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@LucaDomCos

Italia Katılım Eylül 2021
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Gabriele Guzzi
Gabriele Guzzi@GabrieleGuzzi·
Da Gaza all'Iran, dall'Ucraina ai rapporti con i Brics: su tutti i dossier, l'UE non è un vettore di autonomia ma di sottomissione agli Stati Uniti. Ma questo non nasce ora. Fin dal Piano Marshall, gli Usa lavorano per una integrazione europea che sia congeniale ai suoi interessi. Da quando esiste l'UE, ciò pone in pericolo non solo la nostra economia ma ormai anche la pace stessa del continente. Non sarebbe ora di reagire? 🎥 Estratto dal video "GUZZI vs. BASILE: si può salvare l'EUROPA?" sul canale YouTube "Movimento l'Indispensabile - Gabriele Guzzi".
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Gabriele Guzzi
Gabriele Guzzi@GabrieleGuzzi·
Il debito pubblico non è nato da un peccato. È nato da una scelta politica precisa. Ci raccontano che negli anni '80 avremmo vissuto "al di sopra delle nostre possibilità", che il debito è colpa dei nostri nonni, della spesa allegra, degli sprechi. Al di là degli aneddoti, i dati dicono altro. Tra il 1978 e il 1981 l'Italia attraversa quattro passaggi che cambiano la sua Costituzione economica: il Piano Pandolfi, l'adesione al Sistema monetario europeo, la sconfitta sindacale, il divorzio Banca d'Italia-Tesoro. Da lì in poi lo Stato smette di controllare il costo del proprio debito. I tassi reali diventano positivi e restano alti per tutto il decennio. La spesa sociale resta stabile — quello che esplode sono gli interessi, mantenuti alti per farci rimanere in una folle integrazione monetaria europea. Non fu sperpero. L'aumento del debito fu causato da una decisione politica: la volontà di rimanere a tutti i costi in un regime monetario sbagliato, che favoriva i paesi con valute forti come la Germania. Oggi, la falsa narrazione sul debito è diventata il guardiano della conservazione: non ci "meriteremmo" la politica a causa dei nostri "peccati". Se capiamo la storia, fuori dalla propaganda, possiamo riacquisire la libertà della politica, e pensare a un cambiamento radicale dell'ordine economico, politico e geopolitico dell'Italia e dell'Europa. Progetto creativo di @LucaDomCos 1/3
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Gabriele Guzzi
Gabriele Guzzi@GabrieleGuzzi·
Il nostro alleato Usa bombarda in giro per il mondo facendo salire la benzina oltre i 2euro. I nostri alleati nell'UE ci impongono regole economiche suicidarie di austerità e deindustrializzazione. Mi rendo conto che andare a caccia dei putiniani sia una pratica in voga, ma fare un'analisi sul male causato non dai nostri nemici ma dai presunti amici sarebbe forse pratica più fruttuosa per il futuro economico del nostro paese.
