Giò

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@GiovanniAmo

Manager degli impianti sportivi. Già dirigente d’azienda. Nuotatore master

Roma, Lazio Katılım Mart 2012
595 Takip Edilen74 Takipçiler
Giò
Giò@GiovanniAmo·
@GiordanoSepi @friedkingroup @OfficialASRoma Sono ben più di uno quelli che “la piazza” non voleva e poi hanno fatto carriere eccellenti altrove. Del resto qui a Roma abbiamo una moltitudine di match analysts che Guardiola ci invidia
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Daje Roma daje
Daje Roma daje@GiordanoSepi·
Ripeto: se @friedkingroup darà retta alla piazza e venderemo Cristante, Mancini o Pellegrini, per di più a prezzo scontato, faremo lo stesso errore che abbiamo fatto con Zalewski che adesso è uno dei migliori giocatori dell'Atalanta. @OfficialASRoma
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Giò
Giò@GiovanniAmo·
@MCaronni Questo è “l’avviso” di un “giornalista”….
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Matteo Caronni
Matteo Caronni@MCaronni·
A mio avviso esistono solo 3 possibilità per il post #Gravina: #Malagò. L'ennesimo politico mascherato da sportivo. La scelta più facile e ovvia. La classica mossa all'italiana per far finta di cambiare, ma in realtà resta tutto com'è. #Maldini. La via di mezzo tra chi vuole un ex giocatore e un dirigente con discreta esperienza. Poca politica e più sport a 360°. Sicuramente affascinante, ma un grande rischio. #Agnelli. La scelta per chi vuole un vero cambiamento. Sia manager moderno che appassionato vero di pallone. Ha "solo" il problema di essere nato nel Paese sbagliato. Una scelta troppo forte e polarizzante per tifosi e media (che spesso sono la stessa cosa). Non abbiamo la cultura sportiva per reggere un cambiamento simile anche se è probabilmente ciò che servirebbe.
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calciomercato.it
calciomercato.it@calciomercatoit·
😱‼️In alcuni corridoi sembra essere circolato il nome di Andrea #Agnelli come nuovo presidente della Figc: voi cosa ne pensate?🧐
calciomercato.it tweet media
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Giò
Giò@GiovanniAmo·
@BishtSaheen NATO is a DEFENSIVE alliance. That’s not an opinion — it’s in every document. No room for unauthorized misuse, period.
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Giò
Giò@GiovanniAmo·
@Frenkie_Woody Che è fuori anche perché la Lega ha concesso l’esclusiva a DAZN per 2 trienni consecutivi…
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Giò
Giò@GiovanniAmo·
@stekel3009 @ParticipioPart Calunnie: non fece parte di alcun che a Italia 90, organizzò i Mondiali 2009 come presidente del comitato promotore e del Circolo Aniene, ma non risulta implicato nelle decisioni sull’annullamento della Vela, avvenuta anni dopo. Le Olimpiadi di Milano-Cortina è stato un successo
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stefano febbo
stefano febbo@stekel3009·
@ParticipioPart Megalò ha il giusto curriculum. Scandalo Italia 90.. abbiamo finito nel 2015 di pagare i debiti. Mondiali nuoto a Roma,piscina più corta,vela di Calatrava buttati 80 milioni. Olimpiadi di Cortina....mo arriverà il conto. Lui sta sempre in mezzo,ha il giusto curriculum,fidati.
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Participio Partenopeo🌋🇵🇸
Participio Partenopeo🌋🇵🇸@ParticipioPart·
Per la successione di Gravina i nomi in pole position sono due: Giovanni Malagò (quasi 70 anni, di cui almeno 40 passati a spartirsi poltrone) e Giancarlo Abete (77 anni, con mezzo secolo di riciclo tra FIGC, Lega e dintorni). Gente trita e ritrita, sempre della stessa
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Giò
Giò@GiovanniAmo·
@ParticipioPart Beh, Malagò, oltre a sedere su poltrone importanti ha FATTO anche tante cose importanti
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Giò
Giò@GiovanniAmo·
@PaoloRossi69969 Tu sei quello intelligente, vero? Hai capito bene cosa propose?
