Mario
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@PasqualeR_ITA Non me lo spiego. Al netto dei tanti che ci lucrano ... davvero non mi capacito.
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E se il padre di #Fakir avesse sparato ad un poliziotto per salvare la vita di suo figlio, era #legittimaDifesa?
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Ha postato un video sui social dove si vedono tre agenti di polizia che lo immobilizzano su una strada di Bologna, via Mazzini. E dice che uno di loro, "il più sbruffone, è lo stesso poliziotto che domenica teneva le mani sulla testa di Abderrahim Fakir". Lo ha denunciato un rapper, Enrico Abumhere, in arte 'Bubu' #ANSA
ansa.it/emiliaromagna/…
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Vero. Per lui nessuno ha mosso un dito.

Nuria Monfort@RiRi02335129
@4everAnnina Ciao Annina, ma in piazza ieri sera erano veramente in tantissimi. Io sono sgomenta. Nessuno è mai sceso in piazza quando quel povero capotreno è stato ammazzato da un conterraneo dello strafatto... Non cambierà mai nulla a Bolognabad.
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Era sposato e lavorava nel settore della logistica.
Era un lavoratore, come tanti altri. Aveva una famiglia, fratelli, sorelle, una moglie. C’erano persone che gli volevano bene e a cui lui voleva bene.
Secondo quanto emerso finora, è morto durante un intervento di polizia, dopo essere stato immobilizzato a terra. Le immagini diffuse mostrano una scena che ha sconvolto l’opinione pubblica e che solleva interrogativi profondi sulle modalità dell’intervento.
Quello che trovo ancora più inquietante è vedere quante persone cercano di giustificare questa morte solo perché Abderrahim era straniero e, secondo le ricostruzioni, si trovava in stato di alterazione. Essere ubriachi non può mai trasformarsi in una condanna a morte.
Mi chiedo se, al suo posto, ci fosse stato un italiano bianco, le reazioni sarebbero state le stesse. Chi oggi minimizza questa tragedia direbbe ancora le stesse cose? È una domanda che non possiamo evitare.
Se dovessimo considerare l’ubriachezza un motivo sufficiente per perdere la vita, il lunedì moltissimi lavoratori non tornerebbero più al lavoro. È evidente che il problema non è l’alcol. Il problema è il diverso valore che troppo spesso viene attribuito alla vita delle persone in base alla loro origine.
Questa vicenda mette in luce un razzismo che molti continuano a negare, mentre altri lo manifestano senza alcun pudore. Normalizzare la morte di un uomo, soffocato mentre chiedeva aiuto e implorava di essere lasciato, significa aver smarrito il senso stesso dell’umanità.
Provate, per un momento, a immaginare che quella persona fosse vostro fratello, vostra sorella, vostro figlio o vostro padre. Direste ancora le stesse cose? Giustifichereste ancora quella morte?
A chi si sente al sicuro perché si considera “italianissimo”, voglio dire una cosa. Nessuno dovrebbe accettare che una persona possa morire durante un intervento delle forze dell’ordine senza pretendere verità, trasparenza e giustizia. Oggi la vittima è un migrante. Domani potrebbe essere chiunque.
Per questo è fondamentale chiedere che venga fatta piena luce sulla morte di Abderrahim Fakir e che ogni eventuale responsabilità venga accertata dalla magistratura.

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@M25016096 Roba da bimbiminchia che hanno appena scoperto l'IA. Patetico.
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Temo che risponderebbe che è solo uno scherzo. Lanciare il sasso, nascondere la mano (con un sofisma) e poi deridere gli avversari perché "non capiscono la mia satira" è tipico dei provocatori. Dimostra che grande eroe che è costui. Per me è solo l'ultima carta del sistema (chissà chi lo finanzia...) per tentare di frenare l'astensionismo dilagante. 🤮
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I normodotati non avevano dubbi ...
Anna3@Anna302478978
Il Marocco ci manda i suoi criminali: l’incredibile racconto del Premier sloveno UN MINISTRO DEL MAROCCO HA CONFESSATO AL PREMIER DELLA SLOVENIA: “LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEI MAROCCHINI CHE VENGONO DA VOI IN EUROPA SONO CRIMINALI CHE FUGGONO ALLA GIUSTIZIA
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Sono letteralmente un pugno nello stomaco le immagini dell'omicidio di Abderrahim Fakir presso il quartiere Pilastro di Bologna. L'uomo, di origini marocchine, e probabilmente in stato di alterazione, è stato bloccato dalle forze dell'ordine: due agenti gli sono saliti sopra, pressandolo fino a farlo morire, mentre l'uomo li supplicava di porre fine al supplizio. Pensavamo che raccapriccianti scene di questo genere potessero realizzarsi solo negli Stati Uniti d'America, tempio della barbarie progredita e del progresso marchiato nel sangue. E invece ora siamo costretti a registrarle anche in Europa e, segnatamente, nella nostra sventurata Italia, che non per caso rivela anche in questo la propria integrale subalternità all'immaginario nichilistico americano. Sul fatto che chi commette reato debba essere punito secondo la legge, nulla quaestio. Inaccettabile invece è l'esecuzione capitale, poiché di questo si tratta in relazione all'accaduto. I casi sono soltanto due, tertium non datur: o gli agenti non avrebbero dovuto essere lì e forse avrebbero dovuto rimanere a sbrigare solo questioni d'ufficio oppure si è ormai imposta la norma per cui in Italia tutto è possibile, mediante una inammissibile trasformazione in legge del famoso principio del "carta bianca". Il famigerato scudo penale introdotto dal giullaresco governo liberal-atlantista di Giorgia Meloni sembra spingere verso questa direzione, di fatto tutelando le forze dell'ordine sempre e comunque. Sarà in ogni caso l'autopsia a fare chiarezza, ma, comunque, possiamo fin da ora asserire che si è trattato di un caso di grave incapacità di gestire la situazione, nella migliore delle ipotesi: o si può forse valutare altrimenti il contegno di due agenti che non trovano di meglio da fare che montare su un essere umano e rimanere sul suo corpo paralizzato finché l'uomo non è deceduto? Incapaci di pensare in maniera autonoma e di articolare un giudizio più o meno complesso, i tanti stolti diranno, come nel caso del gioielliere del cuneese, che l'uomo marocchino se l'era cercata con la sua condotta irresponsabile: sfugge a costoro che la condotta irresponsabile e delinquenziale deve essere punita a norma di legge e non certo mediante la somministrazione di una pena di morte che, oltretutto, in Italia per fortuna è stata messa al bando già da diverso tempo. La verità è che anche in Italia e nel resto dell'Europa sta prendendo forma il paradigma dello Stato neoliberale, sul modello americano: espressione con la quale intendo lo Stato totalmente sottomesso al mercato e ridotto al ruolo di poliziotto che reprime e che segnala una ormai totale distanza rispetto alla vita delle masse nazionali popolari.
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