Luca Ballore | 🎮 granasador 🎮

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@LBallore

Software engineer for @Battlefield, metalhead, languages lover, NERD. Opinions are my own, especially the bad ones. Tweets in 🇬🇪🇮🇹🇸🇪🇪🇸🇬🇧 #teamTC 🟥🟦

Stockholm, Sweden Katılım Haziran 2009
1.1K Takip Edilen876 Takipçiler
Quindici Zero 🎾
Quindici Zero 🎾@quindicizero·
Korda serve per il match ma viene breakkato a 0 da Alcaraz! L’americano fino a questo game non aveva concesso nessuna palla break nel torneo.
Quindici Zero 🎾 tweet media
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Luca Ballore | 🎮 granasador 🎮
@CiauEngioier 🟢 SÌ: "Arbitro e attaccante nella stessa squadra non va bene. Separiamoli." 🔴 NO: "Ok, ma stai buttando via anche l'AIA. Da domani gli arbitri li gestisce la Lega, e le regole per squalificarli le scrive la Lega stessa."
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Guia Soncini
Guia Soncini@lasoncini·
@uxlul8 Quindi si è rifiutata anche di pagare il costo del passaporto, visto che spostarsi è indubbiamente un suo diritto.
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Mi dissocio 💅🌼
Forse non è chiaro che non esiste al mondo che per esercitare un mio diritto devo fare ore di viaggio e spendere soldi, fossero anche 10€, perché nel 2026 ancora non ci è concesso di votare nella città in cui ci troviamo.
Luca Caiazzo 🇮🇹@LucaCaiazzo2

Gli studenti fuorisede pagano 600€ per una stanza, 1000€ per un monolocale da 20mq Ma non hanno 50€ per un autobus per tornare a casa a votare. Poveri idioti che gli credono #Referendumgiustizia #Iovotosi

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Unpopolar Opinio
Unpopolar Opinio@unpopolaropinio·
@ArturoB23022138 Che poi… basterebbe ammetterlo… anche io probabilmente avrei avuto un posto statale fossi nato negli anni 60/70 e avrei beneficiato di tutto il welfare, ma almeno lo avrei ammesso… chi non lo ammette vive una realtà distorta
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Arturo Bandini
Arturo Bandini@ArturoB23022138·
Una mitragliata di cazzate firmata dalla generazione che ha devastato l’Italia
Bartolomeo Mitraglia@BMitraglia

