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@KeenaMamba

Two things are infinite: the universe and human stupidity; and I’m not sure about the universe. It's not my eye: I'm a lady

Los Angeles, CA & Italy Katılım Temmuz 2016
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Habanera 🐦@KeenaMamba·
Da grande voglio fare l'influencer. Guadagna molto di più dell'astrofisico e non deve dimostrare che le proprie idee sono corrette.
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Eugenio Caruso
Eugenio Caruso@EugenioCaruso·
L'IGNORANZA impresaoggi.com/it2/2698-locci… La frase “L’unico pericolo sociale è l’ignoranza” racchiude una riflessione profondissima sul rapporto tra conoscenza, libertà e convivenza civile. Secondo lo scrittore francese Victor Hugo, la vera minaccia per la società non è la povertà materiale o la disuguaglianza economica, ma soprattutto la mancanza di conoscenza, consapevolezza e spirito critico. L’ignoranza, in questo senso, non è semplicemente il non sapere qualcosa, ma una condizione più ampia: è l’incapacità di comprendere il mondo, di valutare le informazioni in modo autonomo e di riconoscere i propri diritti e doveri. Una società in cui l’ignoranza è diffusa diventa facilmente manipolabile, perché chi non possiede strumenti culturali adeguati tende a fidarsi ciecamente di ciò che gli viene detto, senza metterlo in discussione. Uno degli effetti più pericolosi dell’ignoranza è proprio la sua capacità di alimentare paura e pregiudizi. Quando le persone non conoscono, tendono a temere ciò che è diverso: culture, religioni, idee o stili di vita differenti. Da questa paura nascono spesso intolleranza, discriminazione e conflitti sociali. In questo senso, l’ignoranza diventa davvero un “pericolo sociale”, perché mina la coesione tra gli individui. Al contrario, l’istruzione e la conoscenza rappresentano strumenti fondamentali di libertà. Una persona istruita è più difficile da ingannare, è più capace di prendere decisioni consapevoli e di partecipare attivamente alla vita democratica. La cultura, quindi, non è un privilegio, ma una risorsa necessaria per il funzionamento di una società giusta e equilibrata. Tuttavia, è importante sottolineare che l’ignoranza non è sempre una colpa individuale. Spesso dipende dalle condizioni sociali ed economiche in cui una persona cresce: la mancanza di accesso all’istruzione, la povertà o l’esclusione sociale possono limitare fortemente le opportunità di apprendimento. Per questo motivo, combattere l’ignoranza significa anche garantire a tutti il diritto allo studio e alla formazione. La frase di Victor Hugo ci invita a riflettere su una verità ancora attuale: il vero progresso di una società non si misura solo in termini tecnologici o economici, ma soprattutto nella diffusione della conoscenza. Combattere l’ignoranza significa costruire una società più libera, più giusta e più consapevole. SOPRATUTTO MEDIA PIU' SANI.
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Former Congresswoman Marjorie Taylor Greene🇺🇸
On Easter morning, this is what President Trump posted. Everyone in his administration that claims to be a Christian needs to fall on their knees and beg forgiveness from God and stop worshipping the President and intervene in Trump’s madness. I know all of you and him and he has gone insane, and all of you are complicit. I’m not defending Iran but let’s be honest about all of this. The Strait is closed because the US and Israel started the unprovoked war against Iran based on the same nuclear lies they’ve been telling for decades, that any moment Iran would develop a nuclear weapon. You know who has nuclear weapons? Israel. They are more than capable of defending themselves without the US having to fight their wars, kill innocent people and children, and pay for it. Trump threatening to bomb power plants and bridges hurts the Iranian people, the very people Trump claimed he was freeing. On Easter, of all days, we as Christians should be reminded that the son of God died and rose from the grave so that we can be forgiven once and for all of our sins. Jesus commanded us to love one another and forgive one another. Even our enemies. Our President is not a Christian and his words and actions should not be supported by Christians. Christians in the administration should be pursuing peace. Urging the President to make peace. Not escalating war that is hurting people. This NOT what we promised the American people when they overwhelmingly voted in 2024, I know, I was there more than most. This is not making America great again, this is evil.
