosport IT@Eurosport_IT·
Laura Pausini incanta San Siro con il nostro inno
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laura cigna
laura cigna@CignaLaura·
@lidsluds Vedrai che quel giornalista non lo faranno più entrare a formello. Successe lo stesso a mio figlio quando faceva l’inviato per la mia trasmissione in radio
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Lids🦅
Lids🦅@lidsluds·
@CignaLaura Più modi di dire insensati che mercati come si deve
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Blue Is the color
Blue Is the color@FaceCup65·
@matteoduranti10 @CignaLaura @tempoweb @RadioRadioWeb @salomone_l Nel mio post c'è scritto il cognome che Voi fate? Perché tutti fanno riferimento a lui,Ve lo Siete chiesto? Nel post stesso ci sono insulti Oppure offese? Io lavoro,non mi servono like. Interagisco con il prossimo perché mi piace il confronto,non lo scontro. Do fastidio a qlc?
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laura cigna
laura cigna@CignaLaura·
@FaceCup65 @tempoweb @RadioRadioWeb @salomone_l Scusami ho letto male il tuo post,è che ultimamente si attaccano anche i familiari e non lo trovo giusto. È successo anche a me . Allora ti rispondo dicendoti che solo una figlia gioca a calcio .
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