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Gabriele Guzzi
Gabriele Guzzi@GabrieleGuzzi·
Salviamo l'Europa dall'Unione Europea! L'UE si fonda su tre visioni del mondo: una filosofica, una geopolitica, una economica. Tutte sono entrate in crisi. È riformabile un edificio che crolla dalle fondamenta? Oggi, articolo esplosivo sul @fattoquotidiano
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Gabriele Guzzi
Gabriele Guzzi@GabrieleGuzzi·
L'Italia ha il record che nessun Paese vorrebbe avere. Secondo l'OCSE, nel 2026 il potere d'acquisto dei salari italiani continuerà a diminuire dello 0,9%, dopo il pesante crollo degli ultimi anni. Il dato più impressionante riguarda infatti il confronto con il 2021: oggi i salari reali italiani sono inferiori del 6,1%, il peggior risultato tra le grandi economie avanzate e il secondo peggiore in tutta l'OCSE, davanti a noi c'è soltanto la Nuova Zelanda. Il confronto con gli altri Paesi è impietoso. Nel Regno Unito i salari reali sono ormai superiori ai livelli del 2021, in Germania e in Francia il recupero è stato pressoché completo, mentre la media OCSE è tornata sopra i livelli precedenti alla fiammata inflazionistica. L'Italia, invece, resta ancora molto lontana dal recuperare il terreno perduto. Eppure continuiamo a sentirci ripetere che il mercato del lavoro non è mai andato così bene. È vero: l'occupazione ha raggiunto livelli record e la disoccupazione è ai minimi da decenni. Ma una domanda resta inevitabile: che senso ha celebrare il record degli occupati se chi lavora continua a impoverirsi? Un'economia non migliora soltanto perché aumenta il numero di persone che hanno un impiego. Migliora quando il lavoro permette di vivere meglio. Se gli stipendi perdono potere d'acquisto, le famiglie consumano meno, la domanda interna si indebolisce, gli investimenti rallentano e la crescita rimane fragile. Il vero obiettivo, quindi, non dovrebbe essere semplicemente creare più occupazione, ma creare occupazione di qualità, con salari che crescano almeno quanto il costo della vita, e preferibilmente di più, cosi da ridurre le disuguaglianze. Su questo fronte, purtroppo, i dati dell'OCSE ci dicono che l'Italia continua a essere uno dei Paesi che hanno fatto peggio nel mondo avanzato. Serve una svolta radicale nella politica del lavoro che da 30 anni, tranne rare eccezioni, è ancora del tutto in mano alla visione neoliberale. Gabriele Guzzi
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Gabriele Guzzi@GabrieleGuzzi·
Siamo alla resa dei conti La Germania prevede di prendere più di 800 miliardi di euro di nuovo debito entro il 2030, compiendo una radicale rottura con decenni di rigore fiscale per finanziare la crescita della spesa militare. Secondo proiezioni visionate dal Financial Times, la Germania si indebiterà per 838 miliardi di euro sui mercati tra il 2027 e il 2030. Solo nel prossimo anno, Berlino prevede emissioni superiori a 200 miliardi di euro, in aumento del 12,5% rispetto all'anno precedente. La spesa per la difesa dovrebbe salire a 109 miliardi di euro nel 2027 e raggiungere 183,6 miliardi entro il 2030. Parliamo della più grande operazione di riarmo in Europa occidentale da 80 anni. Il progetto rappresenta un'inversione a U ed è stato reso praticabile dal cambio del freno costituzionale al debito, che esclude la spesa per la difesa dai criteri d'indebitamento. Inoltre, solo nel prossimo anno, Merz si impegna per quasi 12 miliardi aggiuntivi di aiuti militari all'Ucraina. Dopo anni che la Germania ha imposto austerità agli altri, guadagnando inoltre competitività a causa di una moneta unica che la favoriva, ora trascende ogni regola, e procede spedita per il riarmo in solitaria. Fra 4 anni, per un paese come l'Italia, rappresenterà più un pericolo la Russia o la Germania? Perchè il nostro dibattito politico è così miope? Perchè non c'è una reazione culturale ampia? Bella questa Unione Europea. Ma non ci vivrei. Gabriele Guzzi . (Fonte: Il Sole 24 Ore)
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Gabriele Guzzi
Gabriele Guzzi@GabrieleGuzzi·
Della serie "Du Guzzis is megl che uan", questo venerdì, insieme a mio padre, parteciperò a questo importante incontro: "Alla ricerca della pace. Di padre in figlio", presso il Castello di Tignano, in provincia di Firenze. Tutte le persone che ci possono raggiungere sono invitate a partecipare. Credo che sarà un'occasione preziosa per immaginare insieme un nuovo mondo. Alla fine dell'evento, si regaleranno Moto Guzzi a tutti i convenuti 😇 A venerdì! Gabriele
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Gabriele Guzzi
Gabriele Guzzi@GabrieleGuzzi·
L'Italia non è semplicemente cresciuta meno degli altri. È il grande malato dell'Occidente. Da oltre vent'anni il nostro Paese registra una delle peggiori performance economiche tra le economie avanzate: produttività stagnante, salari reali fermi, investimenti insufficienti e un progressivo arretramento del peso industriale. La domanda è se stiamo affrontando le vere cause del problema. L'area euro è stata infatti l'area meno dinamica del mondo avanzato. Una moneta senza Stato ha accentuato gli squilibri tra economie diverse. Su questo, l'Italia è il paese che ci ha rimesso di più: privatizzazioni, precarizzazioni, austerità. Nessun paese ha assecondato di più la gestione suicidaria dell'UE, che già di per sé beneficiava i nostri concorrenti industriali. Siamo di fronte a un problema solo italiano o al fallimento del modello europeo? C'è un'alternativa al declino economico e geopolitico? Quando usciremo da un europeismo di maniera e guarderemo con realismo a cosa effettivamente è diventata questa Unione?
