Francesco Cervelli

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Francesco Cervelli

Francesco Cervelli

@FrancescoCerv

Katılım Haziran 2016
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Francesco Cervelli
Francesco Cervelli@FrancescoCerv·
@factchecking18 @AndreaRoventini Va bene, ha ragione lei, Italia e Norvegia sono paragonabili, tant’è vero che la flat tax italiana per i super ricchi stranieri va in direzione opposta alla scelta norvegese
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FC
FC@factchecking18·
@FrancescoCerv @AndreaRoventini In base a quale teoria, scusi?? Lasciare la Norvegia non significa dover “lasciare” o perdere l’accesso al fondo sovrano più grande del mondo...
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𝓖𝓒🇮🇹👑⚛️🐀🏴‍☠️
Il magnifico esempio spagnolo, dove sono rimasti senza corrente per 24 ore in tutto il paese grazie alle rinnovabili. È a momenti buttavano giù pure la rete francese, che avrebbe significato anche la nostra. Il masochismo energetico non ha mai fine...
Alessia Morani@AlessiaMorani

Rinnovabili: ieri le rinnovabili hanno fatto il 65% della domanda elettrica nazionale, se il governo avesse fatto in 4 anni invece che 7gw annui almeno 12 come la Spagna ossia con 20gw in più da aprile a settembre avremmo potuto avere tra il 75 e l'80% della domanda elettrica e il 90% della produzione nazionale - sono dei somari