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
Ma ci rendiamo conto? Questo Papa non va in Ucraina, non va in Palestina, non va in Medio Oriente. No. Questo Papa si fa portare in elicottero a Montecarlo per un aperitivo. Dopo aver ripristinato simboli in oro massiccio del pontificato, dopo aver riaperto e sistemato la residenza papale, dopo aver detto che dobbiamo perdonare i preti pedofili, questo Papa si concede un aperitivo a Montecarlo. Questo è il clero del XXI secolo.
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
La metà degli italiani non vota più. E no, non è protesta. È che non gliene frega un cazzo. E peggio ancora, non se ne vergognano. Vivono nel proprio piccolo regno di abitudini, dove nulla entra e nulla esce, dove tutto si tiene purché nessuno chieda loro di alzare la testa, di leggere, di capire, di prendere parte. Non è solo apatia. È ignavia. È l’assenza di qualsiasi senso del dovere. È il rifiuto anche solo di guardare in faccia la realtà, purché la domenica ci sia la Serie A e il sabato la spesa all’outlet. Ignavi. Quelli che non scelgono non per paura, non per delusione, ma perché non gli interessa niente e nessuno. Non scelgono perché non sentono più il bisogno di distinguere il giusto dallo sbagliato, purché la bolletta non dia fastidio e il cellulare abbia campo. E allora meglio niente. Meglio il silenzio. Meglio il divano. Meglio far finta che la politica sia lontana. Ma la politica non è lontana. La politica vi ha già tolto la sanità, la scuola, i contratti stabili, le pensioni dignitose. Vi ha svuotato il frigo e riempito le strade di precari. Vi ha regalato Santanché, La Russa, Rampelli, Lollobrigida, Valditara. Vi ha tolto i diritti e vi ha venduto la retorica del decoro, della sicurezza, della famiglia come giustificazione per ogni porcata. E voi? Zitti. Fermi. A guardare. Parlate di rivoluzione, qualcuno. Ma quale rivoluzione? Voi non fate nemmeno il gesto più semplice, più minimo, più gratuito: andare a votare. Parlate di sistema corrotto, ma non vi prendete nemmeno il disturbo di scegliere chi prova a cambiarlo. Avete scambiato la critica per cinismo, e il cinismo per intelligenza. Ma è solo codardia. È solo disimpegno. È indifferenza mascherata da profondità. E mentre voi vi fate i cazzi vostri, le destre si organizzano, si mobilitano, si spartiscono tutto. Dalla RAI al CSM. Dai fondi del PNRR agli incarichi negli enti pubblici. Le poltrone, le aziende, i media, perfino i manuali scolastici. Prendono tutto. Perché voi non ci siete. Perché non vi interessa esserci. E non dite che non si può fare nulla. Non dite che “tanto sono tutti uguali”. Chi non va a votare è colpevole quanto chi vota fascista. Anzi no, peggio. Perché chi vota ha almeno scelto, ha almeno combattuto, anche se dalla parte sbagliata. Voi no. Voi non avete lasciato il campo: non ci siete mai entrati. Avete spento la luce e vi siete chiusi in camera, a guardare i TikTok dei balletti. E lo capisco, in parte. Lo capisco perché anche io, a volte, ho pensato che fosse tutto inutile. Ma la differenza è che io ci torno, in cabina. Perché mollare vuol dire consegnarsi. E consegnarsi, oggi, vuol dire mettere il proprio silenzio al servizio del potere. Il fascismo non ha più bisogno di fare paura. Non gli serve più. Gli basta aspettare che ve ne freghiate. Non è la politica che vi ha abbandonato. È che voi, della politica, non avete mai voluto sapere nulla. E ora vi fa comodo dire che non serve. La democrazia non muore con un colpo di Stato. Muore a forza di “tanto non cambia niente”. Muore di ignavia, di menefreghismo, di diserzione civile. Muore mentre vi distraete. Così muore un Paese. Non tra le bombe. Ma nel vuoto lasciato da chi non c’è.