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Gabriele Guzzi@GabrieleGuzzi·
Dibattito molto profondo, sui nodi dolenti, ieri con Elena Basile e Thomas Fazi. Rispondere alla catastrofe europea: sì, ma come? Intanto, ieri la Nato approva altri 140 miliardi di aiuti alla guerra in Ucraina. L'UE sottrae democrazia e ci porta la guerra. Quando reagiremo? Gabriele Guzzi
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Gabriele Guzzi
Gabriele Guzzi@GabrieleGuzzi·
A Gaza ci sono stato diverse volte, anche prima e durante la guerra. È un disastro. Intere città non esistono più, sono livellate nel senso letterale della parola. Rafah è tra queste. Non c’è più, non esiste. Quando si entra diverse cose colpiscono, ma quello che mi colpisce di più è che devi camminare e viaggiare su strade fortuite, in mezzo alle tende. Quasi tutti gli edifici sono distrutti o danneggiati. La gente vive letteralmente in mezzo alle fognature. Un’altra cosa che le immagini non rendono sono gli odori. Una delle piaghe più presenti in questo momento sono i topi che mordono, soprattutto i bambini. La situazione igienica è molto degradata, come potete immaginare. È orribile vedere decine di chilometri in questo stato. Adesso entra un po’ di cibo, soprattutto per l’ambito commerciale, ma tutto il resto ancora è proibito. Tutto quello che può essere considerato dual use, cioè che Hamas potrebbe usare, viene proibito. Anche, lo dico per esperienza, i banchi di scuola, i quaderni, le matite. Tutto questo è proibito. Allora abbiamo detto: prendiamo il legno dei pallet e facciamo i banchi con questo. Poi però bisogna trovare i chiodi e ci sono tantissime persone che vanno in mezzo alle macerie per recuperare un po’ di metallo, di chiodi e di questo tipo di cose per sistemarli e poi rivenderli. Mancano anche molti medicinali, non tutti, ma i medicinali particolari sono assenti. Gli ospedali ne hanno estremamente bisogno, così come del vetro delle finestre. Sono stato in un ospedale oftalmico, naturalmente distrutto, dove hanno dovuto rimettere a posto con quello che avevano a disposizione. Per esempio hanno messo della plastica al posto delle finestre. [...] [In Cisgiordania] c'è una sorta di liberi tutti. È diventato un territorio dove non c’è legge, e se c’è certo non per i palestinesi. E dove ai coloni viene permesso non tutto, ma quasi tutto. Aggressioni gratuite, furti, distruzioni. Spesso impediscono di coltivare la terra. Vengono creati continuamente nuovi checkpoint che interdicono il passaggio. Le aggressioni, anche molto violente, con feriti e anche con parole di disprezzo, sono le cose che feriscono di più. Questo è diventato pane quotidiano quasi ovunque in Cisgiordania Cardinale Pizzaballa (Dialogo con Lucio Caracciolo in occasione della consegna del Premio Limes)
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Gabriele Guzzi
Gabriele Guzzi@GabrieleGuzzi·
📉 PNRR: la "mitologia" spiegata con i dati. Molti pensavano che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza fosse una pioggia di denaro gratis dall'Europa. Ma qual è la verità economica dietro i numeri? Su circa 194 miliardi, ben 122 miliardi sono prestiti da restituire. Le sovvenzioni vanno comunque ripagate col bilancio comune, di cui l'Italia è contributrice netta. Il vero beneficio netto? Solo lo 0.8% del PIL in 6 anni. Siamo davanti a un problema di auto-narrazione e scarsa consapevolezza dei dati reali. La misura è stata politicamente importante (indebitamento comune significativo UE) ma la sua efficacia economica era fin dal principio scarsa. Come mai non si riesce ad avere in Italia un dibattito economico e politico trasparente e oggettivo? Perché dobbiamo dividerci per forza tra due propagande?
