Inquieta Cronica

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Tutta colpa dei miei genitori, prima di nascere non ero cosi'.

Katılım Ekim 2015
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Inquieta Cronica
Inquieta Cronica@ICronica·
Vorrei fondare un club di procrastinatori. Sara' la prima cosa che faro' domani.
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Inquieta Cronica
Inquieta Cronica@ICronica·
Il film su Michael Jackson serve a ritornare ragazza.
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viaggioinincognito
viaggioinincognito@viaggioinincogn·
la questione è la 'facilitazione'. Eliminare la complessità è consegnare a un destino da servi.
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Emme
Emme@barba_emme·
Sapete mica a che ora riapre oggi lo Stretto di Hormuz che mi deve arrivare un pacco ?
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Anna B.
Anna B.@Zoth2LV·
L'incapacità dell'italiano medio di capire che comprare il gas russo vuol dire finanziare la guerra di Putin.
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Steven Cercamondi
Steven Cercamondi@astrosteven_·
Lo Stretto di Hormuz è il nuovo gatto di Schrödinger, finché non vedi notizie, è contemporaneamente aperto e chiuso.
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Inquieta Cronica
Inquieta Cronica@ICronica·
Ho fatto tris. Terzo libro della serie "documenti della bassa parmense" con le interviste alle aziende agricole della zona e tante belle fotografie.
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w
w@WalterRossi2·
Ti amo Sardegna, madre di tutte le isole viventi.
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🌊Miss 💙Melody 💙 USNavy Retired
Trump says his life was better before he became president. Dude, everyone's lives were better before you became president!
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Sad Mezcalito
Sad Mezcalito@Nilic_Kirillov·
Una persona per rimanere mentalmente e fisicamente in salute deve fare sport, preparare pasti decenti, leggere, godersi un film, belle serie, esperire l'arte, dormire almeno 8 ore, trascorrere tempo con gli affetti, insomma è chiaro che il tempo per lavorare non c'è.
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Adriano
Adriano@Adriano61296656·
@ICronica Lì vicino a cinquanta metri c'è La Betola. Si mangia discretamente.
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Emme
Emme@barba_emme·
Comunque stare su Twitter dovrebbe essere considerato lavoro usurante
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Inquieta Cronica
Inquieta Cronica@ICronica·
Tutto quello che scriverete oggi non verrà preso in considerazione fino a domani.
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Alfonso Lanzieri
Alfonso Lanzieri@alfo_lanzieri·
Dalle Palme alla Croce. La stessa folla acclama e condanna. Un'immagine che fa pensare anche alla drammaticità del compito politico: il consenso è necessario ma non può diventare un idolo. Non inseguire gli umori della folla ma costruire una comunità capace di discernimento.
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
Sui 5 stelle Giuseppe Conte ha fatto cadere il governo Draghi per un inceneritore. Un inceneritore. Non una riforma costituzionale, non una guerra, non una manovra economica. Un impianto per bruciare la spazzatura di Roma, una città che paga la TARI più alta d’Italia, dove la raccolta funziona male da anni e i rifiuti finiscono in Austria e in Olanda perché non c’è un posto dove trattarli.   Nel decreto Aiuti c’era una norma che dava poteri speciali al sindaco Gualtieri per costruire un termovalorizzatore in vista del Giubileo. Una cosa concreta, necessaria, persino banale. Conte ha deciso che quello era il suo Rubicone. I ministri cinque stelle non hanno votato il decreto in Consiglio dei ministri, poi il Movimento non ha votato la fiducia al Senato. Draghi è salito al Quirinale e si è dimesso. Fine della storia. Anzi no: inizio dell’altra storia, quella che ci ha regalato la Meloni e ci sta mangiando vivi adesso.   