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Francesco Cervelli
Francesco Cervelli@FrancescoCerv·
@gianmengoz @masaccio_ E poi bisogna considerare tutto il trasporto privato (autovetture) e i voli aerei passeggeri che dipendono da scelte personali
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Francesco Cervelli
Francesco Cervelli@FrancescoCerv·
@emmevilla Non crede che oggi le fonti energetiche siano molto più diversificate anche grazie alle rinnovabili e ci siano molte più leve di efficienza rispetto al 73?
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Matteo Villa
Matteo Villa@emmevilla·
Due parole, importanti, sulla crisi energetica e quello che sta accadendo sui mercati. Alcuni paragonano questa crisi energetica alle fasi iniziali della pandemia di COVID, quando tutti fischiettando guardavamo altrove. Il petrolio future resta intorno ai 100 $/barile, il gas resta sui 45 €/MWh e le Borse sono tornate ai livelli pre-guerra. Si tratta di un'obiezione sensata: basti pensare che, dopo l'invasione russa dell'Ucraina, i prezzi del greggio toccarono i 120 $/bbl e quelli del gas superarono i 300 €/MWh in estate. Le borse europee persero il 20% in sei mesi. In parte è vero: molti non hanno ancora capito che la crisi è già qui, è forte, e crescerà. Perché quello che è accaduto nel Golfo a marzo inizieremo ad avvertirlo davvero soltanto adesso. Ed è anche vero che quest'anno spira sui mercati un sentimento di ottimismo forzato e una propensione al rischio diversi da quando stavamo uscendo dalla pandemia. Al contempo, tre cose sono molto diverse rispetto a COVID e al 2022: (1) diversamente dal 2022, siamo entrati in questa crisi "pieni" di petrolio e di gas. Sul gas, soprattutto, quest'anno ci aspettavamo di essere inondati di nuovo gas statunitense, e lo stesso sarebbe accaduto l'anno prossimo. Sul petrolio, sono tre anni che l'OPEC+ cerca di tirar su prezzi che fino al 28 febbraio non ne volevano sapere di muoversi verso l'alto; (2) diversamente dal 2022, questa crisi investe prima l'Asia che l'Europa. I paesi "ricchi" europei ne vedranno una fetta relativamente più piccola. Perché sono proprio i paesi asiatici, meno ricchi di noi, a non potersi permettere di pagare di più il carburante e quindi a tagliare più rapidamente sui loro consumi. Fanno loro una parte di "lavoro" di riduzione della domanda, e si prendono una personale e collettiva recessione, prima che l'effetto residuo investa l'Europa. Alcuni di loro inoltre corrono verso il carbone, riducendo la domanda di gas più rapidamente di quanto abbiamo fatto noi europei nel 2022; (3) forse la cosa più importante: diversamente da COVID, Trump può mettere fine alla fase acuta di questa crisi "domani", dichiarando vittoria e ritirandosi unilateralmente. Certo, resterebbero dozzine di nodi irrisolti. Resterebbe per esempio da capire che fare con la minaccia iraniana sullo Stretto; ma siamo in molti a pensare che Teheran abbia interesse a ripristinare piuttosto rapidamente lo status quo ante se gli USA "mollano" su nucleare, arsenale missilistico e proxy. E certo, i paesi del Golfo non sarebbero affatto felici della nuova influenza dell'Iran sui traffici di idrocarburi dal Golfo, ma avendo assoluto bisogno di esportare probabilmente accetterebbero, nei primi mesi, una situazione tesa e per loro subottimale sul piano politico e strategico. Ricordatevi che questa crisi sarà come quella del 1973 solo se arriviamo a queste condizioni a metà/fine maggio. Altrimenti sarà men forte, e oggi siamo a metà aprile. E' questo che a mio parere spiega, almeno in parte, perché di fronte alla peggiore crisi energetica che il mondo moderno abbia mai attraversato, sia i mercati, sia le persone che vi stanno attorno e con cui parlate ogni giorno, sembrano non esserne eccessivamente toccati.
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Francesco Cervelli
Francesco Cervelli@FrancescoCerv·
@GiovanniCerbai2 @AndreaGiuricin La spesa per pensioni è quasi il 16% del Pil ossia quasi il doppio della media OCSE, inizierei a dimezzare gli adeguamenti all’inflazione dei pensionati che non hanno versato sufficienti contributi, anche se erano retributivi
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Giovanni Cerbai
Giovanni Cerbai@GiovanniCerbai2·
Le principali voci di spesa pubblica italiana (bilancio 2023-2025) includono: Prestazioni Sociali e Pensioni: La voce più consistente, che copre pensioni e protezione sociale (€317,9 mld nel 2023). Sanità: Una parte significativa della spesa corrente. Interessi sul Debito Pubblico: Una spesa passiva che pesa notevolmente sul bilancio (€75,6 mld nel 2023). Istruzione: Finanziamento di scuole e università (€52,1 mld nel 2023). Redditi da lavoro dipendente: Stipendi dei dipendenti pubblici. Affari Economici e Sviluppo Imprese: Sostegno al sistema produttivo e infrastrutture (€40,7 mld nel 2023). Difesa e Ordine Pubblico: Spese per sicurezza e forze armate. Dove tagliare?
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Andrea Giuricin
Andrea Giuricin@AndreaGiuricin·
E ora il Governo dovrebbe prendere atto che l'unico modo per fare ripartire l'Italia, sarebbe quello di tagliare la spesa pubblica che ha superato i 1100 miliardi di euro e aprire alla concorrenza i settori ancora chiusi.
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Francesco Cervelli
Francesco Cervelli@FrancescoCerv·
@carloalberto Non la vedo la beffa al garantismo, le dimissioni non sono una ammissione di colpevolezza ma semplicemente una constatazione di incompatibilità con la carica, per quanto tutto l’iter è stato discutibile
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C.A. Carnevale-Maffè
C.A. Carnevale-Maffè@carloalberto·
Le dimissioni di un (per ben altre ragioni impresentabile) ministro, chieste (o meglio imposte pubblicamente) dallo stesso PdC che lo ha indicato come tale, giustificate in base a sopravvenute (quando?) indagini (non condanne) della magistratura sono l’ennesima beffa della politica al garantismo, dopo il danno inflitto con uno scellerato referendum costituzionale. E il pubblico linciaggio alla (pur sempre e fin dall’inizio impresentabile) ministro conferma l’inguaribile vocazione forcaiola di media e popolo tutto (o quasi). Ecco, l’ho detto. ☠️
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Francesco Cervelli
Francesco Cervelli@FrancescoCerv·
@dorinileonardo @giannitrovati Forse c’è un errore. Se si sterilizzano i 3,4 centimetri di aumento sul diesel (che sta a 1,9 €/l) il risparmio è di 1,8%. Se 75 milioni corrispondono a 0,0015% della spesa di mobilità, allora questa spesa dovrebbe corrispondere a 60 mila miliardi all’anno cioè 27 volte il pil
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Leonardo Dorini
Leonardo Dorini@dorinileonardo·
L'ottimo @giannitrovati fa i conti: "Ai valori attuali, l’Erario incassa 31,47 centesimi di Iva per ogni litro di benzina, e 33,708 centesimi per ogni litro di gasolio. Rispetto a un mese fa, significa 1,8 centesimi in più al litro per la verde, e 3,4 centesimi in più nel caso del diesel. Con i consumi italiani (930 milioni di litri di benzina e 1,8 miliardi di litri di gasolio a gennaio), si tratta di meno di 75 milioni in più al mese: cioè lo 0,0015% dei quasi 5 miliardi spesi nello stesso periodo dagli italiani per muoversi. A tanto, in sostanza, ammonterebbe lo sconto assicurato dalle accise mobili"
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