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Gabriele Guzzi
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Sono davvero contento di poter annunciare che Eurosuicidio sarà tradotto in inglese, per la Palgrave Macmillan, uno degli editori scientifici più importanti al mondo. Sarà uno dei pochissimi libri internazionali che affronteranno di petto il nesso costitutivo tra declino economico italiano e crisi dell'integrazione europea. Sarà sicuramente il primo che lo farà mettendo in dialogo l'economia politica, la storia italiana, la filosofia e la teologia politica. Sono particolarmente contento che un editore così prestigioso, con una tradizione nella scienza economica così straordinaria (basti pensare che 90 anni fa la Macmillan pubblicava la Teoria Generale di Keynes), abbia valorizzato un approccio interdisciplinare e non economicista. Il libro non sarà soltanto una traduzione, ma una riscrittura del libro secondo i canoni della saggistica scientifica internazionale. Per questo, abbiamo deciso di cambiare il titolo. I contenuti però sono gli stessi di Eurosuicidio. Per l'occasione, il libro avrà due frasi più lunghe di supporto di due pesi massimi dell'economia mondiale: Dani Rodrik e Wolfgang Streeck. Dobbiamo lavorare affinché nuove consapevolezze possano nascere in Italia, in Europa e nel mondo sul disastro autoinflitto dell'UE, e costruire ponti di dialogo tra paesi, studiosi, discipline e attivisti, non chiuderci nel nostro piccolo ambito. Spero che questo lavoro possa essere un piccolo seme in questa direzione. Gabriele Guzzi P.S. Il libro avrà un costo proibitivo (intorno ai 150 euro) perché quello è il prezzario dei libri scientifici. I lettori italiani potranno quindi sempre rifarsi a Eurosuicidio, che riproduce gli stessi contenuti. Per chi è interessato invece a una versione più accademica, la potrà trovare in biblioteca o online. Ovviamente, quando saliremo al potere, nazionalizzeremo la distribuzione delle case editrici internazionali e porremo il prezzo di vendita pari al costo di produzione. Scherzo: sono molto grato alla Palgrave per il coraggio della pubblicazione! Dani Rodrik (Università di Harvard) “Italy’s economic stagnation coincides with the European Union’s quest for monetary unification culminating with the introduction of the euro. This fascinating book makes a forceful argument that this was indeed cause and effect, while no doubt other influences were at play too. As many economists had warned at the time, the single currency put Italian policy in a straitjacket, without necessarily unleashing the productive energies that might have compensated. The reorientation of priorities towards financial integration at the cost of productive capacity backfired. Gabriele Guzzi reopens a debate beyond Italy itself -- one that Europe still needs to confront.” Wolfgang Streeck (direttore emerito del Max Planck Institute for the Study of Societies di Colonia): "Can Italy stand on its own feet? It could very well – before its elites tried to discipline their voters and citizens by locking them into a vincolo esterno, to make the country fit for neoliberal globalism and themselves for adoption by the American-led global oligarchy. As Guzzi wrote, Italy, as a “Repubblica democratica fondata sul lavoro”, has no choice but to liberate itself from its deadly entanglement in the declining neoliberal capitalism of our age".