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
Programma per un Paese adulto Il centrosinistra perde perché promette il futuro a gente che non riesce a passare il presente. Qualsiasi programma che non parta da qui è letteratura.   Sgombriamo il campo da un equivoco. Qui non si parla di sinistra in senso stretto. Si parla di tutti quelli che non si riconoscono in chi governa oggi. Dal socialista al liberale progressista, dal cattolico sociale all’ambientalista, dal riformista pragmatico al radicale. Gente diversa, con storie diverse, che in condizioni normali non si siederebbe nemmeno allo stesso tavolo. Il punto è che le condizioni non sono normali. Questa gente oggi è dispersa in sigle, correnti, personalismi, guerre di posizione tra leader che litigano su chi debba stare davanti nella foto. E intanto la destra governa, indisturbata, compatta nella sua semplicità.   L’unica possibilità di battere questo governo è un campo largo. Largo davvero, non a parole. Con dentro anime che la pensano diversamente su molte cose. È proprio questa eterogeneità, che tutti vedono come una debolezza, a imporre l’unica strada percorribile: non scegliere un leader intorno a cui raccogliersi, perché qualsiasi leader dividerebbe più di quanto unisca, ma costruire un programma condiviso su pochi punti non negoziabili. Un patto di governo, non un matrimonio d’amore. L’accordo su cosa fare, prima ancora di decidere chi lo fa. Se il programma è abbastanza forte, abbastanza chiaro, abbastanza concreto da essere accettabile per un socialista e per un liberale, per un cattolico sociale e per un laico radicale, allora il leader viene dopo, quasi da solo. Se si parte dal leader, si finisce dove siamo finiti le ultime tre volte: a litigare mentre la destra governa.   La prima cosa su cui trovare l’accordo è togliere la paura. Non a parole, nei fatti. Salari che permettano di vivere e non di sopravvivere contando i giorni alla fine del mese. Una sanità pubblica che funzioni davvero, non quella roba che abbiamo adesso dove aspetti un anno per un’ecografia, poi ti arrendi e vai dal privato pagando quello che non hai, e intanto chi ha i soldi si cura e chi non li ha aspetta e spera. La sanità pubblica è il termometro della civiltà di un Paese: se la lasci morire stai dicendo ai cittadini che devono arrangiarsi da soli, e chi deve arrangiarsi da solo ha paura, e chi ha paura vota chi gli promette protezione in cambio di obbedienza. Un contratto di lavoro che non scada ogni tre mesi, che non ti costringa a vivere con l’angoscia permanente di cosa succede dopo, che ti permetta di progettare una vita e non solo di galleggiare. La sicurezza economica non è assistenzialismo. È la condizione senza la quale tutto il resto è aria fritta.   E qui arriva la domanda che nessuno vuole fare: dove si prendono i soldi? La risposta è semplice, talmente semplice che è oscena: nell’evasione fiscale. Ci sono decine di miliardi nascosti in questo Paese. Decine. Non è un’approssimazione, sono i numeri che ogni anno la Corte dei Conti mette nero su bianco e che ogni anno finiscono nel cassetto. Soldi sottratti alla collettività dalla grande multinazionale che sposta i profitti in Irlanda e dal piccolo idraulico che ti chiede “con fattura o senza?”. Sono la stessa cosa, cambia solo la scala. Quei soldi sono le scuole che cadono a pezzi, gli ospedali senza personale, le strade piene di buche, i treni che non passano. Quei soldi sono lo Stato sociale che non abbiamo. Recuperarli non è una questione ideologica, è una questione di sopravvivenza civile. Bastonare chi evade, senza sconti, senza condoni, senza la pacca sulla spalla del “tanto lo fanno tutti”. Dalla multinazionale al paesano, con la stessa ferocia. Perché ogni euro evaso è un euro rubato a chi paga le tasse, e chi paga le tasse e vede il vicino che non le paga perde fiducia, e chi perde fiducia smette di credere nelle istituzioni, e chi smette di credere nelle istituzioni vota per chi gli dice che lo Stato è il nemico. Il cerchio si chiude sempre lì.   