Il punto non è solo luglio 2022. Il punto è la natura dell’uomo, quella che non cambia. Conte è fatto così: rompe le cose. Le rompe con quella faccia composta, quella voce morbida, quel tono da professore che ti spiega perché era inevitabile, perché la colpa è sempre di qualcun altro. Ha fatto saltare il suo stesso governo per non cedere una delega a Renzi, salvo poi perdere tutto. Ha fatto saltare Draghi per un inceneritore, regalandoci Giorgia Meloni. Sempre lo stesso copione: il calcolo meschino, la mossa che sembra furba, le macerie che restano agli altri. Sempre quella faccia pulita sopra le rovine.   Chi oggi parla di campo largo e immagina i Cinque Stelle come alleati affidabili non ha memoria, o forse non vuole averla. Perché ricordare fa male, costringe a guardare in faccia la propria debolezza. Conte non è un alleato. È quello che ti giura fedeltà guardandoti negli occhi e poi ti pianta il coltello nella schiena perché ha trovato un motivo, uno qualsiasi, per convincersi che era giusto così. Lo conosci quel tipo di persona. Lo riconosci subito, nella vita. Solo che in politica continui a credergli perché hai bisogno dei suoi voti, perché da solo non ce la fai, perché l’alternativa è il deserto.   Oggi dentro i Cinque Stelle c’è una fronda apertamente filorussa che vuole tagliare gli aiuti all’Ucraina. Non è un dettaglio. È il prossimo inceneritore, solo più grande, solo più pericoloso. Immaginate la scena, perché è facilissimo immaginarla, perché l’abbiamo già vissuta: governo di campo largo, Schlein premier, programma condiviso, strette di mano, sorrisi per le telecamere. Sei mesi dopo Conte che torna in televisione con quella faccia da professore offeso a spiegare il suo “profondo disagio politico” perché il suo partito non vuole votare le armi a Kiev. Sei mesi, forse meno. L’inceneritore almeno era una stupidaggine circoscritta. La collocazione atlantica, il rapporto con un’Europa in guerra: questa roba ti fa saltare tutto in una settimana. Chi ha fatto cadere un governo per la spazzatura di Roma, cosa pensate che farà quando sul tavolo ci sarà la pace in Europa?   Il problema è che non c’è uscita, non c’è porta sul retro. Senza i Cinque Stelle il campo largo non esiste, è un campo vuoto, una distesa dove la Meloni cammina sola e tranquilla per i prossimi vent’anni. Con i Cinque Stelle dentro ti porti in casa uno che alla prima impuntatura ribalta il tavolo, ti guarda tra le schegge e ti dice che dovevi ascoltarlo prima. Lo ha già fatto. Lo rifarà. Non è una previsione, è la ripetizione di un gesto che quest’uomo ha nei muscoli.   Schlein e il PD si trovano davanti a una scelta che fa venire il mal di stomaco. Allearsi con Conte sapendo che ti tradirà, o restare soli sapendo che perderai. È la trappola perfetta, quella che la sinistra italiana si è costruita da sola in vent’anni di incapacità di parlare a chi sta fuori dal proprio recinto. Vent’anni a perdere pezzi di popolo, quartiere dopo quartiere, periferia dopo periferia, fino a ritrovarsi col venti per cento e la necessità di mendicare voti da un partito allergico alla responsabilità di governo. Se il PD avesse il trenta per cento non avrebbe bisogno di Conte. Se avesse una classe dirigente capace di guardare in faccia un operaio, un pendolare, una partita IVA senza farli sentire invisibili, non staremmo qui.   La risposta onesta è che da questo vicolo non si esce con un’alleanza. Si esce diventando più grandi, più veri, più vicini alle persone. Si esce smettendo di pensare che la politica sia un gioco di incastri e ricominciando a fare quello che la sinistra ha smesso di fare da tempo: convincere le persone, una per una, porta a porta, ascoltandole. Fino a quel giorno il campo largo resterà quello che è: una scommessa disperata con un uomo di cui non ti puoi fidare. E Giorgia Meloni continuerà a guardare lo spettacolo con quel sorriso che conosciamo tutti. Quel sorriso che ci meritiamo.
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maurizoe8
maurizoe8@Im_ImErUb·
Comunque sta cosa che mandano avanti di un’ora, mentre dormiamo è vergognosa. Ma non si può fare, che ne so, mentre uno lavora?
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