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La guerra non è solo conflitto armato. È un orizzonte di civiltà. È la prosecuzione dell'oligarchia con altri mezzi. Questi pazzi criminali vogliono difendere la loro civiltà alienata a forza di bombe e riarmo. Sono i più alienati di tutti. Dobbiamo fermarli. Italia potenza di pace è il nuovo motto rivoluzionario. #pace #guerra #geopolitica #finanza #politica
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"L'Italia doveva soccombere" L'inizio dell'attacco alle istituzioni italiane è il 9 maggio 1978: l'uccisione di Aldo Moro. Esempio, coi De Gasperi, Fanfani, Mattei, di un tentativo di far esistere l'Italia come soggetto, nonostante la sconfitta della guerra. Dal 1978 al 1992 vengono poste tutte le basi per la svolta costituzionale del 1992, che porta poi all'euro e all'UE. Una mia analisi alla Scuola del Fatto Quotidiano. youtu.be/_isN3i45QRk?is…
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Si scrive risiko bancario, si legge oligarchia finanziaria. Intesa lancia un acquisto su MPS. Unicredit tenta una scalata a banche tedesche. Generali finisce nel mirino di tutti i gruppi finanziari: 900 miliardi di risparmi che fanno gola a tutti: banche, istituzioni estere e Stato italiano. In questo scenario, il governo ha perso una grande occasione di portare sotto il controllo pubblico una banca strategica, e di usare il credito non per far accumulare profitti per pochi ma per finanziare progetti di sviluppo per i cittadini. La moneta e il credito non sono infatti merci come le altre ma beni pubblici essenziali. Prima del 1990, oltre il 70% delle banche era pubblico. È tempo di ricordarcelo. E di rimettere la finanza al servizio della democrazia. 📣 Per approfondire, oggi sul Fatto Quotidiano c'è il mio commento.
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«È chiaro che la piattaforma regolatoria [dell'UE] non basta più. Abbiamo bisogno di capacità industriale, sovranità tecnologica e potere finanziario. Dobbiamo essere pronti a sviluppare forza geo-economica. Un’Europa che si concentri sulle principali questioni strategiche è vitale per unire le forze.» (Giorgia Meloni) Ora lo abbiamo capito: Giorgia Meloni è un Mario Draghi trasferito da Parioli a Garbatella.
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Gabriele Guzzi@GabrieleGuzzi·
Ci vuole un risiko bestiale. Parafrasando Luca Carboni, i nuovi movimenti nel settore bancario italiano sollevano dubbi e perplessità. Non è il primo movimento tra banche che vediamo negli ultimi anni. Sono anzi in corso anche acquisti esteri, a partire dal tentativo di Unicredit sulla banca tedesca Commerzbank. Che banche nazionali crescano e diventino più solide è sicuramente una buona notizia. Ma, al di là dell’autonarrazione, è corretto andare a vedere più nel dettaglio cosa sta succedendo. Nel 2025, gli utili netti delle banche italiane hanno superato i 47 miliardi di euro. Nel triennio: 134,6 miliardi. Dati Bce ci dicono che la redditività delle banche italiane è il doppio di quella francese e tedesca. L’aumento dei tassi si è riversato sui mutui e i crediti, mentre le remunerazioni dei depositi sono rimasti quasi fermi. Inoltre, il taglio del personale e delle filiali è stato particolarmente intenso in Italia negli ultimi anni. È solo grazie a questi immensi profitti che le banche possono avere la disponibilità per lanciarsi in acquisizioni di questa portata. Il problema è che questo non sempre è stato correlato a una migliore attività bancaria per cittadini e imprese. Dal 2011, infatti, lo stock di crediti alle imprese è calato del 34%: da quasi 1.000 miliardi di euro a poco più di 600. Nello stesso periodo, in Francia e Germania sono cresciuti di circa il 50%. Il problema è che le banche, in teoria, non sono imprese come le altre. Hanno accesso alla liquidità potenzialmente infinita della Bce; creano moneta bancaria quando accendono crediti; determinano in maniera considerevole l’offerta monetaria; e spesso vengono viste come troppo strategiche per fallire. L’articolo 47 della Costituzione perciò dice che la Repubblica “disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”. E questo trascenderebbe gli obiettivi di vigilanza. Fino al 1990, infatti, il settore bancario era