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28 agosto 1992, prove libere del GP del Belgio a Spa-Francorchamps. Érik Comas (Ligier) perde il controllo alla velocissima Blanchimont a oltre 300 km/h, sbatte durissimo contro le barriere e la vettura finisce capovolta al centro della pista. L’impatto è terrificante: Comas sviene, il piede resta incastrato sull’acceleratore, il motore Renault urla a 12.000 giri con benzina che fuoriesce ovunque. Rischio esplosione altissimo in pochi secondi.
Ayrton Senna, proprio in quel momento con la sua McLaren, vede la scena. Invece di rallentare e passare oltre come quasi tutti gli altri piloti, ferma la macchina in pista, scende di corsa rischiando la vita (le monoposto sfrecciano a tutta velocità a pochi metri), corre verso la Ligier distrutta.
Con freddezza spegne subito il motore cercando l’interruttore generale, ferma il flusso di carburante e il rombo infernale. Poi tiene la testa di Comas dritta per tenere libere le vie respiratorie finché non arrivano i soccorsi medici.
Grazie a quell’intervento rapido e coraggioso, si evita il disastro: niente incendio, niente esplosione. Comas si salva con ferite serie ma non mortali e salta solo la gara di domenica.
Anni dopo Érik Comas ha dichiarato più volte: «Ayrton Senna mi ha salvato la vita. In pochi secondi poteva esplodere tutto. Lo devo a lui se sono ancora qui».
Due anni dopo, a Imola 1994, Comas tenterà di ricambiare: uscirà dai box sotto bandiera rossa per correre ad aiutare Ayrton dopo l’incidente, ma arriverà troppo tardi…
Una storia di coraggio, umanità e legame profondo nella F1 più pericolosa. Ayrton non era solo il più veloce: era un eroe vero, dentro e fuori la pista.
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