Poi l’equità, che è la cosa più difficile e più necessaria. Le persone devono sentire sulla propria pelle che le regole valgono per tutti, senza eccezioni, senza scorciatoie, senza amici degli amici. Una giustizia con processi che non durino quindici anni, perché un processo che dura quindici anni non è giustizia, è una presa in giro. Pene che si scontano davvero, non per vendetta ma perché un sistema dove chi ruba la fa franca produce sfiducia, e la sfiducia produce paura, e la paura produce esattamente il tipo di politica che stiamo cercando di battere. Chi ruba deve pagare, che sia un immigrato che ti scippa la borsa o un imprenditore che nasconde tre milioni al fisco. Anzi, più sei in alto più dovresti pagare, perché hai tradito una responsabilità che gli altri non avevano.   La classe politica. L’articolo 68 della Costituzione i costituenti l’avevano scritto per proteggere la libertà di parola del parlamentare, non per costruirci intorno una fortezza dove un politico può rubare, corrompere, mentire e restare al suo posto. Quella fortezza va smantellata. Un parlamentare che ruba deve finire in tribunale come qualsiasi cittadino, con gli stessi tempi e le stesse conseguenze. Un parlamentare condannato deve andare a casa, senza appelli infiniti, senza prescrizioni provvidenziali, senza trasferimenti in commissioni dove nessuno lo vede. La moralizzazione della politica non è un tema accessorio. È il cuore di tutto. Perché finché la gente vede i politici rubare impunemente, non crederà a niente di quello che quei politici promettono. E avrà ragione.   Sull’immigrazione il centrosinistra deve avere il coraggio di dire le cose come stanno. Ci sono due immigrazioni e sono diverse come il giorno e la notte. C’è l’infermiera filippina che tiene in piedi mezzo ospedale, il muratore albanese che si alza alle cinque e tira su i muri delle nostre case, il ristoratore egiziano che paga le tasse e manda i figli nella scuola del quartiere. Questa gente è parte del nostro Paese, ci vive, ci lavora, ci contribuisce. Non è ospite, non è tollerata. È cittadina, e va trattata come tale, anche nella legge. Lo ius scholae non è un regalo, è il riconoscimento di una realtà che esiste già: un ragazzo che è cresciuto nelle nostre scuole, che parla il nostro dialetto, che tifa per la nostra squadra è italiano, punto. Poi c’è chi arriva e si mette ai margini, chi rifiuta ogni regola, chi vive di illegalità, chi sfrutta il sistema senza dare niente in cambio. Con questa immigrazione bisogna essere duri, senza giri di parole. Il centrosinistra ha perso credibilità per anni perché non ha saputo fare questa distinzione, lasciando alla destra il monopolio del discorso. La diversità religiosa, sessuale, culturale non sono pericoli. Sono la normalità di un mondo adulto. Il problema non è mai stato il diverso. Il problema è chi ha bisogno del diverso come nemico per sentirsi qualcuno.   L’equità deve valere anche oltre i confini. Una politica estera che si gira dall’altra parte quando un popolo viene invaso o bombardato non è prudenza, è complicità. Non puoi predicare i diritti umani in casa e poi stringere la mano a chi li calpesta fuori. L’Ucraina, la Palestina, il Kurdistan: sono il test di credibilità di tutto quello che dici di essere. Difendere il popolo palestinese non significa difendere Hamas, così come difendere l’Ucraina non significa sottoscrivere ogni scelta di Zelensky. Su questi temi si può discutere sui modi, ma non sui principi: i diritti umani non sono negoziabili. La prepotenza va rigettata da chiunque venga, senza il cinismo di chi pesa le alleanze sulla bilancia del gas e del petrolio.   L’ambiente non è un lusso da ambientalisti. È l’aria che respirano i nostri figli, l’acqua che beviamo, le stagioni che non riconosciamo più. La transizione ecologica non è il nemico dell’operaio, è la sua prossima opportunità di lavoro. La destra nega il problema o lo minimizza perché affrontarlo richiede quello che la paura impedisce: pensare oltre il proprio naso, oltre il prossimo sondaggio, oltre la prossima elezione. Molte di queste battaglie, dalla tassazione delle multinazionali alla regolamentazione delle piattaforme alla transizione energetica, si vincono solo a livello europeo. Il centrosinistra dovrebbe essere il luogo naturale della politica europea, non il luogo dove l’Europa viene trattata come un fastidio burocratico.   