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Paolo
Paolo@PaoloRossi69969·
Colui che propone lo Ius Soli sportivo per favorire l'ingresso di stranieri nello sport Italiano, abbiamo vinto 4 coppe del mondo senza nessun straniero, fuori questa gente dalla Nazionale. #noMalago' 🇮🇹
Paolo tweet media
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Giò
Giò@GiovanniAmo·
@GiuseppeFalcao Cristante, prima del rigore, non ha letteralmente sbagliato un pallone. Sempre al posto giusto nel momento giusto. Così, per dire…
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Giuseppe Falcão
Giuseppe Falcão@GiuseppeFalcao·
Ieri Mancini fa una pessima partita. Cristante idem. Sì può dire eh. Così si può dire che Dimarco si fa asfaltare da chiunque a sinistra e che Bastoni fa un errore pesantissimo e decisivo. Quando si guarda la Nazionale non si dovrebbe pensare al colore della maglia del club. La difesa a spada tratta del calciatore della squadra per cui si tifa non porta a nulla ed è uno dei tanti problemi. La Nazionale dovrebbe unire e non dividere.
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Giò
Giò@GiovanniAmo·
@GiovaBBBB Beh, loro hanno Alajbegovic che è più giovane, ha tirato in Galles l’ultimo tiro e ieri il terzo
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Cardinale Maiale
Cardinale Maiale@GiovaBBBB·
Altra cosa, bonucci Gattuso Buffon hanno giocato 1900000 partite di sto livello e mandano a tirare il primo rigore a un ragazzino che fino allo scorso anno giocava in serie b e che ha 20 partite in serie a? Lucidità 0
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Eurosport IT
Eurosport IT@Eurosport_IT·
Il presidente federale Gravina dopo la sconfitta con la Bosnia risponde alla domanda:"Perchè gli "altri sport" continuano a cresce e il calcio no?" 🤯 #Gravina #Italia
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Giò
Giò@GiovanniAmo·
@SandroRossi_x Mi sfugge qualcosa: prima dici campo largo con tutti, Conte compreso — poi che Conte è inaffidabile e non è un alleato credibile. Come si conciliano le due cose?
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
Programma per un Paese adulto Il centrosinistra perde perché promette il futuro a gente che non riesce a passare il presente. Qualsiasi programma che non parta da qui è letteratura.   Sgombriamo il campo da un equivoco. Qui non si parla di sinistra in senso stretto. Si parla di tutti quelli che non si riconoscono in chi governa oggi. Dal socialista al liberale progressista, dal cattolico sociale all’ambientalista, dal riformista pragmatico al radicale. Gente diversa, con storie diverse, che in condizioni normali non si siederebbe nemmeno allo stesso tavolo. Il punto è che le condizioni non sono normali. Questa gente oggi è dispersa in sigle, correnti, personalismi, guerre di posizione tra leader che litigano su chi debba stare davanti nella foto. E intanto la destra governa, indisturbata, compatta nella sua semplicità.   L’unica possibilità di battere questo governo è un campo largo. Largo davvero, non a parole. Con dentro anime che la pensano diversamente su molte cose. È proprio questa eterogeneità, che tutti vedono come una debolezza, a imporre l’unica strada percorribile: non scegliere un leader intorno a cui raccogliersi, perché qualsiasi leader dividerebbe più di quanto unisca, ma costruire un programma condiviso su pochi punti non negoziabili. Un patto di governo, non un matrimonio d’amore. L’accordo su cosa fare, prima ancora di decidere chi lo fa. Se il programma è abbastanza forte, abbastanza chiaro, abbastanza concreto da essere accettabile per un socialista e per un liberale, per un cattolico sociale e per un laico radicale, allora il leader viene dopo, quasi da solo. Se si parte dal leader, si finisce dove siamo finiti le ultime tre volte: a litigare mentre la destra governa.   La prima cosa su cui trovare l’accordo è togliere la paura. Non a parole, nei fatti. Salari che permettano di vivere e non di sopravvivere contando i giorni alla fine del mese. Una sanità pubblica che funzioni davvero, non quella roba che abbiamo adesso dove aspetti un anno per un’ecografia, poi ti arrendi e vai dal privato pagando quello che non hai, e intanto chi ha i soldi si cura e chi non li ha aspetta e spera. La sanità pubblica è il termometro della civiltà di un Paese: se la lasci morire stai dicendo ai cittadini che devono arrangiarsi da soli, e chi deve arrangiarsi da solo ha paura, e chi ha paura vota chi gli promette protezione in cambio di obbedienza. Un contratto di lavoro che non scada ogni tre mesi, che non ti costringa a vivere con l’angoscia permanente di cosa succede dopo, che ti permetta di progettare una vita e non solo di galleggiare. La sicurezza economica non è assistenzialismo. È la condizione senza la quale tutto il resto è aria fritta.   