John
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@Luca_Fantuzzi @cervogiacomo Ma perché queste sbruffonate non le fanno mai con i vari politici o imprenditori indagati o condannati,o con i mafiosi? solo i poveracci meritano la violenza delle forze dell'ordine?
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@cervogiacomo Diciamo che se ti fermi all'alt, non provi a scappare, non spacci e non tieni refurtiva, non sfasci vetrine o ti accompagni con chi lo fa, non ti comporti in generale in modo strano, l'incidente ti può capitare, ma la probabilità è veramente molto ridotta, almeno qui da noi.
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@serebellardinel È semplicemente un pagliaccio come tutti gli altri,lui un po' di più
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@SandroR75196788 Scusa ma non capiranno mai un post così, troppo intelligente e troppo lungo, loro al massimo arrivano a rosica comunista,poi il resto è complicato😎
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La finanziaria 2026
Dai, dobbiamo ammetterlo. Questa volta Giorgia Meloni è stata brava. In un contesto internazionale segnato da guerre, instabilità finanziaria, rialzo dei tassi e vincoli europei stringenti, la situazione in cui ci troviamo è, a quanto pare, il meglio che si potesse fare. La manovra è sobria, responsabile, realista. Equilibrata. E soprattutto, come ama ripetere Giovanni Donzelli, guarda al futuro dell’Italia.
Non è una manovra tattica. Non è costruita per arraffare risorse prima di doversi defilare. Non guarda alle solite categorie fragili da blandire in vista delle elezioni. Anzi, colpisce per la sua disciplina nel resistere a queste tentazioni. Niente asili nido gratuiti o potenziamenti strutturali del sistema. Nessun rafforzamento significativo delle misure di contrasto alla povertà. Nessun investimento serio sulla povertà educativa. Nessuna estensione delle tutele per chi perde il lavoro. Al contrario, viene ridotta la possibilità per chi subisce un licenziamento illegittimo di ottenere gli arretrati, con l’evidente beneficio di rendere l’ingiustizia più rapida e definitiva.
Opzione donna viene ridimensionata, Quota 103 svuotata, l’età pensionabile spinta in avanti senza costruire strumenti credibili di flessibilità in uscita. Nessun intervento sul lavoro povero. Nessun salario minimo. Nessuna risposta strutturale alla precarietà che attraversa interi settori produttivi. Scuola, sanità e politiche sociali vengono tagliate o lasciate senza adeguati rifinanziamenti, come se fossero ambiti ormai maturi, capaci di reggersi da soli, forse persino sovraesposti a un’attenzione pubblica eccessiva.
Il disegno, però, resta coerente. È vero, non si sono trovate risorse per intervenire sulle disuguaglianze materiali, sulle fragilità sociali e sui diritti esigibili. Però, a ben vedere, la manovra riesce comunque a fare molto altro. Consolida gli apparati, tutela le rendite esistenti, rafforza con decisione i soggetti che l’esclusione non la rischiano. In tempi complessi, anche questo è un modo di governare. Scelte nette, leggibili, quasi didattiche.
Le priorità emergono con chiarezza. Trecento nuovi funzionari vengono assegnati al ministero guidato da Francesco Lollobrigida, perché la sovranità alimentare ha bisogno di burocrazia solida. I dirigenti statali ottengono aumenti e misure di valorizzazione, dato che la motivazione della classe dirigente pubblica non può essere messa in discussione. Le banche vengono rassicurate e accompagnate con discrezione. Gli evasori fiscali ricevono segnali di comprensione, tra definizioni agevolate e dilazioni, perché il conflitto con l’illegalità va gestito con equilibrio. Le banche ricevono regali, le assicurazioni auto vengono meritoriamente aumentate.
E le assicurazioni ricevono il regalo il TFR dei dipendenti più riottosi.
E poi c’è il passaggio di alto profilo strategico. La nazionalizzazione dell’oro della Banca d’Italia, che finalmente rende l’azione pubblica ricca e forte. L’oro torna simbolicamente alla nazione, allo Stato, al popolo, e basta questo a restituire l’idea di una sovranità monetaria solida, compatta, risolutiva. Un gesto che parla al sentimento prima che ai conti, ma che proprio per questo risulta politicamente impeccabile.
Non manca l’attenzione alle grandi opere, alle concessioni, ai settori già forti. Restano invece sullo sfondo territori, servizi locali, non autosufficienza, disabilità, politiche abitative. Nessun piano strutturale sulla casa. Nessuna risposta alla crisi degli affitti. Nessun rafforzamento reale degli enti locali, chiamati ancora una volta a fare di più con meno.
E a garantire l’impianto teorico della manovra ci sono Claudio Borghi e Alberto Bagnai, presenza rassicurante e coerente. Con loro emerge anche un ulteriore segno di maturità politica: la Lega che fa opposizione al ministro dell’Economia della Lega. Un capolavoro di vigilanza interna. Minacce di far cadere il governo se il ministro leghista non si allinea ai desideri della Lega dimostrano un’attenzione costante, quasi commovente, affinché nessuno della Lega possa mai fregare gli italiani. Un controllo di qualità a chilometro zero, esercitato con rigore fraterno e senso dello Stato.
E allora diciamolo chiaramente, sempre con la dovuta onestà intellettuale. Tutti quelli che sostengono che il governo Meloni sia fatto da incapaci e inetti non trovano conferma in questa finanziaria. Tutti quelli che dicono che questo governo sia lì solo per vendicarsi e non per governare mentono, sapendo di mentire. Tutti quelli che parlano di un esecutivo intento solo ad arraffare tutto il possibile prima di dover scappare sono, semplicemente, dei bugiardi.
Perché questa manovra dimostra il contrario. Dimostra che si può governare senza occuparsi delle disuguaglianze, senza investire sui diritti sociali, senza rafforzare i servizi essenziali, e farlo con coerenza, metodo e visione.
Perciò sì. Votate Meloni. Votate Meloni. Perché un governo così, davvero, non lo avremo mai più.
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