Chi controlla l’informazione controlla la paura. Un programma serio deve parlare di regolamentazione delle piattaforme digitali, di algoritmi che oggi decidono cosa vediamo e cosa pensiamo senza che nessuno gliel’abbia chiesto, di educazione mediatica nelle scuole. Non puoi lamentarti della macchina che produce odio e semplificazione e poi non fare niente per smontarla.   Tutto questo è la base. Quello che ci costruisci sopra è la cosa che conta più di ogni altra, l’unica che cambia un Paese alle fondamenta: la scuola.   Un programma di centrosinistra dovrebbe avere l’ossessione della scuola. Ossessione, non attenzione. Ossessione. La scuola dovrebbe essere il primo punto di qualsiasi programma, la prima voce di qualsiasi bilancio, la prima preoccupazione di qualsiasi governo. Non la scuola che sforna lavoratori per il mercato, quella la sa fare anche la destra. La scuola che insegna a leggere nel senso vero: capire un testo, smontare un argomento, riconoscere quando qualcuno ti sta manipolando. La scuola che ti mette in mano Ferrante e Primo Levi non perché servano a trovare lavoro ma perché servono a diventare un essere umano che pensa con la propria testa. Una scuola che non racconti la storia come una gara tra popoli dove il nostro è sempre il migliore, ma come il tentativo faticoso e pieno di errori dell’umanità di diventare qualcosa di meglio. Una scuola dove il figlio dell’avvocato e il figlio del muratore abbiano davvero le stesse possibilità, nei fatti. Dove la curiosità venga premiata, dove fare domande scomode sia un merito. Dove gli insegnanti vengano pagati come meritano, perché un Paese che paga i suoi insegnanti come l’ultima ruota del carro sta dicendo ai propri figli che imparare non vale niente. Investire nella scuola è l’atto politico più coraggioso che esista, perché chi lo fa sa che non ne raccoglierà i frutti. I tempi della scuola sono generazionali, non elettorali. È un atto di fiducia nel futuro, l’esatto contrario della politica della paura.   Niente di tutto questo funziona se i cittadini restano spettatori. La destra vuole un pubblico che applaude. Un centrosinistra serio dovrebbe volere cittadini che partecipano, che si informano, che si prendono la responsabilità delle proprie scelte. Bilanci partecipativi, strumenti di democrazia diretta, tutto quello che costringe le persone a usare la testa invece di delegare e poi lamentarsi.   Lo so, qualcuno dirà: e la casa? E il Mezzogiorno? E le infrastrutture? Sono temi reali, concreti, urgenti. Non li elenco uno per uno perché non sto scrivendo un programma di governo di trecento pagine. Sto scrivendo i principi. Se i salari sono dignitosi, la casa la paghi. Se l’equità funziona, funziona anche a Reggio Calabria e non solo a Milano. Se la scuola è uguale per tutti, il figlio del contadino lucano ha le stesse possibilità del figlio dell’avvocato milanese. I temi specifici nascono da soli quando i principi sono chiari. Se i principi non ci sono, puoi elencare mille temi e non risolverne nessuno.   La paura si combatte prima che si radichi. Si combatte nelle aule, con i libri, con una sanità che non ti lasci solo quando stai male, con una giustizia che non ti faccia sentire un fesso perché rispetti le regole, con una politica che non ti faccia schifo ogni volta che accendi la televisione. Un Paese che investe sull’intelligenza dei propri cittadini è un Paese dove chi vende paura fa molta più fatica. Un Paese che taglia la scuola, che smantella la sanità, che protegge i politici ladri e gli evasori è un Paese che si sta scavando la fossa con le proprie mani. Non servono ricette complicate. Serve la volontà di fare le cose che sappiamo già di dover fare.
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Habanera 🐦
Habanera 🐦@KeenaMamba·
Sinceramente: il fatto che cantanti a cavallo, influencer di media tacca, mediocri azzeccagarbugli, politicanti da strapazzo, personaggi corrotti e indagati, compagni di merende di mafiosi mi vengano a consigliare come votare mi sta decisamente dando molto fastidio.