E qui arriva la domanda che nessuno vuole fare: dove si prendono i soldi? La risposta è semplice, talmente semplice che è oscena: nell’evasione fiscale. Ci sono decine di miliardi nascosti in questo Paese. Decine. Non è un’approssimazione, sono i numeri che ogni anno la Corte dei Conti mette nero su bianco e che ogni anno finiscono nel cassetto. Soldi sottratti alla collettività dalla grande multinazionale che sposta i profitti in Irlanda e dal piccolo idraulico che ti chiede “con fattura o senza?”. Sono la stessa cosa, cambia solo la scala. Quei soldi sono le scuole che cadono a pezzi, gli ospedali senza personale, le strade piene di buche, i treni che non passano. Quei soldi sono lo Stato sociale che non abbiamo. Recuperarli non è una questione ideologica, è una questione di sopravvivenza civile. Bastonare chi evade, senza sconti, senza condoni, senza la pacca sulla spalla del “tanto lo fanno tutti”. Dalla multinazionale al paesano, con la stessa ferocia. Perché ogni euro evaso è un euro rubato a chi paga le tasse, e chi paga le tasse e vede il vicino che non le paga perde fiducia, e chi perde fiducia smette di credere nelle istituzioni, e chi smette di credere nelle istituzioni vota per chi gli dice che lo Stato è il nemico. Il cerchio si chiude sempre lì.   Poi l’equità, che è la cosa più difficile e più necessaria. Le persone devono sentire sulla propria pelle che le regole valgono per tutti, senza eccezioni, senza scorciatoie, senza amici degli amici. Una giustizia con processi che non durino quindici anni, perché un processo che dura quindici anni non è giustizia, è una presa in giro. Pene che si scontano davvero, non per vendetta ma perché un sistema dove chi ruba la fa franca produce sfiducia, e la sfiducia produce paura, e la paura produce esattamente il tipo di politica che stiamo cercando di battere. Chi ruba deve pagare, che sia un immigrato che ti scippa la borsa o un imprenditore che nasconde tre milioni al fisco. Anzi, più sei in alto più dovresti pagare, perché hai tradito una responsabilità che gli altri non avevano.   La classe politica. L’articolo 68 della Costituzione i costituenti l’avevano scritto per proteggere la libertà di parola del parlamentare, non per costruirci intorno una fortezza dove un politico può rubare, corrompere, mentire e restare al suo posto. Quella fortezza va smantellata. Un parlamentare che ruba deve finire in tribunale come qualsiasi cittadino, con gli stessi tempi e le stesse conseguenze. Un parlamentare condannato deve andare a casa, senza appelli infiniti, senza prescrizioni provvidenziali, senza trasferimenti in commissioni dove nessuno lo vede. La moralizzazione della politica non è un tema accessorio. È il cuore di tutto. Perché finché la gente vede i politici rubare impunemente, non crederà a niente di quello che quei politici promettono. E avrà ragione.   Sull’immigrazione il centrosinistra deve avere il coraggio di dire le cose come stanno. Ci sono due immigrazioni e sono diverse come il giorno e la notte. C’è l’infermiera filippina che tiene in piedi mezzo ospedale, il muratore albanese che si alza alle cinque e tira su i muri delle nostre case, il ristoratore egiziano che paga le tasse e manda i figli nella scuola del quartiere. Questa gente è parte del nostro Paese, ci vive, ci lavora, ci contribuisce. Non è ospite, non è tollerata. È cittadina, e va trattata come tale, anche nella legge. Lo ius scholae non è un regalo, è il riconoscimento di una realtà che esiste già: un ragazzo che è cresciuto nelle nostre scuole, che parla il nostro dialetto, che tifa per la nostra squadra è italiano, punto. Poi c’è chi arriva e si mette ai margini, chi rifiuta ogni regola, chi vive di illegalità, chi sfrutta il sistema senza dare niente in cambio. Con questa immigrazione bisogna essere duri, senza giri di parole. Il centrosinistra ha perso credibilità per anni perché non ha saputo fare questa distinzione, lasciando alla destra il monopolio del discorso. La diversità religiosa, sessuale, culturale non sono pericoli. Sono la normalità di un mondo adulto. Il problema non è mai stato il diverso. Il problema è chi ha bisogno del diverso come nemico per sentirsi qualcuno.   L’equità deve valere anche oltre i confini. Una politica estera che si gira dall’altra parte quando un popolo viene invaso o bombardato non è prudenza, è complicità. Non puoi predicare i diritti umani in casa e poi stringere la mano a chi li calpesta fuori. L’Ucraina, la Palestina, il Kurdistan: sono il test di credibilità di tutto quello che dici di essere. Difendere il popolo palestinese non significa difendere Hamas, così come difendere l’Ucraina non significa sottoscrivere ogni scelta di Zelensky. Su questi temi si può discutere sui modi, ma non sui principi: i diritti umani non sono negoziabili. La prepotenza va rigettata da chiunque venga, senza il cinismo di chi pesa le alleanze sulla bilancia del gas e del petrolio.   