La Generazione Zeta ha rotto le palle - di Roberto Riccardi Svogliati. Permalosi. Presuntuosi. Inaffidabili. Incapaci di sostenere una conversazione professionale, di rispondere a una mail entro sera, di presentarsi puntuali, di vestirsi in modo appropriato, di accettare una critica senza crollare emotivamente. Pretendono lo smart working al primo giorno. L'aumento al terzo mese. La flessibilità come diritto di nascita. Non hanno mai prodotto niente ma esigono tutto, con la sicumera di chi confonde i capricci con i diritti e la pigrizia con l'illuminazione. La Generazione Zeta ha rotto le palle. E non lo dicono i soliti editorialisti rancorosi. Lo dicono i colleghi. I quarantenni che ogni sera rispondono alle mail che il collega Zeta ha ignorato, gestiscono il cliente lasciato in attesa, si sobbarcano gli straordinari rifiutati in nome del sacrosanto "bilanciamento vita-lavoro". Quelli che alle sette di sera cercano di rintracciare il collega Zeta sul telefono aziendale e scoprono che già all'imbrunire è irraggiungibile. Sono loro a pagarne il prezzo. E sono stufi. Sono i nati tra il 1997 e il 2010. I primi veri nativi digitali, cresciuti con lo smartphone in culla e i social come biberon. Hanno attraversato la pandemia in pigiama, frequentato l'università da remoto e ne sono usciti convinti che il mondo funzioni così: dalla poltrona, a propri tempi, senza che nessuno abbia il diritto di chiedergli nulla. Si autodefiniscono la generazione più consapevole della storia. Quella che ha capito, a differenza dei padri schiavi del lavoro e dei nonni piegati dalla fatica, che la vita non si esaurisce in ufficio. Che il benessere viene prima della carriera. Che la salute mentale è sacra. Bellissimo. Peccato che questa illuminazione arrivi da gente che a trent'anni si fa ancora lavare le mutande dalla madre. Un caso su tutti, finito sui giornali di mezzo mondo e diventato virale con ventisette milioni di visualizzazioni. Un neoassunto viene convocato dal capo a una riunione alle otto del mattino. Riunione trimestrale, comunicata in fase di assunzione. Il ragazzo sapeva. Risposta: "non posso venire, ho il corso in palestra. Il mio equilibrio psicofisico viene prima". Prima della riunione, prima dell'azienda che lo paga, prima del capo che lo ha scelto e assunto, prima di quella roba antica e desueta che le generazioni precedenti chiamavano senso del dovere. La cosa più rivelatrice non è stata la sfrontatezza. È stata la reazione dei coetanei: aveva ragione lui. I numeri confermano la sentenza. Sei aziende su dieci hanno già licenziato neolaureati Zeta nel giro di pochi mesi. Mancanza di motivazione per il 50%, scarsa professionalità per il 46%, incapacità di comunicare per il 39%. Il 75% dei datori di lavoro li giudica insoddisfacenti. Uno su sei non vuole più assumerli. Risultato: l'età media di assunzione è salita a 42 anni, le assunzioni di over 65 sono esplose dell'80%, quelle degli under 25 sono crollate. Le aziende preferiscono il settantenne che si presenta puntuale al ventenne che manda un vocale per dire che arriva tardi perché ha lo yoga. Ma perché tutta questa svogliatezza? La risposta non è generazionale: è sistemica. Si è prodotta una generazione senza addestramento alla frustrazione, senza autonomia materiale e senza interiorizzazione del dovere. Adulti anagrafici che funzionano come adolescenti permanenti. E il dato lo conferma: il 79% dei giovani italiani tra i 20 e i 29 anni vive ancora con i genitori. Peggio di noi solo la Corea del Sud. In Danimarca sono il 12%. In Germania il 33%. Il Censis ha contato oltre tre milioni di trentenni ancora nel nido. Di questi, il 63% lavora. Lavora e resta. Perché andarsene significherebbe diventare adulti. E diventare adulti non è previsto dal programma. Il 72% dei giovani disoccupati vive interamente sulle spalle della famiglia. Ma il dato più indecente riguarda chi un lavoro ce l'ha: il 62% ha comunque bisogno del sostegno economico dei genitori. Il 30% degli under 30 dipende ancora dalla paghetta. A trent'anni. Con la paghetta. Mentre posta su Instagram storie di aperitivi al tramonto e filosofia spicciola sul diritto alla felicità. Li hanno definiti la “Generazione Cavalletta”. Perché stanno divorando tutto quello che nonni e genitori hanno costruito con decenni di sacrificio. Sono la prima generazione della storia che consuma senza produrre, che eredita senza costruire, che pretende senza restituire. Entro il 2030 riceveranno in eredità duemila miliardi di euro. Patrimoni, immobili, investimenti accumulati in una vita di fatica da chi si alzava alle sei senza lamentarsi e non aveva mai sentito parlare di "salute mentale" come alibi per non lavorare. Duemila miliardi nelle mani di chi non ha mai piantato un chiodo. E non fanno figli. Perché fare figli richiede responsabilità, sacrificio, progettualità. Il tasso di fecondità è inchiodato a 1,24 figli per donna, il più basso della storia repubblicana. Il 65% rifiuta i mestieri manuali perché considerati indegni. L'edilizia non trova ricambio. L'autotrasporto è in ginocchio. La ristorazione elemosina personale. Ma il giovane Zeta non si sporca le mani. Aspetta l'offerta giusta, col contratto giusto, lo stipendio giusto, la flessibilità giusta, l'ufficio giusto, il capo giusto. E nel frattempo si fa mantenere. La Generazione Cavalletta non nasce dal nulla. Nasce da genitori che non hanno mai detto no. Che hanno trasformato ogni capriccio in diritto, ogni frustrazione in trauma da evitare, ogni difficoltà in qualcosa da cui proteggere il pupo a ogni costo. Che hanno fatto i compiti al posto loro, telefonato ai professori per contestare un brutto voto, accompagnato il trentenne al colloquio di lavoro. Non è un'iperbole: il 70% dei giovani Zeta ammette di aver chiesto aiuto ai genitori per cercare impiego. Non per un consiglio. Per farselo trovare. Hanno cresciuto figli come piante da appartamento: al caldo, al riparo, senza un alito di vento. E adesso si stupiscono che al primo temporale si spezzano. Parlano di "comfort zone" come il Papa parlerebbe del Vangelo. Hanno ribattezzato la pigrizia "consapevolezza", il parassitismo "equilibrio interiore", l'incapacità "rifiuto di un sistema tossico". Hanno costruito un'intera filosofia per giustificare il fatto di non avere voglia di fare niente. E ci credono pure. Ma arrendersi non è un'opzione. Se il problema è la mancanza di fame, la soluzione è una sola: restituire la fame. I genitori smettano di pagare e giustificare. Fuori di casa a venticinque anni, come in mezza Europa. Le aziende smettano di inseguirli con benefit immeritati: la gavetta esiste e chi l'ha fatta ne è uscito più forte. Si reintroduca un servizio civile o militare obbligatorio, sei mesi di disciplina e convivenza forzata con la realtà. Anzi meglio un anno e lo Stato si chieda come sia possibile che un trentenne sano e laureato risulti ancora fiscalmente a carico dei genitori senza che nessuno batta ciglio. Oppure si può continuare così. E fra vent'anni ci ritroveremo con un Paese di cinquantenni che vivono ancora con la mamma, non hanno costruito niente, non hanno lasciato niente e pretendono la pensione. Pagata da chi, non si sa. Perché figli non ne hanno fatti. Ma il problema, a ben guardare, non è una generazione. È una civiltà che ha deciso di abolire il dovere, la fatica e la maturità. La Generazione Zeta non è la malattia. È il sintomo finale.