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
Chi non paga mai Ogni volta che qualcuno tira fuori il caso Palamara per spiegare perché i magistrati andrebbero riformati, mi viene una specie di nausea. Non per il caso in sé. Per come viene usato. La notte del 9 maggio 2019, hotel Champagne, Roma. Palamara, cinque consiglieri del CSM e il deputato Cosimo Ferri si trovano a spartirsi la nomina del procuratore di Roma. Una roba da voltastomaco. Solo che i magistrati hanno pagato. Tutti. Palamara radiato. I cinque consiglieri dimessi, processati, condannati a sospensioni fino a un anno e mezzo. La Cassazione ha confermato tutto. Il sistema giudiziario ha fatto pulizia al suo interno. Ferri no. Ferri era nella stessa stanza, faceva le stesse identiche cose. Solo che Ferri era deputato di Italia Viva, sottosegretario alla Giustizia in tre governi, leader storico della corrente di destra della magistratura. Quando il CSM ha chiesto di usare le intercettazioni contro di lui, la Camera ha detto no. Due volte. Risultato: il CSM lo ha dovuto assolvere. Senza prove non si condanna nessuno. Le prove gliele aveva sequestrate il Parlamento. Il 4 marzo scorso Ferri è rientrato in magistratura. Sapete dove? Al Tribunale di Roma. Lo stesso ufficio del cui procuratore si discuteva quella notte. Torna a giudicare i cittadini sotto la scritta “la legge è uguale per tutti”. I magistrati coinvolti: radiati, sospesi, condannati. Il politico coinvolto: assolto, reintegrato, promosso. Poi vengono a dirti che il problema sono i giudici. Che la magistratura non sa riformarsi. Lo dicono gli stessi che hanno votato per proteggere Ferri. La stessa politica che ti chiede di votare sì al referendum è quella che ha garantito che un politico la facesse franca. Ti vendono la cura. Sono la malattia. Il 22 marzo si vota. Votare no non significa dire che la magistratura è perfetta. Significa non farsi prendere in giro.
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K.S. 🇮🇹🇵🇸🐼mi vergogno di chi mi governa
I giudici non impediscono di "governare". Impediscono che si instauri una dittatura al di sopra della Legge. Ed è esattamente il motivo per cui bisogna votare NO.
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pier luigi pinna
pier luigi pinna@pierpi13·
Per chi ancora difende questi genitori senza conoscere i fatti, ecco cosa è realmente successo. Cercate di leggere tutto prima di commentare. Nel 2021 Nathan e Catherine, con tre figli piccoli, si trasferiscono in un casolare fatiscente a Palmoli: niente acqua corrente, niente energia elettrica, niente bagno interno, niente riscaldamento. I bambini crescono senza scuola, senza pediatra, senza vaccinazioni, senza parlare italiano, senza saper leggere né scrivere. Per quattro anni nessuno sa nulla. Poi, nel settembre 2024, la famiglia si avvelena con funghi tossici raccolti dal padre, convinto di essere un esperto. Si ritrovano tutti privi di sensi fuori dal casolare. Non chiamano il 118. Li trova un vicino contadino per puro caso e dà l'allarme. Senza di lui probabilmente non staremmo qui a discutere. In ospedale i genitori rifiutano il sondino naso-gastrico per i figli perché fatto di silicone. Il bambino se lo strappa da solo e la madre impedisce che venga rimesso. Durante un avvelenamento. A dei bambini. Da lì partono le segnalazioni. I carabinieri descrivono una situazione di "sostanziale abbandono". I servizi sociali propongono un percorso: ristrutturazione della casa, visite mediche, incontri educativi. I genitori accettano, poi si tirano indietro e dichiarano di non essere più interessati. Catherine fugge addirittura a Bologna con i figli, facendo perdere le proprie tracce per settimane. Quando torna, il Comune di Palmoli — un paesino di 850 anime — offre gratuitamente una casa vera: tre camere, due bagni, riscaldamento, tutte le utenze. Rifiutata. Un imprenditore offre un'altra casa gratis. Rifiutata. Un geometra e una ditta edile si offrono di ristrutturare il casolare a costo zero. Il padre doveva solo firmare un foglio. Ha rifiutato perché i lavori sarebbero stati "troppo invasivi". Per le visite mediche dei figli hanno chiesto 150.000 euro, cinquantamila a bambino. La figlia più grande nel frattempo s'è beccata una bronchite acuta, non curata e non segnalata. Il loro stesso avvocato a un certo punto ha rimesso il mandato, dichiarando di non poterli più difendere perché rifiutavano sistematicamente ogni proposta. A novembre 2025 il tribunale sospende la responsabilità genitoriale