L’ambiente non è un lusso da ambientalisti. È l’aria che respirano i nostri figli, l’acqua che beviamo, le stagioni che non riconosciamo più. La transizione ecologica non è il nemico dell’operaio, è la sua prossima opportunità di lavoro. La destra nega il problema o lo minimizza perché affrontarlo richiede quello che la paura impedisce: pensare oltre il proprio naso, oltre il prossimo sondaggio, oltre la prossima elezione. Molte di queste battaglie, dalla tassazione delle multinazionali alla regolamentazione delle piattaforme alla transizione energetica, si vincono solo a livello europeo. Il centrosinistra dovrebbe essere il luogo naturale della politica europea, non il luogo dove l’Europa viene trattata come un fastidio burocratico.   Chi controlla l’informazione controlla la paura. Un programma serio deve parlare di regolamentazione delle piattaforme digitali, di algoritmi che oggi decidono cosa vediamo e cosa pensiamo senza che nessuno gliel’abbia chiesto, di educazione mediatica nelle scuole. Non puoi lamentarti della macchina che produce odio e semplificazione e poi non fare niente per smontarla.   Tutto questo è la base. Quello che ci costruisci sopra è la cosa che conta più di ogni altra, l’unica che cambia un Paese alle fondamenta: la scuola.   Un programma di centrosinistra dovrebbe avere l’ossessione della scuola. Ossessione, non attenzione. Ossessione. La scuola dovrebbe essere il primo punto di qualsiasi programma, la prima voce di qualsiasi bilancio, la prima preoccupazione di qualsiasi governo. Non la scuola che sforna lavoratori per il mercato, quella la sa fare anche la destra. La scuola che insegna a leggere nel senso vero: capire un testo, smontare un argomento, riconoscere quando qualcuno ti sta manipolando. La scuola che ti mette in mano Ferrante e Primo Levi non perché servano a trovare lavoro ma perché servono a diventare un essere umano che pensa con la propria testa. Una scuola che non racconti la storia come una gara tra popoli dove il nostro è sempre il migliore, ma come il tentativo faticoso e pieno di errori dell’umanità di diventare qualcosa di meglio. Una scuola dove il figlio dell’avvocato e il figlio del muratore abbiano davvero le stesse possibilità, nei fatti. Dove la curiosità venga premiata, dove fare domande scomode sia un merito. Dove gli insegnanti vengano pagati come meritano, perché un Paese che paga i suoi insegnanti come l’ultima ruota del carro sta dicendo ai propri figli che imparare non vale niente. Investire nella scuola è l’atto politico più coraggioso che esista, perché chi lo fa sa che non ne raccoglierà i frutti. I tempi della scuola sono generazionali, non elettorali. È un atto di fiducia nel futuro, l’esatto contrario della politica della paura.   Niente di tutto questo funziona se i cittadini restano spettatori. La destra vuole un pubblico che applaude. Un centrosinistra serio dovrebbe volere cittadini che partecipano, che si informano, che si prendono la responsabilità delle proprie scelte. Bilanci partecipativi, strumenti di democrazia diretta, tutto quello che costringe le persone a usare la testa invece di delegare e poi lamentarsi.   Lo so, qualcuno dirà: e la casa? E il Mezzogiorno? E le infrastrutture? Sono temi reali, concreti, urgenti. Non li elenco uno per uno perché non sto scrivendo un programma di governo di trecento pagine. Sto scrivendo i principi. Se i salari sono dignitosi, la casa la paghi. Se l’equità funziona, funziona anche a Reggio Calabria e non solo a Milano. Se la scuola è uguale per tutti, il figlio del contadino lucano ha le stesse possibilità del figlio dell’avvocato milanese. I temi specifici nascono da soli quando i principi sono chiari. Se i principi non ci sono, puoi elencare mille temi e non risolverne nessuno.   La paura si combatte prima che si radichi. Si combatte nelle aule, con i libri, con una sanità che non ti lasci solo quando stai male, con una giustizia che non ti faccia sentire un fesso perché rispetti le regole, con una politica che non ti faccia schifo ogni volta che accendi la televisione. Un Paese che investe sull’intelligenza dei propri cittadini è un Paese dove chi vende paura fa molta più fatica. Un Paese che taglia la scuola, che smantella la sanità, che protegge i politici ladri e gli evasori è un Paese che si sta scavando la fossa con le proprie mani. Non servono ricette complicate. Serve la volontà di fare le cose che sappiamo già di dover fare.