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@EryCorona90 Più forte di Fritz, sì. Paragonabile a Medvedev, meno. Anche al netto del fisico, secondo me non ha la continuità di Medvedev. Poi Berrettini è più potente forse, ma ha qualcosa in meno di Medvedev in tecnica e tattica soprattutto.
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Namecciano
Namecciano@Rikkfromnamekk·
Non lo nego quella di oggi è una sconfitta che brucia MA ci tengo comunque a ringraziare il cielo perché domani mi suonerà la sveglia, aprirò gli occhi e tirerò un sospiro di sollievo perché non mi alzerò napoletano
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Namecciano
Namecciano@Rikkfromnamekk·
Mister mi ascolti, segua le mie indicazioni, domami andiamo in campo a FACCI MANNA e ci divertiamo
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SenseiDree
SenseiDree@AndreaG92683505·
@acm_spina14 Per essere un futuro goat deve vincere 50 trofei,8 palloni d'oro e 6 scarpe d'oro,la parola goat e per uno fine.
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Spina14
Spina14@acm_spina14·
Indovinate chi è diventato il più giovane di sempre ad arrivare in doppia cifra in Champions League? 👑
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Legacy (Fan)
Legacy (Fan)@LegacySiu·
Name an Italian that has played for Manchester United You can’t
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Corriere della Sera
Corriere della Sera@Corriere·
Arrestata Alexandra Paul, ex star di Baywatch: ha cercato di liberare beagle destinati alla sperimentazione animale trib.al/u0FBUUB
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