e trasferisce i bambini in una casa famiglia con la madre. E qui si arriva all'ultimo capitolo. Catherine nella struttura si è comportata in modo "ostile e squalificante" verso le educatrici, ha preteso che i figli seguissero regole diverse dagli altri bambini, ha screditato il personale davanti ai figli chiamandole "cattive persone". I bambini, influenzati dalla madre, hanno iniziato a compiere atti aggressivi: HANNO ROTTO PERSIANE PER FABBRICARSI BASTONI CON CUI COLPIRE LE EDUCATRICI e hanno messo in pericolo una neonata ospite della struttura. Il padre, al contrario, è sempre stato descritto come collaborativo. Risultato: pochi giorni fa il tribunale ha disposto la separazione della madre dai figli e il trasferimento dei bambini in un'altra struttura. A 18 mesi dall'inizio della vicenda, nessun progetto di ristrutturazione del casolare è mai stato depositato in Comune. Quindi, prima di gridare allo scandalo e allo Stato cattivo, chiedetevi: quante possibilità sono state offerte a questa famiglia? Quante case gratuite, quanti lavori dignitosi, quanti percorsi di aiuto? E quante volte hanno detto "NO"? Non si è arrivati a questo punto per cattiveria delle istituzioni, ma per l'intransigenza sistematica di due genitori che hanno anteposto la propria ideologia alla salute, alla sicurezza e al futuro dei propri figli. Lo Stato non ha tolto dei bambini a una famiglia. Lo Stato ha protetto tre bambini da chi avrebbe dovuto tutelarli e non l'ha fatto. E sapete cosa mi fa davvero rabbia? Che in Italia ci sono migliaia di famiglie che vivono in condizioni di indigenza non per scelta, ma perché la vita le ha messe in ginocchio. Famiglie che dormono in case fatiscenti, che non riescono a pagare le bollette, che non hanno i soldi per curare i figli. Famiglie che darebbero qualsiasi cosa per avere anche solo una delle opportunità che questa coppia ha rifiutato con arroganza. A loro nessuno offre una casa gratis con tre camere e due bagni. A loro nessuno offre ristrutturazioni a costo zero. A loro nessun imprenditore consegna le chiavi di un B&B. A loro nessun programma televisivo dedica settimane di copertura. Vivono nell'invisibilità, e nessuno si indigna. Ecco, se proprio volete indignarvi, indignatevi per loro. Per chi lotta ogni giorno senza che nessuno gli tenda la mano, non per chi quella mano l'ha avuta, più e più volte, e l'ha schiaffeggiata ogni singola volta.
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Deep Psychology
Deep Psychology@DeepPsycho_HQ·
The difference between animals and humans is that animals would never allow the dumbest member of the herd to lead them.
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MEDIA INAF
MEDIA INAF@mediainaf·
Se volete vedere ben sei #pianeti in un colpo solo (quattro a occhio nudo, per gli altri due serve un piccolo telescopio) il momento è adesso! Tutte le info qui: is.gd/BSSFTP
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Xavi Bros
Xavi Bros@Xavi_Bros·
@KeenaMamba A corto plazo no está previsto. Estamos preparando la versión en inglés.
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Xavi Bros
Xavi Bros@Xavi_Bros·
¿No lo has leído aún? Cuatro tramas que confluyen en una‼️ “En las playas de Sedna” “…una obra dotada de profundidad que se adentra en cuestiones de calado para el ser humano, como sólo pasa con la buena ciencia ficción”. Miguel Rodríguez Opiniones: amzn.to/3qpNMDv
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
La mia proposta di oggi. Per fare il presidente del consiglio dei ministri, il ministro, il viceministro, il commissario straordinario di governo, il presidente di regione, il sindaco o il sottosegretario dovrebbe essere obbligatoria una laurea, non una qualsiasi ma pertinente alle materie amministrate. Chi decide sul bilancio dovrebbe sapere di contabilità, chi legifera di diritto, chi governa la sanità di sanità. Il tutto, sia chiaro, in perfetta coerenza con la linea di questo governo, che impone requisiti formativi rigorosi agli amministratori di condominio, mentre per guidare lo Stato basta essere cameriere qualificate.
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Mangino Brioches
Mangino Brioches@manginobrioches·
Ti sei riscattato gli anni di laurea, magari facendo sacrifici? Bravo, somaro: ora la pensione è più lontana! Grazie a loro, quelli che invece di abolire la #Fornero le hanno messo il turbo (e non sono nemmeno laureati: furboni!). #pensioni #Manovra
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