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Giò
Giò@GiovanniAmo·
@BosniaNTBall Bosnians are great people, and Edin Džeko is a legend of ours. Respect. May the best team win. Forza Italia!🇮🇹
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Bosnian Football
Bosnian Football@BosniaNTBall·
“GRAZIE ITALIA”: There are games that are much more than football. One of them was played on November 6, 1996 in Sarajevo. In a country that had just emerged from aggression, destroyed and wounded, Italy came when many others were afraid to. It is a gesture that Bosnia and Herzegovina must never forget. For that Italy will always be respected in Bosnia-Herzegovina. Bosnia won it’s first game ever that day 2-1. Let the better team win on Tuesday! 🇧🇦🤝🇮🇹 #BIHITA
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Giò
Giò@GiovanniAmo·
@g_iallorossi Le ca**ate che vi piace raccontare… solo pè fa casino coi boccaloni che ci stanno in città…
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Giò
Giò@GiovanniAmo·
@kimhwasong18 @TeresoMastral Martedì in Bosnia, previsti 4º e pioggia leggera…. Così per dire… poi per giugno beato chi c’ha n’occhio!
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Kim Chad Un 🇰🇵 💜
Kim Chad Un 🇰🇵 💜@kimhwasong18·
@TeresoMastral l'Italia se pensa di andare a giocare con il 3-5-2 in USA è meglio che stia a casa. Si giocherà a 40 gradi con tassi di umidità altissimi e noi andiamo con gente a tutta fascia? Modulo corretto 4-4-1-1 al massimo e difesa bassa e contropiede. Come quando i mondiali si vincevano.
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Tereso Mastral
Tereso Mastral@TeresoMastral·
Contro la Bosnia non si dovrebbe schierare una squadra diversa da questa
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Giò
Giò@GiovanniAmo·
@TeresoMastral Ha senso, ma il fatto è che oggi non si gioca in 11 ma in 16. Quindi non è detto che questo sia il più opportuno 11 di partenza
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Giò
Giò@GiovanniAmo·
@napolista Oggi ha ragione, inutile negarlo. L’unica speranza è che da qui a giugno accada qualcosa di magico — e non sarebbe la prima volta. Un giovane che emerge, il gruppo che si compatta: non sottovaluterei mai l’Italia nello sport
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il Napolista
il Napolista@napolista·
“L’#Italia resta una squadra di livello medio”, il Telegraph ci snobba "Anche se andasse al #Mondiale, difficilmente potrebbe impensierire le favorite". Il Guardian: "Servirà un notevole aumento del livello di prestazioni per poter figurare da protagonista in estate." ilnapolista.it/2026/03/italia…
il Napolista tweet media
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Adriano Scianca
Adriano Scianca@AdrianoScianca·
Infatti i bambini si ricorderanno per tutta la vita di quando tutti gli italiani scesero in piazza per festeggiare l'oro nella pallavolo, i caroselli per Sinner numero 1 nel ranking, la gente che si buttava nelle fontane per il rugby. Momenti indimenticabili.
Luca Pelosi@Luca_Pelosi

La “generazione che non ha mai visto l'Italia ai Mondiali di calcio” ha visto un italiano vincere i 100 metri alle Olimpiadi, un altro numero 1 al mondo nel tennis, l'oro nella pallavolo, l'Italia che batte l'Inghilterra nel rugby e varie altre cose. È una generazione fortunata.

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