largamente in mano pubblica: una quota superiore al 70%. Ciò rappresenterebbe una situazione corretta: non si può lasciare al solo calcolo finanziario l’esercizio di un bene pubblico così importante come la moneta e il credito. Una banca pubblica deve sostenere i settori strategici per la visione complessiva del paese, e non semplicemente accordarsi a questioni di redditività o di crescita dei dividendi azionari. D’altronde, come abbiamo visto, la concentrazione non è stata correlata a una crescita dei crediti alle imprese. Tale discorso è evidente su Mps che tramite Mediobanca detiene una quota del 13% di Generali: fortino del risparmio da 900 miliardi e grande acquirente di debito pubblico. Intesa sarebbe perciò un’opzione preferibile rispetto alla fusione tra pari proposta da Bpm, che è posseduta per oltre il 20% da Crédit Agricole. Ora, non si ricorda che Mps fino a 3 anni fa era posseduta quasi per il 70% dallo Stato italiano. Tramite soldi pubblici, infatti, il governo aveva salvato e risanato l’istituto senese per un valore pari a 7 miliardi di euro dal 2017. Dal 2023, ha però deciso di rivendere la maggior parte delle quote, facendoci neanche la metà della cifra impiegata per salvarla. Se il governo avesse mantenuto il controllo su Mps, oggi avrebbe una banca pubblica, valutata oltre 30 miliardi e che controlla Mediobanca e Generali. Il problema è che la Commissione europea ha spinto il governo a vendere per ottemperare alla normativa sugli aiuti di Stato. Un governo che ha a cuore la “sovranità” si mette di traverso rispetto a una richiesta che danneggia direttamente l’interesse dei propri cittadini. Poi, è assurdo constatare come questa ideologia mercatista, suicidaria, finanzcapitalista continui a dominare l’Ue quando tutto il resto del mondo l’ha abbandonata. Altro che risiko. Ci vuole un fisico bestiale per sopportare tali follie. (Gabriele Guzzi / Il Fatto Quotidiano / 27 giugno 2026)
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Gabriele Guzzi
Gabriele Guzzi@GabrieleGuzzi·
E dopo 7 mesi dall'uscita, altra ristampa, e a giorni esce la traduzione per la Palgrave. Non era facile in questi tempi, dato il conformismo della politica e l'omologazione diffusa, riportare al centro del dibattito la critica all'UE e all'euro da una prospettiva sociale e democratica. Ma se i nodi restano gli stessi, non si può continuare a fare finta di niente. Anche perchè nel prossimo futuro, le sorprese potranno essere tante, soprattutto in Germania e Francia. Ed è bene arrivarci preparati.
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"L’Unione europea impone sanzioni economiche a un Paese e invia aiuti finanziari e armi a un altro; eppure non fa lo stesso di fronte ad altre invasioni, persino più gravi, con conseguenze ancora più brutali per intere popolazioni. [...] Se un Paese è nemico, viene condannato come antidemocratico e sanzionato in vari modi; ma se è un alleato, il fatto che manchi di libertà di espressione, diritti umani o democrazia viene ignorato." Víctor Manuel Fernández, Cardinale, prefetto per il Dicastero della Fede.
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La Costituzione italiana muore il 9 maggio 1978, con l'uccisione di Aldo Moro. Con lui, muore il tentativo di rendere il paese un soggetto geopolitico nonostante la sconfitta della guerra. Nei successivi 4 anni, cambia la struttura economica del paese: entrata nel Sistema monetario europeo, riforma neoliberale della programmazione economica, sconfitta del sindacato, divorzio tra Bankitalia e Tesoro. Il processo culmina nel 1992 con una svolta di "carattere costituzionale" (Guido Carli): le stragi di mafia, la speculazione contro la lira, Tangentopoli, la firma del Trattato di Maastricht. Il vincolo esterno prende il sopravvento sulla sovranità costituzionale: Nato e UE diventano definitivamente le stelle polari del nostro destino. Ecco che l'omicidio politico di Moro segna l'inizio di un processo molto più vasto, che oggi si traduce nella suicidaria foga bellicista. Cosa può fare l'Italia per riacquisire una voce più libera? Per approfondire, si legga il capitolo 4 di Eurosuicidio, "Come l'Italia ha perso sè stessa: la vera origine del debito pubblico".
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